Sud del Mondo: Il Presidente Napolitano e gli obiettivi sulla salute

tratto da Unimondo.org - 11 Novembre 2010 di Fabio Pipiato

Giorgio Napolitano - Foto:Adnkronos«C'è una grande confusione, un grande buio, il vuoto sulle scelte e sulle priorità nella destinazione delle risorse pubbliche». Il capo dello Stato non usa mezzi termini verso le scelte effettuate da governo e Parlamento riguardo la vecchia Finanziaria. Giorgio Napolitano ha scelto il sessantesimo del Cuamm - medici con l'Africa per affermare che «abbiamo un debito pesante sulle spalle e dobbiamo contenere la spesa pubblica. Ma non dobbiamo tagliare tutto. L'arte della politica consiste proprio nel fare delle scelte». Continua « esiste un’imperativo della solidarietà, che è uno dei fondamenti della nostra Costituzione, un patto che ci lega come italiani». Ma quando si parla di questo imperativo «dobbiamo dire - aggiunge Napolitano - che noi stiamo derogando a quei doveri di solidarietà».

Insomma, Giorgio come Bono in sintesi denuncia che l’Italia si pone fuori dai grandi. Promette e non mantiene. Ma non basta. Anche il fondatore del Cuamm don Luigi Mazzuccato, nella sua lectio magistralis, centrata sul diritto alla salute come diritto umano inderogabile prima ed il Vescovo Mons. Antonio Mattiazzo (presidente onorario del Cuamm) poi hanno ricordato che “l'Italia è fra gli ultimi posti in Europa e nel mondo per quantità di risorse destinate agli aiuti allo sviluppo”. Un’onta non da poco. Dal canto suo il sindaco di Padova, Flavio Zanonato, ha ricordato che la carta costituzionale, all'articolo 2, riconosce i diritti umani e richiede la solidarietà politica, economica e sociale.

Chiude Napolitano sottolineando che la costituzione considera la solidarietà come un dovere inderogabile e affermato testualmente che "in questo momento i fatti da voi citati dimostrano che stiamo derogando dal mandato della Costituzione", aggiungendo che l'esiguità delle risorse in momenti di crisi come quello che stiamo vivendo non può essere considerato una giustificazione perché "se i tagli sono necessari non è necessario tagliare su tutto. E' preciso compito della politica fare delle scelte sulla base delle priorità. Mi pare invece che in questo momento in Italia, nella definizione delle priorità delle scelte di attribuzione delle risorse ci sia una grande confusione".

Dello stesso tenore l’intervento della direttrice della Direzione generale cooperazione per lo sviluppo della Farnesina, Elisabetta Belloni alla presentazione del rapporto sullo Sviluppo Umano, il giorno di celebrazione dell’Unità d’Italia: ''Auspico, e non posso fare altro, che l'Italia rifletta sui dati che il Rapporto UNDP ci mostra, e non perda la sfida di essere parte dei contesti collettivi, multilaterali ma non solo, dove vengono prese le decisioni che riguardano lo sviluppo''. Ha sottolineato l'importanza della partecipazione italiana alle politiche di sviluppo, scelta ''che risponde soltanto ad una esigenza solidaristica, ma anche agli interessi del Paese''. Ciascuno stato, ha detto Belloni, come chiesto anche dal Rapporto ''deve avere il coraggio di compiere determinate scelte, una responsabilità di origine politica su diverse componenti dello sviluppo da considerare prioritarie''.

Dopo la denuncia i contenuti. Questi ci vengono forniti in tempo reale da Trieste da Giorgio Tamburlini dell’Osservatorio Italiano Salute Globale. La dimensione salute, come é noto, è ben rappresentata negli MDG: tre di questi (4, 5 e 6) sono di competenza sanitaria e riguardano la salute di donne e bambini e la lotta alle pandemie, e un’altro (MDG 1) si riferisce alla nutrizione. Come non sfuggirà a chi ne scorre l’elenco, tutti gli aspetti dello sviluppo considerati dagli MDG giocano un ruolo fondamentale nel determinare lo stato di salute.

Restando nell’ambito degli obiettivi del millennio riguardanti direttamente la salute, il quadro della situazione non è soddisfacente: in generale,un progresso c’è stato, ma è lontano dall’essere sufficiente a raggiungere le mete prefissate.

La mortalità under 5 è scesa da 90 a 65 in 18 anni (1990-2008), quindi, di meno di un terzo contro i due terzi previsti. Ancor meno favorevole è la situazione relativa all’obiettivo 5, relativo alla salute materna. Era ancora più ambizioso (riduzione di tre-quarti entro il 2015), mentre sono circa 350.000 i decessi stimati per anno, con una riduzione, rispetto al 1990, difficile da quantificare per l’incertezza riguardo alle stime attuali ed ancor più riguardo a quelle passate.

Tuttavia, in ogni caso, anche utilizzando i dati più favorevoli, non supera il 25% . Quanto all’Aids, s’è arrestata la curva di crescita dei nuovi casi, ma si è lontanissimi dall’assicurare l’accesso alle cure a tutti color che ne hanno bisogno. Quel che più conta, secondo l’Osservatorio, è che vi sono enormi disparità anche nel progresso (che è stato significativo e “sufficiente” in America Latina, minore nel Sud-Est asiatico, e ancora minore, e in molti paesi nullo, nell’Africa subsahariana) sia tra paesi sia all’interno dei paesi. Anzi, le differenze tendono ad aumentare tra paesi ricchi e poveri, e tra ricchi e poveri all’interno di ciascun paese, come ben messo in rilievo dal rapporto UNICEF.Con qualche eccezione di rilievo: il Brasile, ad esempio, grazie a politiche di redistribuzione del reddito all’interno di una crescita sostenuta e a riforme progressive anche in campo sanitario, ha ridotto sensibilmente il gap tra ricchi e poveri, in relazione ad indicatori di mortalità “under 5” e malnutrizione.

Fabio Pipiato

fabio.pipinato@unimondo.org

 

 

Sommario