NADiR seminario

N.A.Di.R.  - Seminario informativo

NADiRinforma: lo staff medico-psicologico di N.A.Di.R. propone un seminario informativo sulle attività dell'associazione, sul progetto che la sostiene. Il seminario, a carattere prettamente divulgativo, dal titolo "L'approccio multidisciplionare ai Disturbi di Relazione nel contenitore associativo: salute & informazione-salute & partecipazione" si è svolto c/o la Sala Falcone Borsellino del Quartiere Reno di Bologna in data 11 gennaio 2006. Nel corso dell'incontro i Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), quale argomento portante dell'incontro, sono stati sviluppati dal punto di vista clinico, rieducativo, psichiatrico (nella fattispecie si sono valutate ed inquadrate le strutture di personalità che soggiacciono più frequentemente le espressioni sintomatologiche), psicologico relazionale con particolare riferimento alle dinamiche famigliari che sottendono la problematica in questione. La diversificazione delle aree trattate nella loro complessità sanciscono di diritto un inquadramento multidisciplinare necessario a comprendere le motivazioni che inducono a considerare il contenitore associativo con tutte le sue peculiarità l'ambientazione al momento più adeguata ad un reinserimento nel sociale dei soggetti portatori di disagio relazionale.
Ha aperto l'incontro: Vincenzo Naldi - Presidente Q.re Reno
sono intervenuti:
Dott. Carlo Trecarichi Scavuzzo - Psicologo - Vicepresidente N.A.Di.R.
Dott. Paola Calzolari - Medico Psichiatra Psicoterapeuta
Dott. Luisa Barbieri - Medico Rieducatore - Responsabile attività scientifiche N.A.Di.R
Associazione MedicaN.A.Di.R. - Organizzazione di Volontariato - Onlus - associazione a carattere socio-sanitario destinata alla cura e alla prevenzione dei Disturbi del Comportamento Alimentare (anoressia, bulimia, obesità), inquadrabili nei Disturbi di Relazione, attraverso un'azione diretta sul territorio nazionale con allargamento nel Sud del Mondo attraverso Missioni di interscambio socio-sanitario.

Inizia la “stagione delle diete” … non c'è rivista, non c'è mezzo di comunicazione che in questo periodo dell'anno non proponga “il prospetto dietetico” ideale per affrontare il caldo estivo e soprattutto la cosiddetta “prova costume” …. si parla, si straparla di sovrappeso, di alimenti, di metodi “efficacissimi” e “facilissimi” per raggiungere il peso ideale in breve tempo ... si parla, si straparla di apparenza, di stile, di moda …. di “benessere” … che rappresenti un'ossessione del sociale ? che rappresenti un forte business ? che rappresenti una modalità per “sentirsi” attraverso l'identificazione con il vuoto imperante ?

Al di là delle follie dietetiche proposte da mistificatori e non, i consumatori si trovano adescati dall'illusione delle “pillole miracolose”, delle creme cosmetiche proposte quali prodotti farmaceutici “efficacissimi” nel combattere la fantomatica cellulite, proposta come un inestetismo piuttosto che come malattia vascolare, quale è (la differenza tra il prodotto cosmetico e il farmaco sta nell'efficacia determinata dalla possibilità del prodotto somministrato sulla cute di interessare gli strati profondi della cute stessa, sino ad arrivare al tessuto sottocutaneo).

In tempi dominati dal progresso tecnologico, dal consumo sfrenato, dal falso bisogno inevitabilmente l'essere umano tende a porre in atto meccanismi di difesa e va alla ricerca di illusioni, di un oasi di misticismo … l'alternativa alla bistrattata (a volta a ragione) medicina occidentale scientificamente riconosciuta … si tuffa nell'esoterismo più sfrenato … il non comprensibile, il non verificabile, il non ripetibile … diventa un'ancora di salvezza per chi a torto o a ragione ha ripudiato la medicina ufficiale perché “inefficace”, perché “proposta con autorità e rigidità” . Qui trovano spazio gli astuti profeti (visto che stiamo parlando specificamente di alimentazione) dell' alimentazione …“astuti” perché tendono ad arricchirsi sulla credulità, sull'ingenuità e sull'ignoranza di chi non crede nelle proprie capacità di affrontare quel cambiamento inevitabile per raggiungere il riequilibrio del peso corporeo …“profeti” perché sull'onda della loro ignoranza scientifica (la fisiologia umana, la biochimica nutrizionale e la psicologia dell'individuo sembrano un optional) propongono in chiave ascetico-filosofica delle assurdità scientifiche quali la dieta macrobiotica, la dieta punti, il vegetarianesimo più intransigente ed autopunitivo. Ma il bersaglio può essere anche limitato alla divulgazione di una sola meraviglia: dalla pappa reale alle alghe marine, dal ginseng alla lecitina di soia, dal frutto esotico alle sue improbabili correlazioni con l'invecchiamento della cute. (“Le scelte alimentari” – Eugenio Del Toma – Il Pensiero Scientifico Ed. – Roma – 1992).

Non parliamo, poi, delle troppe diete formulate da personaggi famosi del mondo dello spettacolo (giornalisti, ballerini, presentatori televisivi, ecc.) che intrattengono il loro pubblico e/o arrivano a scrivere libri “deliranti” a ricco contenuto di sproloqui tecnici pur ignorando le basi elementari della fisiologia umana. Tra i tanti esempi potremmo citare: la dieta del fantino, la dieta di Hollywood, quella di Cambridge, la dieta dissociata, la dieta punti, la Scarsdale … la dieta del minestrone, la dieta del melone … quante altre nefandezze potremmo ricordare ? mi esprimo in termini così aspri a questo riguardo, perché questi approcci creano aspettative, illusioni e soprattutto patologia.

Un tentativo assolutamente egregio e ai tempi estremamente innovativo fu il metodo Weight Watchers che si avvicinava al più moderno approccio rieducativo, in quanto teneva in alta considerazione l'individuo (nel caso nell'ambito del gruppo), le sue esigenze e l'importanza della cognizione alla base del cambiamento delle abitudini di vita riferite in special modo all'alimentazione.

La motivazione a sostegno del mio rifiuto di propinare ai Pazienti prospetti ipocalorici (o ipercalorici) imposti a riequilibro del peso corporeo nasce dalla semplice osservazione della inutilità, sprt. se ci si riferisce al lungo termine, di tale metodica: “le più recenti ricerche in questo campo hanno chiaramente dimostrato che anche quando, con una dieta ipocalorica, si ottengono buoni risultati sul peso, diventa poi molto difficile, quando non impossibile, mantenerli a lungo se la prescrizione dietetica non si associa alla presa di coscienza degli eventuali errori di comportamento e soprattutto all'apprendimento delle strategie più opportune per correggerli”. (“Sovrappeso: quali soluzioni” Franco Tomasi – Tecomproject, Ed. Multimediale – Ferrara – 2000).

All'inutilità del metodo aggiungerei la potenziale pericolosità in quanto essendo un approccio imposto e non coinvolgendo attivamente il Paziente nel suo processo di cambiamento, soffermandosi solo su quelli che rappresentano i parametri organici del problema, bypassando completamente l'individuo, il suo ambiente, i suoi obiettivi, i suoi pensieri, i suoi ideali, le sue difficoltà sia psichiche che fisiche, si arriva a rinchiudere il Pz. in una sorta di gabbia perfettamente adeguata alle sue esigenze dal punto di vista teorico …una bella gabbia su misura …ma quando la porta di quella gabbia verrà aperta cosa succederà a quell'individuo ? cosa si scatenerà ? come quell'individuo si muoverà senza il sapere dello specialista ? come potrà mantenere le nuove abitudini alimentari (ma saranno diventate davvero nuove abitudini ? senza avere spostato tutto quello che sosteneva le vecchie ?

… chi farà i conti con la parte trasgressiva che nel momento della “libertà” acquisitafarà capolino tra una caloria e l'altra ?

… si sarà dimenticato quell'individuo “dell'antico piacere” ricavato da vecchi gusti ai quali qualcuno l'ha costretto a rinunciare ? li ricercherà ? si ribellerà ai saporini dietetici che per mesi ha “tollerato” ?

… che cosa avrà imparato di sé, delle sue abitudini ? quale cambiamento avrà veramente affrontato e fatto suo ?

…Come farà a quantificare gli alimenti senza quella stramaledetta bilancina pesa-alimenti ? e chi gli farà il conteggio delle calorie ?

… Farà vita sociale ? in che modo ?

Sulla base dell'esperienza clinica acquisita in lunghi anni di ricerca e di sperimentazione il nostro gruppo (composto da psichiatri, psicologi, endocrinologi e rieducatori medici, oltre che da operatori a supporto del programma clinico: massaggiatori, insegnanti di yoga e di ginnastica) è arrivato a proporre al Paziente in disequilibrio dal punto di vista del peso corporeo (e come si sa, tale disequilibrio coinvolge strettamente la sfera psicologica) un trattamento rieducativo che tenga presente non solo l'alimentazione, il peso corporeo e i parametri organici di riferimento, ma anche l'individuo nella sua interezza combinato con il suo ambiente, il suo passato, i suoi obiettivi, le sue abitudini.

Il Paziente viene posto in una situazione di attività nell'ambito del rapporto terapeutico, in quanto l'obiettivo primario è rappresentato dal suo coinvolgimento nella cognizione e nell'azione del cambiamento che si dovrà affrontare per cercare di superare il disagio. Il setting viene proposto con modalità orientate al superamento della formalità canonica, vengono eliminate le distanze psico-fisiche tra il rieducatore e il Paziente che deve sentirsi coinvolto, attivo, partecipe e nel suo ambiente. Il rapporto con il terapeuta viene proposto in termini estremamente confidenziali, in quanto il lavoro che viene svolto si basa sulla collaborazione, quindi anche la figura del medico deve uscire dal ruolo di chi propone dall'alto la “formula” per ottenere la guarigione.

Tutto il lavoro viene supportato dalla realizzazione di una relazione molto profonda tra tecnico e paziente, relazione che inevitabilmente tende a muovere anche la sfera affettiva con conseguente sperimentazione del rapporto interpersonale volto all'innovazione su base cognitiva.

Lo stesso linguaggio del tecnico deve adeguarsi alle conoscenze dell'interlocutore, in quanto l'obiettivo di ogni incontro volge al passaggio del maggior numero di informazioni relative all'approccio sperimentale orientato al cambiamento.

Accanto al rieducatore si inserisce la figura dello psicoterapeuta che in concerto con il trattamento già descritto si concentra sulle problematiche psicodinamiche che hanno portato il Paziente a vivere il disagio.

Partendo dal fatto che …“La conoscenza isolata ottenuta da un gruppo di specialisti in un campo ristretto non ha di per sé nessun valore di nessun genere. Essa ha valore soltanto nell'ambito del sistema teorico che la riunisce a tutto il resto della conoscenza …“ (“What is life?” – E.Schrodinger – Cambridge University Press, Cambridge – 1945), l'approccio che noi riteniamo più adeguato per affrontare il Disturbo del Comportamento Alimentare (DCA) è quello MULTIDISCIPLINARE ponendo il Paziente in un ruolo attivo nel contesto dello staff che lo integra e lo guida verso il cambiamento.

Luisa Barbieri
“Dimmi … e io dimentico.
Insegnami … e io ricordo.
Coinvolgimi …e io imparo”
B. Franklin