Sal & Inf - lo sviluppo umano

 
 
L’essere umano cambia, vive e si trasforma più o meno rapidamente da quando nasce a quando muore. Dall’infanzia alla vecchiaia passando per l’adolescenza e la mezza età, l’uomo affronta o ricerca sfide continue dalle quali dipenderà il suo cambiamento o, inversamente, la sua stagnazione.

Fino a qui niente di nuovo non fosse che secondo Hendry e Kloep che hanno messo a punto un modello di sfida dello sviluppo, non è possibile valutare a priori quali sfide valutare come affrontabili da quelle impervie e di difficile gestione. Questa valutazione: sfide buone versus sfide cattive, risente del peso che le risorse personali che possiede ognuno di noi esercitano nella vita. Le risorse strutturali come i soldi, personali come le abilità superiori che possediamo in determinati ambiti e quelle sociali come la rete famigliare hanno effetti sulla sfida che decidiamo o siamo costretti ad affrontare, ed è per questo che una sfida non è positiva o negativa ma lo diventa rispetto a quante e quali risorse la persona può mettere in campo. A seconda che la sfida superi di poco le possibilità della persona si verifica il così detto sviluppo, ma se la richiesta supera di molto le riserve a disposizione dell’individuo andiamo incontro ad un deterioramento tale per cui le risorse del soggetto diminuiscono impedendogli, a lungo andare, di accettare altre sfide. Quando la persona invece decide di non affrontare nessun tipo di cambiamento si trova in una condizione di stagnazione che da appagante può facilmente trasformarsi in non appagante. Gli individui e le nazioni che cercano di evitare qualunque cambiamento sono a rischio, semplicemente perché una vita senza cambiamenti e senza sfide non può e non deve condurre ad uno stato di sviluppo, diventando, per questa ragione vulnerabili verso cambiamenti indotti dall’esterno.
La sensazione soggettiva di avere un bagaglio di risorse personali relativamente pieno ed una varietà sufficiente di risorse per affrontare quasi tutti i compiti e le sfide che si presentano nella vita quotidiana provoca un senso di sicurezza. Oppure, potremmo ribattere, il senso di sicurezza è il segnale della presenza di un numero di risorse sufficienti per affrontare le sfide. Situazioni nuove, compiti insoliti e problemi da risolvere tendono a spaventare la persona che deve affrontarli, disturbano il suo senso di sicurezza. Soltanto se può contare su un livello sufficiente di sicurezza, l’individuo sceglie di affrontare nuove sfide.

Se invece quel senso di sicurezza non esiste, egli cercherà quasi certamente di evitare qualunque sfida. Questa è in qualche modo una scelta intelligente perché l’ansia abbassa il livello di competenza necessario alla maggior parte dei compiti e rende il successo più difficile da ottenere.
La condizione nella quale la persona non è interessata a nessun compito che esula dal contesto del gruppo ristretto di cui fa parte (contented stagnation) porta il soggetto a diventare specialista nello svilupparsi soltanto in un numero ristretto di aree della vita. La specializzazione comporta il grave rischio di restringere il campo di abilità individuali e nella conquista di risorse altamente settoriali, per cui una loro perdita improvvisa può risultare catastrofica per lo sviluppo complessivo. Questa situazione pone gli specialisti nella medesima condizione dei contented stagnators, come nel gioco della roulette puntare molte fiches su numeri diversi può procurare vincite piccole ma certe, mentre puntare tutto su un numero solo è un’operazione ad alto rischio.
In definitiva dunque sembra che l’elemento cruciale per affrontare le sfide della vita è possedere il potenziale per cambiare che si raggiunge solo ed esclusivamente grazie alla capacità di adattamento in un maggior numero di aree possibile, possedendo cioè molte risorse in una varietà di aree. Lo sviluppo è dunque un processo dinamico che dura tutta la vita nel quale siamo in grado di aggiungere risorse in qualunque momento, visto che ogni nuova sfida cambia le risorse individuali che si impiegano per la sfida successiva.

BIBLIOGRAFIA
- Hendry.L. B; Lo sviluppo nel ciclo di vita, Il Mulino, 2003