Sal & Inf - Disturbo d'ansia sociale e psicoterapia

 

di Luisa Barbieri -rubrica Salute del Domani

Uno studio a valutazione di possibili cambiamenti del cervello, monitorati con EEG, sostenuto dalla Mental Health Foundation Ontario, ci dice che il disturbo d'ansia sociale risponde alla psicoterapia
 
 
 

La psicoterapia si inserisce nel programma terapeutico teso a migliorare la qualità di vita, ora ci si domanda se e come tale terapia possa cambiare l'aspetto del cervello. Un gruppo di ricercatori canadesi ha avviato uno studio su pazienti affetti da disturbo d'ansia sociale sottoposti a trattamento psicoterapico verso pazienti che, invece, hanno scelto altre vie per affrontare il problema, i risultati li ritroviamo pubblicati su Psychological Science, la rivista di Association of Psychological Science.

Il disturbo d'ansia sociale, o fobia sociale, è piuttosto diffuso e si esprime attraverso l'eccessiva ed irragionevole paura nei confronti di situazioni sociali, anche banali. L'ansia consegue la paura di interagire con gli altri, soverchiati dall'aspettativa angosciante di essere malgiudicati, di essere sottoposti a stretta sorveglianza e a rigidissima critica negativa.

La paura di commettere errori e/o di vivere l'imbarazzo e l'umiliazione di non essere all'altezza della situazione dinanzi agli altri può essere aggravata dal mancato sviluppo delle abilità sociali che spesso accompagno la sindrome. Il disturbo d'ansia può debordare in attacco di panico.

L'evitamento delle situazioni considerate “pericolose” anziché rappresentare un comportamento di difesa, acuisce la fobia allontanando sempre più l'individuo dalla possibilità di sperimentarsi, di acquisire quelle abilità che, sole, potrebbero aiutarlo almeno nel tentativo di superare la paura. Spesso l'ansia è anticipatoria ed insorge anche parecchi giorni prima dell'evento nel quale il soggetto sente di doversi “mettere alla prova”, soggetto che oltretutto spesso ha piena consapevolezza dell'irragionevolezza della paura, ma che, a maggior ragione, si percepisce inadeguato e quindi disempowered.

Nella prima parte dell'infanzia l'ansia sociale fa parte del normale processo di sviluppo del funzionamento sociale, ma con la crescita tende a ridursi, sino a scomparire. In alcuni casi il problema, invece, può persistere cronicizzando ed invalidando l'adolescenza e l'età adulta, interferendo negativamente con la normale routine quotidiana della persona. Tutto ciò che è relazione può divenire oggetto di paura: dalla scuola al lavoro, dalle attività sociali in genere alle relazioni interpersonali.

Le ragioni che sostengono il disturbo sono ancora in fase di studio, in quanto lo si può collegare alla timidezza patologica, alla sindrome da ansia malgestita o ad altri fattori, forse di origine sociale, ma sicuramente anche in questo ultimo caso la risposta agli stimoli e/o insulti sociali varia da una struttura di personalità ad un'altra.
Solitamente si distinguono due tipi di Fobia Sociale:

semplice, quando la persona teme solo una o poche tipologie di situazioni (per esempio è incapace di parlare in pubblico, ma non ha problemi in altre situazioni sociali come partecipare ad una festa o parlare con uno sconosciuto);
generalizzata, quando invece la persona teme pressoché tutte le situazioni sociali. Nelle forme più gravi e pervasive, si tende a confluire nel Disturbo Evitante di Personalità.

L'approccio terapeutico si avvale dell'utilizzo di farmaci associato a psicoterapia, ma la ricerca sugli effetti neurologici di quest'ultima è scarsa, soprattutto se la si confronta con quella svolta a valutazione dell'azione farmacologica.

Il team di ricercatori, diretto da Vladimir Miskovic, ha voluto tentare una valutazione di possibili cambiamenti del cervello monitorati con EEG in pazienti sottoposti a trattamento psicoterapico per disturbo d'ansia sociale. L'EEG è in grado di registrare l'attività elettrica del cervello in tempo reale e la ricerca si è concentrata sulla quantità dell'accoppiamento di onde delta-beta che risultano elevarsi in sintonia con l'ansia crescente.

Sono stati reclutati 25 pazienti adulti affetti da disturbo d'ansia sociale, i soggetti hanno partecipato a 12 sedute, a cadenza settimanale, di terapia cognitivo-comportamentale di gruppo. Il trattamento psicoterapico proposto è ampiamente convalidato dalla clinica ed è destinato ad aiutare gli individui ad identificare, quindi a cambiare, la sequela di pensieri negativi tesi a perpetuare le fobie e i comportamenti auto-lesivi.

A controllo sono stati identificati due gruppi di studenti che presentavano livelli molto alti e livelli molto bassi di ansia sociale, i gruppi di controllo non hanno seguito il percorso psicoterapico.

Ogni paziente è stato sottoposto a 4 valutazioni elettroencefalografiche: due valutazioni prima del trattamento psicoterapico, una a metà percorso e un'altra 2 settimane dopo la sessione finale.

Le valutazione elettroencefalografiche sono state effettuate in situazioni di quiete, ossia in assenza di alcuna spina irritativa, e in situazioni di stress, ad esempio inducendo i pazienti a tenere un discorso improvvisato su argomentazioni di elevato valore emotivo e davanti a due o più persone oppure davanti ad una videocamera.

Il confronto degli EEG dei pazienti pre- e post-terapia coi gruppi di controllo ha fornito risultati significativi:

  • EEG prima della terapia: le correlazioni delta-beta del gruppo di pazienti erano simili a quelli del gruppo di controllo ad alto livello di ansia e di gran lunga superiore alla gruppo a basso livello d'ansia

  • EEG a metà percorso: si è osservato un netto miglioramento dei soggetti sottoposti a terapia

  • EEG a fine lavori: i pazienti trattati presentavano un EEG simile a quello degli individui a basso livello d'ansia

Con tutto questo “non si può affermare che la psicoterapia cambi il cervello” afferma Miskovic, in quanto alcuni pazienti assumevano al contempo anche farmaci, ma lo studio sostenuto dalla Mental Health Foundation Ontario è "un primo passo importante" in questa direzione e verso la comprensione della biologia dell'ansia per, poi, riuscire a sviluppare trattamenti più efficaci.
Questa ricerca potrebbe anche inserirsi in una variazione oggettivabile della percezione della psicoterapia, come dice Miskovic: "I laici tendono a pensare che la terapia della parola non sia reale, mentre si associa il trattamento farmacologico con la scienza pura, ma alla fine, l'efficacia di ogni programma deve essere mediata dal cervello e dal sistema nervoso. Se il cervello non cambia, non ci sarà un cambiamento nel comportamento o nell'apparato emotivo”.

 

note di approfondimento: