La logica del profitto

 
Amaso ni àmasazi  La cupidigia è follia  a cura di Luisa Barbieri
“Ai giovani figli del Pianeta” – Centro nuovo modello di sviluppo – Ed. E.M.I. della Coop SERMIS – 200
Il mondo è abbastanza ricco per soddisfare i bisogni di tutti,
ma non lo è per soddisfare l'avidità di ciascuno
Mahatma Gandhi
 
Che sia giunto il tempo di cominciare a pensare a ciò che è bene per noi, per i nostri figli e per i nostri “coinquilini” planetari?
Che sia giunto il tempo per capire che l'avidità degli abitanti del Nord del Pianeta rappresentata da un 20% della popolazione mondiale, sta favorendo l'implosione del pianeta stesso ?
Non si tratta “solo” della malattia, della morte, della povertà inumana nella quale versa l'80% della popolazione, a questo punto ci si deve rendere conto che ne va della sopravvivenza di TUTTI …. ricchi e poveri … siamo tutti in pericolo!
Siamo giunti nel 3° millennio ed ancora oltre 2 miliardi di individui soffrono per carenze alimentari: 840 milioni sono denutriti cronici, 5 milioni di bambini al di sotto dei 5 anni di età muoiono ogni anno per malnutrizione.
Secondo la FAO le risorse agricole del pianeta sarebbero sufficienti per sfamare TUTTI, ma … si concentrano nei paesi ricchi e le eccedenze (nei paesi ricchi si contano le eccedenze!!) vengono smantellate per ragioni di mercato …
Secondo la FAO nel mondo sono disponibili in media oltre 2.700 calorie alimentari a testa al giorno, perché, allora, non si riesce a risolvere il gravosissimo problema della fame nel mondo ?!
La causa primaria della fame del mondo non sta quindi nella produzione alimentare insufficiente, ma nell'impossibilità per i più poveri di acquistare gli alimenti prodotti: i prezzi dei generi alimentari sono troppo alti per i redditi medi della popolazione del Terzo mondo.
Casella di testo: La fame è una violazione della dignità dell'essere umano ed un ostacolo al progresso sociale, politico ed economico. La legislazione internazionale riconosce a ciascuno il diritto fondamentale di non fare soffrire la fame e 22 paesi hanno inserito tale diritto nelle loro costituzioni. I governi devono fare tutto ciò che è in loro potere affinché tutti gli abitanti dei loro paesi possano avere accesso finanziario e materiale agli alimenti in maniera sufficientemente sana e nutriente al fine di preservare la loro salute e permettere loro di condurre una via attiva.
Nei paesi ricchi la spesa alimentare rappresenta il 20-25% del reddito familiare, mentre il resto viene speso per vestiario, mezzi di trasporto, alloggio, divertimenti, …. nei paesi più poveri, invece, la spesa alimentare costituisce fino all'80% del reddito familiare. Da noi la povertà raramente comporta fame e denutrizione, nel Terzo mondo invece povertà significa subito fame.
Perché ad alcuni non è concesso accedere al cibo?
Perché ad alcuni è concesso rifiutare il cibo ?
Perché ad alcuni è concesso ammalarsi e morire di troppo cibo ?
Perché si devono smantellare le cosiddette “eccedenze” ?
Quali sono i sistemi di distribuzione delle risorse ?
Già nel 1996 l'ONU ha dichiarato: “ è la povertà degli individui – un miliardo e duecento milioni vivono con meno di un dollaro al giorno – e dei paesi a trasformare l'adeguatezza globale in scarsità locale ”.
Perché i paesi del Sud sono costretti ad importare ad alto costo gli alimenti e ad esportare a basso costo la loro produzione ?
Che vi sia un qualche legame con le politiche agricole mondiali ?
Si parla oramai da anni della cancellazione del debito estero per i paesi poveri … come si può cancellare un qualcosa che non ha fondo ? si cancella da una parte e si persevera nello sfruttamento dall'altra, la bilancia non sarà mai a livello …. perché non la smettiamo di prendere e di prenderci in giro ?
Forse occorrono interventi che, al di là dei facili quanto retorici entusiasmi mediatici, possano rientrare nell'ambito della strutturazione dell'economia globale: maggiore considerazione ed adeguato contributo economico ai produttori sottoposti alle vessazioni economico-solidali dei paesi ricchi.
Maggiore attenzione alle guerre in corso o in via di accensione al di là dell'impatto tanto fugace, quanto infruttuoso sul cittadino occidentale potrebbero, magari, aiutare a ridurre le drastiche perdite umane ed economiche dei paesi sottoposti alle tragedie.
Un mondo affamato, oltre all'aumento della produzione di alimenti, ha bisogno di protezione, ad esempio, delle economie rurali nel rispetto della tradizione locale; ha bisogno dell'aggiustamento dell'economia globalizzata.
La globalizzazione, così come attualmente viene proposta, tende a fare crollare i prezzi dei prodotti agricoli, oltre che a diffondere in maniera incontrollata le colture industrializzate a discapito dell'agricoltura locale.
Più del 60% del totale delle calorie di cui può disporre un abitante del Sud del mondo è rappresentato da cereali (nei paesi del nord si aggira intorno al 30%), il consumo di altri alimenti (carne, latte, uova, pesce,…) non arriva al 4%, mentre da noi si supera il 14%. È intuibile comprendere come un'alimentazione disequilibrata quale quella (quando c'è) disponibile per gli abitanti di serie “B” possa procurare gravi carenze esprimentesi in svariate patologie.
Gli abitanti di serie “A”, invece, avendo a disposizione il tutto, associato ad una cultura vorace e compulsiva come quella che la caratterizza, scivolano nelle patologie da sovralimentazione e/o nelle sindromi carenziali da dipendenza da negazione volontaria di cibo (anoressie). Il nostro “tutto”, inoltre viene sottoposto a processi di trasformazione, raffinazione e quant'altro, le aziende produttrici possano proporre ad innovazione e a consumo forzato, conseguentemente diventa un “tutto” devastato e carenziale! Secondo la FAO, i livelli calorici medi della popolazione italiana sono superiori del 50% rispetto al necessario.
Poco meno della metà dei cereali prodotti sulla terra vengono utilizzati in Occidente per alimentare quel bestiame che viene poi consumato, da noi, sotto forma di carne, uova, latte. Ora, per produrre una sola caloria di origine animale ci vogliono ben 7 calorie di cereali. La conseguenza di questo è ovvia: nei paesi avanzati una persona consuma in media molto più cereali di quanti ne consumi una persona del sud: praticamente più di 2,5 kg al giorno (pane, pasta, cereali e soprattutto carne, latte, uova), contro i 500 gr. al giorno del Terzo mondo. Se l'enorme quantità di cereali destinati all'alimentazione del bestiame venisse impiegata direttamente nell'alimentazione umana, si potrebbero nutrire adeguatamente circa 2,5 miliardi di individui.
Più del 50% delle materie prime e dell'energia che noi utilizziamo per i nostri lussi proviene dai paesi poveri del mondo attraverso un'azione di “travaso” di risorse a costi irrisori dal sud verso il nord. Dopo l'era del colonialismo (ammesso e non concesso che sia terminata, in quanto mi pare solamente mutata) ove il saccheggio rappresentava quasi un diritto, è intervenuta l'era della globalizzazione che significa ancora: saccheggio a favore dei ricchi!
Il buco senza fondo che prende il nome di “debito estero” di cui sono portatori i lavoratori del sud riesce a trasferire una media di 200 miliardi di $ all'anno tramite le esportazioni, ossia vengono spedite merci verso il nord senza ricevere nulla in cambio.
Ciò che vorrei sottolineare e che desidererei passare quale concetto di base è che se all'apparenza Nord e Sud sembrano avversari, in realtà la popolazione TUTTA è sottoposta allo stesso tipo di vessazione rappresentata dallo strapotere economico e culturale imposto dalle multinazionali: un congegno autodistruttivo oltre che oppressivo per la gente. Da un lato la vessazione alla produzione, dall'altro lo steso tipo di violenza al consumo!
I benefici confluiscono solamente nelle saccocce rigonfie di queste grandi imprese che dominano il mondo, ovunque il loro controllo è totale sia dal punto di vista commerciale che da quello culturale: creando continuamente ed ininterrottamente bisogni noi tutti siamo sottoposti ad un lavaggio del cervello che ci porta a consumare, consumare ….. senza fine e senza metodo, in compenso animati da un forte senso di costante insoddisfazione!
Dobbiamo sbarazzarci sempre più rapidamente di ciò che ci fanno credere non essere più rispondente ai nostri bisogni e anche questo crea uno stato d'ansia da “possesso adeguato e compatibile al sistema” da non sottostimare (bulimia del sistema sociale).
La fame è una violazione della dignità dell'essere umano ed un ostacolo al progresso sociale, politico ed economico. La legislazione internazionale riconosce a ciascun individuo il diritto fondamentale di non soffrire la fame e 22 paesi hanno inserito il diritto fondamentale all'alimentazione nella loro costituzione.
I governi devono fare tutto ciò che è in loro potere affinché gli abitanti dei loro paesi possano avere la possibilità di approvvigionarsi finanziariamente e materialmente ad alimenti adeguati alla salute e allo stato nutrizionale finalizzando tale possibilità alla tutela della salute pubblica affinché i cittadini possano condurre una vita attiva e dignitosa.
Un approccio di sviluppo globale fondato sul diritto fondamentale dell'uomo non può non tenere conto del fatto che il beneficiario di tale diritto deve percepirsi quale partecipante attivo al processo stesso di riequilibrio delle forze.
In sintesi, non soggetti passivi affamati a cui concedere benevolmente qualche briciola, ma individui nel pieno delle loro capacità psichiche e fisiche in grado di provvedere ai loro stessi fabbisogni nel rispetto della loro cultura!
I governi sono sottoposti al dovere di proteggere i loro cittadini esigendo regole valide a livello internazionale atte a controllare l'igiene alimentare, le norme di qualità e di etichettatura, le condizioni di lavoro e lo sfruttamento adeguato dei terreni coltivabili.
I governi, inoltre, dovrebbero controllare e contrastare eventuali sperequazioni in rapporto alla razza, al sesso, alla lingua, alla religione o all'obbedienza politica.
Inoltre, il nutrimento non può essere strumento per esercitare pressioni politiche o economiche come, ad esempio, applicando un embargo sugli approvvigionamenti alimentari e/o arrestando i convogli umanitari.
Ai giovani figli del Pianeta” –Centro nuovo modello di sviluppo - Ed. E.M.I. 2005
 

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