Eventi: Da Dorotea a Raissa

 


NADiRinforma presenta lo spettacolo "Da Dorotea a Raissa". L'opera, liberamente tratta da "Le città invisibili" di Italo Calvino, è stata rappresentata al Teatrino a due Pollici di Bologna.

La musica accompagna il cammino del narratore-viaggiatore attraverso le città invisibili, metafore dei sogni, desideri e fantasie dell'uomo. Le note, che dipingono l'atmosfera dei diversi luoghi, alternano tinte dai toni speranzosi a colorazioni più cupe, in cui il viaggiatore e lo spettatore sembrano smarrirsi, per ritrovare, alla fine, uno spiraglio di luce.
Musiche originali e ideazione MATTHIAS HOPF
Voce narrante FILIPPO PLANCHER
info: www.teatrinoaduepollici.webnode.com

“Anche le città credono d’essere opera della mente o del caso, ma né l’una né l’altro bastano a tener su le loro mura. D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda”.

Così parla Marco Polo, girovago protagonista de Le città invisibili, romanzo di Italo Calvino pubblicato nel 1972. La poesia e l’infinita saggezza di quelle righe che indagano le città non per il loro essere nel tempo e nello spazio ma per la loro essenza, per il loro apparire al visitatore, torna a Bologna con l’opera per voce narrante e chitarra ‘Da Dorotea a Raissa’.

Ideato e musicato dal regista Matthias Hopf e messo in scena grazie alla voce narrante di Filippo Plancher, Da Dorotea a Raissa è un viaggio immaginario alla ricerca del senso della vita tra i labirinti fantastici creati da Calvino. Ogni città incontrata diventa punto di sosta e pretesto per una riflessione, ogni luogo diventa simbolo di una fuga dalla realtà, del rifugiarsi del desiderio nel regno del sogno o della fantasia.

Le città invisibili

tratto da wikipedia

Pubblicato nel 1972, Le città invisibili è un romanzo di Italo Calvino in cui l'autore ricorre alla tecnica della letteratura combinatoria.

Protagonista è Marco Polo che, alla corte di Kublai Khan, fornisce attraverso i suoi dispacci al Sovrano, le descrizioni delle città che vengono toccate dai suoi viaggi all'interno dello sterminato Impero: in queste narrazioni parla degli uomini che le hanno costruite, della forma della città, delle relazioni tra la gente che le popola e la forma architettonica delle città stesse. Queste città però esistono solo nella mente del viaggiatore veneziano: Marco Polo infatti le descrive ora nei più minuziosi dettagli, ora valutando l'insieme, ma sempre guardando dove tutti gli altri non guardano, verso dettagli che ad altri paiono invisibili. Le città di cui Marco Polo racconta sono intese come mondi conchiusi: le città invisibili infatti non entrano in relazione tra loro. Grazie al racconto è Marco Polo stesso che le "crea" mentre le racconta, così come per Calvino lo scrittore "crea" i mondi di cui tratta. Le città invisibili è infatti un romanzo metanarrativo, in quanto porta il lettore a riflettere sui meccanismi stessi della scrittura.

Numerosissimi gli spunti che il romanzo offre; anzitutto il rapporto che corre tra lo Straniero e la terra straniera in cui si trova. Altro tema interessante è quello, doppio, della comunicazione e del linguaggio: Marco Polo ha infatti difficoltà, inizialmente, a parlare la lingua del Monarca e così si esprime a gesti e versi per descrivere le città visitate. Successivamente Marco Polo, imparata la lingua, si esprime in maniera più fluida, eppure sentirà la maggior difficoltà di esprimersi in un modo in qualche modo mediato e non più diretto. Altro punto di riflessione è il rapporto tra il Sovrano e l'idea di ordine che egli stesso cerca di realizzare sulle terre dei suoi domini: il Khan ora è terrorizzato dalla vastità del suo impero e dalla impossibilità di poter dettare un ordine, ora è rassicurato dall'equilibrio degli opposti che in esso si muovono. Altro tema costante nel testo, è il rapporto tra Marco Polo e il Gran Khan, che sottintende la dialettica contemporanea tra media e fruitore: il Khan ascoltando i racconti di Marco, pur amando il modo col quale Marco Polo racconta, non sa se credere o meno alle sue parole, e non sa fino a che punto la sottigliezza del suo Messo sfoci nella pura invenzione. Si può anche notare che, seppur ambientato all'epoca di Marco Polo, nel romanzo sono presenti numerosi riferimenti ad elementi del mondo contemporaneo, come città (Los Angeles, per dirne una) e strutture (ad esempio aeroporti) che all'epoca non esistevano.

Pentesilea

Prima di presentare l’opera dell’artista, mi sembra doveroso introdurre brevemente la fonte che l’ha ispirata. Partirei dalle parole di Calvino: «Questo libro nasce un pezzetto per volta, a intervalli anche lunghi, come poesie che mettevo sulla carta, seguendo le più varie ispirazioni».

L’autore, durante una conferenza tenuta alla Columbia University di New York nel marzo del 1983, ci fornisce la genesi de Le città invisibili, romanzo che oscilla fra il racconto filosofico e quello fantastico-allegorico. Inizialmente si trattava di ricordi di viaggi, in gran parte memorie di città visitate, annotazioni poetiche di segni ricevuti in un dato momento e in un certo luogo, a seconda degli stati d’animo dello scrittore. Da qui evocazioni di città tristi e contente, città dal cielo stellato e piene di spazzatura, di genti diverse, di spazi e impressioni, fissate come un diario.

Si immagini un grande viaggiatore, Marco Polo, che presenti a Kublai Kan, imperatore dei Tartari, una serie di relazioni sui suoi viaggi in Estremo Oriente. >>>> continua

 

Italo Giovanni Calvino Mameli (Santiago de Las Vegas, 15 ottobre 1923Siena, 19 settembre 1985) è stato uno scrittore italiano. Intellettuale di grande impegno politico, civile e culturale, è stato forse il narratore italiano più importante del secondo novecento. Ne ha frequentato tutte le principali tendenze letterarie, dal Neorealismo al Postmoderno ma restando sempre ad una certa distanza da esse e svolgendo un proprio coerente percorso di ricerca. Di qui l'impressione contraddittoria che offrono la sua opera e la sua personalità: da un lato una grande varietà di atteggiamenti che riflette il vario succedersi delle poetiche e degli indirizzi culturali nel quarantennio fra il 1945 e il 1985; dall'altro, invece, una sostanziale unità determinata da un atteggiamento ispirato a un razionalismo più metodologico che ideologico, dal gusto dell'ironia, dall'interesse per le scienze e per i tentativi di spiegazione del mondo, nonché, sul piano stilistico da una scrittura sempre cristallina e a volte, si direbbe, classica[1] . I numerosi campi d'interesse toccati dal suo percorso letterario, sono meditati e raccontati attraverso capolavori quali la trilogia de I nostri antenati, il Marcovaldo, Le cosmicomiche, Se una notte d'inverno un viaggiatore, uniti dal filo conduttore della riflessione sulla storia e la società contemporanea.

« L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. »Italo Calvino, Le città invisibili, 1972