Salvaguardia DIRITTI UMANI

LASCI STARE IL MIO BURQA, MONSIEUR


 

DI PEPE ESCOBAR
atimes.com

In tema di Islamofobia, la cara vecchia Europa, che in fondo ha dato origine alle Crociate, non ha di certo nulla da invidiare agli Stati Uniti.

Sto già pensando alla primavera 2011, quando arriverò al terminal 2 dell'aeroporto Charles de Gaulle di Parigi, sfoggiando il mio burqa. Un solo atroce dubbio mi assale: quale dei tanti? Dovrei atterrare col classico celeste che ho usato per andare in Talibanistan? O quello nero e liscio che ho usato una volta per andare nelle zone tribali? O magari quello verdone ultra chic che ho preso al bazaar di Peshawar ?

Il solo pensiero di ciò che potrà accadermi una volta sbarcato dalla business class dell'Air France (dove nessuno si azzarderà a dire qualcosa sul mio burqa) e avrò raggiunto il controllo immigrati mi fa rabbrividire. Mi faranno 150 euro di multa (195 dollari) all'istante? Mi manderanno a un corso di “educazione civica”? Mi denunceranno alla polizia della moda? O meglio ancora, chiameranno un rappresentante di Chanel e mi riserveranno un posto a una sfilata ?

E se gli dicessi che mia moglie mi ha detto di farlo? La sbatteranno in prigione e le faranno una multa di 30.000 euro? Mi metteranno sul primo volo per Dubai e il suo duty free colmo di burqa? Beh, dato che sono un uomo, e per di più giornalista, posso sempre dir loro che sto cercando di infiltrarmi nelle terribili celle di al-Qaeda in Europa, e questo è un burqa anti-insorgenza approvato dal generale David Petraeus, comandante in capo degli USA in Afghanistan. In questo caso, mi lascerebbero andare impunito ?

Tutte queste considerazioni solo perché il Senato francese (al momento con una proporzione di voti pari a 246 -1) ha appena approvato la mozione per bandire il velo islamico in tutto il paese, malgrado le aspre critiche del Consiglio di Stato, di Amnesty International e dei leader della comunità Musulmana, che affermano che la legge “rischia di stigmatizzare l'Islam” (tra l'altro, la salata sanzione di 30.000 euro attribuisce agli uomini la colpa di forzare le loro donne a indossare il burqa).

Beh, questo è esattamente ciò che ha sempre voluto il presidentino francese Nicolas Sarkozy (o come lo chiamano molti "Sarko"); per Sarko, "il velo non è benvisto nel territorio della repubblica”. Per quanto riguarda il suo ministro della giustizia, la super borghese Michelle Alliot-Marie, dal capello impeccabile e presenza fissa agli eventi di Chanel e Hermes, anche lei non potrebbe essere più chiara: "la repubblica deve avere il volto scoperto”. Sembra uno slogan della Lancome di cattivo gusto.

I giuristi autorevoli hanno giustamente notato che la Francia rischia di essere condannata dalla Corte Europea del Diritti Umani. Comunque, la prima comunità musulmana in Europa, che comprende 6 milioni di persone, di cui solo 2000 indossano il burqa o il niqab, fa parte del primo stato europeo a vietare il burqa. E non sarà l'ultimo; il Belgio sta pensando di seguire l'esempio, e i truculenti criptofascisti della Lega Nord in Italia stanno lodando i suoi meriti culturali e di sicurezza.

Ma non si tratta solo di burqa. Questo capitalismo militarizzato vuole essere “occultamento del volto in uno spazio pubblico”. E ciò comprende anche tutti quei cappucci sospetti nelle dimostrazioni contro il governo. Colpite i dissidenti e, in caso di dubbio, deportateli. Resta da vedere se la legge sarà applicata allo stesso modo per quelli a bordo di una Maserati decappottabile, con una sciarpa di Hermes per non spettinarsi.

Non tutte le strade portano a Roma

Quelle horreur. Oltre 221 anni dopo la redazione della Dichiarazione dei Diritti Umani, in seguito alla Rivoluzione Francese, la Francia stessa è accusata di grave violazione dei diritti umani. La faccenda si complica, e non parliamo di burqa.

L'imparziale Viviane Reding, vice presidente della Commissione Europea, responsabile per la Giustizia e i Diritti Umani, ha detto apertamente “Questa è una disgrazia”. La disgrazia in questione è il comportamento sospetto dei ministri francesi con la commissione. La Reding era furiosa (secondo il leggendario parlamentare europeo Danny Cohn-Bendit, un tempo chiamato “il Rosso”, oggi ribattezzato "il Verde" ) perché i pacati ministri francesi le hanno mentito spudoratamente sull'espulsione di massa dei rom, i nomadi rumeni e bulgari (15.000 dei quali vivono in Francia). Sarkozy ha combattuto con le unghie e con i denti per questa deportazione di massa (subappaltata ai sindaci tramite una valanga di note ministeriali).

Poiché praticamente niente di valore può essere appreso leggendo o guardando i media francesi, codardi, filo-Sarkozy, pacchiani e trash, ancora una volta è stato il settimanale satirico Le Canard Enchaine a rivelare che un promemoria del ministro degli interni sulla “priorità di importanti operazioni contro i Rom” è stato steso durante un incontro avvenuto a Parigi i primi di Agosto. Il ministro dell'Immigrazione ha negato tutto. La commissione l'ha scoperto su Internet. Per la Reding, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ha dovuto puntualizzare che il ruolo della commissione come “guardiana” dei trattati dell'Unione Europea è stato sabotato dal ministro dell'Immigrazione Eric Besson e dal ministro per gli Affari europei Pierre Lellouche. Ed è andata dritta al punto: “Non c'è posto in Europa per la discriminazione basata su origini etniche e razza”. Poiché qualsiasi procedura legale della commissione richiederebbe mesi, la Francia è stata condannata politicamente, e le è stato ricordato che il paese non è al di sopra delle leggi dell'UE.

Ovviamente, la brigata del Sarko è andata su tutte le furie, a partire dal suo capo, che con la sua cortesia innata ha suggerito di portare i Rom dalla Reding, in Lussemburgo, piuttosto che in Romania. La deportazione è, in teoria, “volontaria”, ma non sono in molti ad essere d'accordo, malgrado una ricompensa di 300 euro per l' allontanamento. A far indispettire i seguaci del Sarko è stata la Reding, che, senza mezzi termini, ha detto ciò che molti non osano dire, cioè che queste espulsioni richiamano alla memoria i terribili eventi delle seconda guerra mondiale, quando il governo di Vichy collaborava con i nazisti nella raccolta di ebrei e zingari. Un “Sarkozy nuovo Vichy” non è esattamente uno slogan allettante.

Colpevole su due fronti

Tutto è iniziato col suo discorso di intolleranza di fine luglio, sulla sicurezza e l'immigrazione, quando è stato definito “il Sarko che si sta rimpicciolendo” (è il titolo azzeccatissimo del The Economis che ha ridicolizzato il presidente anche al di là dei confini europei). Per i milioni di francesi che difendono il mito della nazione dei diritti umani, è stato un duro colpo, peggio che aprire una bottiglia di Petrus. Immaginate la vergogna della Francia di fronte alle accuse della Corte di Giustizia dell'UE su due fronti (violazione delle leggi sui comportamenti da adottare nei confronti di un gruppo etnico, e mancata concessione ai deportati rom del diritto di ricorso, come previsto dai regolamenti dell'UE).

Ma cosa si aspettavano? Sarko ha la mentalità di un poliziotto provinciale. Dimenticate i grandi Voltaire, Montaigne, Flaubert, Rimbaud, Baudelaire e Sartre; sotto di lui una Francia vecchia, spaventata, reazionaria, disoccupata, sempre più degradata e maniaco- depressiva sta sguazzando in un pantano di odio e cattivo gusto. La ciliegina sulla torta: è stato Sarkozy stesso a inserire il suo schema di deportazione di massa tra le priorità per la sicurezza, anche se il suo governo ne risulta immischiato in un labirinto di scandali politici.

 

Woody Allen, nel suo ultimo film, Midnight in Paris, ha usato senza motivo l'affascinante moglie di Sarkozy, Carla Bruni, definita dagli iraniani come una “prostituta italiana”. Peccato che Woody non ha vestito Carla con un burqa, giusto per aggiungere un po' di pepe alle proteste. Oppure avrebbe potuto darle la parte di una rom, magari deportata a Roma... Un Sarko perennemente furioso non può accettare che sua moglie sia più alta, più bella e molto più desiderabile di lui. E per di più, lei non caccia via la gente dalla Francia (almeno finché compra il suo ultimo CD). Ad ogni modo, non vedo l'ora che il mio burqa si trovi allo sportello immigrati dell'aeroporto Charles de Gaulle, la prossima primavera.

Pepe Escobar è l'autore di Globalistan: How the Globalized World is Dissolving into Liquid War (Globanistan: come il mondo globalizzato si sta dissolvendo in guerra liquida, ndt) e Red Zone Blues: a snapshot of Baghdad during the surge (Blues dalla Zona Rossa: un'istantanea di Baghdad durante l'ondata, ndt), entrambi pubblicati da Nimble Books nel 2007. Il suo ultimo libro, pubblicato nel 2009, sempre da Nimble Books, è Obama does Globalistan (Obama fa il Globanistan, ndt).
Potete contattarlo all'indirizzo e-mail: pepeasia@yahoo.com.

Fonte: www.atimes.com
Link: http://www.atimes.com/atimes/Middle_East/LI17Ak01.html
17.09.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di STEFANIA MICUCCI