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Sal & Inf - la meditazione e il nostro cervello

di Luisa Barbieri

pubblicato su Salute del Domani
 
 La partecipazione ad un programma di meditazione consapevole (MBSR) di 8 settimane sembra favorire cambiamenti misurabili nelle regioni del cervello associate alla memoria, alla percezione di sé, all'empatia e allo stress.
Un team di ricercatori guidato dal Massachusetts General Hospital (MGH) (1), è riuscito a documentare tramite RMN i cambiamenti prodotti nel tempo, della materia grigia cerebrale conseguenti alla pratica della meditazione. Lo studio è stato pubblicato il 30 gennaio '11 sul Journal of Neuroimaging (2), organo ufficiale dell'American Society of Neuroimaging.
 
Il Mindfulness-based o MBSR (3), che potremmo tradurre come meditazione di consapevolizzazione, è uno strutturato programma di gruppo che impiega la meditazione per alleviare la sofferenza associata a disturbi fisici, psicosomatici e psichiatrici. Il programma, né di matrice religiosa, né esoterica, si basa su di una procedura sistematica atta a sviluppare una maggiore consapevolezza delle esperienze, attraverso una percezione dei processi mentali implicati momento per momento. L'approccio presuppone che una maggiore consapevolezza possa fornire una percezione più vicina al reale riducendone gli eventuali effetti negativi, migliorando così la qualità di vita.
 

Gli interventi terapeutici che utilizzano questo metodo sono diventati sempre più popolari, ma fino ad oggi si sapeva ben poco a proposito degli eventuali meccanismi neuronali associati. Essendo il programma rieducativo MBSR uno dei programmi più conosciuti ed apprezzati, è stato utilizzato per verificare, attraverso uno studio a controllato longitudinale, le modifiche, pre e post trattamento, capaci di quantificare la concentrazione di materia grigia cerebrale attribuibile alla partecipazione alla terapia.
 
 
16 soggetti sani sono stati sottoposti a RMN prima dell'inizio del programma di meditazione MBSR e, dopo le 8 settimane di durata del programma, sono stati nuovamente sottoposti a RNM e si sono osservati cambiamenti, ossia aumento della concentrazione di sostanza grigia cerebrale, specie nella zona dell'ippocampo sinistro (contestualizzatore di emozioni, riveste grande importanza nelle fasi di apprendimento e nella memoria), aumento della corteccia cingolata posteriore, in corrispondenza della giunzione temporo-parietale e del cervelletto, strutture associate alla consapevolezza di sé, alla compassione, all'empatia e all'introspezione. La valutazione è stata comparata con un gruppo di controllo composto da 17 individui che non si sono sottoposti al programma di meditazione .
(8) Ippocampo
I risultati suggeriscono che la partecipazione a MBSR è associata a cambiamenti nella concentrazione di materia grigia in regioni cerebrali coinvolte nei processi di apprendimento e di memoria, regolazione delle emozioni, dell'insight, e della capacità di ragionare in termini di prospettiva.
Sara Lazar (9), PhD, del MGH psichiatrica Neuroimaging Research Program, autore senior dello studio (*) afferma:
"Anche se la pratica della meditazione è associato con un senso di tranquillità e relax fisico, i professionisti hanno a lungo sostenuto che la meditazione offra anche benefici cognitivi e psicologici che persistono per tutto il giorno.
Questo studio dimostra che i cambiamenti nella struttura del cervello possono essere alla base di alcuni di questi miglioramenti segnalati e che la sensazione di benessere non è legata solamente all'avere trascorso del tempo in relax”
Già da studi effettuati nel passato la dott.ssa Lazar e il suo gruppo avevano riscontrato differenze strutturali tra i cervelli di individui avvezzi alla meditazione ed individui senza alcuna storia di meditazione; avevano osservato l'ispessimento della corteccia cerebrale in aree specifiche associate all'attenzione e all'integrazione emotiva, ma non si poteva affermare con certezza scientifica se tali differenze fossero imputabili alla pratica meditativa, oggi questo nuovo studio sembrerebbe confermare l'ipotesi originaria della Lazar.
I partecipanti allo studio si sono dedicati alla meditazione per 27 minuti al giorno per 8 settimane e le loro risposte ad un questionario inerente la consapevolizzazione indicavano miglioramenti significativi nel corso della ricerca, se paragonate alla risposte fornite prima dell'avvio dello studio. Si è, inoltre, registrato un sensibile calo dello stress in correlazione alla diminuzione della densità di materia grigia nell'amigdala, zona del cervello conosciuta per svolgere un importante ruolo nell'accensione dell'ansia, in quanto fornisce una valutazione derivante dagli stimoli esterni, mentre gli stimoli interni vengono decodificati dalla corteccia orbito-frontale.
(10) amigdala
Britta Hölzel, PhD, ricercatore presso l'Università MGH e Giessen in Germania, dice a riguardo:
E 'affascinante vedere la plasticità del cervello e che, praticando la meditazione, possiamo svolgere un ruolo attivo nel modificarne la struttura aumentando in questo modo il nostro benessere e migliorando la nostra qualità della vita. Altri studi in diverse popolazioni di pazienti hanno dimostrato che la meditazione può migliorare in modo significativo una varietà di sintomi ed ora stiamo studiando i meccanismi alla base del cambiamento."
Seguendo le valutazioni di Amishi Jha, PhD, della University of Miami, neuroscienziato impegnato nello studio delle problematiche patologiche da stress, i risultati ottenuti con questo studio possono gettare luce sui meccanismi di azione della pratica clinica della meditazione. Se, poi, il cambiamento strutturale e comportamentale non lo si lega solamente alla pratica della meditazione, ma lo si inserisce in un più ampio discorso orientato ad aprire nuove porte alla terapia, allora sarà semplice intuire quanto un rilievo scientifico del genere possa rappresentare un intervento clinico a protezione dai disturbi legati allo stress.
Spesso si pensa alla meditazione come ad un'attività inusuale, spirituale, religiosa, in realtà questa considerazione non corrisponde alla realtà, in quanto la meditazione è una pratica assolutamente normale e alla portata di tutti: è la qualità di attenzione che rivolgiamo ad ogni cosa che facciamo.
Ciò che il Buddha scoprì non fu la meditazione, ma il fatto che era possibile essere se stessi al cento per cento, completamente se stessi. Il Buddha si rese conto che non avrebbe dovuto cercare nulla di diverso da ciò che era, l'insegnamento completo del buddismo in effetti è orientato alla riscoperta di noi stessi, nulla più.(11)

 

 


note di approfondimento:
  1. Sara W. Lazar, PhD è un neuroscienziato del Dipartimento di Psichiatria del General Hospital Massachusetts e assistente in Psicologia presso la Harvard Medical School. L'obiettivo della sua ricerca è quello di chiarire i meccanismi neuronali alla base della meditazione. Tale obiettivo vuole intervenire sia in ambito clinico che di promozione e prevenzione della salute e del benessere in individui sani. Un obiettivo principale del suo lavoro è determinare come lo yoga e la meditazione influenzino la struttura del cervello, e come questi possibili cambiamenti strutturali influenzino il comportamento dell'individuo. La dott.ssa Lazar pratica yoga e meditazione di consapevolezza dal 1994 ed è membro del Consiglio dell'Istituto per la Meditazione e la Psicoterapia.
  2. Come meditare” di Sakyong Mipham Rinpoche, autore di “Turning the Mind Into an Ally” : http://www.mipham.com/
 
 
 
 
 

 

 
 
 
 

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