MedicoNADiR - Missione socio-sanitaria a Mivo (gli aiuti) - 5

 

Nello scegliere la strada della CARITA', della GIUSTIZIA, della PACE,  vi sono alcuni personaggi che rappresentano per  il vissuto di ogni uomo, cristiano e non cristiano, delle figure esemplari, dei punti di riferimento. Questi grandi uomini e donne hanno già percorso il sentiero che li ha portati verso l'altro, verso il povero, verso (per quelli di loro che erano cristiani) CRISTO.

“Il mio Dio è nei visi sorridenti dei bambini, nelle loro pance gonfie ove i parassiti si “divertono” a vivere al meglio e a replicarsi, nei loro piedini martoriati dalle piaghe provocate dalle tunga, in quegli stracci sporchi e maleodoranti ove i buchi prevalgono rispetto alla stoffa che fungono da abiti …

Il mio Dio è nelle povere case costruite con i mattoni di sterco e di argilla, nei saluti calorosi della gente, nella loro curiosità, nella loro voglia di comunicare, nella loro voglia di cambiare … nei campi coltivati a fagioli e patate dolci irrigati da putridi ed infettanti canali di scolo ove proliferano zanzare anofeli e dai quali la gente attinge l'acqua che poi berrà o con la quale tenterà di lavarsi.

È nella fatica dipinta sul volto degli uomini che spingono vecchie biciclette stracariche di sacchi di cibo da portare al mercato di Ngozi… nei canti e nelle danze … nella Messa della domenica mattina ove la spiritualità diventa palpabile nella folla colorata e festante che disegna un mondo diverso nella piazza antistante la Chiesa che riempie il cuore e la mente quando si esce dalla Messa nei grandi occhi pieni di speranze in un giorno migliore!” (ndr: diario)

“In quel tempo Gesù disse ancora: Ti ringrazio, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli astuti e le hai rivelate agli umili. Sì, Padre, perché così ti è piaciuto. Tutto mi è stato dato dal Padre mio e nessuno conosce il Figlio all'infuori del Padre, e nessuno conosce il Padre se non il figlio e colui al quale il Figlio lo avrà voluto rivelare.

Venite a me voi tutti che siete affaticati ed oppressi ed io vi ristorerò. Prendete su di voi il mio giogo ed imparate da me, che sono mite ed umile di cuore e troverete la pace per le vostre anime. Il mio giogo infatti è soave e il mio peso leggero” (Matteo cap. XII – 25-30).

“Allora Gesù parlò alle moltitudini e ai suoi discepoli dicendo: Sopra la cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi ed i farisei, perciò fate ed osservate tutto quello che vi dicono, ma non imitate le loro opere, poiché essi dicono, ma non fanno. Accumulano pesi gravi ed intollerabili sulle spalle degli uomini, ma essi non li toccano nemmeno con un dito.

Essi compiono tutte le loro azioni per essere visti dagli uomini; portano infatti le filatterie più larghe e le frange della veste più lunghe, amano i primi posti nei banchetti e i primi seggi nelle sinagoghe, desiderano essere salutati nelle piazze e essere chiamati maestri. Ma voi non vogliate essere chiamati maestri, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. Non chiamate nessuno padre, sulla terra, poiché l'unico vostro Padre è quello che è nei cieli. Né fatevi chiamare maestri, perché uno solo è il vostro maestro; il Cristo.

Chi sarà maggiore tra voi, sarà vostro servo; chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato.

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché chiudete il regno dei cieli in faccia agli uomini: non vi entrate voi e non vi lasciate entrare gli altri.

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché mangiate le case delle vedove e ostentate lunghe orazioni: per questo sarete più severamente giudicati.

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che girate la terra e il mare per fare anche un solo proselita e quando lo avete fatto lo rendete meritevole della geenna il doppio di voi.

Guai a voi, guide cieche che dite: se uno giura per il tempio non è nulla, ma se giura per l'oro del tempio è legato al suo giuramento.

Stolti e ciechi: cosa vale di più l'oro o il tempio che santifica l'oro ?

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti: che pagate la decima della menta, dell'aneto e del cumino e trascurate le cose essenziali della legge, cioè la giustizia, la misericordia, la lealtà. Queste cose bisognava fare senza omettere quelle.

Guide di ciechi, che colate il moscerino e inghiottite il cammello.

Guai a voi, scribi e farisei, che mondate l'esterno del bicchiere e del piatto e di dentro siete pieni di rapina e d'immondezza.

Fariseo cieco, purifica prima l'interno del bicchiere e del piatto, perché anche l'esterno diventi mondo.

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché siete simili a sepolcri imbiancati, che al di fuori appariscono belli agli uomini, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. Così anche voi al di fuori siete pieni di ipocrisia e di malvagità.

… (Matteo cap. XXIII; 1-27)”

“Il re dirà loro: in verità vi dico: ogni volta che faceste tutto questo ad uno dei più piccoli di questi miei fratelli, lo faceste a me. (Matteo cap. XXV; 40)”

“Guai a voi, Farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e le riverenze nelle piazze. Guai a voi, che siete sepolcri, che non si vedono e gli uomini vi camminano sopra senza accorgersene. (Luca cap. XI; 43-44)

“Il mio Dio lo riconosco nella lettura del Vangelo e su quello faccio atto di fede, questo è tutto ciò che riesco a comprendere e mi sforzo di applicare nei limiti delle mie modeste capacità umane.” (ndr: diario)

Foto di Alex Zanotelli

Gesù da dove salta fuori? Salta fuori in questa Galilea, oppressa dall'imperialismo romano legata all'imperialismo del tempio, dell'aristocrazia sacerdotale che schiaccia la gente, per cui cominciamo a capire veramente i meccanismi di indebitamento, perché - la tassazione imposta produceva debiti enormi, usura, la vendita delle proprie piccole terre, il latifondo, infine la schiavitù. In questo contesto Gesù e' stato speranza della poveraglia, dei maledetti della storia, e assumerà questa speranza rilanciando il sogno di Mosè: un'economia di eguaglianza espressa in quel pane spezzato. E' il cuore di Gesù, il pane, non solo perché ha celebrato l'ultima cena ma perché e' il cuore di tutto il suo lavorio delle piccole comunità, dove metteva insieme una prostituta con un ebreo, con un pubblicano, con un samaritano. Era inconcepibile che un ebreo spezzasse il pane con un lebbroso, e' questa la novità di Gesù; radicale. Non e' mica un caso che Gesù va a Gerusalemme. Ci e' andato solo una volta ed è stata una grande marcia dalla Galilea nel cuore del sistema per lanciare il grido dei poveri in fondo a quel cuore.” (Padre Alex Zanotelli – 1998)

Gli aiuti

In questi ultimi 3 anni Suor Daphrose e Maria Belleri hanno cercato aiuti da parte di associazioni e di privati per avviare la costruzione dell'ospedale di Mivo, il loro estenuante lavoro di ricerca e di continua proposizione ha sortito parecchi risultati, infatti si possono cominciare a definire e contare le persone e le associazioni che in un modo o nell'altro hanno e continuano, in tanti casi, ad aiutare perché si possa realizzare la struttura.

Maria Belleri è riuscita a sensibilizzare parecchi cittadini del bresciano che fanno capo alla Diocesi e da anni li ha impegnati e nella raccolta di fondi, di materiale utile alla costruzione della struttura e nell'azione di volontariato sul posto.

La Fondazione “Aiutare i bambini” di Milano si è impegnata donando fondi destinati alla costruzione del reparto di maternità dell'ospedale di Mivo.

La Fondazione Sipec di Brescia sta promovendo i corsi di formazione che verranno proposti all'interno della struttura ospedaliera.

Don Francesco Ciampanelli (Diocesano della Parrocchia di Nyamurenza) con l'aiuto dei confratelli di Novara sta sovvenzionando la costruzione del blocco operatorio, dell'acquedotto e della casa delle suore.

Il Parroco di Loiano (Bologna) che ha contribuito raccogliendo fondi da donare alla Congregazione delle Suore di Bene Mariya come contributo alla costruzione della struttura ospedaliera.

Don Manuele di Udine ha raccolto materiale sanitario che ha poi inviato a Mivo.

Il Gruppo Missionario di Rose Gaffero (Verona) ha contribuito con donazioni in denaro.

Il Reparto di Cardiologia del Policlinico Sant'Orsola di Bologna ha contribuito con donazioni in denaro.

La nostra associazione ha raccolto fondi che sono stati prontamente convertiti in farmaci che io e mio marito abbiamo portato a Mivo in questo nostro primo viaggio destinato a trasformarsi in missione umanitaria di interscambio (vedi punto 7 e punto 8 degli obiettivi dell'ospedale di Mivo) .

Ringraziamo i soci e coloro che hanno partecipato alla raccolta fondi destinata al progetto “Nadir in Burundi” in memoria di Giovanni Benati (padre della collega Dott.ssa Oretta Benati) che con il loro contributo ci hanno permesso di acquistare un adeguato quantitativo di farmaci indispensabili alla popolazione di Mivo e contiamo sulla possibilità di potere proseguire in questo senso magari con il supporto degli adeguati e tanto auspicati riconoscimenti ufficiali ed istituzionali.

La nostra associazione medica si sta inserendo nel programma sanitario dell'ospedale di Mivo contando sulla possibilità di portare aiuti sia di tipo tecnico (opera di personale sanitario), sia di tipo economico sul posto, avvalendosi dei medici volontari che già prestano la loro opera sul nostro territorio. Intende, inoltre, proseguire nel progetto di raccolta fondi per sovvenzionare le cure che in Burundi sono a carico dei cittadini allo scopo di offrire la possibilità, soprattutto per coloro che vivono in condizioni di indigenza, di accedere alle cure senza subire lo stop economico che purtroppo oggi impedisce tanti interventi sanitari.

Il contenuto del container di aiuti umanitari destinati all'ospedale di Mivo provenienti da strutture ospedaliere, da personale sanitario e da cittadini di buona volontà sono state visionate, classificate e trasportate negli appositi magazzini da me e da mio marito durante il nostro soggiorno.

Come riuscire a nascondere e/o mascherare lo sdegno provato dinanzi a quella montagna di farmaci e prodotti medicali in genere, scaduti da anni a questa parte ?

Ci siamo ritrovati a dovere buttare quintali di farmaci costosissimi … eravamo inondati da una rabbia incontenibile: perché tanto spreco ? perché inviare farmaci o prodotti medicali inutilizzabili? … anche in Africa, perché non è che da queste parti gli esseri umani siano differenti, sia in salute che in malattia, dai nostri pazienti!

Mama Daphrose continuava a ripetere, scotendo il capo in segno di rassegnazione: “non ci sono parole, non posso parlare … quanto mi dispiace gettare tutte queste medicine!”

Quante persone avremmo potuto curare con quel materiale così prezioso!

Quintali di prodotti sanitari gettati nelle fosse approntate dagli operai del cantiere per lo smaltimento rifiuti oppure bruciati: farmaci e simili trasformati in materiale da combustione per scaldare coloro che facevano il servizio di guardia notturna in ospedale.

Se si considera, poi, che il materiale affossato è tossico e non degradabile, cosa dire dell'inquinamento, per fare un esempio, delle falde acquifere che ne conseguirà ? Il tutto mi pare rientrante ne: “Il danno e la beffa”

Se si considera il costo della spedizione (8.000 €) ed il contenuto del container facile è arrivare ad una considerazione: sono stati buttati migliaia e migliaia di euro in virtù di … non lo riesco proprio a comprendere! O forse e purtroppo è facilissimo da comprendere, forse basta fare due conti: quanto costa smaltire questo tipo di rifiuti ? quanto costa inviarli in Africa ?

Basterebbe attenersi alle semplici norme dettate dalla OMS sempre nel rispetto degli individui a cui si decide di destinare la donazione: mai inviare prodotti scaduti o prossimi alla scadenza, mai inviare confezioni ridotte (tipo i campioni di farmaci che regolarmente ci forniscono i collaboratori scientifici delle diverse case farmaceutiche), scegliere i farmaci più adeguati alle esigenze del posto e per questo attenersi alle indicazioni del personale sanitario che opera nel loco ove sono destinati.

Tra i diversi farmaci ho trovato antidepressivi, anticolesterolemici, antibiotici di ultima generazione, creme solari … non credo occorra un laurea in medicina o in farmacia per capire che prodotti simili in Africa non trovano nessun impiego!

Ma… quando si ricevono delle donazioni, quando si ha bisogno non si può disquisire e/o criticare ciò che viene inviato, si ringrazia e, a volte, si piange di rabbia perché le donazioni stesse danno una misura della considerazione che il cosiddetto mondo civile ha della gente che abita il mondo povero!

Fermo restando che solo tramite le donazioni si è riusciti a costruire l'ospedale, quindi le considerazioni susseguenti all'esperienza del container rimangono ferme a “quel” container per poi divenire un mezzo per consigliare come e perché interagire, quanta importanza comunque debba avere per noi del "primo" mondo rispettare coloro ai quali ci rivolgiamo … se doniamo è per amore, in altro modo (qualsiasi sia il modo) asteniamoci in maniera tale da non arrecare danno a chi di tutto ha bisogno tranne che di essere preso in giro.

Dovremmo cercare di staccarci dal nostro bisogno di dare senza percepire la perdita, ma esclusivamente per accrescere la nostra autostima.

Il dare, il condividere, l'interagire hanno senso solamente quando rappresentano e dimostrano un rapporto alla pari: perdita ed accrescimento sono un tutt'uno e coinvolgono ambedue le parti trasformandosi in ricchezza assoluta!

 

 

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