Sal & Inf - l'empatia

A cura di Massimo Serra
La parola “empatia” trova definizioni diverse ma simili. Nel linguaggio comune significa capacità di compartecipazione, saper condividere gli stati d’animo degli altri e in particolare le loro sofferenze. Di fatto non può esistere relazione significativa se non c’è empatia.

Nessun terapeuta/counselor può condividere il vissuto del suo cliente se non possiede empatia, ed anche medici, operatori sociali devono essere dotati di empatia.

La parola empatia fu usata in Germania, è la traduzione della parola “einfuhlung” che letteralmente significa “immedesimazione”. Il termine fu introdotto dal filosofo Th. Lipps (1885-1914) e ripreso dall’estetica psicologica tedesca per indicare la proiezione di stati emotivi nell’oggetto: in questo processo si riteneva che la persona proiettasse se stessa nell’oggetto della sua contemplazione. Solo successivamente venne preso a prestito dalla psicologia. Il termine inglese “emphaty” fu coniato da Tichener (filosofo e psicologo inglese, 1867-1927) che, agli inizi del ’900, lo associava al processo attraverso il quale gli esseri umani “umanizzano” gli oggetti, attribuendo loro sentimenti e valori umani.

Il “sentire” empatico presuppone l’attuazione sia di un vissuto emotivo (empatia emotiva), che di un vissuto cognitivo (empatia cognitiva). Ambedue i concetti devono essere contenuti e trasposti nella pratica relazionale (terapeuta/counselor e cliente): perchè l’empatia emotiva permette di “sentire le cose” e l’empatia cognitiva fornisce la capacità di vedere con la prospettiva del cliente. L’empatia è quindi il risultato di un equilibrio estremamente complesso, tra la capacità di discriminare e riconoscere gli affetti dell’altro come diversi dai propri e quello di accoglierli e farli propri.
Dice Daniel Goleman: “L’empatia si basa sull’autoconsapevolezza, quanto più aperti siamo verso le nostre emozioni, tanto più abili saremo anche nel leggere i sentimenti altrui.”
Secondo Carl Rogers empatia: “Significa vivere temporaneamente nella vita di un altro, muovendocisi delicatamente, senza emettere giudizi, significa intuire i significati di cui l’altra persona è scarsamente consapevole, senza però svelare i sentimenti totalmente inconsci, poiché ciò sarebbe troppo minaccioso […] significa controllare frequentemente in compagnia dell’altro l’accuratezza delle vostre percezioni ed essere guidato dalle reazioni che ricevete. Siete il compagno fiducioso nel mondo interiore dell’altro.”
L’empatia affonda le sue radici nella simbiosi madre-figlio, si rafforza con il raggiungimento dell’indipendenza tra sé e l’altro, processo questo che permette la maturità.
Dice ancora Goleman: “A questo punto del loro sviluppo i bambini cominciano a differire gli uni dagli altri per la loro sensibilità verso i turbamenti emotivi altrui […] alcuni,ne sono acutamente consapevoli, mentre altri sembrano desintonizzati […].Una serie di studi condotti […] ha dimostrato che gran parte di questa differenza di empatia era legata al modo in cui i genitori riprendevano i propri figli. I bambini erano più empatici quando il rimprovero comprendeva un forte richiamo dell’attenzione sulla sofferenza e il disagio che il loro comportamento sbagliato aveva causato a qualcun altro.”
Nonostante la lotta nei confronti della psicoterapia dal dominio delle lobby psichiatriche e psicoanalitiche, Rogers accolse i contributi innovativi di numerosi psicoanalisti di nuova generazione che andavano aggiornando la teoria freudiana con importanti rivoluzioni, riconoscendo affinità ad esempio con lo psicoanalista Heinz Kohut che riteneva “…uno dei pensatori più innovativi nel campo della psicoanalisi.” (Fonte. Journal Humanistic Psycology-1911).
Kohut insegnò all’Università di Chicago nello stesso periodo in cui era presente Rogers, ma non si incontrarono mai. E’ difficile immaginare che Kohut non conoscesse il lavoro svolto dal collega, infatti Rogers dice (probabilmente con ironia) “…mi è stato riportato che talvolta nelle sue lezioni diceva di aver desunto alcune delle sue idee da me, ma non voleva che fosse reso pubblico.” (Fonte. Journal Humanistic Psycology-1911)

A Kohut comunque è riconosciuto il merito dell’introduzione del principio di empatia in psicoanalisi, come viene ricordato anche nell’introduzione a “Introspezione ed empatia” di H. Kohut.
“La matrice originaria della psicoanalisi” ci ricorda Kohut “è stata proprio un atto empatico, quell’atto compiuto da Breuer allorchè decise di recarsi in una casa di campagna vicino a Vienna ad ascoltare Anna O. e assecondare la sua richiesta di esplorazione del suo mondo interno.”
Secondo Kohut, come l’introspezione è l’unica modalità di osservazione del proprio mondo interiore, della propria vita mentale soggettiva, così l’empatia è l’unica modalità d’osservazione della vita mentale soggettiva di un’altra persona. La comprensione dell’altro è possibile solo se si comprende se stessi e, dunque la base del lavoro terapeutico è un’introspezione a lungo allenata.
Secondo Kohut: “Questo metodo se usato in modo sistematico e continuativo, consente l’accesso alla vita interiore di un’altro individuo e la raccolta di dati e informazioni sui suoi stati mentali complessi.”
Per farci un’idea ancora più chiara sull’empatia in psicoanalisi leggiamo le parole di Strozier,nella biografia di H.Kohut: “Freud non è mai stato del tutto chiaro a proposito dell’empatia, arrivò tardi a questa idea, senza mai svilupparla […] osservava che l’empatia è “il meccanismo mediante il quale ci è comunque possibile prendere posizione nei confronti di un’altra vita psichica”. E ancora: “Freud si fermò lì senza mai considerare da dove viene l’empatia o come si sviluppa,come funziona nell’esperienza del terapeuta o del paziente […] se ha un’azione curativa, in pratica niente altro […] quello che gli interessava erano l’interpretazione e l’insigt, che considerava gli elementi chiave della cura psicoanalitica.”
Dalla biografia di H. Kohut sappiamo che negli anni ’40 era interessato a S. Ferenczi e ne leggeva le opere. Tra i seguaci di Freud l’unico a riflettere sulle questioni relative all’uso terapeutico dell’empatia fu proprio Sandor Ferenczi, che sperimentò il metodo con pazienti molto disturbati, interessante è a proposito la lettura del suo “Diario Clinico”. Ferenczi per stabilire un contatto con i pazienti non faceva mistero del fatto ad esempio che li baciava, per questo fu ripreso aspramente da Freud nel 1931. Ancora oggi la relazione tra Freud e Ferenczi è materia complessa e controversa, in fondo i due protagonisti hanno avuto un rapporto professionale e amicale decisamente controverso su importanti questioni teoriche e tecniche, come ad esempio se fosse opportuno offrire gratificazione o frustrazione al paziente.
Ferenczi nella terapia psicoanalitica tenta di far rivivere il trauma (infantile) con modalità terapeutiche che rappresentano in epoca freudiana una vera rivoluzione.
Dice E.Haymal: “Ferenczi tenta di farlo offrendo ciò che in passato non è stato offerto: un clima di fiducia […] “incondizionata”. Ferenczi confida infatti che un tale clima possa guarire […]. Tutto ciò esigerà inevitabilmente da parte dell’analista un genere particolare d’ascolto e una speciale sensibilità nei confronti di ciò che nel passato e nel presente ha causato e causa sofferenza”.
Le parole di Ferenczi, che voglio riportare qui sotto, ci portano inequivocabilmente al concetto di “empatia” e, a quel filo che lega i nostri tre “donatori d’anima”: Rogers, Kohut e Ferenczi.
“Se la paziente osserva che provo una vera compassione per lei e che metto tutto l’impegno a esplorare le cause delle sue sofferenze, diventa improvvisamente capace di darmi una rappresentazione drammatizzata dei processi, ma anche di parlarmene. L’atmosfera cordiale le consente dunque di proiettare i traumi del passato e di comunicarli […] il medico deve essere veramente coinvolto nel caso con tutta la sua anima, o, se non lo è deve onestamente ammetterlo.”
L’empatia è uno dei fattori chiave all’interno di un percorso di counseling/psicoterapia, è un postulato fondamentale nella maggior parte degli indirizzi terapeutici esistenti. Nella pratica, sia in psicoterapia che nel counseling le emozioni si provano in sintonia con l’operatore e, quando questo accade il cliente lo percepisce chiaramente e sperimenta le interazioni più significative e più positive del suo percorso personale.


Bibliografia

Daniel Goleman,RCS libri “Intelligenza emotiva”
C.R.Rogers, G.Martinelli & C. “Un modo di essere”
Rollo May, Astrolabio “L’arte del counseling”
A.H.Maslow, RCS libri “Motivazione e personalità”
C.R.Rogers, G.Martinelli & C. “La terapia centrata sul cliente”
C.R.Rogers, Astrolabio “Potere personale”
H.Kohut,Bollati Boringhieri “Introspezione ed empatia-raccolta di scritti 1959/1981”
C.B.Strozier,Astrolabio “Heinz Kohut-biografia di uno psicoanalista”
A.E.Haynal, Centro Scientifico Editore “Uno psicoanalista fuori dall’ordinario:Sandor Ferenczi”>