Sal & Inf - I Gruppi di Auto Mutuo Aiuto

 
di Massimo Serra
 
L’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, definisce l’Auto Mutuo Aiuto come:
”L’insieme di tutte le misure adottate da figure non professioniste per promuovere,mantenere o recuperare la salute,intesa come completo benessere fisico,psicologico e sociale di una determinata comunità”
I Gruppi AMA (Auto Mutuo Aiuto) sono considerati uno degli strumenti di maggiore interesse per ridare ai cittadini responsabilità e protagonismo, per umanizzare l’assistenza socio-sanitaria e migliorare il benessere della comunità.
 

E’ spesso più facile imparare da coloro i quali possiamo identificarci, poiché essi si trovano o si sono trovati nelle stesse circostanze in cui noi ci troviamo. Non ci sentiamo più così soli quando ci rendiamo conto che non siamo gli unici a provare certe difficoltà.
Uno scambio periodico e costante tra persone accomunate dallo stesso disagio non sostituisce certo un percorso terapeutico di competenza dei sanitari istituzionali o professionisti, ma costituisce un mezzo valido per assicurare un sostegno emotivo a tutti i partecipanti. Si può sostenere che i due tipi intervento si potenziano a vicenda.
I Gruppi AMA sono formati da persone alla pari che condividono un disagio comune e che si trovano periodicamente per potersi confrontare, aiutare, ascoltare e raggiungere determinati scopi attraverso il reciproco sostegno emotivo. Si impegnano per il proprio e l’altrui cambiamento promuovendo le reciproche potenzialità e risorse positive mediante il coinvolgimento personale e con la condivisione delle esperienze vissute.
Si tratta di offrire e offrirsi con l’opportunità di esplorare nuove risorse che consentono di guardare al proprio essere nel mondo in un’ottica di trasformazione, di crescita e di speranza.
I Gruppi AMA sono strutture di piccole dimensioni (8/10 persone) che si incontrano a cadenza settimane o quindicinale per una durata di circa 2 ore. Un facilitatore (chiamato anche helper) presente agli incontri, si mette a disposizione del gruppo e contribuisce, dando indicazioni ai membri, a facilitare la comunicazione tra i partecipanti. Il facilitatore è inglobato nel processo di cambiamento del gruppo, maturando con chi ve ne fa parte, un percorso di valorizzazione di sé e delle proprie capacità.
Le regole e la comunicazione all’interno del gruppo è di tipo orizzontale. Non ci sono modelli strutturati di comunicazione, ognuno può esprimere liberamente il proprio pensiero, rispettando gli altri e senza accentrare su di sé la discussione, il coinvolgimento è personale e ogni persona decide autonomamente se e come prendere parte al gruppo. Chiunque, uomo o donna senta la necessità di condividere un problema comune con altre persone può unirsi ad un Gruppo AMA. Ogni persona che entra a farne porta con sé la propria storia, le competenze che da tale esperienza derivano e decide di metterle a disposizione in una dinamica di scambio e di aiuto reciproco.Spesso le persone che per la prima volta si accostano ai Gruppi AMA hanno l’aspettativa che il gruppo risolva i loro problemi quasi per magia. In realtà quello che scoprono è un luogo dove poter dare e ricevere calore umano, disponibilità all’ascolto, amici, desiderio di condividere le esperienze di vita con la possibilità di abbattere quei muri che spesso quando si vive un disagio sembrano separarci dal mondo e dagli affetti.
 
Perché è utile partecipare ad un Gruppo AMA? Facilita l’espressione dei sentimenti, sviluppa la capacità di riflettere sul proprio modo di comportarsi, aumenta le capacità individuali nell’affrontare i problemi, aumenta la stima di sé e delle proprie abilità e risorse, si incontrano altre persone che vivono le stesse problematiche, si da e riceve aiuto, si entra in contatto con pluralità di vedute uscendo da una visione troppo rigida riguardo a comportamenti, idee, pensieri.
In Italia esistono a tutt’oggi molti Gruppi Ama (con il sostegno e la promozione delle locali Unità Sanitarie attraverso i Piani per la Salute), che si attivano anche per iniziativa di singole persone che ne hanno fatto parte e, che offrono gratuitamente e sull’attento rispetto della riservatezza, l’opportunità di ricevere sostegno emotivo attraverso la rottura dell’isolamento e la condivisione reciproca.
Ecco qui un elenco non certamente esaustivo di Gruppi AMA attivi sul territorio nazionale ma indicativo delle diverse aree tematiche che rappresentano una vera e propria risorsa sociale:
*Disordine alimentare
*Depressione
*Ansia e attacchi di panico
*Dipendenze
*Elaborazione del lutto
*Separati e divorziati
*Disagio psichico
*Disturbi affettivi
*Dializzati
*Donne operate al seno
*Familiari di disabili o malati cronici
*Menopausa
*Autostima

Fonti articolo

Agresta, Carocci “I gruppi di auto mutuo aiuto”
Silverman, Erickson “I gruppi di auto mutuo aiuto”
Donati P., Franco Angeli “Risposte alla crisi dello stato sociale”
Borkman T. (1990), Self help groups at the turning point: emerging egalitarism alliances with the formal health care system?, in “American journal of community psychology” XVIII,2,pp.321-332”
Massimo Cecchi (2005), “La metodica dell’auto aiuto nelle dipendenze e nella mutidimensionalità del disagio”,Fondo Nazionale Lotta
alla Droga
Citron M., Solomon P., Draine J. (1999), Self help groups for families of persons with mental illness: perceveid benefits of helpfulness, in “Community Mental Health Journal”, 35,1, pp.15-30”
Hurvitz N. (1974), Peer self-help psychotherapy group: psycotherapy without psychotherapist, in “ The sociology of psychotherapy”, R.B. Trice,New York
Riessmann F. (1965), The helper therapy principle in “Social Work”, 10,2, pp.27-32
Robinson D.., Henry S. (1977), Self help groups and health: mutual aid for modern problems, Martin Robinson,London
Schubert M:A., Borkman T.J. (1991),An organizational typology for self-help groups, in “American Journal of Community Psichology”,19,5, pp.769-787
Tracy G.S.,Gussow Z. (1976) Self help groups: a grass root response to a need for services, in “Journal of Applied Behavioral Science”, 12,3, pp.381-396
OMS,Organizzazione Mondiale della sanità, in “La carta di Ottawa per la promozione della salute” (1989)

Articolo a cura di Massimo Serra

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