Protagonisti della Storia - Anche Gesù è nato in periferia - Eugenio Melandri

Anche Gesù è nato in periferia

tratto da Domani

Non era certo Betlem il luogo dove passava la storia e la cronaca del tempo. Le vie della politica, dell’economia, della religione e della comunicazione passavano altrove, A Gerusalemme. Là c’era il Tempio che rappresentava l’unità del paese. C’erano il Sinedrio e il Sommo Sacerdote. C’era ilo Proconsole romano, fotografia plastica dell’onta dell’oppressione. Era a Gerusalemme che si facevano i giochi veri, quelli che contavano: le trattative e gli intrighi politici; le regole della religione giudaica; gli affari e i commerci, che arrivavano a sforare il Tempio stesso. Il resto era periferia.

I cronisti del tempo stavano a Gerusalemme, per raccontare, con i mezzi allora possibili, gli eventi le cose importanti che interessavano la gente. Altrove era il vuoto. Anche a Betlem, la patria del grande Re David. Una città che aveva, certo, un grande passato, ma nessun presente. Affollata in quei giorni, per il censimento voluto da Roma. E fu proprio lì che si compirono i giorni e Maria dette alla luce quel bambino, nato in una stalla, deposto in una greppia, perchè non c’era posto per lui nell’albergo.

Un evento comune di cui nessuno si accorse. Solo alcuni pastori, guidati da un angelo. La vita di Israele e del grande impero di Roma continuò al ritmo di sempre. La storia non si addiceva a quel lontano villaggio. Roma e Gerusalemme erano altrove.

Nel tempio si continuava, è vero, ad attendere che si avverassero le scritture: “O cieli, stillate rugiada e le nuvole facciano piovere il giusto. Oh, se tu squarciassi i cieli e scendessi!”. I vangeli raccontano che soltanto alcuni stranieri, dediti alla ricerca degli astri, si misero in strada, guidati da una stella. Ma intanto di tempo ne era passato. Quando arrivarono, credendo di trovarlo a corte, si rivolsero a Erode per chiedergli dove era arrivato l’atteso. Solo allora i grandi si accorsero di lui. Non per accoglierlo, ma per espellerlo. Non per fargli festa, ma per eliminarlo. Perchè l’incognito fa paura. Meglio prendere subito provvedimenti. Ne va della sicurezza del sistema. Meglio estirpare la novità quando è ancora in fasce.

Dove avviene oggi il Natale? Dove nasce l’atteso? Chi si accorge di lui?

Giornali, radio e televisioni ci raccontano la storia di questo tempo. Narrano ciò che succede nelle capitali. Raccontano dei grandi della politica e dell’economia. Ci rendono edotti di ciò che conta davvero. La storia si fa a Washington, a Bruxelles o a Roma. Si fa nei templi della politica e della finanza. Nella City di Londra a nei santuari della borsa. Nelle curie potenti dove si maneggia la religione. Storia difficile in questo tempo di crisi. Storia che ci annuncia le sventure di un tempo che non vuole fare i conti con i limiti della natura; che riproduce la divisione del mondo in ricchi e poveri. Che è fatta di conflitti violenti e di guerre che non finiscono mai. Dove la pace si fa con le armi e la politica si nutre spesso di inganni e di menzogne. Una storia che a tanti sembra rendere ancora più difficile la fatica del vivere.

Vorrei augurarmi in questo Natale di avere lo sguardo semplice dei pastori. Non avvezzi alla storia che passa a Gerusalemme, ma attenti ai segni che vengono dall’alto. Perché nel mondo, lontano dai luoghi dove sembra passare la storia, ogni giorno nasce l’atteso, l’inedito, il nuovo.

Vorrei augurarmi si saper leggere i piccoli-grandi fatti che, senza rumore, stanno rendendo più bello il mondo. Nelle tante Betlem che ignorate dai palazzi.

Vorrei abbracciare la speranza che cresce nel silenzio, spesso soffocata dal rumore e dalle luci fatue di ogni capitale, di ogni tempio, di ogni mercato.

La salvezza ci viene da un bambino, nato alla periferia dell’impero, avvolto in pochi panni, deposto in una greppia. In una notte la cui luce vera non è apparsa a Gerusalemme, ma a Betlem. Vista e danzata solo dagli occhi limpidi dei pastori.