MedicoNADiR - Missione socio-sanitaria a Mivo (Zaccaria) - 2

Le pulci di Zaccaria

La Tunga penetrans è una piccola pulce tropicale la cui femmina vive affondata nello spessore della cute dell'ospite. Il parassita è facilmente rinvenibile all'interno della cute e penetra nel suo spessore dai piedi. Suini, capre e cani fungono da serbatoio.

La femmina si nutre di sangue ed il suo addome, ripieno di uova, si arrotonda e si accresce sino ad assumere un aspetto globoso. Ne segue una lesione infiammatoria estremamente dolorosa e pruriginosa. Le uova vengono rilasciate attraverso un piccolo orifizio che si forma sulla parete del nodulo che accoglie il parassita.

L'infestazione si contrae camminando a piedi nudi su terreni contaminati e le lesioni, il più delle volte multiple, sono facilmente punto di ingresso per altri agenti patogeni, come il tetano o i miceti.

Per asportare il parassita si utilizza un ago sterile con il quale si allarga la zona di ingresso, spesso purulenta delle tunga, per riuscire ad operare pazientemente l'asportazione in toto della “cisti” globosa.

Una volta asportato il parassita con le sue uova occorre applicare prodotti ad attività adulticida e/o larvicida (esempio il benzile benzoato) e tenere al riparo con utilizzo di garze la zona colpita dall'infezione. Il trattamento va ripetuto per alcuni giorni cercando di operare contemporaneamente sull'ambiente che il paziente frequenta.

A tutt'oggi sono state descritte dieci specie del genere Tunga (Insecta, Siphonaptera) e due sono state osservate nel genere umano e nei principali animali domestici: T. penetrans e T. trimamillata. (“Su di una nuova specie di pulce penetrante nell'Ecuador e sulla tungiasi, problema di Sanità Pubblica in molti paesi in via di sviluppo – S.Pampiglione, M.Trentini, M.L.Fioravanti, G.Onore, F.Rivasi; Ann Ig 2003; 15: 747-742); viste le caratteristiche ambientali del Burundi e vista la difficoltà di intraprendere studi sul posto, mi è stato proposto di raccogliere campioni di pulci penetranti per potere valutare la possibilità di rilevare altre tipologie nell'uomo, oppure di confermare ciò che già si conosce.”

Alla richiesta la mia reazione è stata superficialmente (credo come per chiunque mastichi poco e male la parassitologia e conseguentemente reagisca sull'onda della sua ignoranza) caratterizzata dal sorriso: dovevo portare come souvenir dal Burundi delle pulci! Tutti coloro che hanno spartito con me la richiesta non hanno potuto trattenere le risate ……. Mama Daphrose credo stia ancora ridendo, in quanto come dice lei: “Almeno di quelle siamo ricchissimi!! La cosa importante è che non si sparga la voce che tu in qualche modo compri le pulci, perché rischieremmo di avere la ressa davanti al cancello dell'ospedale”.

Il sorriso che mi aveva accompagnato al pensiero di raccogliere pulci è immediatamente svanito alla vista dell'effetto devastante che questi minuscoli insetti provocano sulla cute dei soggetti infettati, soprattutto se quei soggetti sono bambini, come mi è capitato nel momento in cui ho osservato prima la deambulazione equina e poi i piedini di Zaccaria.

Zaccaria è un bimbo di 7 anni che vive in una minuscola casetta di fango e sterco vicino all'ospedale, vive con la mamma ed una sorella maggiore di età, è un bambino estremamente vivace, animato dalla curiosità e dall'intelligenza di chi deve ancora scoprire il mondo, di chi nei pochi anni di vita che ha avuto a disposizione ha già dovuto imparare ad arrangiarsi per sopravvivere.

I suoi occhi sono terribilmente penetranti, acuti, profondi; il sorriso dominato dal passaggio dalla prima dentizione a quella definitiva gli disegna sul volto un'espressione talmente simpatica da divenire irresistibile; se poi si aggiunge la carica affettiva che con grande sapienza sa esprimere ……… il risultato diventa un pensiero unico: “quel bambino me lo vorrei portare a casa, vorrei poterlo aiutare……… vorrei cambiargli il mondo perché potesse vivere come merita” ………. “A lui toglierò le pulci, lui mi darà quel materiale così prezioso per i nostri scienziati, lui verrà curato e almeno per qualche tempo potrà camminare e correre senza provare dolore e prurito………… in cambio gli comprerò le ciabattine, gli darò il sapone e tante, tantissime caramelle ……. Magari una maglietta……… però non ho magliette della taglia giusta, non importa, almeno può cambiare quella specie di straccio che chissà da quanto tempo e per quanto altro tempo ancora funge da abito”.

Mama Daphrose continua a ridere, non riesce a capire come quel ragazzino dall'aria furbetta mi abbia tanto colpito, dice che il mio lavoro è assolutamente inutile, se non per la mia ricerca, che comunque le pulci una volta tolte torneranno nel giro di un attimo, che lui continuerà a non portare le scarpe, a non lavarsi, e che nel giro di qualche settimane il mio lavoro sarà annullato completamente………….. può darsi, sicuramente ha ragione lei, però se anche solamente per una notte riuscirà a dormire senza dolore e prurito ai piedini, io sono felice, non è forse vero che il “tanto-tanto sta nel poco-poco” ?

Seguendo i consigli del prof. Pampiglione che mi aveva incaricato della raccolta-pulci, mi sono ben guardata dall'eseguire “l'intervento” seguendo solo le mie cognizioni teoriche e ho chiesto aiuto ad un signore del luogo di nome Diomede che lavora presso il cantiere; lui ridendo per l'insolita richiesta, con la sapienza che nasce dall'esperienza diretta, si è apprestato non senza orgoglio ad intervenire e ad insegnarmi. Io ho fatto “l'assistente”, gli ho procurato un secchio d'acqua, ho “sterilizzato” una spilla da balia e mi sono accovacciata di fianco a lui pronta a raccogliere le pulcettine nelle mie provette ripiene di alcool a 75°.

I piedi di Zaccaria erano un vivaio di pulci, ad ogni rigonfiamento grondante materiale purulento corrispondeva una cisti globosa piena di uova e della relativa pulce penetrante che con grande disinvoltura aveva trovato un habitat perfetto alla sua sopravvivenza e alla sua proliferazione.

Diomede, dopo avere accuratamente lavato la zona incriminata, ha iniziato ad aprire con molta delicatezza i rigonfiamenti, la punta dell'ago annaspava nella cute ……. Ecco, quello che prima sembrava un rigonfiamento, ora era una masserella globosa e biancastra contrassegnata da un puntino nero …… eccole le famose tunga! Con pazienza e mano ferma cerca di estrarre la formazione senza romperla, ci riesce e me la porge come un trofeo che io con un po' di soggezione faccio scivolare nella provetta.

La reazione di Zaccaria a quell'operazione sicuramente dolorosa mi ha scioccato: non una lacrima, non un lamento, anzi sguardi pieni di affetto e di riconoscenza! Il solo stare seduto sulla poltroncina sotto quel portico che tanto lo attrae e che usualmente vede dal di là della sbarra, gli da un'aria principesca, sembra che il solo fatto di godere di quel momento lo ripaghi e gli mitighi il dolore fisico che prova in quel momento.

Ripulite le estremità da tutti quei parassiti, mi metto all'opera io con garze e disinfettante: ammetto che mi sento orgogliosa! Il bimbo ha un piccolo sussulto al primo contatto con la garza imbevuta di benzile benzoato diluito accuratamente, poi si lascia andare ed assapora anche solo l'idea di essere curato: percepisco la sua gratitudine e la sua felicità, di rimando non posso esimermi da esprimere le stesse emozioni !

La medicazione è terminata: ora non è più a piedi nudi, ma gli ho approntato due “calzerotti” di garza e lui si sente un re, si dirige verso la sbarra e si riunisce ai ragazzini che da fuori lo osservavano forse un po' invidiosi del piccolo privilegio di cui aveva goduto e ……… mostra con orgoglio i calzari che denunciano l'interesse di una muganga, oltretutto muzungu, nei suoi confronti! L'appuntamento per la 2° medicazione lo fissiamo per il giorno successivo.

Appuntamento al quale arriva con qualche ora di anticipo: è piacevole sentirsi attesi ed essere un pochino coccolati!

Ogni giorno la sua deambulazione migliorava, sino a che tolte le garze e sostituite con le ciabattine che avevo comprato al mercato di Ngozi, finalmente lo vedo correre poggiando completamente le piante dei piedi al suolo: che soddisfazione! Durerà un giorno ? una settimana ? duri quel che vuole, ma ora non zoppica più e non dimenticherò mai quegli sguardi carichi di gratitudine che da quel momento non mi hanno più abbandonato ……. Se non al momento della mia partenza, quando si sono trasformati in espressione di grande tristezza …….. in quel momento i suoi occhi vivaci si sono riempiti di lacrime: il dolore fisico lo si supera, anzi non lo si sente neppure, ma ……… il bambino è uscito al momento della separazione! Te lo prometto caro Zaccaria: tornerò e molto presto!! (ndr: diario)

"Caro Zaccaria,

ti invio queste righe per spiegarti il mio comportamento … l'avrai trovato molto strano, mi dispiace, mi dispiace davvero se tu credi che io sia diventata cattiva con te e con gli altri bambini della collina.

Vi ho pensato tanto, ho parlato di voi ai miei pazienti … tanto da farli innamorare di voi, delle vostre storie, del vostro destino …. Ho conservato vivo nel cuore questa collina e la sua gente meravigliosa … per tutti questi mesi che ci hanno tenuti separati.

Ho sognato di tornare, di abbracciarvi, di potervi aiutare seppur nel mio piccolo… invece . Quando sono arrivata, pochi giorni fa … mi si è spezzato il cuore: che cosa ti hanno insegnato caro piccolo Zac ? a mendicare ? credi forse che chiedendo delle cose cambierai in meglio la tua vita ?

Stai attento, caro Zac! Non è la strada giusta!

Stai attento ai bianchi!

Stai attento a coloro che con le loro pance tronfie arrivano alla collina e si mostrano generosi regalando magliette, palloni o caramelle!

Non credere alle apparenze!

Non guardare al di là di quel muro che, ahimé, circonda l'ospedale come ad un luogo di gioia, di benessere … È solo una delle tante illusioni che vogliono regalarvi: costa poco regalare illusioni, costa poco regalare rifiuti, costa poco lavarsi la coscienza!

I bianchi vivono di illusioni, hanno perso il valore della vita, credono di potere comprare anche il Paradiso... ma, sbagliano!

Attento Zac, non farti imbrogliare dalle promesse!

Credi in te stesso, nella tua gente … lavora, studia per migliorare le condizioni di vita della tua gente, non lasciarti abbindolare dall'illusione della ricchezza, del potere ... lasciale ai bianchi, loro, poveretti, hanno solo quello!!

Non credere che la felicità sia in queste cose!

Studia … studia e non bistrattare o disconoscere la cultura della tua terra … non pensare MAI di essere inferiore ai bianchi.

Non credere che quella dei bianchi sia la cultura dominante, che loro abbiano davvero capito come è meglio vivere!

Se continuerai a studiare diventerai un uomo colto, capace di scegliere con la tua testa e capirai come e chi ti sta imbrogliando … allora, e solo allora, potrai imboccare la strada della tua felicità!

Allora troverai il coraggio di lottare per te e per chi ami.

Ti faccio tanti auguri, spero che tu possa vivere una vita felice. Io non credo che tornerò più a Mivo … ho capito, ho visto e sentito tante cose che non mi piacciono e verso le quali non ho "armi", mi sento impotente.

Un giorno, sono sicura, le capirai anche tu e, se avrai conservato questa lettera, sorridendo trionfante ricorderai quella vecchia muganga muzungu che non ti ha voluto regalare magliette, ma solo qualche consiglio … ma ,davvero con tutto il cuore!

Luisa"

>>> L'Ospedale di Mivo

 

 

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