Sal & Inf: Il cambiamento

Il cambiamento come lezione di vita


  di Vittorio Cameriero
 

Lo viviamo tutti il cambiamento delle cose. “Stamani la camicia era pulita e stirata, adesso è storta e stropicciata. Le banane che erano acerbe, sono maturate. Il caffè nella tazzina si sta raffreddando. Nemmeno io sono quello di una volta: sono cambiato, ho perso molti capelli, ho letteralmente cambiato ogni cellula del mio corpo. Eppure so che sono sempre io, così come penso che quella camicia sia proprio quella indossata alla mattina, etc”.

Queste, che sono considerazioni di scene di vita quotidiana, parlano di quel fenomeno a cui diamo il nome di “cambiamento”. Lo viviamo tutti nella soggettività dei nostri pensieri e attraverso un’ampia gamma di sfumature emotive. Basterebbe ricordare che la psicologia dell’uomo oscilla tra la paura dell’ignoto e il coraggio di esplorare nuovi territori. Uno dei paradossi quotidiani del cambiamento è quello di voler ricercare  “punti fermi”, la solidità nella fluidità del divenire. Ma il fascino dei cambiamenti e della storia, come ci ricorda Erodoto, consiste nel non sapere nulla sull’inaspettato che arriva.


Ma perché a volte è così difficile cambiare?

Modificare una semplice abitudine provoca una nuova organizzazione di gruppi di cellule nervose ( i neuroni), tale per cui nuove connessioni tra di loro vengono a stabilirsi. Perciò se provassimo a scrivere su un foglio la nostra firma, decidendo di omettere le vocali, incontreremo la resistenza neurofisiologica e l’operazione risulterebbe piuttosto concentrata. L’altra resistenza presente nel cambiamento è di natura psicologica, risponde alle paure dell’uomo di perdere sicurezze o punti di riferimento. Pertanto possiamo ritenere che ogni persona organizza la propria modalità di approccio al cambiamento in base alla plasticità cerebrale, ma anche e soprattutto in funzione delle esperienze di vita e dei risultati di successo o insuccesso ottenuti nel corso del tempo nell’affrontare le varie situazioni. 
Tornando alla matrice più scientifica della psicologia del cambiamento,  lo psicologo Greco, parla di due leggi sul cambiamento: la prima cita:
“Ogni cambiamento comporta un apprendimento e ogni apprendimento comporta un cambiamento”. Alla prima segue questa seconda legge sul cambiamento:
Ogni cambiamento porta con sé guadagni e perdite”.

Se nella prima legge si intuiva che la difficoltà nell’accettare un cambiamento era data dal fare un nuovo apprendimento; nella seconda la resistenza riguarda invece la perdita. Ciò significa che in ogni cambiamento desiderato si deve accettare di lasciare andare qualcosa di “vecchio”, per sviluppare il nuovo, augurandosi di avere vantaggi superiori agli svantaggi di quello che si lascia.

Il complesso del Gabbiano
Esistono persone che, come l’uccello marino, “vivono in volo perenne”, in frenetico e continuo movimento, che determina instabilità, inquietudine e disorientamento. A volte il complesso del gabbiano può toccare persone che hanno reciso i loro legami familiari in modo traumatico, rinnegando addirittura le loro radici affettive e correndo nell’eterna ricerca di loro stessi. Il complesso del gabbiano è l’espressione simbolica del vagheggiamento di una condizione ideale di vita, senza seguire regole o restrizioni, un nomadismo psicologico privo di punti fermi. L’individuo affetto da questo complesso disperde le sue energie nel sé ideale, mancando nella costruzione di una personalità reale.

L’effetto Mummia
Le persone che subiscono questo “effetto” di solito tendono di frequente a riportare in vita i fantasmi del passato, rimpiangendo pesantemente qualcuno che non c’è più, o una situazione vissuta, percepita come idilliaca. “Se potessi tornare indietro..giuro che non rifarei quello che ho fatto..”, “Quelli sì che erano bei tempi, ma non torneranno più..” L’effetto mummia riguarda coloro che non riescono a staccarsi dal passato e vivono in una sorta di “imbalsamazione psicologica”. Ci sono persone che si accaniscono a rincorrere inutilmente un partner che per diversi motivi ha abbandonato la relazione, o altre che pensano in continuazione a come erano le condizioni di vita di una volta. Questa condizione non può permettere che avvenga il cambiamento, se prima non venga affrontata una rielaborazione consapevole del “passato mummificato”, attuata anche con la mediazione di un lavoro psicologico svolto con uno psicologo.

La fuga dalla realtà
Molto spesso oggi ci capita di assistere a sindromi legate a quella che viene chiamata” fuga dalla realtà”. Si può diventare fuggitivi in diversi modi. Perchè ci si butta nel gioco d’azzardo, nell’uso di psicofarmaci o di droghe, o nel lavoro, etc. Questi tentativi di anestetizzare le emozioni ed i sentimenti reali, nascondono la difficoltà di poter guardare in faccia la realtà. Vivere la realtà come un grande reality  impedisce però di assecondare e guidare quei cambiamenti di vita da cui trarre opportunità di crescita e miglioramento.

Per concludere diremo che una persona che voglia saper governare  i  cambiamenti durante il corso della sua vita, compresa l’evoluzione personale, deve assumersi in prima persona una “responsabilità”. E proprio il termine responsabilità diventa centrale nel vivere i cambiamenti. Responsabilità  vuol dire “risposta” e significa nella pratica “essere chiamati a dare una risposta” cioè dare una spiegazione al proprio comportamento. Nel mondo anglosassone la base di questo concetto viene definita con il nome “empowerment”. Le persone “empowered”, responsabilizzate, sono pronte a rispondere in modo competente per risolvere una situazione di vita; sanno come agire ed intervenire.

Bibliografia
Greco S.; “La Psicologia del cambiamento” Riflessioni, risorse e strategie per governare gli eventi della vita. Ed. F. Angeli (2007).
Watzlawick P.; Il linguaggio del cambiamento: elementi di comunicazione terapeutica. Ed. Feltrinelli, Milano 1980.
Watzlawick P.; La realtà inventata. Ed. Feltrinelli, Milano 1982
 
 

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