Sal & Inf - Immigrazione: la parola all'Alto Commissario Onu per i Diritti Umani, Navi Pillay

19 maggio '11

 

Mi capita sempre più spesso di accogliere profondi disagi strettamente correlati alle paure che il nostro contesto sociale sollecita attraverso i media, tra le tante paure sicuramente ne prevale una: quella nei confronti dei cosiddetti “extracomunitari”, nella scorretta accezione con la quale la si fa intendere.

Nel percorso terapeutico ci si approccia all'argomento affrontando paure e pregiudizi con l'ausilio del passaggio di conoscenze e, a questo riguardo devo ringraziare il sistema internet che offre un'ampia gamma di documenti di grande valore informativo e di facile consultazione, tanto da aiutarmi a comprendere e, quindi, a fare comprendere a mia volta. Tra i tanti strumenti a disposizione, in primo piano porrei le immagini che, anche senza le parole, accendono il pensiero e stimolano l'individuo di intelligenza e cultura comune (senza quindi volere fare riferimento ai geni e/o agli intellettuali) a cercare informazioni esaurienti, mettendo così in discussione ciò che ogni giorno subisce in un contesto propagandistico, quale è il nostro, nella maggior parte delle sue espressioni mediatiche.

Propongo, a supporto del lavoro di empowerment, un estratto dell'intervento che l’Alto Commissario Onu per i Diritti Umani, Navi Pillay, ha presentato nel corso dell'evento organizzato dal South Africa Netherlands Research Programme on Alternatives in Development (SANPAD) a The Hague, in Olanda, il 9-11 maggio 2011.

Pillay ha chiaramente denunciato la xenofobia ed il razzismo dilaganti legati al processo migratorio:

in tutto il mondo siamo testimoni dell'incremento della xenofobia,
di sentimenti anti-migranti e della messa in atto di pratiche
discriminatorie che colpiscono i diritti umani dei migranti”.

Secondo Pillay, già giudice dell'International Criminal Court di The Hague, particolarmente a rischio sono i cosiddetti “irregolari”, in quanto le leggi e le politiche vanno a rinforzare la criminalizzazione di queste persone che già versano in situazioni di grave disagio.

Vengono riconosciute le numerose sfide cui devono far fronte i paesi europei, ma si va a ricordare l'onere di ospitare i migranti, i rifugiati ed altre categorie di sfollati che fuggono dalle turbolenze africane. Così come gli Stati membri della UE stanno valutando le misure temporanee di controllo delle frontiere nel contesto dell'accordo di Schengen, sempre secondo la Pillay, sarebbe indispensabile che tutti i Paesi si assumessero la responsabilità di fare fronte a sfide di questo genere e, nel caso specifico, riferendosi con particolare vigore agli Stati UE, asserisce che questi dovrebbero essere in grado di assolvere ai loro obblighi internazionali, soprattutto nei momenti critici come quello che stiamo vivendo.

La stragrande maggioranza dei migranti fugge per un insieme di motivazioni, alcune delle quali rappresentano vere e proprie costrizioni, quindi, sempre seguendo le ragioni esposte dall'Alto Commissario:

è di vitale importanza riconoscere che, a prescindere
dallo status giuridico, tutti i migranti godono di diritti
umani e possono essere vulnerabili alle loro violazioni

Sarebbe intelligente, oltre che costruttivo, che tutti gli Stati facessero riferimento alla reale necessità di manodopera straniera, tanto da predisporre strumenti adeguati, sicuri e legali in fronte l'accesso di cittadini stranieri. Non possiamo dimenticare il dato, comprovato dall'esperienza, che un'adeguata predisposizione legislativa riduce i movimenti irregolari, soprattutto quelli agevolati dalla criminalità organizzata.

La criminalizzazione e la demonizzazione dei migranti è controproducente per un'efficace politica migratoria, in quanto crea un clima di pregiudizio, sino alla xenofobia contro le persone migranti, cosa che può condurre ad una spirale incontrollabile di violazioni dei diritti umani.

La mobilità ha da sempre caratterizzatoMigranti che arrivano sulle coste italiane il genere umano e le ragioni alla base degli spostamenti sono comprensibili e condivisibili, in quanto il desiderio di migliorare la qualità di vita per sé e per la propria famiglia fuggendo da guerre e/o persecuzioni, nonché da fame e miserie, altro non può che essere considerato sano.

Purtroppo i pregiudizi riferentesi al processo migratorio creano un'alterata percezione del processo, è quindi indispensabile sradicare miti e stereotipi distruttivi allo scopo di modificare la percezione comune, in altro modo si manterrà sempre la distinzione tra cittadini del “primo mondo” e migranti provenienti dal “terzo mondo”. Questa percezione è sbagliata soprattutto in era di globalizzazione, ove le frontiere dovrebbero essere abbattute non solo per le merci, ove dovremmo percepirci tutti un po' cittadini del mondo senza classificazioni di “merito”. La migrazione è una risorsa, può trasformarsi in problema solo se interviene la criminalità nel processo di spostamento e/o nelle collocazioni lavorative-abitative e non possiamo, poi, dimenticare che in gran parte dei casi si tratta di criminalità nostrana o collusa con quella che già agisce entro i confini. L'alterata percezione del processo in esame, oltre a creare un disagio di fondo, altro non fa che rinforzare la criminalità senza intaccare minimamente ciò che viene percepito come il problema immigrazione.

Il rapporto sullo sviluppo umano del 2009 “Overcoming Barriers: Human Mobility and Development” stilato dalle Nazioni Unite già rilevò che la migrazione umana da Paesi in via di sviluppo a Paesi industrializzati non era fenomeno così importante tanto quanto quella economica, inoltre la maggior parte delle persone tendeva a muoversi all'interno dei confini del paese di appartenenza.

Il rapporto rilevava, inoltre, che le paure, populisticamente e sapientemente indotte da una classe dirigente davvero poco capace, rivolte verso i migranti in riferimento al fatto che la loro presenza potesse determinare la perdita del lavoro o l'abbassamento del salario per la popolazione locale, oppure che contribuisse a gravare sul costo dei servizi sociali, si sono rivelate esagerate e non corrispondenti al vero. In realtà, se venissero valutate le competenze dei migranti, rendendole complementari a quelle locali, se si utilizzasse il fenomeno migratorio destinandolo alla crescita comunitaria, questo risulterebbe essere, cosa che è nella sua essenza, una risorsa per tutti.

Fermo restando un altro fatto, ossia che la migrazione contemporanea è diversa da quella del secolo scorso, in quanto è cresciuto il movimento Sud-Sud a discapito di quello usuale Sud-Nord, certo è che le attuali turbolenze sociali che stanno investendo il Nord Africa dimostrano ancora una volta la particolare vulnerabilità dei migranti Sud-Nord, tanto è che la stessa Palley mostra estrema preoccupazione per le reazioni espresse dagli Stati europei dinanzi alla crisi magrebina. Secondo le sue valutazioni, stiamo correndo il rischio di contaminare la salvaguardia dei diritti umani per una grandissima fetta di popolazione mondiale, oltre che di rinforzare i germi del razzismo riemergente.

Vista la scarsa capacità della nostra attuale classe dirigente nell'affrontare una fisiologica successione di eventi caratterizzati da mobilità umana, trasformandola in patologia cronica a prognosi infausta, sarei dell'avviso di invitare chiunque si trovasse a rivestire il ruolo di educatore, di assumersi la responsabilità di passare conoscenze prive di connotazioni faziose e populiste, stimolando il pensiero critico degli interlocutori. Educare alla globalizzazione umanista forse è un compito davvero gravoso, ma va affrontato seriamente ed in maniera multidisciplinare. Siamo tutti partecipi del processo in atto e, per chi volesse scegliere, sarebbe un grande privilegio poterlo fare su base cognitiva.

C'è razzismo in Italia ?

NADiRinforma incontra la gente domandandosi se esiste il razzismo nel nostro Paese, tasta il polso della situazione e intende aprire la questione coinvolgendo anche chi ascolta.
Per RAZZISMO si intende la convinzione che la specie umana sia suddivisa in razze biologicamente distinte, caratterizzate da diversi tratti somatici e diverse capacità intellettuali, e la conseguente idea che sia possibile determinare una gerarchia di valore secondo cui una particolare razza possa essere definita "superiore" o "inferiore" a un'altra.
L'onda migratoria, anziché essere vissuta quale fonte di arricchimento per la Comunità, rischia di assumere una connotazione negativa, frustrante e devastante la cultura di appartenenza operando divisione tra la gente, rinforzando così il “terrorismo” mediatico imperante.
Forse il parlarne, dando un nome al sentimento che pare prevalere, può aiutare i singoli e i gruppi a superare tale atteggiamento sorretto da un convinzione non adeguata al benessere comune, non costruttiva e svilente l'opportunità che la storia ci sta regalando.

Note di approfondimento:
 
 

sommario

 

 

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