i video dei Migranti

 Tra morte e speranza: i video dei migranti

17 settembre 2010 - tratto da Repubblica.it

Immagini dure, violente, che tolgono il respiro per l'intensità con cui colpiscono lo spettatore: è il mini documentario prodotto in occasione dell'Immigration Day 2010 e creato utilizzando i video girati dai migranti con i cellulari in viaggio dall'Africa verso le coste italiane. Ma oltre alla disperazione delle condizioni di viaggio, alle violenze e alla morte c'è anche la gioia di persone che vedono una speranza di una nuova vita
 
 
di Shukri Said   
tratto da Associazione Migrare
L'immigrazione è un fenomeno relativamente recente in Italia, un Paese che, a differenza di altri Stati europei, non ha avuto un passato coloniale di lunga durata e che, comunque, non ha mai comportato l'amalgama con i popoli conquistati.
Ci si è accorti dell'arrivo degli stranieri quando i parabrezza delle nostre auto sono stati lustrati da cittadini polacchi e quando sulle nostre strade alcuni sorridenti personaggi dalla pelle ambrata hanno cominciato a proporci acquisti con un accento esotico.
Quelle prime esperienze sono ormai alle nostre spalle ed il fenomeno dell'immigrazione sta raggiungendo in rapida accelerazione le percentuali delle altre grandi democrazie europee.
 
E' dunque forse inevitabile che ad una così rapida evoluzione sociale, tanto incisiva e diffusa, le risposte non siano state sempre adeguate alla complessità della materia e probabilmente proprio la velocità con la quale l'immigrazione si è radicata in Italia è alla base dell'espandersi del successo elettorale della Lega Nord che tra le prime forze politiche ha reagito all'incremento del numero degli immigrati e degli effetti collaterali che ne conseguono.
Occorre anche ricordare che, verosimilmente sulla scia del successo della Lega Nord, altri importanti esponenti politici assunsero atteggiamenti fortemente reattivi all'immigrazione e non si possono dimenticare le parole dell'On. le Casini che nel 1999 voleva sparare ai gommoni degli scafisti che trasportavano decine di albanesi sulle nostre coste, né, sempre intorno a quel periodo, il giro di vite apportato dalla novella Bossi-Fini alla legge Turco-Napolitano sull'immigrazione.
Occorre però dare anche atto ad alcuni di questi esponenti politici di aver poi modificato quegli atteggiamenti sino al punto di dover riconoscere come le posizioni oggi assunte dal Presidente della Camera Gianfranco Fini sulla cittadinanza breve, sullo ius soli e sul voto amministrativo, si collochino all'avanguardia nei confronti degli stranieri.
Questi ripensamenti, accompagnati dall'invito ad un “tagliando” per la legge Bossi-Fini, costituiscono manifestazione della conquista di un diverso approccio al fenomeno dell'immigrazione, più attento alle esigenze dei nuovi residenti e dei loro diritti, laddove altri continuano la contrapposizione sino al punto di affermare il diritto dei gendarmi libici del Mediterraneo di sparare sui barconi degli immigrati.
E' evidente, dunque, l'ampiezza del dibattito che, a sua volta, riflette quella assunta dal fenomeno dell'immigrazione. Né potrebbe essere diversamente se i considerano i numeri che ruotano intorno all'immigrazione.
Gli immigrati hanno raggiunto circa il 10% della popolazione residente in Italia sfiorando i 5 milioni di individui che producono circa il 10% del PIL; pagano i contributi agli enti previdenziali che in gran parte non erogheranno loro alcun trattamento pensionistico; hanno arrestato, con la nascita dei loro bambini, il declino demografico degli italiani; sono in vetta al numero delle nuove aziende aperte e danno quindi un serio contributo nell'arginare l'emorragia dei posti di lavoro conseguente alla crisi economica mondiale che ha colpito tante imprese italiane.
Peraltro, la diffusione degli immigrati sul territorio è abbastanza omogenea tra Nord, Centro e Sud, anche se la loro concentrazione emerge soprattutto nelle aree metropolitane.
Certamente l'immigrazione in Italia non è tutta rose e viole ed i problemi della criminalità si ergono a costituire un'arma in mano ai sentimenti xenofobi.
E tuttavia, allorché si parla della criminalità collegata all'immigrazione, occorre fare la tara depurandone i numeri tanto del reato di clandestinità, quanto di tutti quei reati di scarso allarme sociale che hanno stretta connessione con il disagio in cui versano alcune categorie di immigrati, talvolta derivante dai ritardi burocratici della loro regolarizzazione.
E' infatti evidente che un conto è la scelta di una vita al di fuori della legalità e tutt'altro conto sono i comportamenti antigiuridici indotti dallo stato di necessità e di sopravvivenza.
Del resto, sono proprio le politiche scarsamente votate all'integrazione a costituire la base per il reclutamento degli immigrati da parte di organizzazioni criminali che, non di rado, assicurano, oltre alla sopravvivenza, anche la protezione ed è sorprendente osservare come proprio le forze politiche che si proclamano contro tutte le mafie, creino poi le condizioni per favorire alle mafie il reclutamento della loro manodopera e, quindi, nuove occasioni di sviluppo dei loro traffici.
Detraendo questi reati dai dati statistici, è possibile affermare che la concentrazione delle illiceità commesse dagli immigrati, e per di più quelle di maggiore allarme sociale, non ricade sugli extracomunitari confermando lo strabismo e la strumentalizzazione con la quale spesso vengono affrontati i problemi dell'immigrazione in sede politica.
L'osservazione che precede ne suggerisce un'altra.
L'immigrazione non è una sola, ma presenta molteplici aspetti e numerose sfaccettature permettendo di affermare che ci sono molte “immigrazioni”.
C’è l’immigrazione operosa di coloro che affollano l’alba delle nostre metropoli e delle nostre fattorie, quelli che puliscono le nostre case, assistono i nostri anziani, curano i nostri malati, lavorano nelle nostre imprese e nelle nostre fabbriche.
Poi c’è l’immigrazione di coloro che si sono emancipati dalla subordinazione del rapporto di lavoro e si sono affacciati alla libera imprenditoria aprendo frutterie, ristoranti, parrucchieri e attività di trasporto esibendo un’efficienza ed una cortesia in grado di soddisfare la clientela più esigente.
C’è poi l’immigrazione irregolare con la sua necessità di sopravvivenza, le sue paure, i suoi drammi, lo squallore dei Centri di identificazione ed espulsione che si salda con i problemi della capienza delle carceri quali unici sbocchi offerti dalla nostra burocrazia ad un universo di violenza, fame, guerra e malattie che costituiscono una delle fonti primarie dell’immigrazione umanitaria.
Quando ancora un numero rilevante di italiani si confronta a disagio con queste realtà, ecco che l’immigrazione propone un nuovo argomento di meditazione: le seconde generazioni ed, in prospettiva, le generazioni a venire.
Vi sono quartieri delle nostre metropoli in cui la concentrazione di immigrati ha già portato a classi scolastiche interamente formate da figli di immigrati ed è agevole pronosticare che la loro istruzione proseguirà sino a candidarli alle nostre università ed alle professioni cosiddette liberali, la punta di diamante della nostra borghesia.
Si tratta di traguardi ineludibili, che verranno raggiunti nel breve volgere di pochissimi decenni e che mostrano gli stessi itinerari che i nostri emigranti hanno seguito, per esempio, in America dove proprio in questi anni si assiste all’elezione di un Presidente come Barack Obama, a quella del Presidente della Camera dei Rappresentanti come Nancy Pelosi, a quella del Governatore della California come Arnold Schwarzenegger: tutti con origini non amercane.
Occorre chiarire una volta per tutte che il fenomeno dell’immigrazione è talmente complesso che le risposte semplici che vengono dalle attuali scelte politiche risultano assolutamente inadeguate e prive di quella creatività che, invece, nel settore delle finanze viene esaltata dall’Esecutivo.
Non si riconoscono in nessun modo attività di integrazione e si perdono occasioni preziose come, per esempio, i periodi di custodia in carcere la cui popolazione non viene istruita né alla lingua italiana, né ad un’attività lavorativa, venendo così meno anche all’impegno rieducativo della pena scolpito nella nostra Costituzione.
Eppure vi sono realtà locali che hanno saputo mettere a frutto l’immigrazione, ad esempio offrendo ai migranti ospitalità nelle case dei paesi completamente abbandonati dagli abitanti, fuggiti alla miseria chi in Svizzera, chi in Germania. E quei paesi hanno ricominciato a vivere e a produrre sia nel settore dell’artigianato che nel settore dell’agricoltura.
Si è trattato di esperimenti i cui buoni risultati ben potrebbero essere allargati a livello nazionale, mettendo a disposizione degli immigrati, con una innovativa riforma, le tantissime terre abbandonate, i numerosi casali fatiscenti, le innumerevoli stalle in disuso e cadenti. Gli stessi contratti agrari di antica memoria, come la mezzadria, l’enfiteusi e l’affitto potrebbero trovare rinnovata applicazione e slancio mescolandosi con l’istituto delle cooperative per assicurare ai prodotti remunerativi sbocchi sui mercati metropolitani.
E’ un’idea semplice, capace, oltretutto, di mettere ulteriormente in moto il mercato delle macchine agricole, delle sementi, dei braccianti, degli scambi, dei consorzi agrari agitando lo stagno dell’economia che pronostica, ancora per parecchi anni, una vera e propria immobilità del PIL.
Per la sua realizzazione sottolineiamo la necessità di una volontà politica di cui allo stato non vi è traccia nel panorama italiano, ma l’occasione di questa manifestazione può costituire l’inizio di un percorso che ci pare sufficientemente virtuoso da non dover essere immediatamente accantonato e poi abbandonato. Del resto, come insegna Lao Tzu, il fondatore del Taoismo: “Da ogni minuscolo germoglio nasce un albero con molte fronde. Ogni fortezza si erige con la posa della prima pietra. Ogni viaggio comincia con un solo passo.”.