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IL DIARIO DEL MIO VIAGGIO in Terra Santa

Silvia Piazzi


01.08.07
Il cuore sta battendo fortissimo, nella testa la martellante domanda “ma chi me l'ha fatto fare?”…tutti i miei sforzi per far finta di nulla e rassicurarmi che andrà tutto bene, sono risultati inutili…se poi aggiungiamo la paura dell'aereo ed il fatto che sto partendo con quaranta perfetti sconosciuti…l'idea della tranquillità dovrà ancora aspettare!
Ebbene sì, sto partendo per un pellegrinaggio-progetto per la Terra Santa. Si chiama così perché oltre a visitare i luoghi sacri, incontreremo il popolo di quella terra. Questo mi aveva incuriosito e fatto optare per l'adesione…ma ora impera la tensione!
Ci siamo, il pellegrinaggio è iniziato!
Subito mi ha colpito una frase detta dalla nostra guida, don Massimo,: “ Mosè, togliti i sandali…il luogo sul quale tu stai è terra santa ”. Diceva di riflettere su quali sono i “sandali” che dobbiamo togliere (suggerendoci i pregiudizi). E' difficile eliminare i pregiudizi dei quali siamo tutti pieni! A parole sembriamo tutti capaci, tutti rispettosi del nostro prossimo…ma se ci prendiamo un po' di tempo e facciamo un po' di silenzio in noi, ci accorgiamo che questi sono presenti. Io credevo di esserne priva ma dopo aver fatto alcuni incontri con questo popolo, mi sono accorta che non era affatto così e che la nostra guida non ci aveva dato un compito facile…
Il primo incontro: la comunità dei “Piccoli fratelli Charles de Foucauld ”. Egli nasce nel 1858, da una famiglia aristocratica. Orfano a sei anni, viene allevato dal nonno paterno ed intraprende la carriera di militare. Durante l'adolescenza si allontana progressivamente dalla fede. Durante una esplorazione in Marocco si interroga sull'esistenza di Dio e ritrova la fede qualche anno più tardi. Diviene prima monaco poi anche prete. Per scelta decide
di soggiornare nel deserto algerino per il desiderio di essere davvero “fratello universale”, immagine viva di Gesù tra i piccoli, i poveri e i non cristiani. Viene ucciso da un gruppo di predoni nel 1916.
Mi ha molto colpito il suo desiderio di essere fratello di tutti, indipendentemente dal credo religioso, razza ed etnia e per attuarlo mise come regola ai fratelli della sua comunità quella di lavorare nelle fabbriche, campi, uffici, come tutte le persone, così da poter essere veramente vicini e di conforto a tutti.
02.08.07
Abbiamo incontrato un prete melchito-cattolico di rito greco-bizantino e dopo la Messa con il loro rito, abbiamo avuto l'incontro con lui ed i giovani della sua parrocchia.
Che frasi forti…mi sento toccata nel profondo!!
l'occidente non conosce minimamente questa chiesa, né sa che esistono arabi cattolici, come noi ”.
Venire in Terra Santa sta diventando un incontro “con le pietre”, invece il senso del
pellegrinaggio dovrebbe essere quello dell'incontro con persone vive, per capire la dura e difficile realtà di questa terra martoriata ”.
05.08.07
Sono assolutamente confusa! L'incontro era devastante!
Abbiamo conosciuto una suora palestinese, quindi araba, di religione cattolica. Ci ha raccontato la situazione del suo popolo, le ingiustizie che subiscono in ogni momento e per qualsiasi cosa, mostrando una profondissima rabbia per tale situazione. Ci ha poi presentato un ragazzo della sua comunità che mi ha scioccato. Lui è entrato nell'esercito israeliano, poichè possiede tale passaporto, sta prestando tutt'ora il servizio dei tre anni, dove viene mandato sul fronte palestinese a controllare la situazione (ed in sostanza ad uccidere suoi fratelli, visto che è pure lui arabo), ha partecipato alla guerra in Libano , alla seconda intifada, e con una estrema naturalezza diceva di aver ucciso 14 persone. Asseriva anche di avere e soffrire per una forte frattura interiore, perché per fede è e resta cristiano (tanto che va a Messa due volte a settimana) ed il suo credo non vuole che si uccida il prossimo chiunque esso sia, ma se vuole permettersi una vita “normale”, la frequenza dell'università, un lavoro, deve per necessità prestare servizio nell'esercito…
Mi ha suscitato enorme confusione…lo stavo giudicando (caspita aveva ucciso dei fratelli!)…ma contemporaneamente desideravo non farlo…non capivo…io sono cresciuta con altri insegnamenti!
Poi, aiutata dalla nostra guida (don Massimo), mi si è fatta maggiore chiarezza. L'impressione ricevuta era quella di un ragazzo che fosse entrato nella sala dove ci trovavamo, orgoglioso del mitra che imbracciava, desideroso di mostrarlo quale simbolo della sua forza…ma forse nel suo cuore è solo un desiderio di dimostrare, attraverso quello strumento, che anche lui esiste nonostante il popolo che sta servendo tenti di annullare la sua identità…forse voleva mostrarcela proprio attraverso una manifestazione di forza…forse il suo grido ha solo scelto la manifestazione meno opportuna, ma era identico a quello lanciato dalla rabbia manifestata dalla suora per gli oltraggi subiti che tolgono a tutti loro la dignità di esseri umani!
06.08.07
Oggi il don diceva che se vogliamo incontrare Dio dobbiamo “farci bambini”. Lui è venuto bambino per farci comprendere che, se desideriamo Lui, basta essere semplici come i bimbi (poiché tra bambini ci si capisce e riconosce subito)…insomma senza tanti ragionamenti.
L'incontro di oggi è stato più tranquillo. Anche questo ragazzo palestinese, conosciuto oggi, conferma la segregazione palestinese, i soprusi che subiscono, le violenze, le ingiustizie…
Lui, come altri, ha scelto una strada diversa di lotta, non con attentati, ma attraverso la cultura (che diceva fa più paura delle bombe): ha creato un sito internet per far conoscere la loro realtà, un giornale per dare la parola ai giovani, essendo cristiano, tenta un dialogo con le altre religioni (poiché diceva che in Terra Santa i cristiani fanno da cuscinetto tra ebrei e musulmani), ora vorrebbero aprire un canale televisivo (non ricordo ma mi sembra via internet), tutto ciò perché loro da Betlemme non possono uscire, sono praticamente “murati vivi”.
Mi ha molto colpito sentir dire che lì le famiglie si stanno disgregando a causa dell'enorme pressione delle tensioni dovute a questa situazione. Mi è piaciuto in fatto che loro tra i diversi tipi di professione cristiana vanno d'accordo, anzi non ne sentono la differenza…è da prendere ad esempio.
07.08.07
Altro incontro sconvolgente: l'orfanotrofio. Dubito che riuscirò mai ad abituarmi a sentir raccontare di bambini uccisi in celle frigorifere, ragazze uccise dai propri familiari perché rimaste incinta dopo essere state violentate… Poi loro, i bambini: una quarantina di piccolini con occhi enormi, un po' incuriositi dalla nostra presenza. Un nodo alla gola mi prende. Vorrei piangere…vorrei far uscire quelle lacrime che a stento trattengo, versarle anche per loro, anche per quegli angioletti che non lo possono fare, che ancora non capiscono che non potranno mai essere nemmeno adottati da una famiglia perché non riconosciuti da nessuno, perciò senza certificato di nascita. Continuo a guardare i loro occhi tristi e a domandarmi presuntuosamente a cosa serve la mia presenza lì, tanto non posso far nulla, né cambiar nulla. Poi guardandoli capisco…capisco che loro possono dire, gridare al mondo che almeno ci sono, sono vivi (a differenza di tutti quelli che non ne hanno nemmeno avuto la possibilità)…e così ho iniziato a sorridere loro, ad abbracciarli…e le lacrime son passate!
Pace! Pensavo di venire qui e trovare spunti, iniziative belle…invece trovo solo interrogativi aperti…Insomma io desidero la pace nel mio cuore e credo sia ciò che tutti cercano…mi chiedevo come trovarla e come trasmetterla.
Sono venuta qui, per “vedere Dio”, per incontrarlo, per quel desiderio di pace che è dentro di me…non lo cercavo nelle pietre (e nemmeno ora credo di poterlo trovare lì)…ma nelle persone che avrei incontrato, nelle risposte che avrei ricevuto, nel mio sforzo di volontà di cercarlo! Ma forse Dio è quel “vento leggero” che parla al mio cuore, nel momento più opportuno, più giusto, non quando la testa lo vuole. “ Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. Come l'udì Elia si coprì il volto con il mantello… ” (1 Re 19,11-13). Dio era in quel vento leggero cioè quella voce sottile che parla al mio cuore, nel profondo, non in modo irruento ed impetuoso, ma delicato e calmo, come la brezza.
11.08.07
Credo che tutti coloro che intraprendono un pellegrinaggio cerchino (più o meno consapevolmente) la pace interiore. Poi, arrivare qui e trovarsi un sacco di domande in più…beh, non è esattamente ciò che ci si aspettava…
Ma perché non possiamo tutti dire come il musulmano incontrato l'altra sera: “don Massimo per me non è un amico, ma un fratello”?
Bella la sottolineatura del don al Vangelo di oggi (Gesù crocifisso e sotto la croce sua madre e Giovanni). Diceva: l'ultimo gesto di Gesù prima di morire è stato di affidare Maria a Giovanni e, Giovanni a Maria. Queso, forse, per farci comprendere che abbiamo bisogno gli uni degli altri, soprattutto nei momenti di sofferenza, insomma un invito a stringerci
di più quando siamo nei momenti difficili, così possiamo riuscire a “stare” nella fatica.
Quanto sento vicino a me questo “riuscire a stare insieme nella fatica”, ma, ahimé, quanto lo vedo poco applicato in questo nostro mondo! Si parla sempre di tutto, eccetto delle proprie fatiche, difficoltà. Come se esternare la propria sofferenza fosse una vergogna, perciò bisogna tenersela per sé, ben nascosta. Se per caso qualcuno nota il tuo star male, si guarda bene (per falso ritegno e pudore) dal chiederti come va, cosa ti sta succedendo. Ma Gesù non ci ha detto di portare i pesi gli uni degli altri?
12.08.07
Fatico sempre più a comprendere molte cose…
Ripensavo al rapporto con i musulmani…da entrambe le parti ragioniamo per pregiudizi reciproci, senza realmente conoscerci… come potremmo mai andare d'accordo?
Inizio a non condividere i pensieri di tutti quelli che di continuo “sparano sentenze”… E' vero, ci sono diversi punti divergenti tra le nostre due religioni, ma non dobbiamo convertirci a vicenda, io vorrei solo imparare a vivere con loro in un reciproco rispetto, dialogo ed amicizia, dove ognuno continua con le proprie idee. Perché non ci riusciamo? Perché è così difficile?
Ho come la sensazione che noi diciamo tanto che i musulmani o gli ebrei sono chiusi e non disposti al dialogo…ma, poi per primi NOI non siamo disposti ad un confronto o ad instaurare un rapporto con loro, etichettiamo solo…in questo modo, però, mi sembra un po' difficile costruire un dialogo.
13.08.07
Eccomi qui, sono arrivata alla fine! La testa è un po' confusa, ma contenta.
Penso che avere incontrato persone, stili, religioni, così diversi e differenti da me e dal mio credo alla fine sarà una ricchezza…vorrei che tutto ciò fosse servito al mio cuore ad aprirsi, a rendermi meno chiusa e ripiegata su me stessa, ad accorgermi che oltre queste quattro mura bolognesi c'è dell'altro. Ci sono un “sacco” di persone che, come unico desiderio, hanno quello di essere ricordati e di far sapere che esistono. Ci sono tanti amici che soffrono ma che, con profonda dignità, mostrano la ricchezza che si portano dentro…forse è proprio questo il modo per iniziare a costruire una mentalità di pace…
Silvia Piazzi
 
 
sommario Mediconadir n°10
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