Donne dell'altro mondo -

Una nuova video inchiesta dell'"italiano in maschera". Che stavolta perlustra la rete e si imbatte in un fenomeno neanche così nascosto: la vendita di materiale porno che, per vendere, ammicca neanche troppo velatamente alla violenza contro le donne
 

24-02-2011 di Saverio Tommasi  tratto da Domani - Società

Saverio. Ricominciano. Falso. Non avevano mai smesso. Vero. Cosa? Gli stupri, le violenze sulle donne, gli abusi. E quando qualcosa accade sempre, ogni giorno, non è una notizia. Lo insegnano nelle scuole di giornalismo, con ragione. Un cane che morde un uomo non è una notizia, a meno di non rientrare nella biennale campagna securitaria detta “museruole alle bestie, uomini esclusi”. La notizia è, sarebbe, l’uomo che morde il cane (manuale di giornalismo elementare pagina uno, prima riga). Tornando agli stupri: la notizia non è un uomo che stupra una donna, quello accade sempre. Con un’eccezione: se il colpevole è straniero, meglio se è clandestino, è una Notizia. Con la “N” maiuscola e la sottolineatura compresa. Perché in questo caso la narrazione della vicenda diventa funzionale alla rappresentazione di una certa società che fa comodo a una certa politica, con il compiacimento di certi cittadini. E la notizia è buona, fresca, pronta, certo, e vai!

Mario. E dunque?

Saverio: Dunque niente, guarda il grafico: quattro stupri al giorno denunciati, chissà quanti altri taciuti. Però sui giornali ne escono pochi o pochissimi, e in televisione pochissimi o quasi niente. Però, quando escono, fanno il botto. Il bum e l’en plein, come dicono i vecchi. Basta mettere un coperchio alla notizia, aspettare il particolare giusto (per luogo o particolari macabri), e trasformano la quotidianità di cui solitamente se ne fregano nella notizia del giorno. Momento stupri, apertura tg. E vai! E niente cambia.

Mario. Ma dai, i giornali devono informare, mica “formare”. Non spetta a loro “cambiare le cose”. Dico bene o dico giusto?

Saverio. Dici sbagliato.

Mario. Perché?

Saverio. Perché sì. Ti spiego: ho realizzato una video inchiesta, Stupri Italiani. A proposito, guardala. Una video inchiesta sulla vendita online di video pornografici basati sulla rappresentazione di stupri e violenze. Un’inchiesta che non tutti avrebbero potuto realizzare, ma certamente molti sì. Certamente qualche grande televisione, qualche grande giornale, qualche grande, insomma, oltre a qualche piccolo. L’ho fatto io, uno piccolissimo; ho denunciato pubblicamente l’esistenza di case di produzione, registi e siti internet che si arricchiscono tramite la banalizzazione e la mercificazione degli stupri. Insomma, non la tiro in lungo perché il tempo d’attenzione è poco e tu devi ancora guardare la video inchiesta. Però, ormai che ci sono, te lo dico. Magari ad alta voce così sentono più persone: l’informazione corretta, nel medio e lungo periodo, contribuisce alla formazione delle coscienze, rendendole sensibili alle questioni. L’informazione scadente, al contrario, agisce da cassa di risonanza dell’evento, inaridisce lo spirito critico e quando non induce alla ripetizione del gesto contribuisce comunque alla creazione della paura, che ammetto possa essere utile, in una società del consenso, ma certamente non è salutare per migliorare le cose. Hai capito? Non hai capito. Dai, Mario, ci si vede al bar. E guarda l’inchiesta, magari ci si vede prima. Salutami Minzolini, se lo vedi. Io non lo guardo più.