Sal & Inf - osteoporosi e bifosfonati

Osteoporosi: il trattamento coi bifosfonati può allungare la vita di almeno 5 anni

Dall'Australia arriva un importante risultato nell'ambito della ricerca clinica, i ricercatori hanno osservato un beneficio straordinario e inaspettato nel trattamento dell'osteoporosi: le persone che assumono bifosfonati non solo migliorano la loro qualità di vita, ma sembra che l'allunghino di almeno 5 anni.

L'osteoporosi è una malattia, molto diffusa ed invalidante, caratterizzata da fragilità scheletrica, secondaria alla riduzione della massa ossea, e conseguente predisposizione alle fratture.

Tra queste emergono quelle al polso, ai corpi vertebrali e al femore che portano inesorabilmente a riduzione, sino a perdita, di autonomia, cui consegue isolamento sociale.

Colpisce per lo più il sesso femminile e la sua incidenza aumenta con l'età, in quanto il metabolismo dell'osso pare strettamente legato agli ormoni sessuali, oltre che a fattori genetici, all'attività fisica e alla dieta, nonché a concomitanti patologie e trattamenti farmacologici associati.

Come dice il prof. Eisman: "in Australia l'osteoporosi è un grande onere sociale e rimane una malattia poco compresa e gravemente sottostimata. Solo il 30% delle donne e il 10% degli uomini affetti ricevono la terapia adeguata, il ché è inaccettabile se si considera che le persone potrebbero essere aiutate, migliorandone le condizioni di vita sino a ritardarne la morte di diversi anni. Esistono buone prove, al di là della ulteriore conferma che emerge da questo studio, che trattando l'osteoporosi si riducano le fratture ossee e la mortalità”
Il prof. associato Jacqueline Center ed il prof. John Eisman, del Sydney Garvan Institute of Medical Research (1), hanno basato le loro conclusioni sui dati emersi dal lavoro di ricerca svoltosi a Dubbo (una città nella Regione di Orana nel New South Wales dell'Australia) “Dubbo Osteoporosi Epidemiology Study” (2), una ricerca che ha preso avvio nel 1989 e che rappresenta il più lungo studio epidemiologico a livello mondiale delle fratture osteoporotiche negli uomini e nelle donne.

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L'ipotesi di partenza dello studio, che tendeva alla comprensione dell'interazione tra il genoma e gli altri fattori di rischio per questa patologia allo scopo di identificare nuovi obiettivi terapeutici, si è concretizzata nella scoperta dei risultati eccellenti ottenuti con l'utilizzo dei bifosfonati, classe di farmaci in grado di inibire il riassorbimento osseo (4).

La sperimentazione è stata effettuata su di un campione di 2000 soggetti dei quali 121 sottoposti a trattamento con bifosfonati per una media di 3 anni. Li si è, poi, confrontati con altri sottogruppi sottoposti ad altre forme di trattamento, come quello con la vitamina D (con o senza calcio) o la terapia ormonale, e l'allungamento della vita associato alla terapia con i bifosfonati è chiara ed inequivocabile.

La prof. Center testimonia il fatto che: “in un gruppo di donne di età superiore ai 75 anni con fratture osteoporotiche, nei confronti delle quali ci si sarebbe aspettati un tasso di mortalità del 50% nel corso di 5 anni, in quelle che hanno usufruito del trattamento coi bifosfonati il tasso di mortalità è sceso del 10%”

I dati sono a confortare l'ipotesi che il trattamento con questi farmaci crei un'aspettativa di allungamento di vita di circa 5 anni e i ricercatori ipotizzano che questa possa avere a che fare con il fatto che l'osso rappresenta un naturale magazzino di deposito per i metalli pesanti tossici, come il piombo e il cadmio. L'invecchiamento determina fisiologicamente la rarefazione ossea con conseguente rilascio in circolo dei materiali ivi depositati e altrettanto conseguente danno intuibile per lo stato di salute dell'individuo, venendo meno un potente meccanismo di difesa. Prevenendo il riassorbimento osseo, i bifosfonati prevengono anche il rilascio dei metalli tossici eventualmente presenti. Questa è l'ipotesi al momento più accreditata, al di là dell'osservazione, ma, come dice il prof. Eisman: “mentre possiamo asserire con certezza la dinamica d'azione del farmaco inserito nel metabolismo osseo, non abbiamo ancora le prove che sia a questo imputabile l'allungamento della vita osservato”.

Christine Bennett, presidente della Bupa Health Foundation comitato direttivo e Bupa Australia Chief Medical Officer (5), ha dichiarato: "Mentre l'osteoporosi è chiaramente sottostimata e malcurata, i risultati di questo studio sono importanti per comprendere meglio i benefici di questi nuovi trattamenti che possono direttamente influenzare la pratica clinica. É un grande risultato l'avere scoperto che non solo migliora l'osteoporosi, ma anche la speranza di vita per persone che assumono bifosfonati” .

Certo è che, come ogni farmaco, anche il bifosfonato può dare effetti collaterali imprevedibili e deve essere utilizzato con attenzione, sottoposti a sorveglianza medica e per il solo scopo approvato dall'organizzazione di controllo competente che dovrebbe dare la garanzia di adesione al criterio della scientificità.


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