Sal & Inf - La psicologia delle folle

 
di Chiara Giovannini
tratto da Internazionale di PsicologiaPSICOLOGIA DELLE FOLLE, Gustave Le Bone, TEA, pp. 251

E’ il 1895, Gustave Le Bone pubblica a Parigi un testo, che non molto tempo dopo, verrà letto dai dittatori più sanguinari della storia. La folla è il vero protagonista, un attore sociale in grado di modificare il modo di fare politica.
“Il fatto di associarsi ha permesso alle folle di farsi un’idea, se non molto giusta, almeno molto precisa dei propri interessi, e di prendere coscienza della propria forza. [...] Poco inclini al ragionamento, le folle, si dimostrano al contrario, adattissime all’azione. (pag. 34-35).


Il meccanismo mediante il quale le folle si lascerebbero trascinare e parteciperebbero anche ai più turpi progetti politici è, per Gustave Le Bone, questo: “La psicologia delle folle dimostra come queste ultime, per la loro natura impulsiva, siano assai poco influenzate dalle leggi e dalle istituzioni, e come nello stesso tempo siano incapaci di di avere un’opinione qualsiasi al di fuori di quelle suggerite da altri. Non si lascerebbero mai guidare da un’astratta e teorica imparzialità. Si lasciano invece sedurre dalle impressioni che qualcuno è riuscito a far sorgere nel loro spirito” (pag.38-39).

Dunque la folla è da sempre dominata dall’impulso irrazionale, dall’inconscio, diventa eroica o criminale con la stessa facilità. Gli individui che ne fanno parte, indipendentemente dalla vita che fanno, acquistano una sorta di anima collettiva per il solo fatto di appartenere alla folla, e questo senso di appartenenza li fa agire in un modo completamente diverso da quello che ciascuno avrebbe messo in atto.

“Nell’anima collettiva, le attitudini intellettuali degli uomini, e di conseguenza le loro individualità, si annullano. L’eterogeneo si dissolve nell’omogeneo e i caratteri inconsci predominano” (pag.52).

Perchè tutto questo accade? Secondo Gustave Le Bone sono diverse le cause che determinano la comparsa dei caratteri specifici delle folle: prima di tutto un sentimento di potenza invincibile che gli permette di cedere agli istinti; la folla è anonima e dunque irresponsabile, il senso di responsabilità individuale scompare del tutto.
Poi c’è il contagio mentale, un fenomeno che l’autore paragona allo stato ipnotico, un sentimento per cui l’individuo diventa in grado di sacrificare il proprio interesse personale rispetto all’interesse collettivo.
La terza causa, di gran lunga la più importante, è la suggestionabilità di cui il contagio è semplicemente l’effetto.


“Annullamento della personalità cosciente, predominio della personalità inconscia, orientamento determinato dalla suggestione e dal contagio dei sentimenti e delle idee in un unico senso, tendenza a trasformare immediatamente in atti le idee suggerite, tali sono i principali caratteri dell’individuo in una folla. Per il solo fatto di appartenere alla folla, l’uomo scende di parecchi gradini la scala della civiltà. Isolato, era forse un individuo colto, nella folla è un istintivo e dunque un barbaro” (pag. 95)


Conclusioni amare quelle di Gustave Le Bone, fisiologo, anatomista, archeologo poi appassionato di psicologia e sociologia. Certo parliamo della fine dell’800 ma fa quasi paura ricordare alcuni avvenimenti nei quali davvero le folle sembravano impazzite o, per usare i termini corretti, ipnotizzate da suggestioni sanguinarie. Questo è tutto allora? Suggestioni e ipnosi di gruppo? No, forse no, ma è curioso pensare che un testo scritto 150 anni fa, nella Francia borghese, contiene un’intuizione in grado di spiegare, seppure in parte, molti amari conflitti etnici. E la storia, sempre più, ce ne consegna i cadaveri.

Sal & Inf

 

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