Sal & Inf - lo sport come terapia di riequilibrio

 

di Pier Paolo Olivieri

Prendo spunto da diversi articoli letti e da alcune ricerche effettuate sull’importanza del ruolo delle discipline sportive  nel nostro Paese come strumento per ritrovare un equilibrio psico-fisico, fino a diventare uno degli aspetti più innovativi e importanti di un percorso terapeutico. La qualità della vita è quella percezione soggettiva che l'individuo ha della propria posizione nella vita, anche in relazione ai propri obiettivi, aspettative e preoccupazioni.

Lo sport si inserisce in questo contesto come catalizzatore ed espiatore delle diverse componenti umane positive e negative. Mediante le ore dedicate allo sport ,diventa più facile uscire dalla propria crisi, interagire con gli altri e trovare la voglia di rimettersi in gioco. Lo sport, essendo per natura teso all’utilizzazione del corpo per realizzare risultati e prestazioni nelle quali la mente ha un valore importante, crea fiducia nel sé personale e modificazioni inerenti alla valorizzazione del proprio agire.

Oltre ai benefici fisici diretti, sono rilevanti i riflessi anche negli aspetti psicologici e sociali: si sono riscontrati aumenti dell’autostima e voglia di fare, raggiungendo buoni livelli di autonomia nelle attività quotidiane e una migliorata integrazione sociale. Oggi il problema maggiore è dato dal fatto che molte persone in difficoltà non hanno l’opportunità di avvicinarsi alla pratica sportiva storicamente legata all’agonismo. Per molti il problema consiste nel superare difficoltà di tipo psicologico, sia in loro stessi, sia negli operatori a cui si rivolgono, che molto spesso denunciano la mancata preparazione per favorire l’accoglienza. Infatti lo sport da sempre nel nostro Paese è rappresentato come un modello vincente a cui adeguarsi per imporsi sugli altri con l’effetto omologazione che attraverso il comportamento aggressivo può essere espresso nella competizione sportiva. Tutti ricorderanno i recenti effetti boomerang che i campioni sportivi hanno determinato sul pubblico italiano. Soprattutto i campioni di casa nostra per un effetto campanilistico e narcisistico hanno trainato masse di sciatori nelle località alpine di sci come Alberto Tomba e centauri sulle strade e nei circuiti dedicati alle moto come Valentino Rossi. Lo spirito di emulazione ad ottenere la conferma del proprio valore ed identità abbinata al bisogno di affiliazione e partecipazione,crea un modello attrattivo,dove l’impegno nel superfluo supera di gran lunga il forte disimpegno sociale. Anche sotto questo profilo lo sport può rappresentare una forma di riscatto e di possibilità d’investimento emozionale, affettivo e comunicativo con gli altri oltre che con se stessi.

Ad esempio nel mio caso la bicicletta, come in precedenza il tennis, ha rappresentato nel corso degli anni di pratica una valvola di sfogo, una modalità per incanalare le mie energie e le mie frustrazioni.

Il mio innamoramento per la bici di montagna inizia nel lontano 1993 con la prima vacanza estiva a Dobbiaco (BZ) nell’Alta Pusteria a confine con l’Austria. Mentre passeggiavo per i boschi spingendo il passeggino di mia figlia Francesca, quattro anni e renitente alla fatica del cammino fine a se stesso,incontrai un gruppo di ciclisti, uomini e donne, successivamente definiti “Bikers” che sorridenti scorrazzavano con le “loro ruote grasse” per i sentieri dell’altopiano locale, che si sviluppava sul tracciato dell’antica ferrovia che univa Dobbiaco a Cortina D’Ampezzo. Lo stesso tracciato che d’inverno vede migliaia di sciatori di fondo cimentarsi lungo il percorso fino alla nota perla delle Dolomiti e per i meno allenati la possibilità del ritorno in pullman.

Fu amore a prima vista, anche se dovettero passare alcuni anni prima di potermi dedicare a questa passione. L’attrazione che quel mezzo, sbarcato da oltre oceano, aveva su di me, era complementare alla voglia di stare in mezzo alla natura riscoprendo “nel fuori strada”un desiderio adolescenziale represso dai genitori. L’avventura iniziò nel 1995 regalandomi la prima “rampichino” ovvero mountain bike (MTB)completamente priva di ammortizzatori,poi dopo due anni di apprendistato instabile,mi sono legato ad un gruppo di “maturi ciclisti da strada”,pensionati  che d’inverno si mantenevano allenati con la MTB per combattere meglio la rigida stagione. Da allora per oltre dieci anni sono uscito continuamente,in tutte le stagioni e con ogni condizione meteorologica.

Ho così curato e controllato una patologia cronica alle alte vie respiratorie che mi portavo dietro dall’adolescenza e che sino ad allora aveva minato e inibito la mia propensione allo sport all’aria aperta. Dopo i difficili ed incerti inizi anche con la stagione invernale,complici un allenamento e una dotazione di indumenti inadeguati, sono riuscito nel 1998 a trovare il mio equilibrio. Certo lo sforzo e il contributo economico per ottenerlo è stato impegnativo, ma devo dire che è stato uno degli investimenti migliori della mia vita. Lo stupore e la meraviglia dei luoghi e delle “stagioni morte” che ho conosciuto attraverso la MTB è impagabile e mi ha arricchito a livello umano tantissimo. Ho scoperto come a pochi minuti di pedalate da casa, si nascondessero sorprendenti tesori e come il grigio autunno di città ,possa diventare una colorata e incantevole “cartolina” in montagna.

E’ una esperienza che consiglio a tutti,ciclisti e non. Vale veramente la pena allontanarsi dalla città col mezzo proprio e ancora meglio sarebbe col mezzo pubblico,anche se in verità la nostra organizzazione di trasporto locale scarseggia nel supportare gli escursionisti di ogni tipo. Potremmo e dovremmo imitare i modelli di trasporto dell’Alto Adige, dedicati ai Bikers e ad un turismo sostenibile e rispettoso della natura ospitante. Questo è con un pizzico di presunzione e lungimiranza,ciò che stiamo cercando di avviare col progetto www.in2thewhite.com che vi invito a visionare, dove un gruppo di amici amanti della montagna e dei suoi sport, sta investendo competenze e tempo per far scoprire a chi lo desidera un mondo diverso a cento chilometri da Bologna in direzione opposta al mare.

Il Parco del Corno Alle Scale e del Cimone, offre una moltitudine di opportunità per gli amanti della montagna e della mountain bike.

Novizi apprendisti, escursionisti e ed esperti agonisti, trovano ogni tipo di tracciato per soddisfare le proprie esigenze di consolidamento e di crescita.

Gli accompagnatori non ciclisti hanno altrettante opportunità di svago e arricchimento per adulti e bambini. A loro sarà rivolta una particolare sezione di avviamento alla disciplina del mountain biking attraverso degli stage formativi a livello di Campus Estivi,dove anche i genitori liberi dai doveri familiari, potranno trovare gli spazi e i suggerimenti idonei per le loro nuove esperienze.

Accompagnatori ed istruttori certificati vi guideranno alla scoperta della fatica non fine a se stessa, ma propedeutica al miglioramento del vostro stile di vita.

Un saluto a tutti coloro che decideranno di cogliere e provare anche solo per curiosità,l’offerta che stiamo costruendo per voi nell’intento di promuovere e diffondere ciò che di bello e salutare ci circonda, nello spirito di condivisione.

 

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