Sal & Inf - cambiamenti e funzionalità del cervello

 
Il meccanismo della visione
 
In persone nate cieche, le regioni del cervello usualmente deputate alla visione, variano la loro operatività in rinforzo al linguaggio
 
di Luisa Barbieri  tratto da Domani rubrica Salute
 

 

Alcuni ricercatori del Dipartimento di Neurologia della Harvard Medical School e del Beth Israel Deaconess Medical Center, già nel 2005 studiarono il cervello di individui ciechi, relativamente all’ipotesi, non così remota, che in questi individui potessero svilupparsi cambiamenti funzionali a livello cerebrale in risposta alle diverse richieste ambientali afferenti ed efferenti. Dagli studi emerse che le regioni del cervello, normalmente associate ai processi di elaborazione visiva, subivano cambiamenti importanti in risposta alla cecità. I cambiamenti osservati sembravano interessare non solamente gli altri sensi, ma anche funzioni cognitive superiori, come il linguaggio e la memoria.

Partendo dal presupposto oramai consolidato che il cervello sia in grado di presentare un notevole cambiamento dinamico e di adattamento per tutto il corso della vita, vennero sottoposte allo studio persone con malattie e/o lesioni alla vista, oppure sottoposte a sperimentale deprivazione visiva (ad esempio bendaggio prolungato), si cercavano cambiamenti cerebrali adattativi e si indagavano le conseguenze comportamentali in risposta alle variazioni di input sensoriali. Lo studio, applicabile anche ad altre situazioni legate a varianti sensoriali, quali i danni all’orecchio, avrebbe potuto fornire ottimi spunti orientati a migliorare la riabilitazione e/o la predisposizione di apparecchiature sostitutive e/o di supporto.

Oggi uno studio di neuroscienziati del MIT, apparso negli Atti della National Academy of Sciences nell’ultima settimana di febbraio 2011, del quale ci informa Anne Trafton, MIT News Office, dimostra che in individui nati ciechi, parti della corteccia visiva intervengono nel processo di elaborazione del linguaggio.
La scoperta suggerisce che la corteccia visiva può cambiare drasticamente la sua funzione passando dalla elaborazione visiva al linguaggio. Questa osservazione va in qualche modo a scalfire l’idea che l’elaborazione del linguaggio possa avvenire solo nelle regioni del cervello altamente specializzate, geneticamente programmate per le attività linguistiche.

Propriocezione

Marina Bedny (Department of Brain and Cognitive Sciences) dice: “il cervello non è un preconfezionato, non si sviluppa solamente seguendo una traiettoria fissa, è più adeguato considerarlo una sorta di kit strumentale di auto-costruzione, processo di costruzione profondamente influenzato dalle esperienze di vita”.
La scienza ci inseg
Aree Broca e Wernickena che nel cervello vi sono due aree specializzate (conosciute come zone di Broca e di Wernicke) coinvolte nell’elaborazione e nella comprensione del linguaggio e tra di loro interconnesse dal fascicolo arcuato. Si presuppone che queste aree abbiano proprietà intrinseche e specifiche al linguaggio cui sono destinate, come una precisa disposizione interna delle cellule e connessioni altamente specializzate con altre regioni del cervello.

Altre funzioni, quali la vista e l’udito, hanno distinti e specifici centri di elaborazione cerebrale nella corteccia sensoriale, tuttavia gli studi confermano una certa flessibilità nell’attribuzione delle funzioni cerebrali. In passato sono stati eseguiti studi su animali presso i laboratori di Mriganka Sur, e si è dimostrato che le regioni del cervello deputate ad attività sensoriale potevano subire una sorta di mutamento funzionale se sottoposte ad un variazione degli input chirurgicamente indotta nei primi anni di vita. Per fare un esempio collegando gli occhi alla corteccia uditiva si può provocare un cambiamento in quella regione del cervello, tanto da elaborare le immagini al posto dei suoni.

Studi precedenti effettuati su non vedenti avevano evidenziato una certa attività nella corteccia visiva sinistra nel corso di alcuni compiti verbali, come la lettura Braille, ma non si era dimostrato che questo potesse significare un’azione di elaborazione del linguaggio vera e propria. Bedney e colleghi hanno dimostrato che nelle persone cieche le regioni cerebrali deputate alla visione possono essereImmagine risonanza magnetica funzionale coinvolte in complessi compiti linguistici, come l’elaborazione della struttura della frase e l’analisi dei significati delle parole. Utilizzando la risonanza magnetica funzionale si è visto che in individui non vedenti le regioni del cervello visivo si mostravano sensibili alla struttura della frase e ai significati delle parole esattamente come accadeva nelle aree del linguaggio (Broca e Wernicke). “Ciò suggerisce che la funzione intrinseca di una zona del cervello è definita solo vagamente e che l’esperienza può avere davvero un grande impatto sulla funzione delle aree cerebrali” dice Bedney che, però, completa:

Non abbiamo dimostrato che ogni possibile azione relativa al linguaggio può essere sostenuta da questa parte del cervello (la corteccia visiva). Suggerisce solo che una parte del cervello può partecipare nell’elaborazione del linguaggio, al di là del processo evolutivo intrinseco.

Rimane una domanda alla quale è difficile dare risposta, in quanto non si capisce il perché la corteccia visiva vada incontro ad un cambiamento che la porta ad acquisire altre funzioni, come quella dell’elaborazione del linguaggio, visto che nei ciechi le aree deputate a tale funzione sono integre. Secondo Bedney si potrebbe fare risalire ad una sorta di ridistribuzione delle attività cerebrali in relazione alle necessità emergenti durante lo sviluppo fisiologico del cervello, come se la dinamica di sviluppo cambiasse nella sua interezza.

É possibile che questa ridistribuzione delle attività cerebrali possa avvantaggiare le persone non vedenti nell’approccio al linguaggio. I ricercatori stanno progettando uno studio nel corso del quale si intende valutare se effettivamente le persone cieche possano avere un rendimento migliore se impegnate in compiti linguistici complessi e, allo scopo di valutare con maggiore precisione il ruolo della corteccia visiva nell’elaborazione del linguaggio, si stanno studiando i bambini ciechi per capire quando, durante lo sviluppo della corteccia visiva, inizia l’elaborazione del linguaggio.

note di approfondimento:
 
immagine risonanza magnetica funzionale (fMRI) http://saxelab.mit.edu/index.php
Mriganka Sur, Laboratory, Massachusetts Institute of Technology - http://www.mit.edu/~msur/
The Occipital Cortex in the Blind - Lessons About Plasticity and Vision; Amir Amedi, Lotfi B. Merabet, Felix Bermpohl and Alvaro Pascual-Leone - Department of Neurology, Harvard Medical School, Beth Israel Deaconess Medical Center - http://brain.huji.ac.il/publications/Amedi_et_al_Curr%20Directions%20Psychol%2005.pdf
 
 
 
 

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