MedicoNADiR - Missione socio-sanitaria a Mivo (la formazione, i bimbi del letame, la storia di Jean, l'incendio) - 4

La formazione
“Sabato 31 luglio

Oggi Mama Daphrose inizierà il corso di formazione per coloro che diverranno “ausiliari” in ospedale. Ieri, a fine giornata di lavoro, dopo avere stilato un elenco di meritevoli (anche solamente la prospettiva di potere avere un posto di lavoro è una gioia incommensurabile) destinati ad entrare nel gruppo formazione, Daphrose si è diretta insieme a me alla casa delle suore in costruzione ove usualmente gli operai si radunano per l'appello di uscita.

Erano là, tutti in piedi, composti come tanti soldatini e al nostro sopraggiungere hanno avuto un sussulto ….. quando, poi, Mama Daphrose ha cominciato a chiamarli seguendo l'elenco precedentemente preparato, ho visto dipingersi sul loro volto un misto di paura e di sorpresa: li avrebbero licenziati ? avevano combinato qualcosa di sbagliato ? perdere un lavoro da queste parti è una tragedia!!

Daphrose li ha poi inviati alla casa dei volontari per potere parlare loro, conclusosi l'appello li abbiamo visti arrivare con aria mesta, oramai già pronti ad affrontare il peggio. Finalmente ecco le motivazioni di quella strana convocazione…. a mano, a mano che la suora parlava i loro volti si distendevano in un sorriso carico di speranza … L'ospedale sta già dando i suoi frutti: posti di lavoro, famiglie che avranno assicurato cibo e sapone!

Sto aspettando, scrivendo seduta al mio, oramai, solito posto sotto il porticato, avvolta dai soliti rumori provenienti dall'incessante lavoro del cantiere, immersa nel solito tiepido sole del mattino … di diverso però c'è qualcosa: al di là della sbarra che io chiamo “il muro di Berlino”, stamane non ci sono i ragazzini, ma i futuri ausiliari: sono puliti, ben vestiti, le loro voci sono allegre, sembrano giovinetti davanti all'ingresso del liceo. “ (ndr: tutte le parti scritte in corsivo sono tratte dal diario compilato sul posto dalla Dott. Luisa Barbieri)

Nei giorni di permanenza a Mivo abbiamo iniziato il 1° progetto di formazione destinato ai futuri ausiliari, il progetto viene supportato economicamente dalla Fondazione Sipec che si pone come scopo primario la promozione e l'attuazione di iniziative di educazione, studio, ricerca, progettazione e gestione, finalizzate allo sviluppo umano, sociale ed economico di persone, gruppi sociali ed aree territoriali che si trovano in condizioni di sottosviluppo, disagio, emarginazione o comunque in uno stato di inferiorità sociale ed economica ( www.soci.unimondo.org/ong/SIPEC.html ).
 

 

 

 

 

 

 

 

 

Suor Daphrose ha scelto tra i manovali da lei reputati maggiormente meritevoli che in questi ultimi anni si sono impegnati nella costruzione dell'ospedale. Secondo lei la scelta indirizzata a queste persone è giustificata dal fatto che già le conosce in ambito lavorativo (onestà, volontà di apprendere, capacità) ed inoltre vorrebbe dare una continuità ed una sorta di sicurezza economica alle famiglie cui questi individui fanno capo, inoltre essendo parte dello staff operativo che ha visto sorgere dal nulla la struttura pensa che il senso di appartenenza possa giocare a favore di un maggiore impegno sia nell'apprendere che nel proseguire l'attività ad ospedale avviato.

Il corso è iniziato il 31 luglio '04 e nell'ambito del primo incontro Suor Daphrose ha spiegato ai candidati gli scopi del corso, le modalità di conduzione, le possibili difficoltà che gli allievi potranno incontrare, le possibilità concrete di impiego futuro a lungo termine e l'essenza del lavoro che dovranno affrontare.

Ha poi suddiviso il gruppo composto da 27 individui in 2 sottogruppi in base al grado di alfabetizzazione (20 a 7) in quanto alla maggior parte degli allievi occorrerà insegnare anche a leggere e scrivere, mentre ai pochi alfabetizzati si procederà con l'insegnamento del francese e si entrerà molto rapidamente nella divulgazione pratica del lavoro che li aspetta.

Io ho partecipato alle prime due lezioni in veste di “assistente” e non sono in grado di comunicare l'enorme valanga di emozioni provate nel vedere questo gruppo di uomini che in fila come scolaretti, con i visi raggianti e allo stesso tempo spaventati, entravano nell'aula per dare un nuovo corso alla loro vita: per quegli uomini questa opportunità è irripetibile e potrà offrire loro la possibilità di evolvere culturalmente e socialmente offrendo un minimo di sicurezza e di cognizioni anche alle loro famiglie!

 

È duro, emotivamente parlando, assistere all'imbarazzo miscelato a quell'orgoglio che caratterizza il popolo burundese nei volti e negli sguardi di quegli uomini che forse non avevano mai toccato una penna ed un quaderno, che mai si erano seduti su di un banco di scuola ( facciamo mente locale sull'apertura al cambiamento, alla voglia di crescere che alimenta la dignità del popolo burundese) … ma che soddisfazione riuscire a scrivere quelle prime lettere dell'alfabeto che diventeranno le fondamenta della loro crescita!

L'ospedale poggiato sulle potenti “spalle” della nostra Mama Daphrose ha già iniziato il suo percorso … questo è indubbio!

I bimbi del letame (diario)

“Un sacco di letame in cambio di un quaderno, un pezzo di sapone e 1 caramella.

Sacchi di letame più pesanti di quei bambini che puntualmente si presentano ogni mattina davanti alla sbarra, sacchi trasportati a fatica con la dignità di chi sta lavorando, di chi sta guadagnando la sua modesta “paga”.

Sento il cuore sbriciolarsi, mi sale un groppo in gola alla loro vista, devo ricacciare indietro quelle lacrime, poi fuggo dietro ad un angolo per dare libero sfogo al pianto.

Un pianto di rabbia, impotenza, vorrei urlare, ma mi devo nascondere per non sentirmi stupida, perché questa è la normalità e se voglio rimanere devo farla mia, capirla sino a comprenderla, se non condividerla.

Se davvero volessi tentare di cambiare il sistema non ho altro mezzo che entrare nel sistema, in altro modo sarebbe come tentare di spostare con violenza un equilibrio che, malgrado tutto, esiste.

Per me è molto più duro vedere questi bambini sporchi, pieni di pulci penetranti, con abiti strappati che scartano le caramelle con le mani sporche di letame, che mi guardano come se fossi una benefattrice aspettando, per avvicinarsi, solo un segnale, come se potessi in un attimo cambiare questo sporco mondo, che non assistere gli ammalati al dispensario, dove riesco ad entrare nel mio ruolo di medico e concentrandomi sulla patologia allontano le emozioni inondanti e devastanti che non si possono non percepire dinanzi a questo disastro umano.

In questo momento mi sento inutile, incapace …. sento la mia pancia piena, troppo piena, sono comodamente seduta sotto il porticato della casa dei volontari e là…. dietro quella sbarra che li tiene lontani e che divide il mondo, ci sono loro … mi osservano, sono attentissimi ad ogni mio spostamento perché potrebbe essere diretto verso di loro.

Mi chiamano, conoscono già e molto bene il mio nome: “Muganga Luisa! … imbombo muganga.imbombo!” (dottore Luisa … caramelle dottore, caramelle!)… non posso girare la testa verso di loro anche se l'impulso mi spingerebbe a correre verso di loro.

Li vorrei prendere in braccio uno ad uno, li coccolerei, li laverei, li rivestirei, li nutrirei, ma ………. Quale insegnamento sarebbe ? che aiuto sarebbe ? che illusione rischierei di indurre ? riuscirei solamente ad insegnare quanto sia “fruttuoso” l'accattonaggio, farei il loro male perché solo attraverso la cognizione della conquista e del senso di responsabilità si cresce (e i miei pazienti in Italia insegnano, visto che questo è il loro male).

Devo rispondere, mio malgrado,: “Ni fissa imbombo” (ho finito le caramelle) e loro se ne vanno … per poco tempo, so già che tra poche ore saranno di nuovo lì ad osservarmi, a cercare di destare la mia attenzione sperando in un gesto orientato all'avvicinamento, in un dono.

In questa terra che per alcuni aspetti sembra dimenticata da Dio, per altri si percepisce così forte la presenza spirituale da rimanere senza fiato!

Il clima è ottimo: mai troppo caldo, mai troppo freddo. Il cielo sembra più vicino, persino la luna sembra diversa…. la vegetazione è rigogliosa, emerge dalla terra rossa con la forza del verde più intenso che abbia mai visto!

Gli operai impegnati nella costruzione
della cisterna per l'acqua che servirà l'ospedale
 
Gli operai del cantiere dell'ospedale lavorano senza sosta, portano in testa pietre pesantissime, scavano enormi buche solo con l'ausilio di una pala, saldano senza utilizzare guanti e/o mascherine di protezione, si sentono le loro voci cantilenanti alla melodia del kirundi inframmezzate dai colpi di piccone: stanno costruendo la grande cisterna che raccoglierà l'acqua che servirà l'ospedale.

La costruzione procede a ritmo serrato … loro si sentono dei privilegiati: hanno un salario (1/3 di € al giorno per un manovale e 80 cent. per un muratore) e le loro famiglie possono mangiare.

Eccoli di nuovo ... le vocine che con insistenza mi chiedono caramelle ... o un po' di attenzione ... Sono di nuovo lì … anzi là fuori, dietro quella sbarra che spacca il mio mondo in due. Cosa posso fare ? fingo di non sentire ed entro in casa … cerco Mama Daphrose … Fingo di non averli visti: è talmente normale per loro non essere considerati!

Come al solito un piccolo gruppo di ragazzini è arrivato con il letame: tutto nella norma… grandi sacchi, addomi globosi, piedi nudi di piccoli uomini che i trascinano pesanti carichi. Mama Daphrose valuta i sacchi, concorda la retribuzione e via ... verso la buca di raccolta dove scaricano il loro prezioso materiale … diamo loro ciò che è stato concordato e sino a qui nulla di strano, ciò che mi colpisce è che al di là della sbarra si è formato un folto gruppo e coloro che hanno guadagnato escono dalla recinzione con il loro bottino ben stretto tra le mani, ma … si fermano, parlano, ridono e … spezzano coi denti le caramelle che già stavano succhiando per distribuirle a chi non aveva avuto niente!

Mi è salito un tale groppo in gola, un'onda di tristezza mista a rabbia ed ammirazione si è impossessata di me e mi sono sentita catapultare verso il retro della casa dove ho trovato un riparo e lì ho potuto dare sfogo a tutte le mie lacrime. Quanti dei nostri bambini avrebbero espresso una tale generosità, umanità… Quanto coraggio possiede questa gente ?”

La storia di Jean (diario)

 

 

 

 

 

 

Jean è un bambino di 12 anni di età, orfano, che solo da un anno sta frequentando la scuola con l'aiuto economico di una famiglia di Desenzano che già tanto sta facendo per l'ospedale ed è inserita nel gruppo dei volontari di Maria Belleri.

La sua mamma non l'ha mai conosciuta e il papà è morto circa un anno fa per mano di un fratellastro che ambiva a possedere un minuscolo pezzetto di terreno di proprietà del padre; all'omicidio ampiamente riconosciuto da tutti e conclamatamene dichiarato dall'esecutore non è seguito nessun tipo di punizione da parte delle autorità di polizia … sembra che funzioni così! Da queste parti la legge è una vaga accozzaglia di privilegi per i pochi e nessun interesse per i tanti!

Mama Daphrose mi chiede se posso dedicare ogni giorno un po'' del mio tempo a Jean, perché sembra incontrare parecchie difficoltà con l'aritmetica, mi presto volentieri, anche se scopro che il metodo di insegnamento è completamente diverso dal nostro, cerco di adattarmi ed ogni giorno nel tardo pomeriggio ci incontriamo per svolgere insieme la nostra “lezione” : all'inizio Jean è spaventatissimo, tanto da faticare a scrivere i numeri, poi capisce che non sono un'insegnante severa e che ho solamente voglia di dargli una mano … si rilassa e devo dire che è proprio bravino, ben educato, ossequioso e puntualissimo alla lezione!

È un bambino caratterizzato da uno sguardo talmente triste da spezzare il cuore più duro: la vita l'ha già messo alla prova un po' troppe volte! Mio marito non riesce ad accettare tanta tristezza in un bambino di quell'età, anche se da queste parti a 12 anni si è già adulti… gli si affeziona tanto e si fa coinvolgere emotivamente sino al punto di parlare con insistenza di quel piccolo cercando una soluzione che non c'è per ogni necessità che intravede.

Una mattina mio marito rientra in ospedale in preda ad un'angoscia indescrivibile: “Luisa, Luisa vieni presto, Jean sta male…. È accovacciato dinanzi ad un piccolo fuoco davanti a casa, sta tremando… gli ho sentito la fronte e secondo me ha una febbre da cavallo, ti prego, vieni a vederlo” , ovviamente non metto tempo in mezzo e vado: aveva 40°C di febbre, nausea e solo al tentativo di dargli un po' di paracetamolo per tentare di abbassargli la febbre, vomita.

L'espressione di quegli occhioni ora non è solo triste, è anche piena di paura: è malato, solo, cosa farà ?

Mi consulto con Daphrose e lei molto serenamente mi dice che verisimilmente sarà malaria, nessuna preoccupazione, Jean è grande … è normale. “Normale…. un bel fico secco”, dico io… “bisogna portarlo al dispensario, dobbiamo fare la “goccia spessa” per fare diagnosi e poi procurarci almeno un po' di chinino; qua in ospedale non abbiamo nemmeno uno straccio di microscopio, non abbiamo vetrini, devo andare dalle suore del dispensario” … “non ti preoccupare, è grande, fa da solo!” mi viene detto con serenità , “è grande ? ma se ha 12 anni …. Come può fare da solo! Non lo vedi che non sta in piedi ?! e i soldi per pagare l'esame di laboratorio e le medicine ? “ … non ascolto più nessuno, prendo per mano Jean ed insieme a mio marito vado giù al dispensario: il bimbo mi segue senza vitalità, si trascina, ma non vuole assolutamente essere sorretto.

Al dispensario parlo con le suore di Bene Teresa che già mi conoscono per via della mia frequentazione, facciamo l'esame e riaccompagno a casa Jean che con aria terrorizzata continua a ripetere:”Oia alaria, oia malaria” (no malaria), cerco di rassicurarlo, ma conosco già il responso che avrò dopo poche ore .

Nel primo pomeriggio mi catapulto di nuovo al dispensario che intanto è inondato da una ressa spaventosa per le vaccinazioni antimeningococciche (si è sviluppato un focolaio di meningite a pochi chilometri da qui), cerco la suora e insieme andiamo a guardare quel vetrino di cui tutte e due sapevamo già il responso: quelle maledette “mezze lune” rosse che denunciano malaria da falciparum erano presenti in gran parte del campo di osservazione, prendo il chinino e rientro … come glielo dico adesso ? Il cuore mi batte all'impazzata: c'è una bella differenza tra osservare un vetrino positivo alla falciparum di chissà chi, in un laboratorio qualunque durante un corso di preparazione alla medicina tropicale e …. Vedere la positività nel sangue di un individuo a cui vuoi bene!! Non è più solo l'interesse scientifico del sapere identificare e definire un tipo di malaria, questa è la vita di un bambino che chissà mai se ne ha già assaporato anche solo l‘idea, visto il passato e …. che futuro lo sta aspettando ?

Mio marito mi suggerisce di intentare un piccolo imbroglio: “non c'è bisogno che lui lo sappia, l'importante è che venga curato! Perché spaventarlo di più?!” e così abbiamo fatto, non so se è stata la decisione giusta, ma è ciò che istintivamente abbiamo fatto, ora Jean è nelle mani di Suor Daphrose e di Albino … e in quelle di Dio se rivolgerà uno sguardo per un attimo anche da quella parte!

L'incendio (diario)

“Stiamo assaporando la frescura della sera, chiacchieriamo allegramente, discutiamo sul da farsi: domani, post domani e … su ciò che abbiamo fatto oggi.

Alzo lo sguardo al di là del muro di cinta dell'ospedale e vedo un bagliore di dimensioni smisurate … cos'è ? cosa sarà mai successo ? lo vedete anche voi ? … sento delle urla straziate ... cerco di destare l'attenzione dei miei compagni di avventura.

È un incendio, probabilmente sta bruciando una casa, qua succede spesso, basta una scintilla, la gente accende il fuoco per cucinare e come ben sai le case sono di paglia, basta poco! È normale!!

Normale ? per me non è normale! Io voglio andare ad aiutare… corriamo, andiamo a vedere se possiamo magari fare qualcosa …

Vuoi chiamare i pompieri ? qui non esistono! Vuoi aiutare a spegnere ? e come ?

Ma non c'è l'acqua della fontana ? sì e con cosa la porti ? l'unica cosa che si può fare è piangere con chi aggiunge miseria a miseria, con chi sta perdendo la casa e tutti i suoi poveri averi… vuoi fare questo ?

Qua da noi la gente spegne gli incendi con le lacrime… altro non può fare … È così, la normalità è questa, non ci sono alternative!

Mi pervade una rabbia incontrollabile: io non voglio che per me diventi normale, io non posso permettere al mio cuore e alla mia mente di accettare questi insulti all'umanità!

Capisco benissimo che le possibilità per portare aiuto concreto non esistono, capisco benissimo ciò che mi viene detto, ma …. Non voglio che il mio cuore si abitui anche a questo!

Le fiamme si levano sempre più alte nel cielo, sembra che si incendi anche quello, le urla sono sempre più disperate… La gente corre, io esco dal nostro “rifugio dorato” sollevando la sbarra e cerco di capire da dove proviene il bagliore, non riesco a capire … sembra vicinissimo e allo stesso tempo lontanissimo.

Mi trascino anche gli altri, l'odore acre del rogo ci colpisce le narici … passa un uomo e in kirundi al nostro domandare che cosa è successo, perché quell'odore così intenso, quello dice ridendo: “è la puzza degli spiriti maligni della casa che sta bruciando” …

Rientro a capo chino, sono arrabbiata, disgustata ed abbattuta, ma ho capito!”

 

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