Gruppo Multiculturale - Immigrati e INPS in Italia

 
di Sirio Valent - 10 giugno 2011
 
Risparmi sulle prestazioni assistenziali, contributi INPS versati e non goduti: i lavoratori stranieri sono la nuova spina dorsale del welfare italiano

L'Italia invecchia, e a pagare il welfare sono gli stranieri. Secondo l'INPS, già oggi gli stranieri versano 7,5 miliardi di euro di pensioni ai nostri anziani, usufruendone appena per il 2%. A questo non indifferente supporto, si aggiunge il lavoro delle badanti, che con le loro cure risparmiano allo Stato 6 miliardi di euro in spese previdenziali non erogate.

I dati sono contenuti nel IV Rapporto INPS sul lavoro straniero in Italia. Il primo dato che colpisce è nei numeri: quasi tre milioni di immigrati iscritti regolarmente all'ente previdenziale nel 2007, avendo già accumulato un anno di contributi. Questo significa che le pensioni italiane, da quattro anni, sono pagate per il 12% dai lavoratori stranieri, quelli che alcuni partiti vorrebbero ributtare oltremare. Loro versano contributi che non utilizzeranno per parecchi anni, data l'età media vicina ai 30 anni: e intanto sostengono il sistema pensionistico più pesante d'Europa, con un apporto netto di oltre 7,5 miliardi di euro nel solo 2008 (dato in crescita).

Anche sul fronte assistenziale gli stranieri sono manna per lo Stato italiano. L'Inps calcola che le famiglie italiane spendono circa 9 miliardi di euro in badanti e infermiere specializzate: una cifra pari al 7% del budget sanitario delle Regioni, che consente allo Stato di risparmiare circa 6 miliardi di euro in prestazioni assistenziali che dovrebbe erogare (ma che non eroga, di fatto).

Anche le donne italiane traggono vantaggio dalla presenza del lavoro immigrato nel nostro paese: l'utilizzo di assistenza privata (dalla badante alla colf, alla baby sitter) facilita l'emancipazione delle nostre concittadine, sulle cui spalle grava per i tre quarti il lavoro che la famiglia comporta. Uno squilibrio non compensato da sostanziali cambiamenti nella ripartizione dei ruoli rispetto al passato, e soprattutto senza un’adeguata assistenza a livello pubblico. In pratica, la presenza delle lavoratrici straniere supplisce alle carenze dello Stato, costituendo un "welfare informale"  che riempie le falle del sistema assistenziale italiano, tutt'altro che attento alle esigenze di anziani, donne e minori.