NADiRinforma segnala: Bologna - Il caso del Circolo Iqbal Masih

 

NADiRinforma:
Il 14 novembre 2010 seguiamo la manifestazione dell'Iqbal Masih lungo via della Barca a Bologna. Mentre stiamo dietro al corteo proviamo a chiedere ai passanti cosa sappiano del circolo e che opinioni abbiano a riguardo...

 

 

NADiRinforma:
Il 23 Ottobre 2010 il circolo culturale Iqbal Masih ha festeggiato i suoi 27 anni di attività nel territorio della Barca, uno dei quartieri più popolari di Bologna. La proprietà che dà in affitto lo stabile vuole rientrare in possesso dei locali a partire dal 31 dicembre 2010, mentre si sta attendendo una decisione del Tribunale.

I soci del circolo si stanno mobilitando per rendere nota questa difficoltà e trovare un accordo che permetta di tenere aperto uno spazio che negli anni ha visto crescere culturalmente e politicamente numerosi ragazzi del quartiere. L'Iqbal è una realtà che da quasi un trentennio ha lavorato non solo con i giovani, ma ha aperto le porte a molti abitanti del quartiere e a chiunque volesse cercare uno spazio per svolgere le proprie attività ricreative.

 Il piccolo schiavo

Iqbal Masih è stato ucciso a 12 anni per aver avuto troppo coraggio dal Pakistan la sua storia è rimbalzata su tutti i giornali.
A soli 4 anni fu venduto a una fabbrica di tappeti dalla famiglia, per pagare i debiti. Fino all'età di dieci anni rimase incatenato ad un telaio.

Il padrone pretendeva diecimila nodi al giorno (un tappeto di cinque metri quadri ne richiede più di 620.000) anche a costo di farlo rimanere accucciato dodici o tredici ore ininterrotte a respirare pulviscolo di lana che danneggia i polmoni senza rimedio.
Tutto questo per una rupia al giorno (circa tre centesimi di euro).

Ma Iqbal si ribellò alla sua schiavitù ed a quella di altri otto milioni di bambini lavoratori nel solo Pakistan, scappa più volte dalla fabbrica-prigione e durante una fuga, conosce alcuni sostenitori del Fronte di Liberazione dal Lavoro Schiavizzato (BLLF in inglese). In quella manifestazione, che celebrava la Giornata della Libertà, spontaneamente Iqbal decise di raccontare la sua storia e la condizione di sofferenza degli altri bambini nella fabbrica di tappeti in cui lavorava così come quella di tanti altri, diventando paladino del Fronte di Liberazione dal Lavoro Forzato.
Per questo fu anche invitato all'estero in occasioni di convegni internazionali e gli furono attribuiti riconoscimenti come il premio Rebook per le denuncie sul lavoro minorile. In una di queste conferenze dichiarò la famosa frase secondo cui "Nessun bambino dovrebbe impugnare mai uno strumento di lavoro. Gli unici strumenti di lavoro che un bambino dovrebbe tenere in mano sono penne e matite", (Stoccolma 1994).

Un giorno, mentre giocava con il suo aquilone, la mafia dei tappeti gli ha sparato, uccidendolo, era il 16 aprile del 1995.
Il processo che vide imputati gli esecutori materiali dell'omicidio non chiarì del tutto i dettagli della vicenda, sebbene apparì certo che il suo assassinio fosse opera di sicari della locale "mafia dei tappeti".
La polizia pakistana, molto probabilmente collusa con tale mafia, scrisse sul verbale che molto probabilmente l'omicidio era da attribuire ad un diverbio tra il piccolo ed un adulto.

Per tutto questo pensiamo che Iqbal non vada dimenticato
circolo Iqbal Masih di Bologna

 

...Mi battero' per liberare me stesso e i miei compagni di sventura 
dalle catene in cui mi trovo.
Non solo quelle che colpiscono i bambini, ma anche gli adulti,
perche' non puo' esserci benessere per i bambinifinche' gli adulti saranno offesi e sfruttati.
Vi abbraccio, vostro Iqbal. 
(tratto dal testamento di Iqbal)