Gruppo Multiculturale: Alcuni errori del volontario neofita in Africa. Ma non solo

08 Luglio 2011
tratto da Unimondo.org

di Fabio Pipinato

 

Un conto è essere dei veri clown... altro è farlo - Foto: Saint Martin

Abbiamo provato ad elencare alcuni degli errori del volontario neofita in Africa (ma non solo). Ecco il risultato.

Non studiare dove si va, quale popolazione s'incontrerà, quale cultura s'affronterà. Zero in storia, geografia ed in antropologia. In antro che?

Non imparare alcun vocabolo della lingua locale. Men che meno quella coloniale. Ci mancherebbe. Scandiremo per bene il nostro italiano. I-TA-LIA-NO

Non portare alcun dono a chi ci ospita. Ci mancherebbe. E se perdiamo le valigie?

Criticare da subito il tenore di vita di chi ci accoglie. Missionario o volontario: “ma come si permette?” Poi, dopo qualche giorno che ci presenta la solita minestra ripetiamo ancora: “ ma come si permette?”

Darsi subito da fare per “aiutare”. Non per conoscere, per capire, per vedere o imparare. Ma per “salvare”. Chi poi?

Se si avvicina un bambino di strada fare subito un'offerta. 10 euro posson bastare? Certo. Poco importa se a causa di quei 10 euro il ragazzino non andrà più a scuola.

Fare il lavoro di cui non sappiamo nemmeno da dove si inizi. Un avvocato saprà pure fare il muratore. E' o non è laureato? E che cos'ha quello da ridere? …..E' un muratore!

Non salutare persona alcuna. Anche se la persona è il prefetto della città che è venuta a darci il benvenuto. “Sa usare la cazzuola? Ed allora cosa scendo a fare?”

Dare la mano con i guanti. D'altronde, le nostre forze dell'ordine non hanno guanti e mascherina a Lampedusa?

Vestirsi come si vuole. Fa caldo. Meglio andare un po' leggeri come si fosse in spiaggia. Ciabatte e calzoni corti. La domenica rigorosamente in tenuta coloniale....tanto per ricordare i bei tempi.

Rivolgersi a tutti con confidenza. “E che caspita. Non siamo qui per aiutarvi?”

Non contrattare a spasso nei mercati rionali. Poveretti. Hanno così poco.

Fotografare e filmare senza riguardo la povertà. Anche se la povertà non vuole essere ripresa. Come se un nord-europeo venisse in Italia a fotografare i quartieri più poveri od entrasse nelle case di riposo con la macchina fotografica.

Narrare a tutti della grandezza del proprio paese e dell'eccellenza della propria classe politica. Altro che la loro.

Sfoderare tutti i luoghi comuni che sappiamo sull'Africa e non solo. “La donna è l'unica che lavora”, “non hanno voglia di far niente”, “ma tanto rubano”, “le Nazioni Unite non servono a nulla...noi si che”, “il Papa potrebbe dare tutti i propri beni all'Africa” e così via

Appena incontrati un po' di bambini cantare tutti assieme per mano “giro giro tondo casca il mondo, casca la terra tutti giù per terra”. Ancora dai.

Gettare caramelle al vento ad ogni villaggio. Poco importa se non potranno lavarsi i denti. Affar loro.

Non ascoltare persona alcuna. Spiegare sempre. Meglio in dialetto.

Mostrare il proprio Dio biondo, slanciato con gli occhi azzurri, labbra rosse e capelli biondi. Origine bantu?

Rientrare ogni sera a che ora ci piace. Avremo pur diritto di spassarcela un po'.

Durante il Safari non ascoltare i locali. Scendere dalla jeep all'interno del parco per fare due passi in santa pace. Proprio. “In santa pace”.

Raggiunto il lodge v'è un buffet. Preparare l'agguato come il leone prima di azzannare la zebra.

A sera tardi inizia la caccia al geco nella nostra stanza. Altro che caccia grossa.

Nel lasciare il territorio abitato per il breve periodo regalare “vestiti e medicine” a tutti. Non ai referenti che ci hanno ospitato e che conoscono molto bene le persone del luogo ma alle persone direttamente. A mò di Babbo Natale, insomma. Non esiste all'equatore? Lo porteremo.

Nel congedarsi fare un'offerta di pochi euro alla missione. D'altronde abbiamo mangiato per giorni e giorni, consumato acqua potabile a volontà ed utilizzato i veicoli della missione che ci hanno scorrazzato per metà paese. Cosa vogliono di più?

Acquistare dell'artigianato all'aeroporto. Spesso puro “made in China”. D'altronde lo shop della missione era un po' squallido.

Tornare e mostrare a tutti migliaia di foto. Senza chiedersi se gli altri reggono lunghe ore di proiezioni.

Confidare ad un amico: “è più quello che ho ricevuto di quello che ho dato”. Certo. Se uno parte con il presupposto che gli altri siano delle piante.

Dimenticare il tutto in fretta e furia. Rimangono alcune foto che ruotano sul desktop a memoria ma, soprattutto, un africano sottocasa che sembra voglia venderti qualcosa. No. No. Grazie. Già dato. Ops..... è il nuovo cardiochirurgo!

 

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