Eventi: Fortezza Europa - respingere o accogliere i migranti ?

 
Il Centro Studi "G. Donati"
in collaborazione con la Facoltà di Scienze della Formazione, l'Editrice Missionaria Italiana e l'Ass. MedicoN.A.Di.R.
promuove l'incontro
FORTEZZA EUROPA
Respingere o accogliere i migranti?
 
Interverranno:
Franco Moretti
missionario comboniano e direttore di Nigrizia (www.nigrizia.it)
Agostino Marchetto
arcivescovo, per dieci anni Segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, autore del libro «Chiesa e migranti: la mia battaglia per una sola famiglia umana»
 
La serata è dedicata alla prof.ssa Giovanna Bartolini, docente di Fisiologia presso la Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, prematuramente scomparsa nel 2008.
 
Mons. Agostino Marchetto, nato a Vicenza nel 1940, si è espresso su alcuni temi delicati della “questione immigrazione” suscitando sempre molta attenzione. E' favorevole a concedere la cittadinanza ai figli di extracomunitari nati in Italia e il diritto di voto per le elezioni amministrative agli immigrati regolari, non usa mai la parola “clandestini” ma quella più giusta “irregolari", predilige il termine “integrazione” piuttosto che “assimilazione”.
 
Alcuni lanci di agenzia su recenti dichiarazioni di mons. Marchetto:
 
Roma, 14 apr. (Adnkronos) – "Il reato di clandestinità è il peccato originale dal quale discendono tutti i mali in materia di immigrazione. Ha fatto bene Monsignor Bruno Schettino, Presidente della commissione migrazioni della Cei a chiedere che venga superato il reato di clandestinità". E’ quanto ha detto questa mattina Monsignor Agostino Marchetto, per molti anni Segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, nel corso della presentazione del "Rapporto annuale su rifugiati e richiedenti asilo" del Centro Astalli. Quanto al problema dell’Europa, secondo Marchetto "l’Europa sull’immigrazione procede in ordine sparso perché i governi dei vari Paesi hanno voluto tenere per sé le politiche relative all’immigrazione”. E "l’Italia che ora invoca l’Unione europea, in molti casi l’ha snobbata si pensi alle raccomandazioni di Bruxelles in materia di respingimenti”.
 
Roma, 14 apr. (TMNews) – C’è stata una “vergognosa mancanza di solidarietà, specialmente da parte di alcune regioni del Nord, di fronte all’emergenza degli immigrati” in arrivo sulle coste italiane meridionali, secondo mons. Agostino Marchetto, segretario emerito del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti. L’arcivescovo, intervenuto alla presentazione del rapporto annuale del Centro Astalli (servizio dei gesuiti per i rifugiati in Italia), ha ricordato come negli anni Novanta in Italia siano arrivati oltre 70mila rifugiati. “In un solo giorno a Bari arrivarono 20mila persone e i baresi hanno dato loro da mangiare e da bere”. Interpellato dai giornalisti, mons. Marchetto ha commentato così le recenti polemiche sull’immigrazione tra Italia e Unione europea: “Sono naturalmente favorevole alla solidarietà in tutti i vari aspetti e gradi e quindi sarei ben felice che l’Europa intervenisse maggiormente. La questione è che ci sono dei regolamenti europei in cui c’è lo sforzo di coniugare il principio di solidarietà con quello di sussidiarietà. Non dobbiamo dimenticare che l’Europa ha una certa fase del suo sviluppo. Forse non si può pretendere dall’Europa quello che ancora non è stato ottenuto in questo sviluppo della realizzazione del grande sogno europeo che era stato formulato da tre grandi cristiani. L’Italia dovrebbe dimostrare per lo meno di avere solidarietà in se stessa”. Mons. Marchetto ha sottolineato che “l’Europa va in ordine sparso sugli immigrati perché i Governi nazionali hanno voluto tenere per sé la politica migratoria. Abbiamo snobbato l’Ue molte volte, ad esempio sui respingimenti, e ora…”. Di fronte allo “spettacolo certamente indecente che abbiamo dato in questo tempo per quanto riguarda le possibili accoglienze in certe regioni”, ha quindi detto Marchetto, “ci è difficile, se abbiamo un po’ di pudore, chiedere agli altri quello che non sappiamo fare noi che siamo un’unità come paese, che abbiamo una responsabilità, che non abbiamo cifre esorbitanti di rifugiati nel nostro paese. Come prete dico che dovremmo fare un po’ di esame di coscienza prima di fare l’esame di coscienza degli altri e battere un po’ il nostro petto prima di battere il petto degli altri. Dovremmo fare ‘mea culpa’ prima di chiederla agli altri”.
 
In preparazione della serata alcuni brani da
La falla nella fortezza Europa - Un’analisi delle politiche europee sulle migrazioni, ossessionate dalla sicurezza, anche alla luce di ciò che sta accadendo in Nord Africa.
A cura del Gruppo di ricerca e laboratorio di pratiche e politiche per l’inclusione urbana dei migranti internazionali (Cattedra Unesco Ssiim - Università Iuav di Venezia).
 
"Per rispondere in modo assennato all'ondata di emigrazione di queste settimane e di questi giorni dalla Tunisia verso l'Europa e l'Italia in primo luogo, occorre chiedersi che cosa è successo davvero sulla sponda sud del Mediterraneo. "
 
"Le politiche migratorie hanno continuato e continuano ad essere centrate sulla visione dell'Europa come fortezza assediata dai clandestini, dai quali è necessario difendersi per motivi di sicurezza e di ordine pubblico, con il risultato che l'industria dell'immigrazione irregolare è sempre più florida e che molti immigrati regolari sono costretti a passare nell'area dell'irregolarità, facendo crescere il lavoro nero, informale o illegale. Con un'impostazione di questo tipo, le misure che si prendono non possono che essere orientate a bloccare gli arrivi. E così è stato, soprattutto nei paesi del Mediterraneo, Grecia, Italia e Spagna, dove si è investito esclusivamente per rafforzare i controlli e assicurarsi la collaborazione dei paesi della sponda sud nella lotta all'immigrazione clandestina."
 
"Ora in quel "muro" faticosamente eretto dall'Europa nel Mediterraneo si è aperta una falla. Coloro che arrivano sulle coste dell'Ue non sono profughi ma quei migranti privi dello status richiesto per l'ingresso che si volevano tenere fuori. I numeri non sono epocali, ma non si sa come, e non si vuole, gestire la situazione perché ogni forma d'accoglienza - doverosa in paesi sviluppati, civili e democratici come si vogliono quelli europei - comporta un radicale ripensamento delle politiche migratorie, una rimessa in discussione dell'ossessione securitaria, una tacita ammissione che il mito dell'"immigrazione zero" non è perseguibile."
 
"Non ci si può rallegrare del nuovo vento di democrazia che spira sulle coste del Mediterraneo e allo stesso tempo respingere chi, finalmente liberatosi da decenni di ruberie e oppressione di stato, si sente finalmente legittimato a cercare anche per se stesso una vita migliore, un po' più di benessere, quanto meno la speranza di ottenerlo.
L'Europa, e con essa l'Italia non può che muoversi sulla linea di una serie di misure di breve periodo di carattere umanitario per accogliere dignitosamente l'immigrazione di oggi, e una politica di sostegno aperto al processo di democratizzazione che si è appena avviato, con la consapevolezza che si tratterà di un processo non breve, irto di contraddizioni e arretramenti cui però occorrerà opporsi con decisione. Perché ciò che oggi è locale è allo stesso modo fortemente connesso con altri "locali" nel mondo. Perché quello che si farà qui determinerà fondamentale quello che accadrà lì."
 
 
 
 
 
 
 

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