NO WAR - Bambini soldato

Christian Palladino
pubblicata da Filosofo di strada
 
 Sono nato da qualcuno son certo
disperso nel caldo di questo deserto
il mondo riconosce i miei occhi
bagnati di terrore che
da lì Generale non tocchi
che qualche bimba mai vedrà
perché nascosti dietro un fucile che sparerà
verso il vento avaro di chi comanda già
e che non sa che niente avrà
paura sento già io padrone
di questo grilletto
mentre penso che altri bimbi
sono già in un letto
forse già spero di raggiungere un ospedale
su un cuscino sognare non sarebbe male
 
e forse ammazzerò il nemico perché non so
un soldato m’incita e una medaglia conquisterò
brillerà in un cassetto se mai lo avrò
 a veder morire altri morirò
è notte fonda ormai
oh madre ho paura sai…
Vorrei almeno sapere dove sei.
Conoscere un tuo abbraccio vorrei
sono nato in questo posto
ti difenderò ad ogni costo
anche se non ho ancora capito
chi è il mio avversario e perché m’ha rapito.
E mentre ti parlo ecco il
dolore che dovevo evitare
m’han detto: attento al colpo, non ti deve entrare…
la forza mi manca e barcollo su di me
forse è la fine ma l’inizio cos’è
e il berretto cade giù
il cuore quasi non batte più
a stento gli occhi tento di spalancare
non ho più la forza di sparare
e non so più se pregare ad un Dio
o chiedergli bestemmiando: perché io?
E intanto son morto come un cane
lasciando quel pezzetto di pane
che ho con tanto calore conservato
ma son contento di averlo a te donato
che mi uccidi senza volerlo
non ho dell’acqua, tieni questo sangue se riesci a berlo.
Questo mondo ha deciso per noi
accontentiamoci di chiamarci eroi.
Ti perdono fratello come avresti fatto tu
e orgoglioso sarò di questa terra per non appartenerci più.

Bambini e bambine soldato

Migliaia sono i minori sono impiegati negli eserciti regolari e nei gruppi armati di opposizione in 85 paesi; più di 250.000 di questi prendono parte ai combattimenti in 35 paesi, e ben 120.000 solo nel continente africano.

Commissione parlamentare per l'infanzia

Risoluzione n. 7-00815 Pozza Tasca: divieto di utilizzare bambini-soldato

La Commissione parlamentare per l’infanzia,

premesso che:

la Convenzione dell’ONU sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989,, all’articolo 38, commi 1 e 2 prevede che " Gli Stati parti si impegnano a rispettare e a far rispettare le regole del diritto umanitario internazionale loro applicabili in caso di conflitto armato, la cui protezione si estende anche ai fanciulli, ed adottano ogni misura possibile a livello pratico per vigilare che le persone che non hanno raggiunto l’età di quindici anni non partecipino direttamente alle ostilità ";

la stessa Convenzione, all’articolo 38, comma 3 prevede che " In conformità con l’obbligo che spetta loro in virtù del diritto umanitario internazionale di proteggere la popolazione civile in caso di conflitto armato, gli Stati parti adottano ogni misura possibile a livello pratico affinché i fanciulli coinvolti in un conflitto armato possano beneficiare di cure e protezione ";

il rapporto promosso dalle Nazioni unite sull’impatto della guerra nei bambini, redatto nel 1996 da Gracha Machal, raccomanda a tutti gli Stati di smettere di reclutare ed utilizzare minori per raggiungere obiettivi militari, congedando i bambini soldato e reinserendoli nella società civile;

in base alle statistiche condotte dall’UNICEF, più di 300.000 bambini partecipano ai conflitti nel mondo: citando solo pochi esempi, in Uganda l’Esercito di resistenza nazionale aveva tra le sue file, secondo le stime, 3.000 adolescenti; in Sierra Leone i ribelli golpisti del Ruf hanno rapito 2mila bambini tra i 7 ed i 14 anni per obbligarli a combattere;

secondo le stime rese note dalle Nazioni unite il bilancio degli ultimi dieci anni relativo ai bambini vittime di guerra è il seguente: 2 milioni uccisi; 4-5 milioni mutilati; 12 milioni rimasti senza tetto; più di 1 milione rimasti orfani; circa 10 milioni traumatizzati a livello psicologico;

negli ultimi giorni nel conflitto in Kosovo abbiamo assistito a nuove forme di sfruttamento dei minori nei conflitti; alcuni nelle miniere di carbone che alimentavano la centrale elettrica di Pristina, altri usati come scudi umani, altri ancora come banche del sangue per i feriti serbi;

a Ginevra è sorta una coalizione, " Stop using child soldiers ", cui hanno aderito 47 paesi europei, che sta sensibilizzando i Governi ad elevare l’età di arruolamento a 18 anni, e che vuole per l‘Europa un ruolo guida nella lotta allo sradicamento di tale drammatico fenomeno;

lo statuto del Tribunale penale internazionale, adottato a Roma nel luglio 1998, prevede che l’utilizzo ed il reclutamento dei minori di anni 18 sia considerato un crimine contro l’umanità;

la Risoluzione 1260 delle Nazioni unite del 25 agosto 1999, rinnovando la condanna nei confronti degli Stati che utilizzano i bambini nei conflitti armati, ha altresì raccomandato alla Commissione dei diritti dell’uomo di redigere un progetto di protocollo facoltativo alla Convenzione dei diritti del fanciullo del 1989, per elevare l’età di arruolamento a 18 anni;

impegna il Governo

a svolgere un ruolo propulsivo presso gli organismi internazionali affinché sia prevista:

  1. l’adozione di un protocollo aggiuntivo alla Convenzione internazionale dei diritti del fanciullo che vieti il reclutamento e la partecipazione ai conflitti armati di minori di 18 anni;
  2. l’elaborazione di un protocollo facoltativo alla Convenzione dei diritti del fanciullo che preveda una azione comune per vietare l’utilizzo dei minori nei conflitti;
  3. l’adozione di misure necessarie affinché all’interno di ciascun stato membro siano istituiti dei comitati volti a promuovere, anche con l’aiuto delle Ong, il non utilizzo dei minori nei conflitti, e a destinare risorse a tale progetto;
  4. la predisposizione di politiche di aiuto allo sviluppo con quei paesi in guerra che smettano di reclutare o di utilizzare i bambini per raggiungere obiettivi militari, che congedino i bambini soldato e li reintegrino nella vita civile; proteggano i non combattenti, soprattutto donne e bambini, nelle zone di conflitto;
  5. la promozione dell’educazione alla pace ed alla tolleranza attraverso campagne di sensibilizzazione nei paesi a più alto rischio di conflitti.

              

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To be published in G. Carbone, O. Orlandoni, L. Safawan, L. Schiaffino, N. Zampardi (a cura Di), Atti del VII corso universitario multidisciplinare di educazione allo sviluppo, Unicef Liguria.


Bambini-soldato e giovani combattenti
Il caso della Repubblica Democratica del Congo1

Luca Jourdan2

18 novembre 2009
Approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, ratificata dall'Italia con legge del 27 maggio 1991, n. 176, depositata presso le Nazioni Unite il 5 settembre 1991. La traduzione italiana qui riprodotta è quella pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell'11 giugno 1991. L'UNICEF Italia sottolinea che sarebbe preferibile tradurre il termine inglese "child", anziché con "fanciullo", con "bambino, ragazzo e adolescente".

Preambolo

Gli Stati parti alla presente Convenzione

Considerando che, in conformità con i principi proclamati nella Carta delle Nazioni Unite, il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana nonché l'uguaglianza e il carattere inalienabile dei loro diritti sono le fondamenta della libertà, della giustizia e della pace nel mondo,

Tenendo presente che i popoli delle Nazioni Unite hanno ribadito nella Carta la loro fede nei diritti fondamentali dell'uomo e nella dignità e nel valore della persona umana e hanno risolto di favorire il progresso sociale e di instaurare migliori condizioni di vita in una maggiore libertà,

Riconoscendo che le Nazioni Unite nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e nei Patti internazionali relativi ai Diritti dell'Uomo hanno proclamato e hanno convenuto che ciascuno può avvalersi di tutti i diritti e di tutte le libertà che vi sono enunciate, senza distinzione di sorta in particolare di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di ogni altra opinione, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di ogni altra circostanza,

Rammentando che nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo le Nazioni Unite hanno proclamato che l'infanzia ha diritto a un aiuto e a un'assistenza particolari,

Convinti che la famiglia, unità fondamentale della società e ambiente naturale per la crescita e il benessere di tutti i suoi membri e in particolare dei fanciulli, deve ricevere la protezione e l'assistenza di cui necessita per poter svolgere integralmente il suo ruolo nella collettività,
Riconoscendo che il fanciullo ai fini dello sviluppo armonioso e completo della sua personalità deve crescere in un ambiente familiare in un clima di felicità, di amore e di comprensione,

In considerazione del fatto che occorre preparare pienamente il fanciullo ad avere una sua vita individuale nella società, ed educarlo nello spirito degli ideali proclamati nella Carta delle Nazioni Unite, in particolare in uno spirito di pace, di dignità, di tolleranza, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà,

Tenendo presente che la necessità di concedere una protezione speciale al fanciullo è stata enunciata nella Dichiarazione di Ginevra del 1924 sui diritti del fanciullo e nella Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo adottata dall'Assemblea generale il 20 novembre 1959 e riconosciuta nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, nel Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici - in particolare negli artt. 23 e 24 - nel Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali - in particolare all'art. 10 - e negli Statuti e strumenti pertinenti delle Istituzioni specializzate e delle Organizzazioni internazionali che si preoccupano del benessere del fanciullo,

Tenendo presente che, come indicato nella Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo il fanciullo, a causa della sua mancanza di maturità fisica e intellettuale, necessita di una protezione e di cure particolari, ivi compresa una protezione legale appropriata, sia prima che dopo la nascita,

Rammentando le disposizioni della Dichiarazione sui principi sociali e giuridici applicabili alla protezione e al benessere dei fanciulli, considerati soprattutto sotto il profilo della prassi in materia di adozione e di collocamento familiare a livello nazionale e internazionale; dell'insieme delle regole minime delle Nazioni Unite relative all'amministrazione della giustizia minorile (Regole di Pechino) e della Dichiarazione sulla protezione delle donne e dei fanciulli in periodi di emergenza e di conflitto armato,

Riconoscendo che vi sono in tutti i paesi del mondo fanciulli che vivono in condizioni particolarmente difficili e che è necessario prestare loro una particolare attenzione,
Tenendo debitamente conto dell'importanza delle tradizioni e dei valori culturali di ciascun popolo per la protezione e lo sviluppo armonioso del fanciullo,

Riconoscendo l'importanza della cooperazione internazionale per il miglioramento delle condizioni di vita dei fanciulli in tutti i paesi, in particolare nei paesi in via di sviluppo,

Hanno convenuto quanto segue:

Prima parte

Seconda parte

Terza parte