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Rassegna stampa medica_presentazione

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Guarda il filmatoPresentazione del documentario “L'Italia chiamò”
 
NADiRinforma: a Palazzo Malvezzi (Bologna) l'8 settembre 2008 abbiamo assistito alla presentazione del documentario di Matteo Scanni, Leonardo Brogioni e Angelo Miotto: “L'Italia chiamò”. Il documentario affronta lo spinoso tema delle conseguenze all'esposizione all'uranio impoverito nei militari italiani che, pare, senza adeguate precauzioni da anni si trovano nella condizione di esporvisi con conseguente elevato rischio per la loro salute e per quella dei loro futuri figli. Si tratta di migliaia di persone, contaminate, malate, alcune già morte, si tratta di giovani militari che, chi per passione, chi per necessità economica, sono mandati a combattere e/o a bonificare zone ad elevato rischio contaminazione senza osservanza alcuna delle norme di sicurezza oramai codificate dal sistema, ma non applicate adeguatamente.
I giovani registi, rimasti colpiti dal balletto delle cifre riferentesi i drammi che migliaia di connazionali stanno vivendo, dal pressapochismo di chi avrebbe il dovere di tutelare in virtù del ruolo istituzionale che svolge, al di là di ogni connotazione partitica in ambito parlamentare raccontano. Luca, Emerico, Angelo, Salvatore: quattro storie di solitudine e dignità, intrecciate in un destino che accomuna 2500 soldati colpiti dalla Sindrome. L'occhio dei registi focalizza la quotidianità di chi è guarito, di chi, sottoposto a trattamenti sfinenti di chemioterapia, oltre ad avere perso i capelli e ad avere acquisito la consapevolezza della sofferenza, ha perso anche ogni fiducia in virtù della costante negazione di responsabilità delle istituzioni, di chi è rimasto senza un figlio e in casa non ride più da anni. Quattro soldati mandati a svolgere ‘il loro dovere'., ma ... la missione più rischiosa non era sotto il fuoco nemico.
Hanno partecipato, insieme agli autori:
Mauro Bulgarelli, Membro Commissione parlamentare sull'uranio impoverito
Domenico Leggiero, ex pilota militare responsabile Comparto difesa dell'osservatorio militare
Falco Accame, Presidente Anavaf, ex Presidente Commissione Difesa della Camera
Antonietta Gatti, fisico, laboratorio Nanodiagnostics
Evandro Lodi Rizzini, Vicedirettore Dipartimento di Fisica e Chimica, Università di Brescia
Massimiliano Garofolo, fratello di Alessandro, militare vittima della contaminazione da uranio impoverito
Maurizio Torrealta, Direttore Rainews 24
Ha moderato:
Sergio Caserta, Consigliere Provinciale Emilia Romagna
Produzione Arcoiris Bologna
Guarda il filmatoIntervista ai registi di “L'Italia chiamò”
 
NADiRinforma incontra Matteo Scanni, Leonardo Brogioni e Angelo Miotto, registi de “L'Italia chiamò”, documentario che affronta lo spinoso problema delle conseguenze cui sono sottoposti i militari italiani che hanno partecipato alle missioni di pace in Bosnia, Kosovo e Irak, conseguenze derivanti dalla contaminazione da uranio impoverito, tumori (per lo più linfomi di Hodgkin, senza risparmiare altri organi emuntori) che hanno colpito in maniera invalidante 2500 persone e che ne hanno uccisi più di 160. Come ammettono carichi di emozione i registi: “giovani militari, in divisa. Chi per passione, che per necessità economica, mandati a combattere senza osservare le necessarie precauzioni, anche se ministri e generali conoscevano i rischi cui sarebbero andati incontro. Il nemico invisibile è la radiazione, la polvere sprigionata dai proiettili all'uranio impoverito, caduti a pioggia su Bosnia, Kosovo, Irak. o esplosi nei poligoni di tiro italiani. Quattro storie viste nella quotidianità di chi è guarito, di trattamenti sfinenti di chemioterapia, di capelli e fiducia persi nella negazione continua delle istituzioni, di chi è rimasto senza un figlio e in casa non ride più da anni. Quattro soldati mandati a svolgere ‘il loro dovere'. Ma la missione più rischiosa non era sotto il fuoco nemico”.
Produzione Arcoiris Bologna

 

Redazione
L'uso militare dell'uranio impoverito ha indirettamente causato la morte di 45 militari e civili che hanno operato in Kosovo e gravi patologie ad oltre 500 persone, "voglio che la Commissione si impegni affinchè ciò non sia lasciato nel silenzio": ha esordito così - citando i dati dell'Osservatorio militare degli ultimi sette anni - la senatrice del Prc Lidia Menapace presidente della Commissione Parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito, incontrando oggi i giornalisti nella sala stampa del Senato. Tra i presenti la senatrice Franca Rame (Idv), anche lei nella Commissione.
Menapace, intervenuta per illustrare le linee guida della Commissione, mentre i lavori sono da poco iniziati, ha sottolineato che si tratta di una 'sua' conferenza stampa e non dell'intera commissione, e che in futuro - se necessario - ce ne saranno molte altre. La pacifista senatrice di Rifondazione vuole esporsi in prima persona sulla questione che da anni rimane irrisolta. "Si tratta di persone giovani, riceviamo lettere strazianti - ha proseguito la senatrice - è prima di tutto di un debito etico: non se ne occupa nessuno. Non si può mettere in primo piano il sacrificio di alcuni, e vergognarsi di altri".
"L'esistenza di patologie anomale tra i militari dei contingenti impiegati nelle missioni all'estero, nei pressi dei poligoni di tiro e dei siti di stoccaggio delle munizioni, è stata riscontrata con certezza - ha spiegato la senatrice Lidia Menapace - le patologie non sono direttamente riconducibili all'utilizzo diretto di proiettili all'uranio impoverito, ma piuttosto, ai possibili effetti delle nanoparticelle di minerali pesanti che in seguito alle esplosioni si disperdono nell'ambiente".
"Un canale di dialogo e ascolto sarà tenuto costantemente aperto con le associazioni che rappresentano le vittime e i loro familiari", ha garantito Menapace. Alla conferenza ha partecipato anche Falco Accame, presidente dell'Ana-Vafaf, associazione che sostiene i familiari dei militari deceduti: "Dicono che in Libano non è stato usato l'uranio impoverito - ha raccontato - ci è stato detto che faranno un esame del suono, ma sappiamo che, come fu per la Bosnia, potranno esplorare ben poco".
"Durante i lavori della Commissione lo scorso anno abbiamo chiesto più volte i dati (dei militari malati) - ha fatto notare il responsabile dell'Osservatorio militare, il maresciallo Domenico Leggiero (lui in Bosnia c'è stato cinque volte) - in un anno la Difesa non ci ha mai risposto". Pare inoltre che, durante la raccolta di informazioni, un ragazzo abbia ammesso che il 70 per cento dei colleghi che hanno operato in zone di guerra abbia subito un intervento alla tiroide. Questi dati - ha precisato Leggiero - non sono riconosciuti dallo Stato in maniera ufficiale.
La Commissione darà per acquisiti i risultati ottenuti nella passata legislazione, dalla stessa Commissione presieduta dal senatore Paolo Franchi, riguardo i dati epidemiologici sulle vittime decedute o gravemente ammalate per l'esposizione all'uranio impoverito. Ma c'è una novità: "Le indagini della nuova Commissione saranno allargate - ha dichiarato la Presidente Menapace - oltre che al personale militare interessato, anche alle popolazioni civili nei luoghi di guerra e nelle zone adiacenti alle basi militari in Italia".
I tempi sono stretti. Si attendono risposte. Menapace ha invitato i cittadini o esperti in materia a scrivere direttamente alla "Commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito" 
 
 
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L'Italia Chiamò” Intervento di Maurizio Torrealta
 
NADiRinforma propone l'estrapolato dell'intervento di Maurizio Torrealta, Direttore di Rai News 24, durante la presentazione del documentario “L'Italia chiamò” di Matteo Scanni, Leonardo Brogioni e Angelo Miotto

 
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"L'Italia chiamò"
Intervento di
Antonietta Gatti
 
NADiRinforma propone l'estrapolato dell'intervento di Antonietta Gatti, fisico laboratorio Nanodiagnostics, durante la presentazione del documentario “L'Italia chiamò” di Matteo Scanni, Leonardo Brogioni e Angelo Miotto
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"L'Italia chiamò" Intervento di
Mauro Bulgarelli
 
NADiRinforma propone l'estrapolato dell'intervento di Mauro Bulgarelli, Membro Commissione parlamentare sull'uranio impoverito, durante la presentazione del documentario “L'Italia chiamò” di Matteo Scanni, Leonardo Brogioni e Angelo Miotto
L'ITALIA CHIAMO'
Quattro militari italiani che hanno partecipato alle missioni di pace in Bosnia, Kosovo e Iraq cercano un difficile ritorno alla vita dopo essersi ammalati di tumore dormendo nelle caserme bombardate con proiettili all'uranio impoverito. Luca, Emerico, Angelo, Salvatore: quattro storie di solitudine e dignità, intrecciate in un destino che accomuna 2500 soldati colpiti dalla Sindrome [...]http://www.italiachiamo.net/
nota dei registi:
Sono migliaia. Contaminati, malati, alcuni già morti. Giovani militari, in divisa. Chi per passione, chi per necessità economica, mandati a combattere senza le necessarie precauzioni, anche se ministri e generali conoscevano i rischi. Il nemico invisibile è la radiazione, la polvere sprigionata dai proiettili all'uranio impoverito, caduti a pioggia su Bosnia, Kosovo, Irak. O esplosi nei poligoni di tiro italiani.
Quattro storie viste nella quotidianità di chi è guarito, di trattamenti sfinenti di chemioterapia, di capelli e fiducia persi nella negazione continua delle istituzioni, di chi è rimasto senza un figlio e in casa non ride più da anni. Quattro soldati mandati a svolgere ‘il loro dovere'. Ma la missione più rischiosa non era sotto il fuoco nemico.
Matteo Scanni, Leonardo Brogioni, Angelo Miotto

URANIO IMPOVERITO (tratto da wikipedia)
L' uranio impoverito è il termine con il quale si definisce la miscela di uranio più povera rispetto alla concentrazione naturale (0,7% circa) dell' isotopo di numero di massa 235 ( 235 U).
L'uranio impoverito è ottenuto come scarto del procedimento di arricchimento dell'uranio . La miscela di 235 U e 238 U, con arrichimento maggiore in 235 U) della concentrazione naturale (0,7110%), costituisce l'uranio arricchito utilizzato come combustibile nelle centrali nucleari e come principale elemento detonante nelle armi nucleari .
Il materiale risultante consiste principalmente in 238 U, che ha una minore attività specifica dell'uranio naturale.
Il termine è una traduzione dall'inglese depleted uranium , che a volte viene tradotto gergalmente con il termine uranio depleto . Il terzo isotopo naturale dell'uranio ( 234 U), si concentra a sua volta nell'uranio arricchito e si disperde nell'uranio impoverito.
L'estrazione, a partire dall'uranio contenuto in minerali naturali o dal combustibile irradiato prodotto dalle centrali nucleari , avviene in diversi modi, ed il risultato finale è un prodotto in cui la percentuale di 235 U è più bassa che nel materiale originale (passa dallo 0,7110% allo 0,25-0,4%).
Da 12 kg di uranio naturale si ottengono all'incirca 1 kg di uranio arricchito al 5% di 235 U e 11 kg di uranio impoverito. [1]
Quasi tutto (circa il 95%) l'uranio impoverito è conservato sotto forma di esafluoruro di uranio (UF 6 ), in cilindri stoccati all'aperto, per evitare il pericolo di accumulo di acido fluoridrico in caso di incidenti. [2]
Utilizzi civili [ modifica ]
L'uranio impoverito viene utilizzato in vari campi dell'industria civile. Questo utilizzo è favorito da alcune caratteristiche:
I suoi due usi civili più importanti sono come materiale per la schermatura dalle radiazioni (anche in campo medico) e come contrappeso in applicazioni aerospaziali, come per le superfici di controllo degli aerei ( alettoni e piani di coda ).
Nel disastro aereo di un Boeing 747 ad Amsterdam, nel 1992, si accertò la mancanza di circa il 150kg dell'uranio impoverito, su un totale di 282kg [4] [5] . Esso è usato anche nei pozzi petroliferi come parte delle sinker bars , cioè pesi usati per fare affondare strumentazioni nei pozzi pieni di fango.
È usato anche nei rotori giroscopici ad alte prestazioni, nei veicoli di rientro dei missili balistici , negli yacht da competizione come componente della deriva e nelle mazze da golf .
 
Utilizzi militari [ modifica ]
Munizione APFSDS Americana M829; la parte in bianco (a destra) è composta da una lega all'uranio impoverito
Oltre che in applicazioni civili, l'uranio impoverito viene usato nelle munizioni anticarro e nelle corazzature di alcuni sistemi d'arma.
Se adeguatamente legato e trattato ad alte temperature (ad esempio con 2% di molibdeno o 0,75% di titanio ; temprato rapidamente a 850 °C in olio o acqua, successivamente mantenuto a 450 ° C per 5 ore), l'uranio impoverito diviene duro e resistente come l' acciaio temperato ( sollecitazione a rottura di ca. 1 600 MPa ).
In combinazione con la sua elevata densità , se usato come componente di munizioni anticarro esso risulta molto efficace contro le corazzature, decisamente superiore al più costoso tungsteno monocristallino, il suo principale concorrente.
Per questo, ed essendo inoltre estremamente denso e piroforico (capace di accendersi spontaneamente), negli anni '60 le forze armate statunitensi iniziarono ad interessarsi all'uso dell'uranio impoverito.
La tipica munizione all'uranio impoverito è costituita da un rivestimento ( sabot ) che viene perduto in volo per effetto aerodinamico e da un "penetratore", che è la parte che effettivamente penetra nella corazzatura, per il solo effetto dell'alta densità unita alla grande energia cinetica dovuta all'alta velocità. Il processo di penetrazione polverizza la maggior parte dell'uranio che esplode in frammenti incandescenti (fino a 3 000 °C) quando colpisce l'aria dall'altra parte della corazzatura perforata, aumentandone l'effetto distruttivo. Le munizioni di questo tipo vengono chiamate in "gergo" militare API, Armor Piercing Incendiary Ammunitions ovvero munizioni incendiarie perforanti.
Circa 300 tonnellate di uranio impoverito sono state esplose durante la prima guerra del Golfo (principalmente dai cannoni GAU-8a da 30mm degli aeroplani d'attacco A-10 Thunderbolt , ogni proiettile dei quali conteneva 272 grammi di uranio impoverito).
L'uranio impoverito è stato usato anche in Bosnia , nella guerra del Kosovo e nella Operazione Enduring Freedom (OEF), in misura minore.
L'utilizzo di uranio impoverito da parte delle forze armate italiane, pur essendo stato ripetutamente negato in documenti ufficiali dei Ministri della Difesa nonché dai vertici militari, è sospettato da molte organizzazioni della società civile e da periodiche notizie di stampa, anche alla luce dei numerosi casi di tumore (tra cui il linfoma di Hodgkin ), che si sono verificati sia tra il personale militare che tra quello civile, nelle basi militari, soprattutto in Sardegna. [ citazione necessaria ]
 
Liceità dell'uso di uranio impoverito come arma [ modifica ]
Nel 2001 Carla del Ponte , allora a capo del Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Jugoslavia affermò che l'uso di armi all'uranio impoverito da parte della NATO avrebbe potuto essere considerato un crimine di guerra . [6]
Tuttavia questo punto di vista non è però generalmente accettato, dato che non esiste un trattato ufficiale sul bando delle armi all'uranio impoverito, né leggi internazionali che le vietino espressamente, come fu concluso poco dopo da uno studio commissionato dal predecessore della del Ponte, Louise Arbour . [7]
 
Effetti sull'uomo e sull'ambiente [ modifica ]
 
Meccanismi di contaminazione [ modifica ]
Quando un penetratore all'uranio impatta su un obiettivo, o quando un carro armato con corazzatura all'uranio prende fuoco, parte dell'uranio impoverito brucia e si frammenta in piccole particelle. I penetratori all'uranio impoverito che non colpiscono l'obiettivo possono rimanere sul suolo, essere sepolti o rimanere sommersi nell'acqua, ossidandosi e disgregandosi nel corso del tempo.
La dimensione delle particelle di uranio create, la facilità con cui esse possono essere inalate o ingerite e la loro capacità di muoversi attraverso l'aria, la terra, l'acqua o nel corpo di una persona dipendono dalla maniera in cui si è polverizzato l'uranio impoverito metallico. I test dell'esercito statunitense hanno dimostrato che quando un penetratore all'uranio impoverito colpisce un obiettivo, dal 20 al 70% del penetratore brucia e si frammenta in piccole particelle. Ciò significa che a seguito dell'impatto di un penetratore all'uranio impoverito da 120mm contro un bersaglio corazzato si liberano da 1 a 3 kg di polvere di uranio radioattiva ed altamente tossica. Un carro armato colpito da tre di queste munizioni e l'area attorno ad esso potrebbero essere contaminati da 3 a 9 kg di particolato di uranio. Naturalmente la polvere prodotta da un impatto iniziale potrebbe essere rimessa in sospensione da impatti successivi.
Esplosioni di test e studi sul campo hanno mostrato che la maggior parte della polvere prodotta dagli impatti (costituita dal proiettile stesso ed in maggior proporzione dal bersaglio stesso) finisce per depositarsi entro un raggio di 50 metri dal bersaglio. Tuttavia, considerando le particelle più fini (tra il miliardesimo ed il milionesimo di metro), pur costituendo una parte relativamente ridotta della massa totale, queste saranno disperse in atmosfera sotto forma di aerosol su distanze di centinaia di chilometri.
L'uranio impoverito è un metallo pesante radioattivo. Un contatto diretto e prolungato con munizioni o corazzature all'uranio impoverito può causare effetti clinici nefasti. Tuttavia, l'uranio impoverito giunge al suo massimo potenziale di danno quando suoi frammenti o polveri penetrano nel corpo.
La tossicità chimica dell'uranio impoverito rappresenta la fonte di rischio più alta a breve termine, ma anche la sua radioattività può causare problemi clinici nel lungo periodo (anni o decenni dopo l'esposizione).
Il pericolo principale di contaminazione è quindi l'inalazione, seguito dal contatto e dall'assorbimento mediante il ciclo alimentare o attraverso l'acqua. Un pericolo particolare deriva dall'incorporazione di particelle di uranio impoverito attraverso le ferite, che le porta direttamente a contatto con i tessuti vitali.
 
Radioattività [ modifica ]
La radioattività dell'uranio impoverito (DU) viene considerata "di basso livello" confrontata con quella ad "alto livello" dell'uranio arricchito in uranio-235 (o di altri materiali), perché l'uranio impoverito è costituito in maniera predominante dall'isotopo uranio-238 (T 1/2 = 4.5 10 9 a) dotato di emivita più lunga - e quindi di attività specifica più bassa - di quella dell'isotopo uranio-235 (T 1/2 = 7.0 10 8 a), nonostante entrambi siano prevalentemente emettitori di particelle alfa . Infine, in questo contesto, il terzo isotopo uranio-234 (T 1/2 = 2.5 10 5 ), presente in percentuale molto bassa nell'uranio naturale (0.0055%), si trova a sua volta maggiormente concentrato nell'uranio-235 arricchito (LEU o HEU), aumentandone ulteriormente l'attività specifica e quindi la radiotossicità.
La serie di decadimento radioattivo dell'isotopo 238 U porta, per stadi successivi consecutivi e paralleli (per decadimento alfa e beta ), all'isotopo stabile 206 Pb .
L'energia di una particella alfa è estremamente alta: essa, tuttavia, agisce solo a breve distanza e non oltrepassa la pelle, e per questo motivo diventa il tipo più pericoloso di contaminazione se la sorgente è contenuta nel corpo, e praticamente innocuo se questa si trova all'esterno. Un foglio di alluminio o carta spesso 0.02 millimetri (20-40 µm), o la stessa epidermide umana, può infatti fermare questo tipo di radiazione.
Gli isotopi di uranio decadono inoltre, seppure con piccola probabilità, mediante fissione nucleare spontanea, nonché emissione di cluster di particelle e decadimento doppio beta .
 
Tossicità [ modifica ]
Le caratteristiche chimiche di un elemento, e quindi anche dell'uranio, non dipendono dalla concentrazione relativa dei suoi isotopi.
Uno studio effettuato da Diane Stearns, biochimico presso la Northern Arizona University, ha stabilito che cellule animali esposte al sale di uranio solubile in acqua (acetato di uranile, UO 2 (CH 3 COO) 2 ) vanno soggette a mutazioni genetiche determinando tumori e altre patologie, indipendentemente dalle sue proprietà radioattive. [8]
L'esposizione sia a composti chimici di uranio impoverito sia di uranio naturale può, in generale, indipendentemente dalle sue proprietà radioattive:

 

Marine Speaks Out on Using Depleted Uranium Munitions in Iraq

 
Quotes from this video
…this is the Agent Orange of this occupation. This weapon has no purpose in Iraq granted this was during the initial invasion. So I, maybe, can understand its deployment. But, let's be clear here depleted uranium is an anti-armor weapon… the Iraqis do not have armor. They don't have tanks. They don't have bombers. Why are we using this? And again I urge you to do the research yourselves. I can quickly say that we're using this because it's a way to get rid of atomic waste. We do not know what to do with that.
We're poisoning our soldiers, we are poisoning the people of Iraq, but make no mistake we are poisoning the people of the world. I can test every single person in this room and I can find depleted uranium in your hair.
The VA has continually denied my request to be tested for depleted uranium. This letter clearly shows that they're saying a test doesn't even exist. And I will say for the record, a test does exist, it's the wrong test. It's the urinalysis that's used to detect exposure, immediate exposure. The problem with depleted uranium is that these particles dig deep within your body, and you will not find them in your urine after a couple days. You need a very expensive test… one the VA us certainly not willing to pay for. But I would also like to point out that the VA does recognize the danger of depleted uranium, while they might not want to test for it, or talk about it, or give us any briefings on it.
That round on impact aerosols and vaporizes and these particles go up in the air, and that's why I was saying I can test every single one of you and find it in your hair. These particles blow up into the atmosphere and are disseminated all around the entire globe. They have found depleted uranium on the skin of NASA vehicles in space. We are changing the entire genome of our planet: human beings, cats and dogs, plants. We are changing the genetic makeup of our planet by using these munitions in Iraq and Afghanistan.
Depleted Uranium
Table of Contents
Depleted Uranium, or DU, is a very dense metal used by the military to strengthen special armor on tanks and other equipment and to make armor-piercing munitions. DU is a by-product of the naturally occurring heavy metal uranium, when it is enriched to make nuclear reactor fuel or nuclear weapons. Because DU has had much of its radioactive component removed, it is 40 percent less radioactive than naturally occurring uranium. >>>> http://www.pdhealth.mil/du.asp

The core mission of the U.S. Department of Defense, Deployment Health Clinical Center (DHCC) is to improve deployment-related health by providing caring assistance and medical advocacy for military personnel and families with deployment-related health concerns. DHCC serves as a catalyst and resource center for the continuous improvement of deployment-related healthcare across the military healthcare system and the Center is a component of the Defense Center of Excellence (DCoE) for Psychological Health and Traumatic Brain Injury . This mission is accomplished through a three-pronged strategy of: >>>> http://www.pdhealth.mil/about_dhcc.asp
 
12 febbraio 2008 - Uranio impoverito -
Commissione parlamentare finale
 
COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA
sui casi di morte e gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impiegato nelle missioni militari all’estero, nei poligoni di tiro e nei siti in cui vengono stoccati munizionamenti, nonché le popolazioni civili nei teatri di conflitto e nelle zone adiacenti le basi militari sul territorio nazionale, con particolare attenzione agli effetti dell’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito e della dispersione nell’ambiente di nanoparticelle di minerali pesanti prodotte dalle esplosioni di materiale bellico
Istituita con deliberazione del Senato dell’11 ottobre 2006
________________
RELAZIONE AL PRESIDENTE DEL SENATO
AI SENSI DELL’ARTICOLO 2 DELLA DELIBERAZIONE DEL SENATO DELL’11 OTTOBRE 2006
SULLE RISULTANZE DELL’INCHIESTA SVOLTA DALLA COMMISSIONE
Relatrice: senatrice BRISCA MENAPACE
Approvata dalla Commissione nella seduta del 12 febbraio 2008 >>>> segue

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