NADiRinforma segnala: cavie umane

 

tratto da GiornaleItaliano.info

“Affitto il mio corpo alle case farmaceutiche per testare nuove molecole e nuovi farmaci, praticamente faccio la cavia umana”.
Storie di ordinaria follia. Storie di disoccupati, di precari, di giovani laureati in cerca di un futuro migliore, storie di vita. Ogni giorno milioni di giovani italiani combattono, con forza e senza pudore, la propria battaglia quotidiana per la “sopravvivenza”. Le storie dei senza lavoro italiani, la loro solitudine, i loro dubbi e le loro paure: storie di giovani quasi “rassegnati”, traditi e mortificati, giorno dopo giorno. C’è chi sopravvive, chi tenta, con tutte le proprie forze di creare opportunità al limite dello spirito di adattamento ma c’è anche chi non ce la fa. E non si contano più i tentativi di suicidio e quelli, purtroppo, “riusciti”. E non si contano più le storie drammatiche, al limite del surreale, di chi ha perso il proprio posto e, con esso, la propria famiglia, la propria serenità, la propria dignità.

L’Italia del nuovo millennio è anche questa. Una miriade di vite distrutte, sconfessate, umiliate. Tuttavia, quella che compare oggi sul quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno (di Bari) ha il sapore di una sconfitta per tutta la società italiana. Un giovane studente, dopo aver conseguito la laurea in Lettere e Filosofia, cerca, inutilmente, lavoro. Anni di ricerche e di colloqui, nessuno a buon fine. E cosa tocca fare per sbarcare il lunario? L’opportunità, quella per “sopravvivere”, arriva dopo un viaggio in Svizzera. Un colloquio di lavoro, alquanto bizzarro, e la soluzione è a portata di mano: affittare il proprio corpo alle case farmaceutiche per testare nuove molecole e nuovi farmaci. Praticamente “fare la cavia umana”.

Dal 2006, il trentaquattrenne di Potenza trascorre, ogni anno, quasi un mese in Svizzera. Testa le nuove cure mediche delle case farmaceutiche. Il guadagno? Dai 250 ai 600 euro al giorno. Una cifra alta ma le complicazioni sono dietro l’angolo. Possibili reazioni negative e una disintossicazione lunga, anzi lunghissima. Circa sette- otto mesi prima del successivo test.

Come si fa a diventare una cavia umana? «Bisogna semplicemente essere un soggetto in buona salute e non avere problemi psicologici – spiega il giovane precario-. L’aspirante volontario, inoltre, deve essere disposto a firmare un contratto in cui si specificano diritti, doveri e rischi. È una prassi. C’è, però, anche un’altra strada. Oltre alle persone sane che, in cambio di soldi, assumono le nuove molecole sviluppate in laboratorio affinché ne sia valutata l’efficacia, ci sono persone già malate che si offrono gratuitamente per alimentare una speranza. E questo, in genere, avviene quando ci si trova di fronte a malattie gravi e ritenute incurabili».

Il grido d’allarme di milioni di giovani (e non) italiani rimane, purtroppo, inascoltato. La politica si divide sulle case a Montecarlo, sui problemi “personali” di qualche “generale”. E il Paese và a rotoli. Nessuna possibilità di “rinascita”? Se ci fosse almeno la speranza, il presente sarebbe, certamente, un po’ meno “nero”. Ma è solo una magra consolazione, un palliativo.

Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno

Emanuele Ameruso