Eventi: 2005 - Africa: il superamento dell'inferno (1° ediz. Segnali di Pace - Provincia Bologna)

L'incontro con p. Alex Zanotelli (missionario comboniano) e il prof. Silvio Pampiglione (parassitologo di fama internazionale)

AFRICA: il superamento dell'inferno

Luisa Barbieri

Vorrei introdurre l'argomento AFRICA partendo da un presupposto fondamentale da noi posto quale base incontrastata degli interventi che le organizzazioni riunite nel gruppo che ha preso il nome di “Insieme a …” tentano di operare:

SOLO ATTRAVERSO IL SUO ESSERE L'AFRICA PUO' VERAMENTE ACCEDERE ALL'AVERE .

Un avere autentico, non un avere di elemosine e di mendicità.

Credo sia bene partire da un problema di identità, di dignità e conseguentemente di ruolo nel mondo di un continente spogliato della sua stessa storia.

Senza identità l'Africa è solamente uno strumento utilizzato dagli stranieri. Negli ultimi secoli il continente africano è stato forgiato, trasformato dalla cultura imposta dai paesi industrializzati del Nord, non ha avuto la possibilità di esportare alcun messaggio culturale ……. costretta all'approvvigionamento di materie prime trasformate solo al Nord in beni di consumo, in beni contenenti un significato culturale.

Uno dei grandi problemi dell'Africa a mio avviso è proprio lo scambio culturale equo , attraverso la fornitura di infrastrutture alle culture del continente.

Riscoprire la storia del continente africano a partire dalla sua stessa matrice è fondamentale per superare il limite temporale - storico che fa risalire il tutto all'era delle colonizzazioni. La ricerca storica aveva deciso che non esisteva una storia africana e che gli africani colonizzati erano semplicemente condannati ad indossare la storia dei colonizzatori.

In realtà penso che occorra partire dalle radici del popolo per arrivare all'essenza stessa della sua cultura, i n altro modo altro non si ottiene che una falsificazione con conseguente incomprensione delle dinamiche che sostengono la società africana.

La comprensione della storia di un popolo chiama il futuro, incita, invita la gente a spingersi verso qualcosa di nuovo, di inedito, di non catalogato che improvvisamente viene realizzato da un gruppo, resta sempre un'apertura ed è su quella, ribadisco, supportata dalla conoscenza, che si deve agire.

Siamo giunti ad un grande momento della storia umana in quanto quando la globalizzazione neoliberista , così come è concepita, ... Ossia concepita come il logico risultato del sistema capitalistico di produzione, un sistema supportato dalla competitività e dalla redditività a tutti i costi

sboccando in una sorta di darwinismo economico, ecco …. quando …… questa …globalizzazione avrà fallito, e molto probabilmente …. Fallirà, in quanto non solo produce povertà, ma indebolisce le frange deboli della società a rinforzo della sottile fascia economicamente forte e supportata dal sistema economico globalizzato, …….. allora sarà arrivato il tempo per scelte strategiche corrette per l'umanità nel suo insieme… se quel tempo ci sarà ancora …

Il sistema economico globale funziona quasi esclusivamente sulla base degli scambi finanziari, si vendono e si comprano azioni e gli attori di questo gioco internazionale del denaro intascano tutto ciò che i risparmiatori investono, è come un ritorno al capitalismo mercantile del XIX sec.

Dinanzi a questa forma di economia il capitalismo africano non ha alcuna possibilità, se non come smembramento di un sistema posto in atto a partire dal XVI sec e dominato a tutt'oggi dalla triade: USA-Europa-polo asiatico.

L'economia mondiale non è più fondata sull'apporto di materie prime dal Sud, è economia d'informazione lontanissima dalla cultura africana.

Gli slogan messi avanti da alcuni partner dell'Africa secondo i quali essa non dovrebbe mancare all'appuntamento del 3° millennio, sono assolutamente privi di significato, una sorta di oppio dei popoli, allo scopo di abusare delle persone lanciandole in una fuga in avanti sapendo benissimo che non riusciranno mai a perseguire ciò che idealmente ed induttivamente rincorrono …. Sino a ché tutta une serie di condizioni di base non verranno soddisfatte.

Con la fine della guerra fredda tutto il pianeta è divenuto campo di gioco di questo liberalismo economico fondato sulla privatizzazione e l'Africa è divenuta, se possibile, ancora più vulnerabile, in quanto non può più nemmeno interpretare il ruolo assegnatole dai colonizzatori. Vi è in corso una sorta di destrutturazione e una mancanza di considerazione della collettività.

Il ruolo dell'Africa sembra che non sia mai cambiato dal XVI sec. quando cominciò l'invasione dall'esterno e la conseguente tratta dei neri nel corso della quale sono stati mercanteggiati milioni di schiavi neri ……….. L'utilizzo di esseri umani come riproduttori di altri esseri umani utilizzati nel lavoro delle piantagioni, bambini gettati in mare o abbandonati in qualche mercato perché troppo piccoli per essere sfruttati, utilizzati …. Costi troppo elevati per permettere loro di raggiungere un'età ed una costituzione fisica adatta al duro lavoro cui erano sottoposti gli adulti.

Nel frattempo si teorizzava e si disquisiva sulla questione se i neri avessero o no un'anima……… la tratta dei neri fu il punto di partenza di una decelerazione, di un arresto della storia africana, se la ignoriamo non possiamo certamente nemmeno provare a comprendere il continente.

La tratta dei neri contribuiva a spingere gli stati colonizzatori verso l'industrializzazione, il “patto coloniale” voleva che i paesi africani producessero solo materie grezze da inviare al Nord ove venivano lavorati……… è da lì che all'Africa è stato imposto il ruolo di fornitore di materie prima …….. Patto coloniale che perdura anche ai nostri tempi.

Ovviamente questo ruolo equivaleva ed equivale a spogliare un continente di ogni possibilità di crescita individuale.

Il sistema genera miseria, la miseria annulla la possibilità di fare scelte. Io credo che non si possa perseverare nella cognizione che la povertà sia la causa del sottosviluppo, la povertà è il prodotto del sistema dominante. Ci si cura della povertà a posteriori senza chiamare in causa le forze strutturali di ciò che la generano …. Non è la strada giusta.

In sintesi, ciò su cui dobbiamo meditare almeno in partenza è quanto e quale sia stato il torto che ha subito la razza umana attraverso i neri, solo in quel momento forse anche la popolazione nera verrà riconosciuta sotto tutti i punti di vista quale parte integrante della specie umana!

È indispensabile che il Nord riconosca con buon senso ed umiltà quanto e cosa deve imparare dal Sud … . È proprio sul concetto di missione che si deve fare chiarezza: interazione e non imposizione! Il Sud ha bisogno del Nord; il Nord ha bisogno del Sud …. a completamento delle necessità emergenti ragionando in termini di reciprocità.

I volontari pur con tanta buona volontà non possono partire senza un minimo di formazione, ….. e su questo insisto, in quanto il rischio è gravosissimo sia per loro che per coloro che teoricamente potrebbe usufruire del loro operato.

Il trattamento rieducativo medico psicologico che il nostro staff propone si integra con un processo di formazione ed informazione atta sia a preparare i Pazienti alla loro vita, sia a preparare eventuali volontari che nell'ambito della missione socio sanitaria di interscambio Nord-Sud finiscono il lavoro terapeutico e di crescita.

Occorre grande umiltà atta ad imparare abbandonando l'arroganza e la presunzione che spesso nasce dalla convinzione di appartenere, di essere i detentori di una cultura dominante. Questo, altro non può, che supportare una proposizione sostenuta da un maggior potere economico…. relativo …. ma evidente nella proposizione stessa, un potere tale da indurre nei locali un vissuto di appartenenza ad una razza inferiore.

In realtà non è sicuramente il potere economico che determina la qualità di vita di un popolo e/o la sua ricchezza, … Mi pare che il contesto sociale nel quale tutti noi viviamo ne sia viva testimonianza … relativamente ai concetti di qualità di vita e di ricchezza, se riuscissimo a distaccarsi dalla imposta concezione della globalizzazione neo-liberista, esattamente come non è un dono materiale che può migliorare le condizioni di un individuo

A mio avviso solo la dimostrazione del rispetto rivolto v erso coloro i quali si vuole provare a dare una mano, l'umiltà orientata a volere imparare dando la giusta valenza alla cultura ospite può avere un senso.

Non si tiene in considerazione che c'è ed è ben rappresentata un'arte africana del vivere, della solidarietà, della relazione umana, dell'apertura verso gli altri …… c'è la ritualità dello stare insieme, del condividere ... Ma il muro che il sistema ha costruito nei secoli ci impedisce di vedere, conseguentemente si salta carichi del proprio fardello di presunzione incapace di arricchirsi della diversità.

È una lotta durissima quella che ci attende, ma indispensabile al fine di smantellare questa sorta di pseudo-sviluppo cannibalistico, in quanto il Nord che gode di redditi pro-capite da 40 a 50 volte superiori a quelli del Sud sembra non volere sentire ragioni rivolte ad un livellamento umano ed umanizzante adeguato allo sviluppo planetario superando gli schemi colonialistici ed abbattendo il grande muro che divide il mondo in due pianeti di cui uno rappresenta il cibo, il sostentamento per l'altro.

Bisogna favorire l'insorgenza di gruppi che si prefiggano progetti che partono dall'uomo per arrivare all'uomo, un uomo nuovo, un uomo del 3° millennio, aperto alla relazione, allo scambio, all'etica universale nel rispetto reciproco delle culture che caratterizzano gli individui e i gruppi di appartenenza.

Il centro del mondo non è il Nord tecnologicamente avanzato, il centro del mondo è dentro ognuno di noi e da lì dobbiamo partire, perché solo così possiamo avere una possibilità …. La possibilità di essere nuovamente umani ricettori e trasmettitori di valori! Lo sviluppo umano è una cosa troppo seria per lasciarla nelle mani dei soli economisti, la storia dell'uomo siamo noi!

Tra la scienza, il denaro, il potere e la violenza …spetta all'umanità fare una sintesi che dia diritto alla coscienza, in quanto è solo a questo livello che si trova qualche cosa in più della razionalità … La coscienza è la vita, è assunzione di responsabilità, è la guida che governa il focolare incandescente dello spirito umano e che consente il superamento dell'inferno.
 
 

Le letture

SERATA 8/10/2005 AFRICA: LETTURE

Letture scelte ed intepretate da Arianna Carena

…EUROPA AFRICA L'OCCHIO EUROPEO, L'OCCHIO AFRICANO L'AFRICANO, L'EUROPEO, AFRICANO, EUROPEO, EUROPA, AFRICA… L'EUROPEO IN AFRICA L'EUROPEO IN AFRICA AFRICA AFRICA AFRICA…

L'europeo di passaggio in Africa di solito ne vede solo una parte, ossia l'involucro esterno, spesso il meno interessante e forse anche il meno importante. Il suo sguardo scivola sulla superficie senza penetrare oltre, quasi incredulo che dietro ad ogni cosa possa nascondersi un segreto. Ma la cultura europea non ci ha preparato a queste discese nel profondo alle fonti di mondi e culture diversi dai nostri. Il dramma delle culture è consistito nel passato nel fatto che i loro primi contatti reciproci, sono stati quasi sempre appannaggio di gente della peggior risma: predoni, soldataglie, avventurieri, criminali e via dicendo.

Talvolta ma di rado capitava anche gente diversa come missionari in gamba, studiosi appassionati e viaggiatori….
Kapuscinski, Ebano.
 
Intorno a noi s'apriva un paesaggio unico. A sud, fino al Kilimangiaro, le vaste pianure della grande zona di caccia; a Ovest e a nord la falda delle colline che parevano un parco, con dietro le foreste; più in là, fino al monte Kenia, la terra tutta ondulata della riserva Kikuyu, un mosaico di piccoli campi di mais, quadrati, boschetti di banani e terre da pascolo, con qua e là il fumo azzurrino di un villaggio indigeno, tutto cocuzzoli come un grappolo di tane da talpa. Verso ovest, invece, si estendeva il paesaggio arido, lunare, della bassa africana. Il deserto brunastro, e punteggiato qua e là, senza regole, dalle piccole chiazze degli spineti, fumi serpeggianti si compongono in silenzio con sentieri verdecupo, tutti torti; sono i boschi di acacia, dagli alberi vigorosi coi larghi ombrelli e le spine come spade; qui cresce il cactus e qui sono di casa la giraffa e il rinoceronte. Anche sulle colline il paesaggio è paurosamente grande, pittoresco e misterioso; sempre diverso con le lunghe vallate, gli sterpeti, i pendii verdeggianti, i burroni fra le rocce. In alto, sotto una delle vette, si trova persino un boschetto di bambù. Ci sono sorgenti e pozze; io mi ci accampavo vicino.
Blixen, La mia Africa
 
Ma il tono, lo standard, il clima fu conferito da un'internazionale marmaglia di cialtroni…
Kapuscinski, Ebano.

ESEMPIO FASCIODA LO SPAZIO EUROPEO

Il complesso di fescioda: due parole sull'argomento.

Quando nel xix secolo gli stati europei si spartivano l'africa, sia a Londra che a Parigi vigeva la strampalata fissazione che i loro possedimenti nel continente dovessero essere posti in linea retta, formando una continuità territoriale. Londra voleva una linea da nord a sud, dal cairo a cape town, e Parigi da ovest a est, cioè da Dakar a Gibuti. Se ora prendiamo una carta dell'africa e vi tracciamo due rette particolari, esse si incroceranno nel Sudan meridionale, dove, sul Nilo, giace il piccolo villaggio di Fasciola. Vigeva a quel tempo in Europa la convinzione che chi avesse posseduto Fasciola avrebbe realizzato l'ideale espansionistico di un colonialismo lungo una linea continua. Tra Londra e Parigi cominciò una gara. I due paesi inviarono verso Fascioda le proprie spedizioni militari. Per primi arrivarono i francesi. Il 16 luglio 1898 giunse a Fascioda e vi piantò la bandiera francese il capitano Marchard. Parigi impazzì di gioia, i francesi non stavano nella pelle dall'orgoglio.

Due mesi più tardi arrivarono anche gli inglesi e il capo della spedizione , lord Kitchener, dovette constatare con stupore che Fascioda era già occupata. Fece finta di niente e vi piantò a sua volta la bandiera inglese. Londra impazzisce di gioia, gli inglesi non stanno nella pelle dall'orgoglio. Entrambe i paesi vivono in uno stato di febbrile euforia nazionalista. Da principio nessuna delle due parti vuole cedere. Molti indizi facevano supporre che la prima guerra mondiale sarebbe cominciata gia allora nel 1898, per Fascioda..
Kapuscinski, Ebano.

LO SPAZIO AFRICANO

Gli europei, abituati a vivere nello stesso posto per anni, a volte per generazioni, non potevano capire la completa indifferenza delle razze nomadi per il luogo dove dovevano piantare le tende
Blixen, La mia Africa

IL TEMPO

L'europeo e l'africano hanno un'idea del tempo completamente diversa, lo concepiscono e vi si rapportano in modo opposto.

Per l'europeo il tempo esiste obiettivamente, indipendentemente dall'uomo, al di fuori di esso, ed è dotato di qualità misurabili e lineari.

L'europeo si sente schiavo del tempo, ne è condizionato, è il suo suddito. Per esistere deve osservare le sue ferree e inamovibili leggi, ne subisce i rigori, le esigenze, le norme.

Tra l'uomo e il tempo esiste un conflitto insolubile che si conclude inevitabilmente con la sconfitta dell'uomo.

Gli africani, invece, intendono il tempo come una categoria flessibile, aperta, elastica.

E' l'uomo che influisce sulla forma del tempo, che addirittura può crearlo: l'esistenza del tempo, infatti, si manifesta attraverso gli eventi, e che un evento abbia luogo oppure no dipende dall'uomo.

Tradotto in pratica significa che, se ci rechiamo in un villaggio dove nel pomeriggio deve tenersi una riunione e sul luogo stabilito non troviamo nessuno, non ha senso chiedere “quando comincia la riunione?” la risposta è scontata: “quando tutti saranno presenti”
Kapuscinski, Ebano.
 
“Oh no” mi rispose la luna “ il tempo conta ben poco per me
Blixen, La mia Africa

LA PAURA

A volte, durante un safari, o persino alla fattoria, in un momento di grande tensione, leggevo negli sguardi degli indigeni che per loro la mia paura era incomprensibile, che fra noi c'era un abisso.

Possedevano, pensavo, questa sicurezza, perché avevano saputo tramandarsi una nozione che invece già i nostri antenati avevano perso. L'Africa, fra tutti i continenti, insegna questo: che Dio e il Diavolo sono uno, non due increati, ma un solo increato: gli indigeni non dividevano la sostanza, ma non confondevano le persone.
Blixen, La mia Africa

L'ELEFANTE

Vigilia di Natale. Parco nazionale di Mikumi. Tanzania. Tavoli apparecchiati all'aperto in una radura della macchia. Racconti, barzellette, risate.

A un certo punto mi accorsi che le tenebre impenetrabili che cominciavano subito al di là dei tavolini illuminati oscillavano e rimbombavano.

Fu un attimo. Il rumore crebbe rapidamente e dal fondo della notte emerse alle nostre spalle un elefante.

Non so se qualcuno di voi si sia mai trovato faccia a faccia con un elefante: non allo zoo o al circo, ma nella boscaglia africana, dove l'elefante è sovrano incontrastato. Alla sua vista l'uomo è pervaso da un terrore mortale. L'elefante isolato, separato dal branco è spesso una bestia infuriata, un aggressore impazzito che si avventa sui villaggi, calpesta le capanne, uccide uomini e animali.

L'elefante, immenso, girò intorno il suo occhio perforante. Impossibile capire che cosa pensasse nel suo testone possente. Restò un attimo fermo, poi cominciò a girare fra i tavoli, dove, in un silenzio mortale, la gente sedeva immobile, paralizzata dallo spavento. Nessuno faceva un gesto.

Intanto l'elefante girava osservando i tavoli imbanditi. I movimenti e il dondolio della testa indicavano che stava esitando, che non riusciva a prendere una decisione. Incrociai il suo sguardo, uno sguardo attento pesante, pervaso di profonda immota cupezza. Alla fine l'elefante ci lasciò, si allontanò e scomparve nel buio. Quando la terra smise di tremare e le tenebre tornarono ferme un tanzanese seduto accanto a me mi chiese “hai visto?” “si” risposi ancora frastornato “ un elefante”. “no” disse lui “lo spirito dell'Africa, assume sempre la forma di un elefante, perché non esiste un animale capace di vincerlo: né il leone, né il bufalo, né il serpente.
Kapuscinski, Ebano.

DISTACCHI

Non ero io ad andarmene, non avevo il potere di lasciare l'Africa, ma era l' Africa che lentamente, gravemente si ritirava da me, come il mare nella bassa marea.
Blixen, La mia Africa

PROMESSE

Io credo nella pace, forse addirittura nella pace ad ogni costo.
Coetze, Sudafrica

I Djambé Rythme Groupe chiudono la serata con danze e canti senegalesi

Registrazioni effettuate presso il TEATRO DELL'ANTONIANO - Via Guinizelli , 3 - Bologna.

 

 

 

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