Gruppo Multiculturale - Decreto legge RIMPATRI

5 agosto '11
 
Il 2 agosto il Senato ha convertito in legge il “decreto rimpatri” che allunga da 6 a 18 mesi il limite massimo della detenzione nei Centri di identificazione e espulsione (Cie).

La legge - approvata con 151 voti favorevoli (Pdl, Lega Nord e Coesione nazionale), 129 contrari (Pd, Idv, Udc, Per il Terzo Polo Api-Fli) e nessun astenuto - di conversione (in .pdf) del decreto-legge prevede alcune piccole modifiche al testo iniziale del decreto-legge (in .pdf) ed entrerà in vigore il giorno dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della promulgazione da parte del Presidente della Repubblica. La legge, inoltre, estende da 5 a 7 giorni il termine entro il quale uno straniero deve lasciare il territorio nazionale su ordine del Questore, nel caso non sia stato possibile il trattenimento presso i centri.

All'interno dei Cie, i reclusi hanno accolto la notizia con molta angoscia” – riporta Gabriele Del Grande di Fortress Europe. “Nessuno riesce a spiegarsi come sia giustificabile passare 18 mesi dietro le sbarre per un permesso di soggiorno scaduto o per un viaggio senza passaporto. Nemmeno gli ex detenuti riescono a capire come sia possibile che servano 18 mesi di detenzione per identificarli dopo che sono stati giudicati dai tribunali italiani e dopo che sono già stati detenuti, a volte per anni, nelle carceri di questo paese”.

In un dettagliato commento al decreto rimpatri, tre associazioni giuridiche (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione - Associazione nazionale giuristi democratici e Magistratura democratica) definiscono la legge “una normativa ingiusta e inefficace” che tra l’altro – accrescerà le spese per la sorveglianza. Inoltre sottolineano che “le critiche sul versante delle scelte politiche non risparmiano quelle assunte in sede europea, se è vero che la decisione più controversa, quella della dilatazione del termine di durata massima della permanenza nei Centri di identificazione e di espulsione, portato ad un anno e sei mesi, è conforme alle possibilità contemplate dalla stessa Direttiva dell’Unione” (la Direttiva 2008/115/CE).

Proprio questa direttiva è stata invoca dal Ministro degli Interni, Roberto Maroni, per affermare che “Noi abbiamo preso una norma che è contenuta nella direttiva che dice che gli immigrati si possono trattenere nei centri fino a 18 mesi”. Ma – come fatto notare da più parti – la direttiva europea prevede che, nel periodo entro cui deve adempiere volontariamente all’ordine di espulsione, lo straniero può essere controllato con varie misure amministrative (cauzione, consegna dei documenti, obbligo di dimora in un luogo) fino all’ordine di allontanamento immediato. È possibile adottare misure coercitive per l'allontanamento, ma “adeguate” e con “uso ragionevole della forza”. Il trattenimento, per l'Unione europea, è possibile in casi estremi ma deve essere “brevissimo”.

La questione quindi, secondo molti, è se sia ragionevole allungare i tempi fino a 18 mesi quando l’esperienza dimostra che se le condizioni per l’allontanamento non si realizzano nelle prime settimane, quasi mai si realizzano dopo. Di fatto – come nota ancora lo studio delle tre associazioni giuridiche (ASGI, GD e MD) – “persone che non hanno commesso alcun reato potranno essere ristrette in strutture spesso totalmente inadeguate a rispettare standard minimi di civiltà, oltretutto senza che possano essere garantite forme di controllo giurisdizionale o comunque istituzionale sull’effettivo rispetto dei loro diritti fondamentali nel periodo di internamento”.

Il decreto convertito in legge introduce inoltre il permesso di soggiorno per motivi umanitari e anche il “rimpatrio volontario assistito” che potrebbe sostituire, in alcuni casi, il rimpatrio coatto degli immigrati clandestini. In questo caso l'immigrato può ottenere dal Prefetto un termine da 7 a 30 giorni per il ritorno in patria. Espulsione immediata con provvedimento delle autorità di Polizia è invece prevista per gli stranieri considerati pericolosi per ragioni di ordine pubblico, per la sicurezza nazionale o per il rischio di fuga.

L’unica nota positiva è l’approvazione di un ordine del giorno proposto dall’opposizione che impegna il Governo “a predisporre ed adottare con urgenza tutte le misure necessarie a consentire ai giornalisti e agli operatori dell’informazione l’accesso ai centri per immigrati e richiedenti asilo”. E’ un “positivo risultato dell’azione intrapresa da settimane dalle rappresentanze del giornalismo italiano per difendere il dovere di cronaca sulle condizioni di vita degli immigrati, spesso disumane, all’interno dei Cie” – sottolinea una nota della Fnsi e dell’Ordine dei giornalisti.

Le due organizzazioni, insieme a numerose associazioni e movimenti, nelle scorse settimane hanno promosso le iniziative della rete LasciateCIEntrare per rivendicare il diritto dell’opinione pubblica ad essere informata su ciò che avviene all’interno dei Centri. Fnsi e Ordine sollecitano il Ministro dell’Interno “a ripristinare nei tempi più rapidi la possibilità d’accesso dei giornalisti, che è utile alla società persino dal punto di vista dell’ordine pubblico: è evidente, infatti, che anche l’imposizione del silenzio informativo sulla situazione all’interno dei Cie e dei Cara può aver indotto alcuni degli immigrati a pensare che servissero gesti di protesta violenti - comunque inaccettabili - per richiamare l’attenzione dei media e delle istituzioni”.

“Una volta che i cancelli si saranno riaperti per i giornalisti – conclude la nota della Fnsi e dell’Ordine dei giornalisti – l’auspicio è che del dovere di cronaca si faccia uso intenso: dipende anche dai nostri articoli e servizi, se questi centri potranno allontanare da sé il sospetto di essere come carceri, o peggio delle carceri”. [GB]

02 August 2011 - tratto da Fortresse Europe

Giusto in tempo prima della chiusura per ferie fino al 12 settembre, il Senato ha oggi convertito in legge il decreto rimpatri, già approvato dalla Camera lo scorso 14 luglio. Con 151 voti favorevoli e 129 contrari. Il limite massimo della detenzione nei centri di identificazione e espulsione (Cie) passa quindi da 6 a 18 mesi. Per la promulgazione della legge, tecnicamente manca soltanto la firma del presidente della repubblica Giorgio Napolitano e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Di fatto però la norma è già applicabile, in virtù del decreto legge approvato dal governo lo scorso 17 giugno. Tanto per capirci, nei Cie di Milano, Bologna e Torino - per limitarci ai soli casi di cui abbiamo notizia certa - nelle ultime tre settimane abbiamo assistito ad almeno 7 proroghe oltre il sesto mese.

All'interno dei Cie, i reclusi hanno accolto la notizia con molta angoscia. Nessuno riesce a spiegarsi come sia giustificabile passare 18 mesi dietro le sbarre per un permesso di soggiorno scaduto o per un viaggio senza passaporto. Nemmeno gli ex detenuti riescono a capire come sia possibile che servano 18 mesi di detenzione per identificarli dopo che sono stati giudicati dai tribunali italiani e dopo che sono già stati detenuti, a volte per anni, nelle carceri di questo paese.

L'unica nota positiva della giornata è l'approvazione di un ordine del giorno proposto dall'opposizione che impegna il governo a ritirare la circolare 1305 che vieta l'accesso dei giornalisti ai Cie e ai Cara. Ma è davvero una magrissima consolazione in questa giornata che segna una delle pagine più tristi della politica italiana. Se non altro però, appena ripristinato il diritto di cronaca (i tempi saranno con tutta probabilità lunghissimi!) ce ne serviremo per continuare a raccontare le lotte che inevitabilmente scoppieranno nei Cie.

Perché, su questo c'è da scommetterci, ci aspetta un'estate molto calda.

Aggiornamento 3 agosto 2011

Per chi fosse interessato, sul sito del Senato si può scaricare il resoconto dell'assemblea e il video della seduta numero 595. Tutto materiale molto istruttivi per capire quanto in basso stiamo precipitando.

28 luglio, 2011

Lettera di Sandra Zampa su La Repubblica di Bologna del 28 luglio 2011

Gradoni di cemento ricoperti da un materasso, panini sigillati nell’angolo di un ripiano, stanzoni squallidi, biancheria stesa ad asciugare, sbarre di massima sicurezza. A sorveglianza del luogo, nascosto allo sguardo della societa’, soldati in divisa da guerra costretti a svolgere funzione di carcerieri. Per chi vi e’ rinchiuso nulla da fare, per ore e ore, di giorni che non trascorrono mai.

Stanno in questa condizione le 37 donne e i 42 uomini stranieri rinchiusi nel Cie (centro per l’identificazione e l’espulsione) di via Mattei. Un luogo che i cittadini di Bologna non potranno mai vedere anche perche’ e’ stato tolta ai giornalisti la possibilita’ di farvi ingresso. Nessuno potra’ riferire cio’ che ha visto, perche’ non avra’ potuto vederlo.

Tra i nostri “privilegi” di parlamentari c’e’ invece anche quello di poter effettuare visite nelle carceri e nei Cie. La possibilita’ di disporre di elementi che aiutano a conoscere e comprendere e’ cosa di gran valore. In questa situazione che vede negato anche il diritto di informare, va vissuta come una grande responsabilita’.

Mentre lasciavo quel luogo cosi’ disperato, qualche giorno fa, mi sono data l’obiettivo di riuscire a trasmettere all’esterno il senso di quel che avevo visto e la disperazione delle donne e degli uomini incontrati. Più di tutto, più del disagio, dello squallore, della miseria, della solitudine cio’ che ferisce quelle persone e’ la perdita della speranza provocata dalla decisione del governo di prolungare fino a 18 mesi il periodo di trattenimento (gia’ esteso con il decreto sicurezza del 2009 a 6 mesi dai 60 giorni del governo Prodi). Una detenzione cieca che viola diritti garantiti dai trattati firmati dall’Italia, sfregia la Costituzione e ferisce quello spirito umanitario che tante volte ha reso grande il nostro Paese. Quella notizia dei 18 mesi e’ peggio di un lutto.

E’ una ossessione che spalanca le porte della disperazione. Tutti coloro che mi hanno rivolto la parola lo hanno fatto per chiedermi se era proprio vero, se c’e’ la speranza che ci ripensino e mi hanno chiesto: perche’? Perche’ si puo’ essere condannati a stare prigionieri per cio’ che si e’ (immigrato non in regola) e non per cio’ che si e’ fatto?

Non ho trovato parole per dare una spiegazione. Li ho solo potuti ascoltare. E in quella disperazione assurda ho raccolto la richiesta delle donne, quasi tutte giovanissime, di poter avere creme idratanti per confortarsi nella protezione del corpo. Per loro e’ un modo per sentirsi vive. Per noi un’occasione di solidarieta’ concreta. Tutti coloro che ne hanno voglia potranno aderire partecipando alla lotteria che si terra’, con la regia esperta di Maurizio Cevenini e la collaborazione di Daniela Vannini (responsabile diritti Pd bolognese) alla Festa dell’Unita’ di Argelato (Villa Beatrice) domenica 31 luglio alle 22.

On. Sandra Zampa

 

 
 
 
 
 

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