Donne - Campagna Noppaw - Nobel per la Pace alle Donne Africane

Un nobel "della" pace

Vorrei che memorizzassimo la motivazione: Ellen Johnson Sirleaf, Leymah Gbowee e Tawakkul Karman hanno ricevuto il “Nobel per la pace 2011” “per la loro lotta nonviolenta.... a favore del processo di costruzione della pace”. Presidente rieletta della repubblica liberiana la prima, avvocata pacifista (presiede un organizzazione femminile interafricana per la sicurezza e la pace) e promotrice dello sciopero del sesso che indusse il regime a chiamare le donne al tavolo delle trattative la seconda, giornalista islamica di un partito conservatore e fondatrice di “giornaliste senza catene” la terza (che ha già dedicato la nomination a tutti i “militanti della primavera araba”) si segnalano per essere donne che, pur ristrette nell'ambito delle tradizioni maschili e maschiliste dei loro Paesi, hanno fatto politica rendendola concretamente nuova per il rigore e il coraggio con cui hanno praticato (e non solo predicato) la nonviolenza e la pace.
Forse non è il “Nobel alle donne africane” che molte organizzazioni sostenevano, ma è davvero notevole il valore che esce da scelte non facili. Premi “per la pace” ne abbiamo visti molti, esemplari o discutibili; ma in genere si trattava di nobili (o meno nobili) negoziatori dietro i quali non c'era una seria attività di negazione di fatto della guerra. Le donne sanno comportarsi come gli uomini e, infatti, alcune partecipano alle azioni militari più violente; ma ai nostri giorni appare più chiaro alla logica femminile, anche a livello di responsabilità istituzionali e partitiche, che la violenza sperimentata nelle famiglie (Ellen non ha mai nascosto di aver subito maltrattamenti da parte del marito) produce disastri privati, ma è la stessa che rende insanabili i conflitti sociali e di potere e che si rivela non solo pura follia, ma spreco delle risorse dei popoli. La sapienza dolorosa delle donne produce una nuova cultura fatta di ostinazione: nel mondo che chiamiamo civile nonostante l'incapacità di controllare egoismi, istinti predatori, sete di potere, le donne restano ancora incapaci di accettare fino in fondo l'irrimediabilità della violenza, che conoscono fin troppo bene sul loro corpo.
È un tempo straordinario, perché non siamo ancora omologate fino in fondo dal sistema che globalizza gli standard del modello unico gerarchico e competitivo. Ed è straordinario che siano “politiche” fino in fondo le storie di queste donne che ci diranno di sé a Stoccolma nei loro discorsi rituali, ma che rappresentano davvero una politica più “di genere” di quanto non sempre riusciamo a fare noi: impegnate “a favore della sicurezza delle donne e dei loro diritti”, hanno tutte agito per il bene comune del loro Paese, hanno praticato la resistenza a regimi dispotici, sono state incarcerate, ritenute traditrici, ma anche sostenute dai loro popolo, soprattutto delle donne, senza arrendersi. La Liberia ha subito una guerra civile durata quattordici anni che ha prodotto 250.000 morti (i liberiani sono circa quattro milioni) ed Ellen (master in economia ad Harvard: non dimentichiamo che non conosciamo assolutamente la realtà dei Paesi che chiamiamo in via di sviluppo e in cui emergono donne dotate di grandi competenze) è riuscita a guidare il Paese fuori dalle rovine. Probabilmente ai poteri costituiti (e a molti uomini anche dei loro partiti) darà fastidio questo riconoscimento e sono prevedibili le accuse di cedimento all'Occidente, di trasgressione, di tradimento. Ma quelle parole: nonviolenza e pace restano a segnare obiettivi perseguiti con coerenza.

Un esempio anche per noi. Donne e uomini.

 

tratto da Noppaw.org

Roma, 7 ottobre 2011 - Il Nobel per la Pace 2011 è stato assegnato a due donne africane e una yemenita, alla presidente liberiana Ellen Johnson Sirleaf, alla sua compatriota Leymah Gbowee e alla yemenita attivista per i diritti civili Tawakkul Karman. Sono tre icone che rappresentano tutte le donne, che oggi festeggiano il riconoscimento del loro cammino e impegno quotidiano per la pace! L’Africa che cammina. L’Africa che porta sulle spalle il proprio continente. L’Africa in piedi che guarda avanti verso il futuro.

“L’assegnazione di questo riconoscimento ci riempie di gioia, siamo pieni di entusiasmo per questo Premio che è stato deciso all’unanimità dal Comitato di Oslo - commentano Guido Barbera, presidente di Solidarietà e Cooperazione Cipsi ed Eugenio Melandri, coordinatore di ChiAma l’Africa che insieme a Solidarietà e Cooperazione Cipsi ha promosso la Campagna Noppaw, che ha proposto l’assegnazione del Nobel per la Pace a tutte le donne africane, grazie ad un progetto cofinanziato dalla DGCS/MAE -. Il premio rappresenta, secondo le intenzioni del comitato per il Nobel, “un riconoscimento del rafforzamento del ruolo delle donne, in particolare nei paesi in via di sviluppo”. E ancora: “Non possiamo raggiungere la democrazia e una forma di pace duratura nel mondo se le donne non possono ottenere le stesse opportunità degli uomini nell’influenzare lo sviluppo della società a tutti i suoi livelli”. La Sirleaf è la prima presidente donna di uno stato africano, la Gbowee e’ un’attivista pacifista, la Karman si occupa di diritti delle donne e democrazia nello Yemen, paese che negli ultimi mesi sta vivendo in pieno le rivolte per la democrazia partite dall’Africa del Nord. Sono state pienamente comprese e abbracciate le motivazioni che hanno spinto la Campagna Noppaw a candidare le donne africane. È stato accolto lo spirito della Campagna che ha messo in evidenza il ruolo delle donne come costruttrici di pace e di democrazia. È stato riconosciuto un senso nuovo e più ampio alla parola pace: non solo assenza di guerra ma anche lotta per i diritti, cura della famiglia e della comunità, la salvaguardia dell’ambiente, la prevenzione della salute, la gestione dell’economia con le piccole imprese e il microcredito”

“Le donne africane vogliono ora con ancora più forza e vigore proseguire il loro cammino, continuare a costruire relazioni, portare le loro testimonianze e raccontare le loro storie. E questa stessa volontà è anche di tutte le persone, le associazioni, le istituzioni, che hanno sposato con entusiasmo l’idea di dare alle donne africane il Nobel per la Pace e che ringraziamo per il prezioso sostegno e per essersi spesi per la Campagna. Un ringraziamento particolare va al Ministero degli esteri italiano e al Ministro Frattini, che si è speso in prima persona per questo obiettivo.

“Nei prossimi mesi - continuano i promotori Cipsi e ChiAma l’Africa - sono in calendario tanti incontri con le donne dell’Africa e della diaspora. Organizzeremo una grande festa il 10 dicembre, Igiornata mondiale dei diritti umani e giorno in cui verrà consegnato il Nobel per la Pace alle tre donne vincitrici. In quella giornata, invitiamo tutti coloro che hanno sostenuto la Campagna, a scendere nelle piazze e nelle strade in Italia e nel mondo per festeggiare questo riconoscimento!”.

Ethnos, società di produzione televisiva specializzata nella realizzazione di documentari, ha realizzato uno spot per le donne africane. Guardalo qui

Ascolta l’inno “Walking Africa” che Amii Stewart ha dedicato alle donne africane.

 

 

The war of the Women - for Noppaw

NADiRinforma and Medico N.A.Di.R. propose the documentary "The War of the Women" in the Campaign Noppaw (Nobel Peace Prize for African Women) supported by Solidarity and Cooperation (CIPSI )) and ChiAma l'Africa with the aim to assign Nobel Peace Prize for 2011 to African Women as a whole."In Africa I saw the strength of the Women" "I have realized that a man doesn't possess so much those abilities than the Women to face, to listen, to support and to understand, to be sacrificed for her own Community" "In Africa I listened to their stories: there was stories of rapes and violence." "In Africa I felt shame in being a man." "This video comes from my profound
respect that I feel in front of all Women that every day promote world Peace with their strength."

Given the dramatic nature of the arguments is recommended viewing for an adult audience.

Visita il sito: www.mediconadir.it
Visita il sito: www.cipsi.it
Visita il sito: www.chiamafrica.it
 
 

 
 

Bologna, 28 febbraio 2011 - NADiRinforma e MedicoN.A.Di.R. partecipano alla Campagna Noppaw (Nobel Peace Prize for African Women) attraverso il video “La guerra delle donne” che raccoglie alcune testimonianze di donne congolesi sopravvissute agli orrori della guerra. La Campagna Noppaw è promossa da Solidarietà e Cooperazione Cipsi e da ChiAma l'Africa con l’obiettivo di assegnare il Premio Nobel per la Pace 2011 alle donne africane nel loro insieme.

Il video, della durata di 20 minuti, verrà proiettato proprio nella Giornata internazionale della donna, a Bologna, presso la libreria Serendipità, vicolo dei Facchini, 2/2. Una prima proiezione si terrà alle ore 19.00, a cui seguirà una seconda proiezione alle ore 21.00. Il documentario sarà introdotto dal prof. Luca Jourdan, antropologo Università di Bologna.

Sarà presente l'autore Paolo Mongiorgi

“Questo evento – raccontano gli organizzatori - vuole inserirsi come una piccola tessera di un grande puzzle, tra le testimonianze a sostegno delle Donne d'Africa: nel 2006 incontrammo alcune donne congolesi che ci raccontarono le brutalità cui la guerra, che da anni insanguina le loro terre, le aveva sottoposte. Una guerra infinita che tutt'oggi miete vittime e terrore in uno dei paesi più ricchi del pianeta. Ancora nel settembre del 2010 le Nazioni Unite hanno lanciato un ennesimo allarme in riferimento alla violenza subita da 500 donne nella zona intorno a Bukavu. L'incontro ha rappresentato e rappresenta per noi una grande emozione, non saremo mai abbastanza grati a queste coraggiose donne che hanno voluto regalarci un'importante testimonianza destinata a risvegliare le nostre coscienze”.

L'essenza dell'Africa è al femminile: donne forti, coraggiose, in grado, pur tra le insidie più devastanti, di dimostrare la capacità di vivere, non solo quella di sopravvivere. Donne che sanno mostrare la dignità e la fierezza del loro popolo, delle loro culture, senza tentennamenti, senza inibizioni, con coerenza ma, al contempo, volte verso il futuro. Come racconta l'autore del video Paolo Mongiorgi: “In Africa ho visto la forza delle donne. Mi sono reso conto del fatto che un uomo non possiede quelle capacità di affrontare, ascoltare, supportare e sopportare, tollerare e comprendere, tanto da sacrificarsi per la propria Comunità di appartenenza. In Africa ho ascoltato le loro storie, racconti di stupri e di violenze. In Africa ho provato vergogna nell'essere un uomo.

Questo video nasce dal profondo rispetto che percepisco e che vorrei esprimere nei confronti di tutte quelle donne che ogni giorno riescono, con la loro forza, a promuovere la Pace nel mondo”.

La proiezione del video “La guerra delle donne” si inserisce nell’ambito dell’iniziativa “8 marzo: donne africane in prima pagina”, con cui la Campagna Noppaw si appella direttori dei quotidiani, dei telegiornali e dei radiogiornali nazionali e locali affinché l’8 marzo dedichino le prime pagine delle testate o le aperture dei telegiornali e radiogiornali alle donne africane.

La Campagna Noppaw è sostenuta dal ministero degli Affari Esteri italiano e dal ministro Frattini, insieme a centinaia di personalità del mondo istituzionale italiano ed internazionale, della cultura, dello spettacolo e di ogni espressione della società.

Nei prossimi mesi saranno promosse iniziative con le donne in varie regioni del Senegal, del Mali, del Burkina e di altri paesi africani. È inoltre già prevista la presentazione ufficiale al Parlamento Europeo a Bruxelles il 23 maggio e alla Farnesina il 25 maggio, con moltissimi eventi per tutto l’anno. Il Noppaw continua poi a portare avanti il suo impegno per la raccolta delle firme di adesione all’appello (è possibile aderire su www.noppaw.org).

La proiezione del video “La guerra delle donne” a Bologna, è sostenuta dalle seguenti associazioni: Csa editrice/libreria Serendipità, Naufragi, European Alternatives, Piazza Grande, Ass. Cult. Il Magazzino Bologna, Ass. Cinecircolo Il coltello nell'acqua Venezia, Ass. Cult. Frame Firenze, MedicoN.A.Di.R., NADiR informa, Centro Studi Donati, Ass. Senegalese BaoBab, Ass. A.C.A.B.A.S.

Per informazioni: segreterianadir@mediconadir.it, 347 0617840 begin_of_the_skype_highlighting            347 0617840      end_of_the_skype_highlighting, www.mediconadir.it. Campagna Noppaw, tel. 06.5414894, info@noppaw.orgwww.noppaw.org.

INGRESSO GRATUITO

Galleria pubblica di Campagna Noppaw

 

                           

La Campagna Noppaw (Nobel Peace Prize for African Women),
promossa da Solidarietà e Cooperazione Cipsi e ChiAma l’Africa,
invita a partecipare alla Conferenza Stampa:

8 MARZO: DONNE AFRICANE IN PRIMA PAGINA
VERSO IL NOBEL PER LA PACE 2011
Giovedì 3 marzo 2011
Sala delle Conferenze Stampa – Camera dei Deputati
Via della Missione 4, Roma
Ore 11.30

Intervengono:

 
- Guido Barbera, presidente di Solidarietà e
 

Cooperazione Cipsi;

- Eugenio Melandri, coordinatore nazionale di ChiAma l’Africa (moderatore);
 
- Jean Léonard Touadi, parlamentare;
- Patrizia Sentinelli, già viceministro agli affari esteri;
- Giuseppina Tripodi, Fondazione Rita Levi Montalcini;
- Muanji Pauline Kashale (Congo), presidente della Fondazione FONDARC.
 
In occasione della Giornata internazionale della donna, la Campagna Noppaw, che propone l’assegnazione del Nobel per la Pace 2011 alle donne africane nel loro insieme, organizza una conferenza stampa per rilanciare la proposta fatta ai direttori dei quotidiani, dei telegiornali e dei radiogiornali nazionali e locali: l’8 marzo dedicate le prime pagine delle vostre testate o le aperture dei vostri telegiornali e radiogiornali alle donne africane.
 
Nell’occasione, verrà presentato dai promotori della Campagna un dossier che, attraverso dati statistici e storie di vita, racconta il protagonismo delle donne africane in tanti ambiti della società.
 

 Donne imprenditrici, impegnate in politica, donne che si assumono il ruolo di promotrici dei diritti, della salute, della pace, della convivenza.Le tante donne comuni che quotidianamente portano il peso di questo pezzo di terra.

Inoltre, la conferenza stampa sarà occasione per presentare le tante iniziative territoriali che enti locali, associazioni e istituzioni stanno promuovendo nella settimana dell’8 marzo a sostegno della Campagna Noppaw e delle donne d’Africa.
 
La Campagna Noppaw è sostenuta dal
 

ministero degli Affari Esteri italiano e dal ministro Frattini, insieme a centinaia di personalità del mondo istituzionale italiano ed internazionale, della cultura, dello spettacolo e di ogni espressione della società. Nei prossimi mesi saranno promosse iniziative con le donne in varie regioni del Senegal, del Mali, del Burkina e di altri paesi africani. È inoltre già prevista la presentazione ufficiale al Parlamento Europeo a Bruxelles il 23 maggio e alla Farnesina il 25 maggio, con moltissimi eventi per tutto l’anno. Il Noppaw continua poi a portare avanti il suo impegno per la raccolta delle firme di adesione all’appello. (è possibile aderire su www.noppaw.org).

 
Chiediamo all’informazione italiana di fare la sua parte in una giornata simbolica come quella dell’8 marzo, per testimoniare il protagonismo delle donne africane e il loro ruolo nella società.
Il dossier verrà distribuito ai giornalisti presenti alla conferenza, insieme a un cd contenente video, immagini e altro materiale sulla Campagna Noppaw.
 
Per motivi organizzativi, si richiede di confermare la partecipazione alla conferenza entro e non oltre mercoledì 2 marzo 2011, mandando una mail con i propri dati anagrafici a: info@cipsi.it oppure un fax al numero: 06.59600533.
 
Per informazioni: Ufficio stampa Solidarietà e Cooperazione Cipsi, tel. 065414894, mail: info@
 

pubblicata daCIPSI

Roma, 17 febbraio 2011 - In occasione della Fest

a della donna, la Campagna Noppaw (Nobel Peace Prize for African Women) promossa da Solidarietà e Cooperazione Cipsi e da ChiAma l’Africa per assegnare il Premio Nobel per la Pace 2011 alle donne africane nel loro insieme, lancia una proposta ai direttori dei quotidiani, dei telegiornali e dei radiogiornali nazionali e locali: l’8 marzo dedicate le prime pagine delle vostre testate o le aperture dei vostri telegiornali e radiogiornali alle donne africane.

"Le donne africane sono protagoniste trainanti dell’Africa intera, sia nei nella vita quotidiana che nell'attività politica e sociale – sottolinea Guido Barbera, presidente di Solidarietà e Cooperazione Cipsi. L’Africa cammina con i loro piedi! Donne imprenditrici, impegnate in politica, donne che si assumono il ruolo di promotrici dei diritti, della salute, della pace, della convivevza. Non è possibile immaginare il futuro dell’Africa senza avere davanti agli occhi le tante donne comuni che quotidianamente portano il peso di questo pezzo di terra. Ne assumono i drammi e ne vivono le speranze. Donne feriali fondamentali per la vita del continente. Donne che gridano al mondo intero: non vogliamo più allattare i nostri figli, per vederli morire in guerra!.

"Bisognerebbe ascoltare queste storie "minime" – commenta Elisa Kidané, suora comboniana eritrea che sostiene la Campagna Noppaw fin dalla sua nascita. Ma nessun telegiornale sembra volerle riferire. Facile e comodo sbattere in prima pagina la miseria altrui e tacere sulle cause che l’hanno generata. Semplice e sbrigativo pubblicare un poster strappalacrime di una mamma con il figlio che succhia un seno avvizzito, e non raccontare le faticose battaglie e le piccole vittorie ottenute – ogni giorno, caparbiamente – da milioni di donne a piedi scalzi e mani nude".

È a loro che vorremmo venisse data voce in un giorno storicamente dedicato alle donne, alla rivendicazione dei loro diritti e alla lotta contro ogni forma di violenza perpetrata nei loro confronti. La Campagna Noppaw si mette a vostra disposizione: potete contattarci per richiedere interviste e interventi ai promotori, immagini e video (sono a disposizione lo spot della Campagna un video realizzato da Carmen La Sorella), oltre 100 storie di donne africane, associazioni e reti di associazioni di donne africane, filmati, per approfondire le motivazioni che ci hanno spinto a chiedere per le donne africane un riconoscimento tanto importante come il Nobel, per parlare con le donne africane ed europee che la stanno sostenendo, per capire a che punto siamo arrivati e cosa ci aspettiamo.

La Campagna Noppaw è sostenuta dal ministero degli Affari Esteri italiano e dal ministro Frattini, insieme a centinaia di personalità del mondo istituzionale italiano ed internazionale, della cultura, dello spettacolo e di ogni espressione della società. Nei prossimi mesi saranno promosse iniziative con le donne in varie regioni del Senegal, del Mali, del Burkina e di altri paesi af

ricani. È inoltre già prevista la presentazione ufficiale al Parlamento Europeo a Bruxelles il 23 maggio e alla Farnesina il 25 maggio, con moltissimi eventi per tutto l’anno. Il Noppaw continua poi a portare avanti il suo impegno per la raccolta delle firme di adesione all’appello. (è possibile aderire su www.noppaw.org).

"Oggi – continua Eugenio Melandri, portavoce di ChiAma l’Africa - non è più sufficiente dire o scrivere che le donne dell’Africa sono meravigliose, se alla loro fatica quotidiana per risollevare le sorti della loro gente non corrisponde una volontà politica nazionale e internazionale che dia ai loro sforzi il riconoscimento dovuto. Ecco: un Premio Nobel è un piccolo tentativo di dire a ciascuna di loro che la scommessa dell’Africa si vince solo grazie a lei".

Chiediamo all’informazione italiana di fare la sua parte in una giornata simbolica come quella dell’8 marzo, per testimoniare il protagonismo delle donne africane e il loro ruolo nella società.

Per informazioni: Ufficio stampa Cipsi, tel. 06.5414894, mail: info@noppaw.org e info@cipsi.it, web: www.noppaw.org

di Elisa Kidané

Conferire alle donne africane il Nobel per la Pace 2011. Lo chiede la Campagna Noppaw. Partita aperta e incerta. Ma è già positivo che si cominci a comprendere che la donna è la spina dorsale del continente.

Invisibili. È un eufemismo, ma è l’unica parola che mi viene in mente per indicare come vengono percepite le donne africane. Da sempre, reggono sulle proprie spalle il continente. Eppure, libri, studi, analisi e trattati sull’Africa sono spesso scritti “a prescind

ere” da loro. Ogni giorno, milioni di mani femminili sorreggono, accarezzano, cullano l’umanità ferita dei popoli d’Africa. Ma, quando si argomenta sull’Africa, lo si fa ancora “senza contare donne e bambini”. Nonostante il loro ruolo determinante nella compagine storica, economica e sociale del continente, le donne sono ancora relegate nei villaggi, sottomesse alla mentalità patriarcale, rassegnate alla miseria e all’ignoranza, condannate a un immobilismo eterno. Questo modo di pensare, oltre a essere un cliché, è uno stereotipo che regge. Pare quasi che dia sicurezza.

Tra le motivazioni della Campagna Noppaw (Nobel Peace Prize for African Women), promossa da Solidarietà e Cooperazione Cipsi, coordinamento di 48 ong e associazioni di solidarietà internazionale, e da Chiama l’Africa, con l’obiettivo di assegnare il Nobel per la Pace 2011 alle donne africane, c’è anche quella di correggere questa miopia collettiva.

Da quando è partita la Campagna, si sono formati tre schieramenti: quello del “sì”, senza se e senza ma; quello dell’“impossibile-che-succeda”; e quello del “no”. Ogni volta che viene presentata l’iniziativa, sono in molti a nicchiare: perché a tutte le donne africane? Che cosa hanno di speciale rispetto alle altre donne del mondo? Non è, ancora una volta, un modo paternalistico di trattarle?

Lo scorso novembre, in occasione del seminario internazionale di studio e confronto sulla Campagna Noppaw svoltosi a Dakar (Senegal), i partecipanti avevano tappezzato le vie del centro di striscioni con la scritta “Elles le meritent”. Sì, lo meritano, per il semplice fatto che, nonostante un passato derubato, un presente calpestato e un futuro ipotecato, le donne africane sono decise a frustrare le aspettative di coloro che hanno già decretato da tempo la scomparsa del continente. Il premio vorrebbe onorare questa loro determinazione, questa loro capacità di resistere, affinché l’Africa possa esistere. È vero che un Nobel collettivo potrebbe sembrare un ennesimo maldestro esempio di classificare, generalizzando l’Africa e le sue donne. Ma l’idea di fondo è un’altra: chi vuole scommettere su un futuro nuovo del continente, lo può fare solo contando sul contributo delle donne. Non è vero che le africane si sentono figlie di un dio minore. Sanno che da loro dipendono la vita o la morte dei propri popoli. Ogni giorno, a testa alta, tessono trame di storie nuove. Lo fanno da sempre. E continueranno a farlo. Perché in palio c’è la sopravvivenza stessa del continente.

Non intendo mitizzare la figura della donna africana. Nel continente si trova di tutto: c’è la madame che indirizza le giovani alla prostituzione e le sfrutta; c’è la donna che cerca il facile benessere; c’è quella che arriva al potere e ne abusa. Ma la maggior parte delle donne, pur in condizioni avverse, tentano di cambiare lo status quo imposto da politiche strozzine e di uscire dall’immobilismo, da tradizioni obsolete, dalla millenaria sottomissione imposta da assurde consuetudini. Soprattutto, sono capaci di organizzarsi per essere promotrici di cambiamento sociale in vista del bene comune.

Bisognerebbe raccontare storie di donne contadine, disemplici mamme, di avvocatesse che sfi dano il regime per difendere altre donne, di eroine pronte a organizzare disobbedienze politiche per chiedere pane e avere giustizia, o a creare cooperative e infrastrutture per non lasciar morire il paese.

Bisognerebbe ascoltare queste storie “minime”. Ma nessun telegiornale sembra volerle riferire. Facile e comodo sbattere in prima pagina la miseria altrui e tacere sulle cause che l’hanno generata. Semplice e sbrigativo pubblicare un poster strappalacrime di una mamma con il figlio che succhia un seno avvizzito, e non raccontare le faticose battaglie e le piccole vittorie ottenute – ogni giorno, caparbiamente – da milioni di donne a piedi scalzi e mani nude.

Oggi, però, non è più sufficiente dire o scrivere che le donne dell’Africa sono meravigliose, se alla loro fatica quotidiana per risollevare le sorti della loro gente non corrisponde una volontà politica nazionale e internazionale che dia ai loro sforzi il riconoscimento dovuto. Ecco: un Premio Nobel è un piccolo tentativo di dire a ciascuna di loro che la scommessa dell’Africa si vince solo grazie a lei.

Non so come andrà a finire la Campagna. Non so quali saranno gli effetti dei profumi, dei sapori, dei colori inediti che cercheremo di far entrare nelle asettiche stanze di Oslo. Ma il fatto di aver catturato, anche solo per una frazione di secondo, l’attenzione dei media sul reale protagonismo delle donne d’Africa è già come aver vinto il Nobel.

Nigrizia - 7/2/2011

CIPSIIl Noppaw al Forum sociale mondiale di Dakar

pubblicata da CIPSI

Roma, 14 febbraio 2011 – "Un grande successo per la partecipazione – circa 75.000 persone – con tutti i paesi africani rappresentati, per i contenuti - in particolare l’analisi sulla crisi economica e sociale, la cooperazione sud-sud e il ruolo delle donne africane, protagoniste del cambiamento". Così Guido Barbera, presidente di Solidarietà e Cooperazione Cipsi, coordinamento di 48 ong e associazioni di solidarietà internazionale. "La manifestazione è riuscita e si è conclusa con la realizzazione di un interessante piano di mobilitazione per il 2012 (lanciata per Rio+20), e per il il prossimo Forum sociale mondiale nel 2013 che si svolgerà di nuovo a Porto Alegre, un ritorno alle origini".

Sono state 75mila le persone che la settimana scorsa hanno animato le strade di Dakar e del Senegal, partecipando ai molteplici eventi e appuntamenti legati all’undicesimo Forum Sociale Mondiale. Un Forum che, a fianco della partecipazione di molte istituzioni, da Danielle Mitterand ad Aminata Traorè, da Evo Morales a Lula, ha visto la presenza massiccia della società civile, soprattutto africana. Soprattutto donna.

È emersa con forza a Dakar "l’importanza della responsabilità e della partecipazione dal basso e di genere per smuovere il cambiamento". Tante donne africane hanno partecipato al Forum, hanno promosso iniziative, organizzato eventi e hanno dimostrato il loro protagonismo: "Il futuro del continente è in mano alle donne africane - ha affermato la senegalese Fatou Guèye Ndiaye, attivista della Rete africana delle donne lavoratrici - che oltre al ruolo tradizionale di madri stanno diventando sempre di più capo famiglia" Secondo i dati Onu, solo nell’Africa sub-sahariana le donne costituiscono il 60-80% della manodopera agricola e trascorrono 40 miliardi di ore l’anno per approvvigionarsi d’acqua per la famiglia. Tante voci di donne a Dakar, che raccontano la loro esperienza di gestione di piccole e medie imprese attraverso il microcredito, che si organizzano in reti per far sentire la propria voce, che parlano del loro impegno in prima linea nella politica, nella mediazione dei conflitti, nella costruzione della pace. Donne che meritano il Nobel per la Pace.

Fin dalla marcia di apertura del Forum, era presente una delegazione e uno striscione della Campagna Noppaw (Nobel Peace Prize for Arican Women) promossa, da Solidarietà e Cooperazione Cipsi e da ChiAma l’Africa per assegnare il Premio Nobel per la Pace 2011 alle donne africane nel loro insieme. Il Noppaw è stato presente in Senegal durante tutto il periodo del Forum: "Il nostro stand – racconta Alex Sarr, portavoce del Comitato scientifico del Noppaw a Dakar – ha consentito a migliaia di persone di venire a conoscenza della Campagna e condividerla. Abbiamo raccolto moltissime firme di sostegno a questa candidatura collettiva. Molte donne africane l’hanno apprezzata e ci aiuteranno a diffonderla in modo ancora più capillare nei loro paesi d’origine".

Oltre ciò, la Campagna Noppaw ha promosso una tavola rotonda che si è svolta il 7 febbraio scorso e alla quale hanno partecipato diversi esponenti del Comitato scientifico, tra cui Fatma Fall, direttrice dell’agenzia di comunicazione Thorinius: "Le donne vogliono far sentire la propria voce, perché sono la spina dorsale dell’Africa, coloro che portano avanti quotidianamente questo continente e la nostra presenza attiva a questo Forum ne è testimonianza". Per questo tutte le donne africane nel loro insieme meritano un riconoscimento internazionale, come il Nobel per la Pace. Oggi, non è possibile immaginare nessun tipo di azione, che tenda allo sviluppo del continente africano senza mettere al centro le donne, costruttrici di pace.

"Un altro mondo è possibile", recitava lo slogan del Forum. Ed è in cammino: un percorso di speranza che viene dalle rivolte del Maghreb di questi giorni, e che cammina e prosegue con i piedi e sulle spalle delle donne africane.

"Ricordiamo che la Campagna Noppaw ha bisogno del sostegno di tutti. Nei prossimi mesi saranno promosse iniziative con le donne in varie regioni del Senegal, del Mali, del Burkina e di altri Paesi africani. È inoltre già previsto un evento internazionale a Bruxelles il 23 maggio e moltissimi in Italia. Il Noppaw continua poi e portare avanti il suo impegno per la raccolta delle firme di adesione all’appello. (è possibile aderire su www.noppaw.org)".

 

 

 

 

 

>>>> continua