Protagonisti della Storia - Vittorio Arrigoni - Restiamo Umani

 
La riflessione di Elisa Marincola, giornalista di RaiNews sulla morte di Vittorio Arrigoni e sul ruolo e le responsabilità del mondo dell'informazione.
di Elisa Marincola - tratto da Perlapace.it
(26.04.2011)
 
Foto di http://www.bloggersperlapace.net   

La notizia della morte di Vittorio Arrigoni mi ha addolorato profondamente, come ha addolorato tanti di noi. Ma proprio questo dolore profondo  mi ha anche costretto a riflettere su me stessa e sulle mie/nostre responsabilità.
Quella di Vik' è in effetti una doppia morte. La morte di una persona eccezionale, una 'bella persona' che aveva dedicato la sua vita a testimoniare il dramma di quella piccola striscia di terra rimossa dalla coscienza generale, spesso anche dalla coscienza di noi pacifisti; e che, nello stesso tempo, stava attuando in prima persona quella interposizione a difesa dei civili, che dovrebbe essere il primo compito di un organismo complesso come le Nazioni Unite. Potremmo definirlo un missionario laico nel senso più alto e vero del termine.

Ma, la sua, è anche la morte di un'illusione, che fino a quel drammatico giovedì, ci consentiva di alleggerirci la coscienza: che un uomo da solo potesse caricarsi della responsabilità di essere sui luoghi della sofferenza, responsabilità che invece, spetta a tutti noi.
La sua morte, per questo, ricade sulle coscienze di tutti, e deve farci sentire corresponsabili di quanto accaduto.
Vittorio è morto perchè è stato lasciato solo. Non certo dai suoi compagni e amici che, a Gaza come in Italia, hanno sempre lavorato per rilanciare il suo impegno e lo hanno condiviso. Ma ugualmente Vittorio è stato lasciato solo, anche da tanti di noi pacifisti, e ancora di più da tanti di noi, che lavoriamo nell'informazione, e che sape
vamo. Non abbiamo fatto abbastanza, anzi, non abbiamo fatto quasi nulla per riprendere e rilanciare le notizie agghiaccianti che postava quasi quotidianamente, ma anche per denunciare le continue sistematiche minacce che Vittorio riceveva da anni e che si erano intensificate negli ultimi tempi: minacce di ritorsioni, di censura, di inviare infiltrati, calunnie di ogni genere, fino a vere minacce di morte.
Scrivo questo, facendomene carico in prima persona, perchè ritengo che la responsabilità maggiore sia proprio di chi, come me, lavora nei cosiddetti media ufficiali, e sapeva cosa accade a Gaza e come Vittorio e i suoi compagni dell'International Solidarity Movement facevano da scudi umani accanto a pescatori e contadini per cerca
re di proteggerli dalle mitragliate israeliane e consentire loro di portare a casa qualcosa da mangiare. Di chi ha condiviso i suoi post su facebook, ogni volta indignandosi e meravigliandosi della sua capacità di raccontare la morte e la violenza senza perdere la sua umanità, raccontando l'essere umano prima di tutto.
Non abbiamo fatto abbastanza proprio in quanto giornalisti. Quello che Vik ha raccontato prima, durante, e dopo “Piombo fuso” avrebbe meritato ben altro spazio sulle nostre prime pagine e nei nostri titoli rispetto agli angusti trafiletti o alle notiziole lette frettolosamente che, raramente, sempre più raramente, siamo riusciti a conquistargli. Da qualche tempo, nelle nostre redazioni, si sbatte sempre più di frequente di fronte a un muro di gomma di indifferenza e di
sospetto per chi si permette di raccontare gli effetti collaterali delle "giuste" risposte di Israele ai continui (e certo condannabili) lanci di missili, spesso privi di effetti. Per non parlare della larvata accusa che, in fondo, quelle notizie sono diffuse ad arte da Hamas, cioè dai terroristi.
Ma noi abbiamo insisitito davvero? E anche ora, dopo averlo visto morto, tornare a casa avvolto nella bandiera palestinese, inistiamo davvero? O abbiamo per primi sottovalutato la centralità di quanto succede nella Striscia, cedendo ai ritmi redazionali, all'urgenza di inseguire un'improbabile audience autoreferenziale, di trovare spazi crescenti per l'ennesimo processo al potente o per l'esternazione dell'ultimo minuto, lanciata proprio per ottenere sempre più attenzione?
Anche la notizia della sua morte e' scivolata rapida
mente in ultima fila, una disattenzione a cui ha fatto seguito il saluto distratto e casuale, inviato a debita distanza dai rappresentanti delle Istituzioni, la loro assenza all'arrivo della salma di Vittorio a Fiumicino (mentre erano presenti ben quattro rappresentanti del presidente dell'ANP Abu Mazen). Gli stessi che si precipitano a ricevere i caduti sui tanti fronti di guerra su cui è impegnata l'Italia, nonostante l'articolo 11 della Costituzione.
Quello che resta è il dolore per Vittorio, a cui non c'è rimedio, ma anche la consapevolezza che non si possa continuare così. Non possiamo più far finta di non vedere, e se non c'è più Vittorio con il suo blog GuerrigliaRadio a rammentarcelo, dobbiamo tu
tti noi," professionisti' dell'informazione ma anche semplici cittadini convinti dell'inviolabilità della persona, farci carico almeno di una parte della missione fatta propria da Vittorio. Lui che giornalista, almeno nel senso più ufficiale del termine, non era, ha saputo darci una grande lezione di giornalismo: verificare sul posto, cercare di capire, denunciare da vero "watchdog" dei diritti umani, anche finendo per essere partigiano, in questo caso dalla parte della gente semplice di Gaza. E disposto a pagare con la vita questo suo limpido impegno. Perchè di Vittorio si può ben dire: così muore un uomo rimasto umano fino all'ultimo.

di Elisa Marincola, giornalista RaiNews

Vik, l'ultimo saluto

24/04/201 di Luca Galassi - tratto da Peacereporter

Funerali a Bulciago per Vittorio Arrigoni. Davanti a duemila persone, commozione e speranza nelle parole della madre.

E' morto sulla croce come il Cristo, per la resurrezione di un popolo martoriato, affinché questo popolo potesse avere giustizia e pace. Le parole dell'arcivescovo emerito di Gerusalemme, Hilarion Capucci, hanno risuonato ieri nella palestra del centro sportivo di Bulciago, gremita di amici per dare l'ultimo saluto a Vittorio Arrigoni, ucciso a Gaza il 15 aprile da estremisti islamici.

Sono arrivati in centinaia dall'Italia e dall'estero tra amici, conoscenti, autorità e persone comuni, per partecipare alle esequie. Avvolti nelle kefiah, con foto del pacifista stampate su fogli di carta, insieme a poesie e pensieri improvvisati, in centinaia hanno riempito il palazzetto dello sport, mentre altre centinaia attendevano fuori. Più di duemila persone, giunte sole, in gruppo o in delegazione, portando solo bandiere della pace, perché la famiglia non ha voluto altri vessilli. Vik non aveva bandiere, solo quella palestinese. A coprire la bara che lo conteneva, i tre colori della bandiera italiana, insieme agli stessi colori, più il nero, di quella palestinese.

Due sono state le messe celebrate nella giornata della Pasqua cristiana. La prima, il rito cattolico officiato dal prelato di Gerusalemme, con il parroco e l'ex parroco del paesino brianzolo, Don Fabrizio e Don Felice, accompagnati da canti pasquali. La seconda, il rito laico 'celebrato' dalle parole di sindaci, amici, volontari umanitari e dalla madre Egidia Beretta, (lei stessa primo cittadino di Bulciago), accompagnati da 'Bella ciao'.

Il vescovo di Gerusalemme ha reso omaggio a Vittorio con parole toccanti: "Io sono un vescovo, e il vescovo è un servitore, è un pastore che difende il suo gregge quando arriva il lupo. Il mio gregge è tutto il popolo palestinese, un popolo sofferente e maltrattato. Non sono stato l'unico a difendere questo gregge. Anche nostro figlio Vittorio è stato il buon pastore, che ha difeso i palestinesi. Non ci sono parole per ringraziarlo. Vittorio è stato italiano di nazionalità e palestinese di cuore. Siamo felici di considerarlo cittadino palestinese".

Una folta delegazione di palestinesi ha presto parte ai funerali. Tra loro, in prima fila accanto alla sorella di Vittorio, Alessandra, c'era anche Osama, l'amico palestinese che era andato da Londra a Gaza per accompagnare il feretro nel viaggio di ritorno. Contemporaneamente alla cerimonia funebre di Bulciago, si svolgevano due messe per Vittorio: una a Gaza e una a Ramallah.

Applausi scroscianti sono stati tributati a don Nando Capovilla, coordinatore di Pax Christi, che ha denunciato la totale assenza di rappresentanti del governo italiano ai funerali: "Ci inquieta l'assenza totale del nostro governo nazionale a questa cerimonia - ha detto don Nando -. Ci inquieta ma non ci sorprende più".

I rappresentanti di associazioni filo-palestinesi hanno ricordato l'assedio di Gaza e fortemente criticato la politica di Israele: "Vittorio, sei rimasto sotto le bombe durante l'operazione 'Piombo Fuso' per raccontare i crimini del governo israeliano. Noi porteremo avanti il boicottaggio contro Israele, contro un governo colonialista e razzista, ci spenderemo perché la Palestina sia liberata dal fiume al mare".

Infine, la madre Egidia: "Vittorio non è nè un eroe, né un martire, ma solo un ragazzo che ha voluto riaffermare con una vita speciale che i diritti umani sono universali, e come tali vanno rispettati e difesi in qualsiasi parte del mondo - ha detto la signora Beretta -, che l'ingiustizia va raccontata e documentata, perché nessuno di noi, nella nostra comoda vita possa dire 'io non c'ero, io non sapevo'. Vittorio è stato un testimone, un grande attivista per i diritti umani. Da lui dobbiamo apprendere la forza della coerenza agli ideali. Dalla sua scelta radicale e non violenta attingere la forza per azioni concrete, per diventare ovunque, anche noi, attivisti per i diritti umani. Noi non immaginavamo, non sapevamo in quanti voi lo amaste, in tutte le latitudini e le longitudini. Credetemi, in questi giorni di dolore, questo è stato l'inaspettato soccorso ai nostri cuori feriti. Abbraccio voi e tutti i figli della Palestina. Con un abbraccio particolare e riconoscente agli amici gazawi di Vittorio. Là era la sua seconda casa. Continuate a lavorare per la vostra terra restando uniti, con coraggio e speranza. Ricordando che Vittorio aveva una sola arma: la parola e la testimonianza. Stay human, restiamo umani. Salam aleikum".

Ministri, sottosegretari o chi rapperesenta l’opposizione, insomma, le facce che si commuovono ai funerali dei militari che perdono la vita sparando in Afghanistan, nessuno ha “sprecato” un minuto per salutare chi era stato assassinato mentre predicava la fratellanza nella Palestina senza giustizia. Il Pilato 2000 è un Pilato di massa
 
 

22-04-2011 di Eugenio Melandri tratto da Domani

“Ecco l’Uomo”. Con queste parole Pilato lo mostrò alla folla dopo averlo fatto flagellare. Quasi a significare che in quel corpo martoriato ci fosse l’essenza dell’Umanità. Sì ecco l’Uomo. Schiacciato dal potere. Con l’unica colpa di aver dato voce ai poveri. A quelli che non contano. Di aver fatto vedere i ciechi. Parlare i muti. Udire i sordi. Di aver risuscitato i morti. Di avere annunciato che c’è speranza per i diseredati. Colpevole di aver dichiarato beati i poveri, i nonviolenti, gli ingenui dal cuore puro, i costruttori di pace, i perseguitati a causa della giustizia. Di aver detto che il Regno di Dio è loro. Mettendo in scacco ogni potere. Sia politico che religioso.

“Ecco l’Uomo”. Era lì Vittorio. La faccia tumefatta. Gli occhi bendati, La testa trattenuta da una mano. Non poteva parlare, lui che aveva fatto della parola il luogo della denuncia di ogni ingiustizia. Della proclamazione di una speranza difficile per i palestinesi e per tutti gli oppressi. Era lì. Incapace di reagire, ma gridando con quell’immagine drammatica la sua sete di Umanità. Restiamo Umani. Anche lui schiacciato da un potere che non guarda in faccia a nessuno. Che giunge fino a chiudere in una prigione, come topi in gabbia, persone che hanno come unica colpa quella di voler vivere liberi nella loro terra. Colpevole di aver denunciato le bombe su Gaza. Gli spari contro i pescatori o contro i contadini che andavano nei campi a coltivare la terra. Morto per aver creduto – e fortemente – in un sogno. In Palestina, come prima nel Congo, a Bukavu, dove una guerra senza nome aveva fatto oltre cinque milioni di vittime. “Ecco l’Uomo”.

“Ecco l’Uomo”. Invisibile stavolta. Sepolto sotto i flutti del Mar Mediterraneo trasformato da mare che unisce a muro di divisione.. Travolto dalle onde nella ricerca di un luogo dove coltivare la speranza. In fuga da guerre e miseria. Con la voglia di costruire una umanità diversa. Senza barriere: Senza l’idolatria della propria razza. Senza l’assolutizzazione della propria fede. Ecco l’Uomo. Sacrificato giorno dopo giorno alle logiche di un mondo che lascia liberi i capitali, ma tiene imprigionate le persone. Oggi è là il sepolcro. Chiuso non da una pietra, ma sommerso da un’acqua pesantissima che toglie ogni luce. Che affossa ogni speranza. L’Uomo oggi non è sepolto nella tomba messa a disposizione da Giuseppe d’Arimatea, ma nel grande cimitero coperto dall’acqua. E’ là che lo condanniamo ogni giorno. In nome di una sicurezza che nulla ha di umano. Di una economia fatta per il portafogli dei ricchi e dei potenti. Di una politica pavida e vigliacca che si basa solo sulla difesa ad oltranza dei propri privilegi. “Ecco l’Uomo”

Pilato forse pensava che, mostrando l’Uomo, flagellato, la folla si sarebbe accontentata. Avrebbe avuto un moto di compassione. Forse mostrandolo voleva sottrarlo alla morte. Ma il potere è capace di svilire anche i sentimenti. Di aizzare la folla chiedendo il suo consenso ai propri disegni disumani. “Non lui, ma Barabba”. Così Pilato lo abbandonò nelle loro mani. Condannò l’Uomo in nome del consenso democratico. Di quel voto popolare strappato con l’inganno e la persuasione occulta. Con il favore e il clientelismo, Con la compravendita e il mercanteggiamento. Trenta denari per Giuda. I persuasori palesi o occulti. I ricatti religiosi e politici. Le promesse di favori e prebende. Perchè per il potere, per ogni potere, è meglio Barabba che l’Uomo. “Ecco l’Uomo”.

Quando Vittorio è arrivato a Roma, nessun uomo di potere ad accoglierlo. Solo i suoi amici. Così come con l’Uomo di Nazareth erano rimasti solo alcuni discepoli e alcune donne. Perchè il potere si commuove e spende parole solenni per chi cade sul campo di guerra. In fondo è espressione della sua forza. Dei suoi muscoli. Ha paura invece di chi sogna. Di chi immagina un mondo diverso. Perchè, se si realizzasse, “rovescerebbe i potenti dai troni ed esalterebbe i piccoli”. Per questo si accanisce contro di loro. “Lasciatelo là” ha scritto qualcuno. Perchè ormai l’Umanità non abita più qui. L’Uomo deve essere invisibile e muto. Neanche la sua tomba può parlare. “Ecco l’Uomo”

Si sono rimpallati l’Uomo. Da un capo all’altro del paese. Da un capo all’altro dell’Europa. Tendopoli e non case. Perchè non pensi di poter prendere dimora. Al Sud e non al Nord. Perchè qui l’Uomo non ha tempo per essere umano. Deve fare affari. Contare i soldi. Non perdere tempo. Così si fabbrica il consenso. Si prendono i voti. Mandando l’Uomo “foera du ball”. “Ecco l’Uomo”.

Quanto è difficile restare Umani in questa Pasqua. Quanto è difficile credere che, così come si è aperta la grande pietra che copriva il Suo corpo, un giorno i sepolcri si aprano anche per noi e l’Uomo possa uscire allo scoperto. Camminare le nostre strade. Vivere la nostra vita. Condire di umanità la nostra esistenza.

Non è facile restare Umani. Perchè vuol dire battersi in nome dell’Uomo.

Non facciamo Pasqua solo facendo cerimonie. Imbellettando gli altari. Dicendo preghiere. Non facciamo Pasqua accettando vigliaccamente che il potere, sia esso religioso o politico, si appropri dell’Uomo. Perchè l’Uomo vero è quello che Pilato ha mostrato dopo averlo fatto flagellare. E’ quello inchiodato sulla Croce. O ammazzato a Gaza. O sepolto nel mare che dovrebbe unirci.

E’ quello l’uomo che, se ci crediamo davvero, un giorno romperà ogni sepolcro e ricomincerà a camminare le nostre strade, Dando da mangiare a chi ha fame. Da bere a chi ha sete. Da vestire a chi è nudo. Guarendo le malattie e risuscitando i morti. Soprattutto gridando che, finalmente, dei poveri e solo dei poveri è il Regno dei Cieli.

La salma di Vik e la vergognosa indifferenza delle istituzioni
 

Il volo con la salma di Vittorio Arrigoni è giunto all’aeroporto Leonardo da Vinci di Roma verso le 20.30, proveniente dal Cairo. Ad attendere il feretro, avvolto da bandiere palestinesi, c’erano oltre 300 persone. Presenti anche una delegazione del presidente palestinese Abu Mazen, l’ambasciatore della Palestina a Roma, Sabri Ateyeh, e il portavoce della Comunità palestinese in Italia, Diabhaital.

La salma del pacifista italiano è stata poi trasferita all’istituto di medicina legale di Roma, dove oltre un centinaio di manifestanti hanno partecipato a una fiaccolata a ricordo di Vik, un piccolo grande eroe italiano, rapito e ucciso a Gaza. All’ingresso dell’obitorio campeggiava una grande foto di Arrigoni vicino a una bandiera della Palestina. Ovunque la scritta: “Vittorio non ti dimenticheremo”.

Durante la fiaccolata, un rappresentante dell’associazione Palestinesi in Italia, ha chiesto scusa “a tutti gli italiani e a tutti gli amici di Vittorio , avremmo dovuto difenderlo da un gruppo di assassini. Vittorio è sempre stato palestinese, ha lottato per il nostro popolo e noi continueremo a portare il suo messaggio“. A quanto pare non sapeva che Vik aveva più amici ed estimatori nella terra che gli ha dato la morte che nella terra che gli ha dato la vita. Poi ha aggiunto: “Andremo a Gaza per continuare il lavoro di Vittorio, per portare la solidarietà alla Palestina contro l’occupazione israeliana. Stanotte resteremo qui per non lasciarlo solo“. Dimostrando un rispetto, una stima, una dignità e una riconoscenza che in Italia è così raro trovare.

A quanto pare nessun rappresentante delle istituzioni si è fatto vivo. Neanche il tanto lodato Presidente della repubblica. Vittorio non era un mercenario, non era un soldato, non era un esaltato violento, ergo, nessun tributo, nessun onore solenne, niente bandiera a mezz’asta. Non so se indignarmi per l’incredibile mancanza governativa e per il servilismo filosionista dimostrato, o se ridermela, in fondo Vik non apparteneva a questo nostro stato schiavo, e lor signori per lo meno non hanno avuto la tostissima faccia di presentarsi dinanzi la bara di un vero Uomo.

Da qualunque prospettiva la si voglia vedere, è stata l’ennesima dimostrazione di una politica serva e dipendente e di un popolino che non merita altro che questo. Bestie ignoranti drogati di grande fratello e spazzatura mediatica, che vivono in un mondo finto, ma prima o poi ne pagheranno le conseguenze. Sarà dura.

Riposa in pace caro Vittorio, qui facciamo il possibile per “restare umani”, ma ti assicuro che è un’ardua impresa.

Non voglio essere seppellito sotto nessuna bandiera, semmai voglio essere ricordato per i miei sogni...Dovessi morire, tra cento anni, vorrei che sulla mia lapide  fosse scritto ciò che diceva Nelson Mandela: un vincitore è un sognatore che non ha mai smesso di sognare. Vittorio Arrigoni, un vincitore“.
 

VITTORIO ARRIGONI , PICCOLO DOSSIER

tratto da il corvo.my blog

 

 

 

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