la nostra storia - "ESSERE COMUNITA' NELLA MADRE TERRA"

di Yvan Rettore - 9 ottobre '10

Mercoledi scorso a Parma, ho rivisto con grande gioia Padre Zanotelli, sia perché lo considero davvero come “uno di famiglia”, sia perché è il simbolo vivente di quel mondo migliore che tanti predicano, ma che pochi, troppo pochi si impegnano veramente a costruire.

Nel suo discorso, ha ribadito un fatto ormai accertato da tempo ed è che le decisioni che contano - quelle che incidono nella ns vita quotidiana e nel futuro di ciascuno di noi – non vengono più prese dai ns rappresentanti politici, ma bensì nei salotti bene della finanza italiana ed internazionale.

Partendo da questa constatazione, è quindi necessario porsi alcune domande e capire dalle loro risposte come cambiare questa involuzione della ns società.

Il primo quesito è: “Siamo contenti del ns modo di vivere?” Il tempo dedicato al lavoro, alle trasferte che esso spesso necessita divora l’integrità delle ns giornate e una volta tornati a casa, dopo un pasto frugale, ci stendiamo svuotati davanti alla TV o isolandoci davanti ad un computer fino al momento di andare a letto. Il weekend lo passiamo metà a letto e l’altra metà a fare lavori di casa rimasti in sospeso o a fare shopping, oppure incontrandoci – se capita – con amici nella classica cena fuori casa il sabato sera. Non consumiamo solo beni e servizi, ma consumiamo anche 90% del ns tempo, della ns vita riducendo all’osso i ns hobbies, i ns interessi, ma cosa più grave comunichiamo sempre meno in famiglia e ancor meno coi vicini. Siamo diventati “animali consumatori”, rinchiusi in un individualismo sfrenato che ha fatto sì che mai come in questa epoca la solitudine impera sovrana nelle ns ricche città!

Il secondo quesito – duplice - è: “Siamo contenti dell’ambiente che ci circonda e di ciò che attualmente ci offre?” Il cemento e l’asfalto invadono sempre di più i ns territori, le ns città sono invase di auto e veicoli di vario tipo, i morti per incidenti stradali sono all’ordine del giorno. Tutte verità assodate, ma alle quali bisogna legarne altre più nascoste quali la qualità ormai dubbia del ns cibo - Ogm, componenti chimici, coloranti, ecc…-, l’industrializzazione dell’agricoltura, l’inquinamento atmosferico crescente dovuto non solo ai veicoli ma anche alle industrie e all’uso di combustibili per riscaldamento. Per non parlare poi degli inceneritori e della logica affaristica che sta dietro allo smaltimento dei rifiuti.

Il terzo quesito è: “Se abbiamo risposto negativamente alle due domande precedenti cosa possiamo fare?”.

Non intendo certo essere io a dare una risposta, sia perché sono un signor “Nessuno”, sia perché non ho certo questa presunzione. 

Tuttavia, penso che si possa partire almeno da alcune considerazioni:

-          che lo si voglia o meno questo tipo di società è comunque destinato a morire e questo semplicemente perché si tratta di un modo sbagliato di vivere insieme, sia su un piano umano che naturale. La “Madre terra” da cui tutti proveniamo non è una “proprietà esclusiva” del genere umano e non possiamo disporne come vogliamo ed in modo illimitato e spregiudicato. E’ quindi necessario superare la dimensione individualista del mondo ed accettare di entrare nell’ottica che ognuno di noi fa parte di una comunità umana in cui la condivisione potrà portare solo benefici, non soltanto a tutti noi, ma anche all’insieme dell’ecosistema

-           è fondamentale ritrovare la ns dimensione di esseri umani, tornare a comunicare col ns ambiente, ritrovare le ns radici naturali e vivere non in povertà, ma con maggiore sobrietà, riconoscendo come unica fonte di ricchezza la condivisione coi ns simili non di ciò che abbiamo ma di ciò che siamo

-          la democrazia diretta e partecipativa sono principi molto belli da perseguire, ma assolutamente irrealizzabili se non torniamo ad essere comunità di uomini e donne responsabili e solidali. Un primo passo in questa direzione è riportare le logiche di mercato in una dimensione più locale ed accessibile ai più, evitando così sperperi, monopoli e migliorando notevolmente la qualità dell’ambiente e di tutto ciò che ci può offrire. Ma non solo! E’ necessario anche che le imprese possano diventare protagoniste concrete del progresso di un territorio, collaborando direttamente con gli enti locali alla realizzazione di entità imprenditoriali di carattere artigianale che sono da sempre il fulcro di qualsiasi attività di sviluppo

-          mai come in questo periodo, la donna è considerata come oggetto di consumo, materiale pubblicitario da dare in “pasto” agli utenti, violentata costantemente nella sua dignità di persona. Di conseguenza, la rappresentanza femminile a tutti i livelli è spesso di facciata e usata per finalità di vario interesse, sia sul piano economico che politico. La donna è e deve essere ben altro che tutto questo. E’ un essere umano. E’ l’essere umano per eccellenza, quello da cui nasce la vita e da cui continua la vita ed è proprio per questo suo attaccamento intrinseco alla vita, che il futuro deve essere donna, che le leve decisionali devono essere affidate alle donne. Personalmente, sono convinto che una simile conquista permetterebbe finalmente al genere umano di superare la logica della violenza e delle guerre, garantendo forme di dialogo e di condivisione finora in gran parte inesplorate.

Tutto questo per dire e concludo, che ritrovando il ns “Essere comunità” potremo davvero superare questa fase e costruire un immaginario di società nuovo, condiviso e vivibile sia per gli uomini che per tutte le componenti a cui esso è indissolubilmente legato.

Cominciamo? Io sono pronto.

Voi che mi leggete lo siete?

Yvan Rettore