Sal & Inf - energia nucleare e salute

Sul nucleare non ce la dicono tutta

Le tecnologie nucleari producono sostanze che prima non esistevano in natura, come il Cesio 137, che danneggia gravemente la salute umana. A colloquio con il professor Yuri Bandazhevsky, per nove anni rettore del più grande istituto di ricerca medica nelle zone contaminate dal disastro di Chernobyl. Che nel suo nuovo libro dimostra la correlazione tra incorporazione di Cesio e gravi disfunzioni al sistema riproduttivo, cardiaco e renale. Spesso mortali.

di Silvia Pochettino - tratto da Volontari per lo Sviluppo

“La realizzazione delle tecnologie nucleari ha fatto sì che l’ambiente che circonda l’uomo, la biosfera, si sia riempita intensivamente di nuovi elementi radioattivi che prima non esistevano in natura; questo è cominciato ad accadere fin dagli anni ’50 del secolo scorso. E tra questi elementi c’è il Cesio 137””. A parlare è il professor Yuri Bandazhevsky già rettore, per 9 anni, dell’Istituto medico di Gomel, in Bielorussia, il più grande istituto di ricerca medica nelle zone contaminate dal disastro nucleare di Chernobyl. A distanza di quasi 25 anni dal disastro il professore pubblica in Italia il libro ”Chernobyl 25 anni dopo: il cesio radioattivo e la riproduzione umana dove , a seguito di dettagliati studi scientifici, afferma con decisione: “il Cs 137 è fonte di processi mutageni delle cellule somatiche, ovvero una delle cause principali dell’aumento dei tumori ed è fonte di processi mutageni di quelle sessuali, cioè una delle ragioni principali delle difficoltà riproduttive e delle malformazioni neonatali, inoltre causa disturbi nei processi energetici nelle cellule degli organi vitali quali cuore, fegato, reni che portano a gravi disfunzioni”.
Yuri Bandazhevsky , 53 anni ben portati, dal 1990 ha concentrato i suoi studi accademici sugli effetti sanitari dell’incorporazione di Cs 137, radionuclide che dimezza la sua radioattività in 30 anni, uno dei più diffusi dal disastro di Chernobyl, ma già presente anche in precedenza vicino alle zone di produzione o stoccaggio di scorie nucleari . Membro di numerose accademie internazionali per le sue ricerche in ambito anatomopatologico Bandazhevsky ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui la Medaglia d’oro Albert Schweitzer e la Stella d’oro dell’Accademia di medicina della Polonia. Ma in seguito alla presentazione dei suoi risultati sugli effetti dell’incorporazione di Cesio 137, che evidenziano gravissime conseguenze di lungo periodo della contaminazione radioattiva cade in disgrazia in Bielorussia e viene incarcerato e condannato da un tribunale militare, senza appello, a otto anni di carcere. Sarà liberato solo sei anni dopo grazie a una forte mobilitazione internazionale e nel 2001 ottiene il passaporto della libertà della Comunità europea. Attualmente vive in Ucraina, dove dirige il centro "Ecologia e salute". Lo incontriamo durante il suo recente viaggio in Italia, invitato dall’associazione Mondo in cammino per un ciclo di conferenze.

“Spesso mi dicono che sono pazzo a combattere contro cose troppo grandi come le lobby del nucleare, ma questo è il senso della mia vita” dice con visibile emozione “la ricerca della verità è tutta la mia vita”. E per il professore la verità sta nei dati, che presenta con dovizia di particolari nel suo libro: “il Cesio continua a essere incorporato attraverso il cibo e l’acqua contaminata, in presenza di una concentrazione di Cs 137 superiore a 50 Bq/kg (il becquerel è l’unita di misura della radioattività pari a una disintegrazione atomica al secondo ndr) in una donna su sei, l’ovulazione è assente”; “tra il 2000 e il 2008 nella Repubblica Bielorussa il numero di bambini nati con difetti congeniti e anomalie dello sviluppo è quasi raddoppiata aumentando da 359,5 a 558,7 ogni 100 mila neonati (dati del Ministero della Salute)”.
In pratica, secondo l’ampia casistica studiata dal professore e gli esperimenti svolti su migliaia di cavie da laboratorio, l’incorporazione di lungo periodo di Cs137, anche in basse dosi, danneggia gli organi vitali già dalla loro formazione nell’utero materno, causa talvolta la morte del feto o malformazioni e ritardo nella crescita, e determina negli individui adulti disfunzioni sessuali e maggiore propensione allo sviluppo di tumori e arresto cardiaco. E’ per questo che , secondo il professore, non si può in alcun modo concordare con la legge della Rdu 99 secondo la quale in Bielorussia è ammesso utilizzare latte con un livello di inquinamento da Cs 137 fino a 100 Bq/Kg. “I sistemi energetici delle cellule negli organismi in crescita, quindi soprattutto nei bambini – afferma Bandazhevsky - soffrono particolarmente degli effetti di questo veleno cellulare”.
L’insieme dei dati che il professore riporta nelle 150 pagine di grafici lo porta a definire “catastrofe demografica” quella che sta avvenendo in Bielorussia, nel silenzio internazionale. “ La riduzione della natalità e l’aumento della mortalità producono nel paese valori negativi in continua crescita, - 4,9 nel 1999, -5,5 nel 2002, -5,9 nel 2005”. E questi dati non possono essere legati genericamente solo a una bassa qualità della vita, come si è affermato in taluni rapporti internazionali, molti paesi sono più poveri della Bielorussia e non presentano patologie di questo tipo. “E’ necessario continuare a studiare a fondo le conseguenze sanitarie dell’incorporazione di elementi radioattivi che non esistevano in natura e i cui effetti a lungo termine, a tutt’oggi non sono conosciuti” conclude Bandazhevsky “il progresso della società non può passare per la distruzione della salute delle persone che le appartengono”

 

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