NADiRinforma segnala:Val di Susa

NADiRinforma: giovedì 1 marzo '12 un corteo, formato da un migliaio di persone, dopo aver sfilato per il centro della città, ha occupato l'autostrada e la tangenziale di Bologna. La manifestazione si è svolta senza incidenti.
 

28 febbr. '12 - h 22.30 Da radioblackout in diretta col CTO: oggi hanno svegliato Luca per qualche minuto, gli hanno chiesto di muovere un dito e un braccio, lui capiva e lo ha fatto, questo è un buonissimo segno circa le funzioni cerebrali e del sistema nervoso. Poi lo hanno riaddormentato. Lo terranno ancora in coma farmacologico: Luca sta reagendo con la forza e la determinazione che lo hanno sempre caratterizzato. 

forza Luca siamo con te!!!!!

Dirette radio su  http://www.radioblackout.org e http://www.ondarossa.info/

tratto dal sito "ORA E SEMPRE NO TAV"

in data 06/lug/2011

Dopo gli scontri al cantiere della Maddalena di Chiomonte in valle di Susa, è il momento di chiarire alcune ragioni dell'opposizione del movimento No Tav che sta riscuotendo sempre più consensi in tutta Italia. Claudio Giorno, attivista di lunga data, ci spiega l'inutilità del cunicolo esplorativo, l'enorme costo delle forze dell'ordine per difendere i cantieri e le conseguenze dell'occupazione (e forse anche devastazione) di un sito archeologico del neolitico unico in Italia.

NADiRinforma nell'ambito della rassegna CinePorto organizzata dalla Assoc. Farm propone il racconto di Fabiano Di Bernardino, studente dell'Università di Bologna, che il 3 luglio '11, nel corso di una grande manifestazione NoTAV in Val di Susa, ha subito violenze e percosse da parte delle forze dell'ordine riportando fratture all'ulna e al setto nasale, oltre ad innumerevoli contusioni in tutto il corpo. >>>>>

"Ero vicino a una recinzione mentre cercavamo di riprenderci la Maddalena. Era un'azione simbolica, ma ci hanno aggredito con violenza. Mi hanno colpito con un lacrimogeno, quando mi hanno preso mi hanno pestato in dieci. Si accanivano senza pietà." racconta Fabiano "Poi, prima di portarmi nel deposito dei gas lacrimogeni e mettermi su una barella, mi hanno sputato in faccia, colpito nei testicoli e continuato a picchiare fino a quando non è arrivato un medico militare. Appena si è girato sono stato colpito sul naso con un tubo di ferro. Mi hanno detto che mi avrebbero ammazzato. Sulla barella hanno continuato a pestarmi. Un agente della Digos li ha invitati a smettere perché c'erano le telecamere. Poi, un dirigente di polizia si è avvicinato e ha fatto spostare la mia barella al sole dicendo che non meritavo di essere soccorso e che dovevo pagare per aver tirato le pietre. E che non mi avrebbe mai portato al pronto soccorso ma direttamente in Questura, dove mi sarebbe aspettato il peggio. Non potrò mai dimenticare Davide, il volontario della Croce rossa che mi ha salvato la vita"

«Colpito con una spranga, umiliato con l'urina e lasciato sanguinare»

martedì 5 luglio 2011


La storia di Fabiano, 29 anni,
pestato dalle forze dell'ordine

TORINO - Bolzaneto è un mostro che ritorna. Succede quando i peggiori incubi diventano realtà. Non c'è pietà se sanguini. Anzi, ti gettano urina addosso e ti spaccano il naso con un tubo d'acciaio. E se gridi «basta» si accaniscono ancora di più. Loro sono gli uomini in divisa, i tutori dell'ordine. Lui, quello dell'incubo, è Fabiano Di Berardino, 29 anni bolognese, militante del Tpo e attivista della rete Global Project. Domenica si trovava a manifestare in Val di Susa, è stato massacrato di botte dalle forze dell'ordine ed è attualmente ricoverato al Cto di Torino con fratture a radio e ulna, setto nasale e lividi in tutto il corpo. «Adesso sto meglio» dice con un sorriso che fatica ad aprirsi a causa degli ematomi. «Ero vicino a una recinzione mentre cercavamo di riprenderci la Maddalena. Era un'azione simbolica, ma ci hanno aggredito con violenza. Mi hanno colpito con un lacrimogeno, quando mi hanno preso mi hanno pestato in dieci. Si accanivano senza pietà.

Poi, prima di portarmi nel deposito dei gas lacrimogeni e mettermi su una barella, mi hanno sputato in faccia, colpito nei testicoli e continuato a picchiare fino a quando non è arrivato un medico militare. Appena si è girato sono stato colpito sul naso con un tubo di ferro. Mi hanno detto che mi avrebbero ammazzato. Sulla barella hanno continuato a pestarmi. Un agente della Digos li ha invitati a smettere perché c'erano le telecamere. Poi, un dirigente di polizia si è avvicinato e ha fatto spostare la mia barella al sole dicendo che non meritavo di essere soccorso e che dovevo pagare per aver tirato le pietre. E che non mi avrebbe mai portato al pronto soccorso ma direttamente in Questura, dove mi sarebbe aspettato il peggio».

Un ragazzo di nome Davide, volontario della Croce Rossa, si accorge di Fabiano. Lo vede che sta male e perde molto sangue. È lui il suo salvatore. Lo fa portare all'ospedale di Susa, poi con l'elicottero, viste le gravi condizioni, al Cto di Torino. Il racconto di Fabiano è lucido. Non dimentica. Ricorda i particolari, pure gli altri manifestanti pestati. In particolare Gianluca Ferrari, un ragazzo di Padova, ferito e portato in carcere: «Stava malissimo» (i legali chiedono di poterlo incontrare, visto che non hanno più notizie). Di Berardino fa una considerazione, che rimanda a 10 anni fa: «È stato come a Genova, si voleva fare male e spaventare la gente, affinché non scenda più in piazza. Non si può massacrare una persona che chiede pietà, come ho fatto io, perché pensavo di morire. Perdevo litri di sangue e mi hanno lasciato sotto il sole per tre ore. La cosa più umiliante è stato un bicchiere di urina lanciatomi addosso. Questa è la polizia democratica di Maroni».

A fianco del giovane c'è Patrizio Del Bello, collaboratore dell'avvocato Simone Sabatini del foro di Bologna: «Stiamo raccogliendo le informazioni per valutare cosa fare. Dare un colpo con una mazza di ferro è quasi un tentato omicidio. Denunceremo quello che è accaduto perché non si verifichino più cose del genere in Italia, dove il reparto mobile, la celere, sfugge alle regole democratiche. Questo è il trattamento che ricevono ogni giorno immigrati e tossicodipendenti che non hanno possibilità di denunciare».

Da il manifesto del 5 luglio

Il VIDEO per Repubblica.it

Fratelli di TAV
un documentario di Manolo Luppichini e Claudio Metallo
info: fratelliditav.noblogs.org/​

Dopo le missioni di guerra al soldo degli americani, Bosnia, Iraq, Afghanistan, Libano, Libia, inizia la stagione delle missioni militari al servizio della mafia del tondino e del cemento, e quale teatro potrebbe essere più consono ad inaugurarle, della Valsusa ribelle, dove i "talebani" NO TAV rifiutano il treno veloce , le gallerie scavate a dinamite e la didascalia del progresso?

Da domani, 150 alpini della Taurinense saliranno a Chiomonte, per liberare le donne valsusine dal burka della bandiera con il treno crociato, per bonificare il terreno dalle mine anti – talpa e per dare la caccia al Mullah Perino, accusato d'incitazione alla rivolta contro ruspe, talpe, contractors che le manovrano e poliziotti che ne proteggono l'operato..... 

Una vacanza a Chiomonte, da vivere all'aria aperta, nel fortino della Maddalena, dove lo stato (volutamente con la minuscola) difende gli interessi del malaffare, i "cattivi" che dovrebbero albergare nelle patrie galere, si trasformano in buoni ed i "buoni" che difendono la propria terra e la legalità, sono additati in qualità di black block, talebani ecologisti e nemici della patria, che attende il TAV per rinascere dalla crisi economica, più forte e più bella di prima.

A volerla fotografare, la situazione presenta anche un suo lato comico, con le truppe di occupazione che arrivano a militarizzare in pianta stabile Chiomonte, come si trattasse di Kabul, con la consorteria del cemento che, come lo zio Sam, chiama l'esercito a difendere i propri interessi contro quelli della popolazione, con la "buona stampa" che adesso potrà diventare embedded a tempo pieno, facendo da portavoce ai comunicati dei generali, anzichè limitarsi a copiare le veline della questura.

Ma oltre a quello comico esiste anche il lato tragico, consistente nell'occupazione armata di un territorio, contro il volere dei cittadini, in faccia ai quali fino ad oggi si è ritenuto giusto sparare lacrimogeni al cs e domani non si sa che cosa. L'avvilente trattamento riservato ai valsusini, rinchiusi in una riserva dove le decisioni vengono calate dall'alto e messe in pratica per mezzo di truppe di occupazione, destinate a rimanere in loco per anni e anni.

E soprattutto quella sensazione di asfissia, data dalla consapevolezza di vivere in un territorio occupato, sotto controllo militare, un piccolo Afghanistan in miniatura alle porte di Torino, dove sei meno italiano degli altri e dove i diritti della persona possono da un momento all'altro sfumare in una dissolvenza. Altolà chi va là? Fermo o sparo!

Quanta tristezza e quanto squallore, in questa nuova "missione", che fa il paio con l'orrore e la vergogna che contribuiamo a portare in giro per il mondo, sotto l'egida di una bandiera che non è la nostra.

 
 

Dopo che l’ex ministro dei trasporti, ora Governatore della Liguria e autorevole esponente del PD, Claudio Burlando ha dichiarato il 5 luglio scorso che l’Alta Velocità ferroviaria è una “operazione senza senso”, nel giorno dell’incontro a Torino tra il segretario nazionale dei DS, Pierluigi Bersani e la segretaria nazionale del partito Socialista francese Aubry, il Presidente del WWF Italia Stefano Leoni ha scritto una Lettera Aperta al segretario nazionale del PD Pierluigi Bersani (anch’egli autorevole ex ministro dei trasporti come Burlando), chiedendogli "se è davvero convinto che il gioco valga la candela" e auspicando che il segretario del maggior partito di opposizione assuma una posizione pubblica sul progetto della Torino-Lione in cui si ammetta che l’AV è un’inutile spreco di risorse economico-finanziarie e ambientali, dimostrando così che riconoscere un errore, non è un segno di debolezza, ma di intelligenza.

Nella Lettera aperta inviata a Bersani, Leoni, a proposito del progetto della Torino-Lione osserva, tra l’altro, che “La Nuova linea Torino-Lione, legata al Sistema dell’Alta Velocità, dovrebbe essere completata dopo il 2030, sarà utilizzata a regime da 16 treni passeggeri al giorno, pur avendo una capacità di 250 treni, non sposterà le merci dalla strada alla ferrovia e avrà un costo a carico dell’Italia, ad essere prudenti, tra i 9 e i 12 miliardi di euro. "Non le sembra uno spreco di risorse? - domanda Leoni. Non sarebbe più intelligente sfruttare al meglio le infrastrutture esistenti come il tunnel del Frejus? Infatti, già oggi vi potrebbero passare 32,1 milioni di tonnellate di merci l’anno, a fronte delle attuali 2,4 mln di t/a (dati Alpinfo 2009). Non sarebbe più utile intervenire sui veri problemi come il Nodo di Torino che è il vero collo di bottiglia per i traffici ferroviari? Perché ostinarsi su opere che dissanguano i cittadini e le casse pubbliche e non far decollare, invece, i servizi ad alta intensità di domanda come il Servizio ferroviario metropolitano?”

Più in generale sul Sistema dell’AV ferroviaria “all’italiana”, Leoni ricorda a Bersani. “Lei è persona competente, essendo stato ministro dei trasporti e il padre del Piano Generale dei Trasporti e della Logistica del marzo 2001. Quindi, conosce bene tutti i limiti del progetto dell’Alta Velocità ferroviaria “all’italiana”, sul quale pesano fondati dubbi circa la convenienza e opportunità di rimanere vincolati a concessioni rilasciate 20 anni fa a trattativa privata. Tant’è che nel 2001 e nel 2007 è stato proprio lei che ha chiesto che per legge queste fossero cancellate assieme alle convenzioni sull’AV delle tratte ancora non iniziate, affinché si procedesse a quelle gare mai celebrate.

"E’ ora di smettere di far prevalere gli interessi delle grandi imprese edili e degli studi di progettazione rispetto a quello dei cittadini e dell’ambiente - prosegue Leoni. In un Paese che ha ancora 9.191 km di linee a semplice binario su 16.703 km di linee ferroviarie in esercizio, è prioritario intervenire per potenziare le rete esistente e non ha alcun senso costruire nuove, costosissime linee completamente separate dalla rete ordinaria, sia per le tecniche costruttive che per l’alimentazione elettrica, inaccessibili ai treni merci per ”sparare” treni passeggeri alla velocità di punta di 300 km all’ora, costretti ad un continuo “stop and go” tra i nostri ravvicinati centri urbani".

"Insomma - conclude Leoni- la TAV non è necessaria, ma è un gioco, che per il ritorno che offre non vale le candela. Rispetto al progetto originario dell’Alta Velocità impostato negli anni ’90 (linee “dorsale” e “trasversale” e Genova-Milano) i costi ad oggi hanno avuto un incremento di oltre il 500% (da 13 ad oltre 67 miliardi euro) nonostante la gran parte delle linee (della “trasversale” dal confine francese a quello sloveno) siano ancora solo in fase di progettazione”. Per questi motivi il WWF Italia chiede al segretario del PD un atto di coraggio e responsabilità politica sul fatto che il modello dell’AV “all’italiana” debba essere al più presto abbandonato. [GB]

Per approfondire:

 
 
 
 
 

Condividi