Protagonisti della Storia - Vittorio Arrigoni

 5 giugno '13 - NADiRinforma propone la presentazione del libro di Egidia Beretta Arrigoni "Il viaggio di Vittorio" (Dalai editore) organizzata dal Comune di Sasso Marconi (Bologna) il 25 maggio '13, in collaborazione con l'Ordine dei Giornalisti Emilia-Romagna.
Accanto ad Egidia hanno partecipato:
Stefano Mazzetti, Sindaco di Sasso Marconi,
Gerardo Bombonato, Presidente OdG Emilia-Romagna
Amedeo Ricucci, giornalista Rai, inviato speciale

Egidia Beretta, mamma di Vittorio Arrigoni, racconta la breve vita del figlio, spesa nella conquista dei diritti umani "non è un eroe né un martire, solo un ragazzo che credeva dei diritti umani" soprattutto in Palestina, ove tali diritti parrebbero essere solo utopia, come amava chiamarsi lui. Vittorio, barbaramente assassinato nella notte tra il 14 e il 15 aprile 2011 a Gaza, è divenuto il simbolo della ricerca dei valori umani e il suo "Restiamo umani" , con il quale firmava ogni articolo, un grido di speranza teso ad alimentare il significato di quell'utopia di cui lui si sentiva parte.
Si ringrazia per l'accoglienza in particolar modo il personale dell'ufficio stampa del comune di Sasso Marconi nella fattispecie il Responsabile Enzo Chiarullo
http://www.comune.sassomarconi.bologn...
http://www.zerosismico.net/

(caricato da in data 17/nov/2011)

pubblicata da Vittorio Arrigoni il giorno martedì 19 aprile 2011
 
La famiglia di Vittorio avrebbe piacere che gli amici e i compagni di Vik non inviassero fiori ma donazioni per la Palestina sul seguente conto, riportando nella causale che si tratta di un contributo per la causa palestinese. 
Successivamente la famiglia deciderà a quali progetti saranno devolute le donazioni pervenute. 
La famiglia di Vittorio ci tiene a sottolineare che questo è solo un suggerimento ma che ognuno ovviamente può omaggiare Vittorio nel modo che ritiene più opportuno.
 
Di seguito le COORDINATE:
Iban IT16Y0542851000000000000791BIC BEPOIT21
Intestato ad Egidia Beretta
Banca Popolare di Bergamo 
Filiale di Bulciago
 
Restiamo Umani.
 
Vittorio's family would invite friends and comrades of Vik not to send flowers but donations on the following account to support Palestine, reporting in the Payment Reason that it's a contribution to the Palestinian cause. Afterwards Vik's family will decide which projects want to fund. 
Vittorio's family would like to underline this is just a suggestion but of course everyone can pay homage to Vik as he thinks proper. 
 
BANK DETAILS as follows: 
IBAN NO IT16Y0542851000000000000791
SWIFT NO BEPOIT21
HOLDER Egidia Beretta
BANK NAME Banca Popolare di Bergamo 
BRANCH of Bulciago
Stay Human.
 
 

pubblicata da Ketty Bertuccelli il giorno venerdì 15 aprile 2011

Caro Vittorio,

di sicuro i tuoi assassini  conoscevano chi eri e cosa rappresentavi. Non è importante chi erano gli assassini e cosa rappresentano, ma alla fine dei conti, hanno commesso un delitto e un brutale odioso assassinio.

Hanno ucciso un uomo libero, un amante della libertà e della giustizia, un amico della pace e del popolo palestinese, che tu ha difeso, hai amato e che hai fatto della sua causa una ragione di esistenza e di vita.

Non so chi sono e cosa rappresentano, ma so che NON sono palestinesi, che sono un pericolo serio e costante per i palestinesi e che sono degli assassini della Palestina, della sua causa, del suo popolo e dei suoi veri e sinceri amici. Sono nemici dell’umanità che Vittorio ha sempre cercato di difendere  e fare vincere in Palestina.

Vittorio potevi rimanere in Italia a fare la bella vita e so che tu appartiene a una grande famiglia, benestante e ricca di grandi valori, hai  lasciato il tuo benessere per venire a vivere fra i più poveri e sfortunati  della terra, nell’inferno di Gaza e hai voluto sposare la giusta causa del popolo più disgraziato e sfortunato al mondo.

La morte drammatica tua, Vittorio non è diversa ed è simile con quella del grande artista palestinese ebreo, Juliano Mer Khamis, ucciso una settimana prima nel Campo profughi di Jenin.

Lo so che il destino dei liberi sognatori, dei veri rivoluzionari, degli onesti idealisti è in contrasto con ed in scontro continuo contro il mondo dell’ignoranza, dell’estremismo, della prepotenza, della pazzia e della repressione e della brutalità dell’occupazione israelo-sionista alla Palestina.  Lo so e lo sappiamo che l’arma dell’ignoranza e dell’estremismo è  la pallottola, la violenza e l’odio ed in pochi attimi può sterminare una vita buona ed innocente  dedicata

a favore e al  servizio della causa palestinese e del suo popolo.

Di sicuro chi ti ha ucciso, sa chi sei e cosa rappresenti, la carica ideale, i valori che porti e che difendi e di sicuro è riuscito a fare e realizzare ciò che non è riuscito a fare e realizzare da tempo  il nemico comune: l’occupante israeliano.

E’ l’occupazione israeliana è l’unica parte vantaggiato dalla tua scomparsa,  grande e caro amico Vittorio.

Vittorio ti sei innamorato della Palestina e di Gaza in particolare ma anche i palestinesi e particolarmente quelli di Gaza, si sono innamorati di te, Vittorio e della tua bella Italia.

Vittorio sarai sempre nei nostri cuori e viverai sempre nella nostre lotte, per una Palestina libera, laica e democratica.

ADDIO CARO FRATELLO E RESTIAMO ANCORA UMANI..

Dr. Yousef Salman (Delegato della Mezza Luna Rossa Palestinese in Italia)

tratto da

Vittorio Arrigoni is an Italian human rights activist who is currently in Gaza, one of a number of activists who arrived with the Free Gaza movement. Vittorio (Vik) blogs at Guerrilla Radio [it], and also writes for the Italian newspaper Il Manifesto. His posts vividly describe what the people of Gaza are experiencing right now. In one, a doctor describes the effects of the white phosphorus shel

ls Israel is accused of using: “He said that what was totally inexplicable was the total absence of eyeballs, which even in the case of trauma of that magnitude should stay in place, at least traces of them.”

In a post on January 8, also published at Il Manifesto, Vittorio writes:

“Prendi dei gattini, dei teneri micetti e mettili dentro una scatola” mi dice Jamal, chirurgo dell'ospedale Al Shifa, il principale di Gaza, mentre un infermiere pone per terra dinnanzi a noi proprio un paio di scatoloni di cartone, coperti di chiazze di sangue. “Sigilla la scatola, quindi con tutto il tuo peso e la tua forza saltaci sopra sino a quando senti scricchiolare gli ossicini, e l'ultimo miagolio soffocato.” Fisso gli scatoloni attonito, il dottore continua “Cerca ora di immaginare cosa accadrebbe subito dopo la diffusione di una scena del genere, la reazione giustamente sdegnata dell'opinione pubblica mondiale, le denunce delle organizzazioni animaliste…” il dottore continua il suo racconto e io non riesco a spostare un attimo gli occhi da quelle scatole poggiate dinnanzi ai miei piedi. “Israele ha rinchiuso centinaia di civili in una scuola come in una scatola, decine di bambini, e poi la schiacciata con tutto il peso delle sue bombe. E quale sono state le reazioni nel mondo? Quasi nulla. Tanto valeva nascere animali, piuttosto che palestinesi, saremmo stati più tutelati.”

A questo punto il dottore si china verso una scatola, e me la scoperchia dinnanzi. Dentro ci sono contenuti gli arti mutilati, braccia e gambe, dal ginocchio in giù o interi femori, amputati ai feriti provenienti dalla scuola delle Nazioni Unite Al Fakhura di Jabalia, più di cinquanta finora le vittime. Fingo una telefonata urgente, mi congedo da Jamal, in realtà mi dirigo verso i servizi igienici, mi piego in due e vomito.

“Take some kittens, some soft little pussycats, and put them in a box,” says Jamal, a surgeon at Al Shifa hospital, the main one in Gaza, while a nurse places a couple of cardboard boxes just in front of us, covered with spots of blood. “Seal the box, and with all your weight and your strength jump on it until you hear the bones crack, and the last miaow is choked.” As I stare at the boxes dumbfounded, the doctor continues, “Now try to imagine what would happen immediately after a scenario like that was publicised: the justified outrage of the world, complaints by animal welfare organisations…” The doctor continues his story, and I cannot remove my eyes for a moment from those boxes placed at my feet. “Israel has locked up hundreds of civilians in a school as if in a box, dozens of children, and then crushed it with the full brunt of its bombs. And what were the reactions of the world? Almost nothing. It would have been better to be born animals, rather than Palestinians; we would have been better protected.”

At this point, the doctor bends towards one of the boxes, and opens it in front of me. Inside are mutilated limbs, arms and legs from the knee down or entire femurs, amputated from the injured who had come from the UN Fakhura School in Jabalia, more than 50 victims until now. Pretending I had an urgent phone call, I take my leave of Jamal; in fact, I head to the toilet, double up, and vomit.

Poco prima mi ero intrattenuto in una discussione con il dottor Abdel, oftalmologo, circa i rumors, le voci incontrollate che da giorni circolano lungo tutta la Striscia secondo le quali l'esercito israeliano ci starebbe tirando addosso una pioggia di armi non convenzionali, vietate dalla Convenzione di Ginevra. Cluster bombs e bombe al fosforo bianco. Esattamente le stesse che l'esercito di Tsahal utilizzò nell'ultima guerra in Libano, e l'aviazione USA a Falluja, in violazione delle le norme internazionali. Dinnanzi all'ospedale Al Auda siamo stati testimoni e abbiamo filmato dell'utilizzo di bombe al fosforo bianco, a circa cinquecento metri da dove ci trovavamo, troppo lontano per essere certi che sotto gli Apache israeliani ci fossero dei civili, ma troppo tremendamente vicino a noi.

Just before that I was engaged in a discussion with Dr Abdel, an ophthalmologist, about the rumours, the uncontrolled reports which for days have been moving up and down the Strip, according to which the Israeli military have been using a hail of non-conventional weapons, prohibited by the Geneva Convention. Cluster bombs and white phosphorus bombs. Exactly the same as the Tsahal [IDF] used in the last war in Lebanon, and U.S. Air Force used in Fallujah, in breach of international laws. In front of Al Awda hospital we witnessed and filmed the use of white phosphorus bombs, about five hundred metres from where we were, too far away to be sure that under the Israeli Apaches there were civilians, but far too close to us.

Il Trattato di Ginevra del 1980 prevede che il fosforo bianco non debba essere usato direttamente come arma di guerra nelle aree civili, ma solo come fumogeno o per l'illuminazione. Non c'è dubbio che utilizzare quest'arma sopra Gaza, una striscia di terra dove si concentra la più alta densità abitativa del mondo, è già un crimine a priori. Il dottor Abdel mi ha riferito che all'ospedale Al Shifa non hanno la competenza militare e medica, per comprendere se alcune ferite di cadaveri che hanno esaminato siano state prodotte effettivamente da proiettili al fosforo bianco. A detta sua però, in venti anni di mestiere, non ha mai visto casi di decessi come quelli portati all'ospedale nelle ultime ore. Mi ha spiegato di traumi al cranio, con fratture a vomere, mandibola, osso zigomatico, osso lacrimale, osso nasale e osso palatino che indicherebbero l'impatto di una forza immensa con il volto della vittima. Quello che ha detta sua è totalmente inspiegabile, è la totale assenza di globi oculari, che anche in presenza di traumi di tale entità dovrebbe rimanere al loro posto, almeno in tracce, all'interno del cranio. Invece stanno arrivando negli ospedali palestinesi cadaveri senza più occhi, come se qualcuno li avesse rimossi chirurgicamente prima di consegnarli al coroner.

The Geneva Treaty of 1980 stipulates that white phosphorus should not be used directly as a weapon of war in civilian areas, but only as a smoke screen or for lighting. There is no doubt that using this weapon over Gaza, a strip of land which has the highest population density in the world, is already a crime. Dr Abdel told me that Al Shifa hospital did not have the military and medical competence to see if some of the wounds of the corpses they had examined were actually produced by white phosphorus shells. But according to him, in twenty years of working, he had never seen cases of death such as those brought to the hospital in recent hours. He described trauma to the skull, with fractures of the vomer bone, jaw, cheekbone, lacrimal bone, nasal bone and palatal bone that would indicate the impact of an immense force to the face of the victim. He said that what was totally inexplicable was the total absence of eyeballs, which even in the case of trauma of that magnitude should stay in place, at least traces of them, inside the skull. However, in Palestinian hospitals corpses without eyes are arriving, as if someone had surgically removed them before delivering them to the coroner.

At the end of the post he says:

Recandomi verso l'ospedale di Al Quds dove sarò di servizio sulle ambulanze tutta la notte, correndo su uno dei pochi taxi temerari che zigzagando ancora sfidano il tiro a segno delle bombe, ho visto fermi ad una angola di una strada un gruppo di ragazzini sporchi, coi vestiti rattoppati, tali e quali i nostri sciuscià del dopoguerra italiano, che con delle fionde lanciavano pietre verso il cielo, in direzione di un nemico lontanissimo e inavvicinabile che si fa gioco delle loro vite. La metafora impazzita che fotografa l'assurdità di questa di tempi e di questi luoghi.

I headed back to Al Quds hospital where I would be with the ambulance service throughout the night. Riding in one of the few reckless taxis that still zigzag, defying the target shooting of the bombs, I saw a group of filthy kids with patched clothes standing at a street corner, just like the shoeshine boys in post-war Italy, who with slingshots were throwing stones towards the sky in the direction of a distant and unapproachable enemy that is playing a game with their lives. A crazy metaphor that captured the absurdity of this time and place.

In a post on Janury 10, also published at Il Manifesto, Vittorio writes about visiting the hospital again:

All'ospedale Al Shifa ieri sono andato a trovare Tamim, reporter sopravvissuto ad un bombardamento aereo. Mi ha spiegato come secondo lui Israele sta adottando le stesse identiche tecniche terroristiche di Al Al-Qaeda, bombarda un edificio, attende l'arrivo dei giornalisti e dei soccorsi, quindi fa cadere un'altra bomba che fa strage di quest'ultimi. Per questo motivo a suo avviso si sono registrate molte vittime fra i paramedici e i reporters, gli infermieri attorno al suo letto facevano cenni di consenso. Tamim mi ha mostrando sorridendo, i suoi moncherini. Ha perso le gambe, ma è felice d' essersela cavata, il suo collega Mohammed è morto con in mano la macchina fotografica, la secondo esplosione lo ha ucciso.

Yesterday at Al Shifa hospital I went to visit Tamim, a reporter who survived an air bombardment. He told me that he thinks Israel has adopted the same terrorist techniques as Al Qaeda, by bombing a building, awaiting the arrival of journalists and rescue services, and then dropping another bomb that slaughters them. In his opinion that is why there have been many casualties amongst paramedics and reporters; the nurses around his bed nodded in agreement. Smiling, Tamim showed me his stumps. He lost his legs, but is happy to have made it out alive; his colleague Mohammed died holding his camera. The second explosion killed him.

In a post published on January 9, he explains the importance of the Rafah tunnels:

Il dentifricio, lo spazzolino, le lamette e la mia schiuma da barba. I vestiti che indosso, lo sciroppo per curarmi una brutta tosse che mi affligge da settimane, le sigarette comprate per Ahmed, il tabacco per il mio arghile. Il mio telefono cellulare, Il computer portatile su cui batto ebefrenico per tramandare una testimonianza dell'inferno circostante. Tutto il necessario per una vita umile e dignitosa a Gaza, proviene dall'Egitto, ed è arrivato sugli scaffali dei negozi del centro passando attraverso i tunnel. Gli stessi tunnel che caccia F16 israeliani hanno continuato a bombardare massicciamente nelle ultime 12 ore, coinvolgendo nelle distruzioni le migliaia di case di Rafah vicini al confine. Un paio di mesi fa mi sono fatto sistemare tre denti malconci, alla fine dell'intervento ricordo che ho chiesto al mio dentista palestinese dove si procurava tutto il materiale odontotecnico, anestetico, siringhe, corone in ceramica e ferri del mestiere, sornione, il dentista mi aveva fatto un cenno con le mani: da sotto terra. Non vi è alcun dubbio che attraverso i cunicoli sotto Rafah passavano anche esplosivo e armi, le stesse che la resistenza sta impiegando oggi per cercare di arginare le temibile avanzata dei mortiferi blindati israeliani, ma è poca cosa rispetto alle tonnellate di beni di consumo che confluivano in una Gaza ridotta alla fame da un criminale assedio.

My toothpaste, toothbrush, razor blades and shaving foam. The clothes I am wearing, the syrup to treat a bad cough that has afflicted me for weeks, the cigarettes bought for Ahmed, the tobacco for my arghile. My cell phone, the laptop computer on which I schizophrenically fight to get out a testimony of the hell surrounding me. Everything needed for a humble and dignified life in Gaza came from Egypt, and arrived on the shop shelves downtown by passing through the tunnels. The same tunnels that Israeli F16 fighters have continued to bomb heavily in the last 12 hours, resulting in the destruction of thousands of homes near the Rafah border. A couple of months ago I had three bad teeth fixed. At the end of the operation I remember that I asked my Palestinian dentist where he obtained all the dental equipment, anaesthetic, syringes, ceramic crowns, and the tools of the trade. Slyly, the dentist made a gesture with his hands: from under the earth. There is no doubt that explosives and arms also passed through the tunnels of Rafah, the same that the resistance is using today to try to stem the fearful advance of the deadly Israeli armoured vehicles; but this is small compared to the tons of consumer goods that flowed into a Gaza reduced to hunger by a criminal siege.

He concludes the post by saying:

Gaza è tristemente avvolta nell'oscurità da dieci giorni, solo negli ospedali ci è concesso ricaricare computer e cellulari, e guardare la televisione con i dottori e i paramedici in attesa di una chiamata di soccorso. Ascoltiamo i boati in lontananza, dopo qualche minuto le reti satellitare arabe riferiscono esattamente dove è avvenuta l'esplosione. Spesso ci riguardiamo sullo schermo trarre fuori dalle macerie corpi, come se non bastasse averli visti in diretta. Ieri sera col telecomando ho scanalato sono una televisione israeliana. Davano un festival di musica tradizionale, con tanto di soubrette in vestiti succinti e fuochi artificiali finali. Siamo tornati al nostro orrore, non sullo schermo, ma sulle ambulanze. Israele ha tutti i diritti di ridere e cantare anche mentre massacra il suo vicino di casa. I palestinesi chiedono solo di morire di una morte diversa, che so, di vecchiaia.

Gaza has been shrouded sadly in darkness for ten days; only in hospitals is it possible to recharge computers and cell phones, and watch TV with the doctors and paramedics waiting for an emergency call. We hear the roars in the distance, and after some minutes the Arab satellite networks report exactly where the explosion occurred. We often watch the pulling of the bodies from the rubble on the screen, as if it were not enough to have seen it directly. Last night, scanning with the remote control I came across an Israeli channel. They were showing a festival of traditional music, with lots of girls in short dresses, and fireworks at the end. We turned back to our horror, not on the screen, but in the ambulances. Israel has every right to laugh and sing, even while it massacres its neighbour. Palestinians are only asking to die a different death, one of old age.

The photograph above is courtesy of  Free Gaza.

Written by Ayesha Saldanha

Restiamo umani

In memoria di Vittorio Arrigoni...
restiamo umani!
pubblicata da Angelo Boccato il giorno venerdì 15 aprile 2011 alle ore 9.47

In memoria di Vittorio Arrigoni, un uomo che aveva scelto di stare dalla parte giusta della Storia, impegnandosi in prima persona, denunciando i crimini di uno Stato potente come Israele verso i palestinesi, quelli che Primo Levi definiva gli "ebrei d' Israele" di oggi e l' inferno di Gaza, ma non facendo mai sconti a nessuno, a differenza di tanti "intellettuali" che , senza conoscere alcunchè delle vicende palestinesi, riempiono le colonne di giornali e gli spazi televisivi di un sostegno acritico allo Stato di Israele. La sua voce e il suo impegno mancheranno tremendamente alla gente di Gaza, dimenticata dalla Storia , a me e a molti altri....Restiamo umani!

The body of Vittorio Arrigoni, the Italian pro-Palestinian activist who was abducted in Gaza, has been found in an abandoned house, Hamas security officials say

 

Venerdì, 15 Aprile 2011 - tratto da Unimondo

E' stato ucciso Vittorio Arrigoni, 36 anni, il volontario e attivista dell'International Solidarity Movement (ISM) rapito ieri a Gaza da un gruppuscolo salafita ultra-estremista ispirato da Al Qaida, che lo aveva poi mostrato in un video, bendato e col volto insanguinato. Il corpo del pacifista è stato trovato in una casa dopo un blitz delle forze di sicurezza del governo di Hamas seocondo i quali Vittorio "è' stato soffocato".

Huwaida 'Arraf, co-fondatrice dell'International Solidarity Movement (ISM), ha confermato che il corpo di Vittorio è stato identificato dallo staff locale dell'organizzazione. "Vittorio ha dimostrato di essere più palestinese dei criminali che lo hanno assassinato" - ha commentato 'Arraf. Sarebbero stati qrrestati due membri del gruppo di ultra radicali salafiti legati ad Al Qaeda che accusavano il nostro connazionale di "diffondere i vizi occidentali". L'ultimatum dei sequestratori, lanciato con un filmato su internet, scadeva nel pomeriggio di oggi.

Arrigoni era arrivato a Gaza nell'agosto del 2008 come inviato del Manifesto dove aveva documentato l'operazione Piombo Fuso denunciando che "Checchè vadano ripetendo i comunicati diramati dai vertici militari israeliani, e ripetuti a pappagallo in Europa e Usa dai professionisti della disinformazione, sono stato testimone oculare in questi giorni di bombardamenti di moschee, scuole, università, ospedali, mercati, e decine e decine di edifici civili". "Non ce ne andiamo, perché riteniamo essenziale la nostra presenza di testimoni oculari dei crimini contro l'inerme popolazione civile ora per ora, minuto per minuto" - diceva in quei giorni Vittorio.

"Questa era la tua vita: rimanere - commenta don Nandino Capovilla, coordinatore nazionale di Pax Christi. Sei rimasto con gli ultimi, caro Vittorio, e i tuoi occhi sono stati chiusi da un odio assurdo, così in contrasto, così lontano dall'affetto e dalla solidarietà della gente di Gaza, da tutta la gente di Gaza che non è “un posto scomodo dove si odia l'occidente”, come affermano ora i commentatori televisivi, ma un pezzo di Palestina tenuta sotto embargo e martoriata all'inverosimile. La tua gente di Palestina non dimenticherà il tuo amore per lei. Hai speso la tua vita per una pace giusta, disarmata, umana fino in fondo".

Arrigoni ha partecipato a diverse azioni in favore della popolazione della Striscia di Gaza e alla 'Freedom Flotilla' per portare aiuti alla popolazione di Gaza e far accendere l'attenzione dei media mondiali sui drammi della sua popolazione "tenuta in ostaggio da Israele".

Nei giorni scorsi il sito stoptheism.com, avverso all'International Solidarity Movement, aveva indicato "Utopia" Vittorio come bersaglio numero uno per le forze armate israeliane. Il sito riportava un identikit completo, con immagini e e dettagli per identificarlo, tra cui il tatuaggio sulla spalla. Poco dopo il rapimento, prontamente, il sito avrebbe fatto sparire il macabro annuncio di condanna a morte precedentemente diramato - riportano fonti dalla bacheca sul suo facebook.

“Vittorio aveva messo in gioco la sua vita e l’ha persa - ha commentato Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace. L’aveva fatto per reagire alla tanta, troppa indifferenza che circonda tante tragedie umane come quella dei palestinesi di Gaza. L’aveva fatto per rompere il silenzio complice di tanta informazione e “l'imperdonabile assopimento della coscienza civile”. E’ amaro dirlo oggi ma mentre Vittorio ha perso la sua vita in un giorno, molti altri, prigionieri del cinismo e dell’egoismo, la perdono tutti i giorni” - continua il coordinatore della Tavola della pace che oggi inizia ad Assisi il 29° Seminario nazionale. "Nessuno - conclude Lotti - si permetta di utilizzare il suo assassinio per spargere altro odio e altra violenza contro questo o contro quello. Vittorio non ha mai voluto far del male a nessuno. Nessuno strumentalizzi la sua morte. Sarebbe come ucciderlo due volte. Con Vittorio si spenge una voce. Una voce chiara, sincera e diretta. Facciamo in modo che non si spenga anche la voce degli oltre 750.000 bambini che vivono prigionieri della Striscia di Gaza insieme ai loro genitori. Prima ci pensava Vittorio, ora ci dobbiamo pensare noi".

La redazione di Unimondo si unisce allo sconcerto degli amici e di tutti gli attivisti per il barbaro assassinio. Ciao Vittorio! Restiamo umani, sempre!

Vittorio Arrigoni ISM journalist and human rights defender murdered in Gaza on April 14 2011

 
 
 
 
 
 

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