Protagonisti della storia: Licenziati politici per Rappresaglia

La Costituzione negata

NADiRinforma partecipa alla mostra-evento - “La Costituzione negata” 1950-60 sulle lotte per la giusta causa - presso la Sala Borsa di Bologna. All'inaugurazione della mostra avvenuta il 19 luglio '11 hanno partecipato: Ernesto Cevenini, Presidente dell'Assoc. Licenziati per Rappresaglia Matteo Lepore, Assessore alla Comunicazione Comune di Bologna, in rappresentanza del Sindaco Virginio Merola Carlo Ghezzi, Presidente della Fondazione Di Vittorio Giovanni Pieretti, Università di Bologna Danilo Gruppi, Segretario CDLM di Bologna Bruno Papignani, Segretario generale FIOM

La mostra, che potrà essere visitata sino al 30 luglio '11, vuole raccontare una pagina di storia che narra l'ingiustizia ed il dramma umano di una disoccupazione imposta, la negazione delle capacità professionali, il rifiuto del riconoscimento di diritti elementari come la salute sul lavoro, la possibilità di lottare per migliori condizioni ed una retribuzione dignitosa, la libertà di esprimere il proprio pensiero. Ma anche la volontà di lotta, il coinvolgimento di un'intera comunità, il forte legame di solidarietà fra uomini e donne, operai e contadini, che ha segnato la storia del movimento operaio bolognese e che vive ancora oggi
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Dal 19 al 30 luglio, Piazza Coperta ospita la mostra La Costituzione negata. 1950:1960 sulle lotte per la giusta causa a cura dell'Associazione Licenziati per rappresaglia politica, sindacale o religiosa di Bologna e provincia.
Su 23 pannelli foto, documenti, lettere, giornali, dichiarazioni e tanto altro materiale che documenta le lotte nelle fabbriche della provincia di Bologna tra gli anni Cinquanta e Sessanta, dove la repressione antioperaia è stata molto forte.
Quei 20 anni di mobilitazioni non furono inutili perchè i lavoratori riuscirono ad ottenere lo Statuto dei lavoratori, legge n. 300 del 20 maggio 1970, recante "Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento", che è una delle norme principali del diritto del lavoro italiano.

La mostra, dedicata alla "Memoria di tutti i lavoratori ex licenziati per rappresaglia politico sindacale degli anni '50 - '60" verrà inaugurata martedì 19 luglio alle ore 17 alla presenza di:
Virginio Merola, Sindaco di Bologna
Ernesto Cevenini, Presidente dell'Associazione licenziati per rappresaglia
Carlo Ghezzi, Presidente della Fondazione Di Vittorio
Giovanni Pieretti, Università di Bologna
Danilo Gruppi, Segretario della CDLM Bologna
Bruno Papignani, Segretario Generale FIOM

L'Associazione Licenziati per rappresaglia politica, sindacale o religiosa è nata nel 1957 a Torino, voluta da ex lavoratori licenziati per rivendicare la ricostruzione previdenziale loro interrotta a causa dei licenziamenti di massa operati dai governi degli anni 1950 - 1960. Successivamente, l'associazione si è estesa in tutte le città italiane tra cui Bologna dove si costituì, sempre nel 1957, un Comitato provinciale che comprendesse tutti i comuni della provincia. Da allora il comitato è impegnato a "divulgare questo scorcio di recente storia nazionale a futura memoria delle giovani generazioni".

Associazione Nazionale Licenziati per Rappresaglia, Sindacale e Religiosa

Negli anni cinquanta e sessanta in Italia 480.000 lavoratori vengono licenziati senza giusta causa, colpevoli di essere iscritti ai partiti di sinistra e di lottare per la difesa dei loro diritti.

Nella provincia di Bologna i lavoratori che perdono il lavoro sono circa 8.300, soprattutto metalmeccanici.
E' una pagina di storia che narra l'ingiustizia ed il dramma umano di una disoccupazione imposta, la negazione delle capacità professionali, il rifiuto del riconoscimento di diritti elementari come la salute sul lavoro, la possibilità di lottare per migliori condizioni ed una retribuzione dignitosa, la libertà di esprimere il proprio pensiero.
Ma anche la volontà di lotta, il coinvolgimento di un'intera comunità, il forte legame di solidarietà fra uomini e donne, operai e contadini, che ha segnato la storia del movimento operaio bolognese e che vive ancora oggi.

I licenziati di Bologna e provincia:
Metalmeccanico 3.800
Tessile 1.000
Abbigliamento 900
Alimentare 1.500
Chimico 600
Legno 500
Pubblico Impiego 250

In 20 anni di lotte dal 1947 al 1966 per l'affermazione democratica dell'art 18 contro i licenziamenti indiscriminati ci furono:
3.800 licenziamenti
2 morti
795 feriti
8.369 condannati

Ernesto Cevenini

coordinatore del ComitatoProvinciale Emilia Romagna ex lavoratori licenziati per rappresaglia negli anni 1950 - 1970

La Testimonianza di Ernesto Cevenini

tratto da: Icareancora
 

Nel 1943 avevo 15 anni. Ricordo lo smarrimento quando, dopo l'arresto di Mussolini, si comprese che la guerra non sarebbe finita subito. I militari senza ordini ritornavano a casa e poi... in montagna. Anche mio fratello se ne andò in montagna ed io, ragazzino, facevo la spola fra casa e i luoghi di appuntamento per garantire il cibo al gruppo. Questo fu il mio piccolo contributo alla Resistenza.

Il 1° Maggio 1945, appena i partiti uscirono dalla clandestinità e riaprì la Camera del Lavoro, eravamo già tutti iscritti al PCI ed alla CGIL.

Nel 1946, davanti alla ICO, durante un picchetto, fui arrestato per dimostrazione sediziosa: un giorno al fresco e poi fui rilasciato.

Nell'immediato dopoguerra feci il fattorino, mentre finivo l'avviamento professionale che avevo interrotto con la guerra. Nel 1948 entrai in fabbrica, alla Maccaferri, ed iniziai la mia attività di delegato sindacale.
La militanza in CGIL mi consentì di imparare molto dai dirigenti che avevano fatto la Resistenza, e mi avvicinò anche alla politica. Erano tempi durissimi, perchè l'unità nazionale era finita e da parte della classe imprenditoriale era in atto il tentativo di annullare l'esperienza stessa della Liberazione e di affossare la democrazia.

Nel partito ebbi l'incarico di organizzare i giovani; ma poi venne la leva del 1951 e fui mandato prima a Palermo, poi a Roma.

Nel 1953 torno a casa e trovo lavoro alla Maccaferri, dove finisco al "confino", la postazione peggiore, a causa della mia militanza sindacale. Ci rimango un poco, poi mi ricollocano al mio reparto: trafileria.

L'anno dopo, 1954, a seguito dello sciopero durato 23 giorni consecutivi, vengo licenziato, senza giusta causa, insieme ad altri 60 dipendenti, tutti militanti sindacali. La colpa stava nelle richieste della piattaforma aziendale: mensa, igiene dei locali, servizi ai lavoratori, diritto di assemblea.
Quei giorni furono ancora più terribili perchè coincisero con la nascita della mia prima figlia, Alessandra, a cui dovevo un futuro.

Nel 1955 gli operai della Ducati indissero le Assise per le Libertà Democratiche: vi aderirono le Amministrazioni locali, professionisti, intellettuali, giornalisti, e naturalmente tutte le maestranze delle fabbriche delle cooperative del mondo agricolo.

Le Assise hanno inizio il giorno 17 aprile 1955 in Sala Farnese. Sono presenti il Sindaco Dozza, gli Assessori , la Provincia.

Apre i lavori Giuseppe Soavi della Ducati, ma intervengono da quasi tutte le fabbriche ed anche gli assessori. L'Assise ebbe una grande ripercussione e fu l'inizio di una riflessione collettiva che coinvolse tutto il Paese. Contemporaneamente fu fatta a Torino, Milano, Genova , Civitavecchia, Brindisi, Taranto.

La eco delle Assise fu tale che non poté rimanere indifferente nemmeno il Parlamento; i Comunisti ed i Socialisti ottennero una Commissione di Inchiesta sulle condizioni dei Lavoratori in Italia.

La Commissione lavorò diversi anni, ma non diede esiti rilevanti, né produsse un dibattito parlamentare efficace. Ci vollero altri 15 anni di lotte, e di conquiste contrattuali, perchè il Parlamento licenziasse la legge 300/1970 : Lo Statuto dei Lavoratori.

Ernesto Cevenini

riferimenti bibliografici reperibili presso la Biblioteca Don L. Milani di Rastignano (Bo) tel 051-6260675:
- “Assise per la difesa delle libertà democratiche, atti e documenti a cura della C.d.l.M.”
- “La Costituzione negata nelle fabbriche” di L. Arbizzani
 

Senza giusta causa

NADiRinforma: negli anni '50 e '60 in Italia 480.000 lavoratori vennero licenziati senza giusta causa, colpevoli di essere iscritti ai partiti di sinistra e di lottare per la difesa dei loro diritti.
Convegno promosso da:Assoc. Licenziati per Rappresaglia di Bologna, Torino, Napoli, Firenze, Catanzaro, Prato e dall'Assoc. Paolo Pedrelli - Archivio Storico della C.d.L.M.
Col Patrocinio della Provincia e del Comune di Bologna, del Q.re Santo Stefano, della C.d.L.M., della CGIL Emilia Romagna, ANPI
Hanno partecipato:
Elisabetta Perazzo - Assoc. P.Pedrelli - Archivio Storico C.d.L.M.
Ernesto Cevenini - Licenziati per Rappresaglia di Bologna
Fernando Bianchi - Licenziati per Rappresaglia di Torino
Adriano Ballone - Università di Torino
Giancarlo Pasquini - Senatore DS
Soluri ed Olivo - C.d.L. di Catanzaro
 
 

NADiRinforma: i protagonisti ci raccontano perché "il passato è presente" e la memoria storica è quello strumento che solo può aiutare a capire spingendo verso quel cambiamento teso alla conquista della libertà e dell'uguaglianza.

L'Affermazione dei diritti in una società globalizzata
NADiRinforma: la necessità di rileggere lo Statuto dei lavoratori alla luce della modernità, non può essere intesa solo nell'ottica di una riduzione delle tutele collettive, consegnando ai singoli l'effettiva capacità di esigere il diritto. Deve essere occasione di riflessione sui capisaldi della nostra stessa Costituzione, che trovano nello Statuto concreta attuazione.
Hanno partecipato:
Renata Bortolotti - C.d.L.M. di Bologna
Duccio Campagnoli - Assessore Regione Emilia Romagna
Andrea De Maria - Vicepresidente Provincia di Bologna
Paolo Nerozzi - Segreteria CGIL di Bologna

L'Affermazione dei diritti in una società globalizzata
NADiRinforma: le grandi trasformazioni economiche, produttive e sociali hanno messo a dura prova lo Statuto dei lavoratori. Siamo alla mercé di un mercato del lavoro sempre più deregolato, una presenza "strutturale" del sommerso, una legislazione sull'immigrazione che oggettivamente tende ad escludere gli stranieri dalla fruizione dei medesimi diritti dei lavoratori italiani, fanno dell'Italia uno dei Paesi in cui il lavoro è più flessibile e meno tutelato della Comunità Europea.
Hanno partecipato:
Renata Bortolotti - C.d.L.M. di Bologna
Stefano Caliandro - Giurista
Cesare Melloni - Segretario della C.d.L.M. di Bologna
Maurizio Zamboni - Assessore Comune di Bologna

al lavoro nella società globalizzata
NADiRinforma: Nella provincia di Bologna i lavoratori che persero il lavoro furono circa 8.300, soprattutto metalmeccanici. Una pagina di storia che narra l'ingiustizia ed il dramma umano di una disoccupazione imposta, la negazione delle capacità professionali, il rifiuto del riconoscimento di diritti elementari come la salute sul lavoro, la possibilità di lottare per migliori condizioni ed una retribuzione dignitosa, la libertà di esprimere il proprio pensiero. Ma anche la volontà di lotta, il coinvolgimento di un'intera comunità, il forte legame di solidarietà fra uomini e donne, operai e contadini, che ha segnato la storia del movimento operaio bolognese e che vive ancora oggi.
Hanno partecipato:
Elisabetta Perazzo - Assoc. P.Pedrelli - Archivio Storico C.d.L.M.
Antonio Pizzinato - Senatore DS
Giuseppe Gregari - Assoc. per Lavoro e Democrazia
Mauro Passalacqua - Ex licenziato C.d.L. di Genova
Bruno Papigniani - Segretario Generale FIOM CGIL Bologna
Danilo Barbi - Segretario generale CGIL Emilia Romagna