Sal & Inf - ipertensione e alimentazione negli adolescenti

 
25 nov. '10 - pubblicato "Domani di Arcoiris Tv"
 

Gli esperti consigliano la riduzione del sale nella dieta sin dall'adolescenza al fine di prevenire ipertensione, infarti, ictus. I ragazzi occidentali sono forti consumatori di sale e la clinica lo testimonia rilevando ipertensione nei più giovani.

 

Nel corso dell'American Heart Association Convention 2010, tenutosi a Chicago nel novembre u.s., Kirsten Bibbins-Domingo dell'Università di California (San Francisco) ha focalizzato l'attenzione sull'elevato consumo di sale nella dieta da parte degli adolescenti e sulle conseguenze a carico della salute riscontrabili già in giovane età ed inevitabilmente tese all'aggravamento col passare degli anni.
 
Sembra che gli adolescenti del 3° millennio mostrino peggiori condizioni di salute, in particolare a carico del sistema cardiovascolare, rispetto alle generazioni precedenti, tale peggioramento parrebbe essere legato ad un elevato consumo di sale nell'alimentazione (si valuta un consumo giornaliero medio di sale di oltre 9 grammi o 3.800 milligrammi di sodio).
Gli esperti asseriscono che gli adolescenti potrebbero trarre beneficio riducendo di un mezzo cucchiaino quotidiano il sale della dieta: una simulazione al computer in riferimento al consumo di sale evidenza che la riduzione dalla dose giornaliera di sale di 3 g riduce episodi ipertensivi in adolescenti di ben il 63%.
La simulazione è basata sui dati del National Health and Nutrition Examination Survey riferentesi alle ricerche effettuate dal 1999 al 2008, in riferimento alla valutazione del livello di pressione arteriosa sistolica suddivisa per fasce di età (12-24; 25-34; 35-50 anni), gli effetti benefici sulla pressione arteriosa conseguenti alla riduzione dell'apporto di sale con la dieta sono stati stimati attraverso studi clinici già pubblicati.
"L'urgenza per tutti questi tipi di ricerca è che abbiamo ancora un gran numero di bambini e adolescenti obesi, per cui la salvaguardia della salute cardiovascolare precoce deve prendere avvio già durante l'adolescenza ed è destinata a continuare, oltre a presentarsi come una questione davvero importante per la salute pubblica", ha detto Domingo Bibbins- MedPage.
Il modello ha mostrato una diminuzione del numero di ipertesioni in età adolescenziale: dai 12 sino ai 24 anni, riduzioni che vanno dal 44% al 64%.
Se questi adolescenti continueranno a mangiare una dieta ridotta di sale, lo studio prevede che il numero di adulti ipertesi di età 35-50 anni sarà ridotta dal 30% al 43%.
 
Alla espressa necessità di ridurre il sale nella dieta si è unita la voce di Robert Eckel, ex presidente della American Heart Association:"La questione della pressione arteriosa si sta trasformando in un killer silenzioso ma molto potente, dobbiamo fare uscire da questi nostri incontri un chiaro messaggio rivolto alla gente, in quanto non possiamo aspettarci che gli adolescenti riducano il sale nelle loro pietanze così arbitrariamente e soggettivamente. Si devono fissare regole precise modificando già di base l'alimentazione pronta e contando sul fatto che col tempo si potranno modificare le abitudini, compresa la palatabilità del cibo” .
Il processo di cambiamento ha bisogno di tempo, ci vorranno almeno due o tre decenni affinché si possano modificare definitivamente le assunzioni di sale, certo è che la raccomandazione è rivolta in prima istanza all'industria alimentare e come dice Domingo Bibbins: "Lo sforzo è ora di lavorare con i responsabili politici a pensare a come regolamentare il sale negli alimenti preparati e lavorare con i produttori di alimenti per capire come muoversi affinché si possano proporre pietanze gradite, ma meno salate” . "La maggior parte del sale che tutti noi mangiamo è stato aggiunto ai prodotti alimentari trasformati e preparati."
 
 

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