NADiRinforma segnala: Salviamo Il Manifesto

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Da Gaza un SOS per Il Manifesto

 

Vittorio Arrigoni, attivista per i diritti umani dell'International Solidarity Movement, lancia un il segnale di richiesta di soccorso per l'unico quotidiano che nei decenni ha raccontato l'occupazione israeliana e la resistenza palestinese con puntuale veridicità.

"Elenco delle cose che potrete fare alla mattina quando non ci sarà più il manifesto. Guardare le trasmissioni Mediaset per conoscere il colore dei calzini dei magistrati sgraditi al Conducator. Discettare di dossier in costruzione su padroni in rotta di collisione col padrone più grosso. Leggere le telefonate di giornalisti che minacciano la pubblicazione dei suddetti dossier. Sentire Carlo Rossella dire in tivù (Otto e mezzo) che "orcodio" non è una bestemmia perché manca la P iniziale, e quindi il suo principale non ha bestemmiato. Sentire il Tg1 dire che Berlusconi è stato assolto nel processo Mills. Leggere che sei uova fresche lanciate contro la Cisl sono terrorismo. Ascoltare industrialotti col foulard magnificare il made in Italy fatto in Cina. Leggere che Silvio ha salvato le banche americane con una telefonata a Obama. Prendere coscienza del fatto che la Fiom impedisce un nuovo rinascimento industriale italiano. Ascoltare i consigli del premier su come sfuggire al precariato sposando un miliardario. Appassionarsi per Fini. Leggere che Veltroni vuole solo gli immigrati che ci servono. Leggere l'Avanti!, che fu di Nenni e Pertini e che oggi è di un tale Lavitola. Appassionarsi per Montezemolo. Apprezzare le cronache su Bossi che mangia imboccato dalla Polverini. Appassionarsi per Casini. Gustare i servizi economici del Tg5 per cui "la crisi è alle spalle". Ascoltare Feltri discettare di libertà di stampa. Apprendere (trafiletto nascosto) che la corruzione ci costa 60 miliardi l'anno. Apprendere che l'evasione fiscale ammonta a 200 miliardi l'anno. Collegare queste due ultime notizie con il taglio governativo di 4 milioni di contributo soggettivo al manifesto. Sfogliare un opuscolo spedito a 10 milioni di famiglie per dire quanto è bravo Silvio. Pagare il suddetto opuscolo (molto più di 4 milioni) senza batter ciglio. Restare più poveri, più soli e senza nemmeno un piccolo, scalcagnato, impertinente, non allineato sguardo diverso sul mondo. Avete tre mesi per pensarci su. Fate in fretta." Alessandro Robecchi

"La cronaca della Striscia di Gaza sigillata sotto le bombe non trovò spazio fertile in nessun giornale come su il Manifesto; è chiaro quindi che la chiusura annunciata del quotidiano rappresenterebbe un duro colpo per l'intero movimento di solidarietà alla Palestina, da un momento all'altro monco dell'amplificazione di uno dei suoi principali megafoni in Italia.

Per salvare da morte certa Il Manifesto serve urgentemente la trasfusione salvifica di nuovi abbonamenti, affinche' quell'alleato per comprendere il mondo torni a essere quello che e' sempre stato, un segno nella mappa psichica di ogni lettore dallo sguardo non allineato che dice "voi siete qui".

Restiamo Umani

Vittorio Arrigoni

per abbonarsi: http://www.ilmanifesto.it/

Vittorio Arrigoni on Facebook:
http://www.facebook.com/pages/Vittori...

 
 
Martedì 23 novembre, in edicola con il manifesto: "Spaesati", radiografia dell'Italia berlusconizzata, dalle curve demografiche di un paese sempre più vecchio ai flussi migratori tra respingimenti preventivi e scarsa accoglienza, dalla famiglia eterno ammortizzatore sociale italiano alle nuove povertà che colpiscono anche il lavoro dipendente. Le trasformazioni senza governo che fomentano le paure quotidiane. Con il manifesto, a tre euro
 

Salviamo Il Manifesto

NADiRinforma incontra Norma Rangeri: ci troviamo dinanzi alla crisi economica di un quotidiano come il Manifesto, crisi che rischia di determinarne la chiusura, questa chiacchierata con la direttrice Norma Rangeri è orientata a comprenderne le ragioni.

Come scrive Ugo Mattei: "é il momento di pensare davvero a come sarebbe l'edicola senza il manifesto... non sarebbe un impoverimento politico e culturale per tutti ?"


L'informazione non è forse un diritto umano? Come può essere sottoposta alle leggi del mercato?

Crediamo che la sopravvivenza del quotidiano sia nel potere di tutti noi,
cittadini partecipi ed impegnati nel processo di cambiamento di un sistema sociale decadente in ogni sua espressione. Crediamo che il nostro contributo possa passare attraverso la crisi di una sperimentazione sociale e politica, quale è il Manifesto, facendo riemergere ed attecchire di fatto ciò che tutti noi auspichiamo: vivere in una Comunità competente.

Il Manifesto, oltre ad essere un quotidiano, è un sistema "altro" di fare informazione, di lavorare in gruppo, è un canale ove potrebbe confluire la società civile organizzata.

Il Manifesto compirà 40 anni nel 2011, ha accumulato tante esperienze passando attraverso anni piuttosto impegnativi per il nostro Paese e noi crediamo che ora come ora, viste le condizioni nelle quali il nostro contesto sociale versa, sia indispensabile avere a disposizione uno strumento di informazione supportato dalla cooperazione, fuori dai partiti e soprattutto senza editore, quindi libero di informare.

Solo attraverso la partecipazione, la responsabilizzazione si può ambire alla
conquista della libertà e noi crediamo che in questo momento di difficoltà ci possa, anzi ci si debba mettere alla prova: salviamo il Manifesto

Visita il sito: www.ilmanifesto.it

I perché di una scelta difficile [il manifesto]

pubblicata da il manifesto il giorno venerdì 29 ottobre 2010

Cari lettori, il manifesto on-line non è più gratuito. E’  stata una scelta difficile, ne abbiamo discusso in redazione a lungo, ma non potevamo fare diversamente, almeno in questa fase. Sul sito i lettori hanno reagito con messaggi numerosi, divisi tra chi approva e chi dissente, ma quasi tutti affettuosi. Ci dite che comprendete il bivio in cui siamo. Alcuni messaggi colpiscono il cuore. E’ il caso di Giovanni, il compagno che va a leggere i giornali nella biblioteca comunale e ora si vede togliere la possibilità di avere, almeno il manifesto, gratuitamente on-line. Voglio anche citare la testimonianza dello studente disoccupato che guadagna 300 euro al mese. O il pensiero ragionevole di Marco, un lavoratore part-time con due figli, che è d’accordo con la nostra scelta e spiega che in fondo spendere un euro e trenta centesimi in edicola è poco più di un caffè o di qualche sigaretta e dunque, tutto sommato, un sacrificio accettabile. In parte è così, ma solo in parte perché anche rinunciare al caffè, quando si fanno i conti con pochi soldi al mese, non migliora la vita. Eppoi leggere il giornale al bar con il caffè non sarà la rivoluzione, ma rimane un ottimo modo di cominciare la giornata.Stiamo pagando la libertà di informazione a caro prezzo, al prezzo della nostra stessa sopravvivenza in edicola. Le poche settimane che corrono da oggi alla fine dell’anno, diranno se saremo riusciti a togliere i piedi dalle sabbie mobili che ci stanno inghiottendo. Noi e voi dobbiamo reagire con tutta la forza e l’intelligenza di cui siamo capaci. Grazie alla scelta di Tremonti di tagliare i fondi all’editoria abbiamo buone probabilità di non chiudere il bilancio annuale. Non basta rinunciare allo stipendio, non basta la cassa integrazione, non basta il lavoro gratuito dei nostri preziosi collaboratori. Con i risparmi non ce la facciamo, dobbiamo incassare molti soldi. Ecco perché non possiamo più offrire gratuitamente sul sito il giornale che vendiamo in edicola. Ci avete interpellato con messaggi numerosi, divisi tra chi approva e chi dissente, ma quasi tutti avete reagito con partecipazione. La maggioranza dei commenti testimonia una vicinanza "manifestina" e la promessa di comprarci. Chi aspettando la tredicesima per abbonarsi, chi promettendo di sostituire la gratuita visione davanti al computer con l’impegno di acquistarci almeno per due o tre volte la settimana.

Ci sono anche gli incavolati neri, che proprio non sopportano la chiusura di uno spazio di libera e integrale lettura. Sono quelli che interpretano la scelta di far pagare il giornale on-line come una contraddizione con la logica free della rete. Sono quelli preoccupati del fatto che togliere la gratuità possa isolarci, che insomma non solo non ci aiuterà ma ci toglierà contatti e dunque lettori. («Sbagliato! parola di professionista del settore web da 15 anni», come scrive Filippo). Per fortuna dopo l’amaro c’è il dolce, cioè l’augurio che, nonostante la decisione sbagliata, il giornale riesca a salvarsi dalla chiusura («Occhio, che se il manifesto chiude i battenti poi vi mancherà. E parecchio», Marcello).

C’è poi un aspetto, il rapporto tra giornale su carta e sito, che parla di una questione che riguarda uno snodo più generale. Non solo nostro e non solo relativamente alla situazione del mercato italiano, governato da un conflitto di interessi che ne ha sfigurato i connotati democratici. Si tratta di un passaggio globale, che ha prodotto la crisi (di crescita?) della carta stampata. Noi vorremmo poter impegnare il nostro futuro sia sul quotidiano di carta che su un mondo-web del manifesto, curato e organizzato meglio, con la possibilità di una piccola redazione dedicata. Siamo convinti che il sito vada potenziato, in modo particolare per un giornale come il nostro, forte di un legame stretto con il suo pubblico e dunque con quella agorà che si ritrova in rete. Ma anche per questo ci vogliono risorse, investimenti, soldi. E tempo. Esattamente tutto quello che ora non abbiamo.

<!-- ciao ciao--

  |   Norma Rangeri

di Rossana Rossanda e Luciana Castellina

Il 24 novembre del 1969 si riuniva a Roma in via Botteghe Oscure il Comitato centrale del Partito comunista italiano per radiare Aldo Natoli, Luigi Pintor e Rossana Rossanda. Natoli era stato un antifascista processato nel 1936 e poi dirigente della federazione romana; Pintor era il più brillante giornalista dell’Unità e Rossanda aveva diretto la sezione culturale del partito. «Radiati» voleva essere meno grave che «espulsi», come negli altri partiti comunisti, con l’accusa di tradimento o comunque di indegnità morale.

Noi eravamo accusati di aver costituito una «frazione»; in realtà non avevamo costituito nessuna frazione, non eravamo per nulla clandestini né avevamo cercato sotterranei contatti con altri gruppi di compagni; ma avevamo fatto forse di peggio: pubblicavamo dal giugno precedente un mensile di cultura politica che al primo numero aveva venduto oltre cinquantamila copie, era diretto da Lucio Magri e da me, e firmato da Luigi Pintor, Vittorio Foa, Ninetta Zandegiacomi, Daniel Singer, Enrica Collotti Pischel, Edgar Snow e K.S.Karol, Michele Rago e Lucio Colletti.
Ci era stato richiesto di chiuderlo o modificarne la direzione, e avevamo rifiutato. A quelle del Comitato Centrale seguirono la radiazione di Magri e Luciana Castellina, nonché di quelli che avevano diretto e firmato la rivista e dei membri di diverse federazioni che, quando la questione del manifesto era stata discussa, ci avevano appoggiato.
 
Il testo completo sull'inserto in edicola martedì 24 novembre, in omaggio con il manifesto
 
Alcuni articoli tratti dalla rivista il manifesto
 
n. 1 - giugno 1969  Cina, la rivoluzione culturale due anni dopo:
conversazione fra E. Snow e K.S. Karol     Pdf
 
n. 1 - giugno 1969  Maggioranza e opposizione, un dialogo senza avvenire
di Luigi Pintor    Pdf
 
n. 2/3 - luglio/agosto 1969 La rivoluzione teologica di Lidia Menapace  Pdf
 
n. 4 - settembre 1969  Praga è sola di Lucio Magri  Pdf
 
n. 4 - settembre 1969  Da Marx a Marx. Classe e partito. Una conversazione con Jean Paul Sartre di Rossana Rossanda  Pdf
 
n. 4 - settembre 1969 L'organizzazione comunista, strutture e metodi di direzione di Lucio Magri e Filippo Maone Pdf
 
n. 5/6 - ottobre/novembre 1969 Rapporto sulla Pirelli di Valentino Parlato Pdf
 
n. 1 - gennaio 1970 Il movimento dei delegati di Luciana Castellina Pdf
 
n. 2 - febbraio 1970 Delegati:verifica alla Marzotto di Ninetta Zandegiacomi Pdf
 
n. 3/4 - marzo/aprile 1970  Il blocco edilizio di Valentino Parlato Pdf
 
n. 5 - maggio 1970  Origini della rivoluzione culturale di  Aldo Natoli e Lisa Foa   Pdf
 
n. 6 - giugno 1970  Origini della rivoluzione culturale. 1958-1965: gli anni più difficili  di Aldo Natoli e Lisa Foa Pdf
 
n. 7/8 - luglio/agosto 1970 La rivoluzione culturale: dalle guardie rosse al IX congresso  di  Aldo Natoli e Lisa Foa Pdf
 
n. 9 - settembre 1970 - Tesi per il comunismo.
Pima parte  Pdf     Seconda parte  Pdf