Eventi: The Chieftains e Antonio Castrignanò

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The Chieftains e Antonio Castrignanò

 

NADiRinforma partecipa allo showcase-aperitivo organizzato dalla Fondazione della Notte della Taranta il 20 agosto 2011.
L'evento ha visto protagonisti The Chieftains e Antonio Castrignanò nella splendida cornice della Masseria Chicco Rizzo di Sternatìa (LE)

Visita il sito: www.lanottedellataranta.it

The Chieftains - il sito ufficiale

tratto da Wikipedia

I Chieftains vengono fondati nel 1963 dal piper Paddy Moloney insieme ad alcuni amici con cui già suonava nei Ceoltoiri Cualann di Seàn Ó Riada: ne fanno parte il violinista Martin Fay, il suonatore di tin whistles Seàn Potts, il flautista Mìcheàl Tubridy, e al bodhran David Fallon. Paddy Moloney ha già suonato in diversi gruppi ed è alla ricerca di un nuovo approccio alla musica tradizionale irlandese che lo porti a suonare "una musica che non sia mai stata ascoltata". Nel 1963 i Chieftains pubblicano il loro primo disco omonimo; la copertina, come nei tre album successivi è disegnata da Edward Delaney.

Nel 1966 Fallon lascia il gruppo; per un breve periodo i Chieftains suonano senza bodhran, poi lo sostituiscono con Peadar Mercier. Nel 1968 anche Martin Fay e Seàn Potts lasciano il gruppo per un breve periodo ed entra nella formazione dei Chieftains il violinista Seán Keane.

Nel 1969 esce, a più di cinque anni dal precedente, il secondo album Chieftains 2 registrato in un weekend agli Craighall Studios di Edimburgo. Tra i brani compaiono composizioni di Turlough O'Carolan.

Nel 1970 il gruppo apre un concerto dei Fairport Convention al National Stadium di Dublino.

I Chieftains pubblicano il loro terzo disco Chieftains 3 nel 1971, registrato agli Air Studios di Londra.

Nel 1972 i Chieftains suonano a Belfast per un concerto di Carolan insieme alla Northern Ireland Orchestra della BBC e conoscono l'arpista Derek Bell. Moloney, che da tempo sta cercando un arpista per il gruppo, offre a Bell di entrare nei Chieftains, Bell accetta.

Nel 1974 esce Chieftains 4, che vede un tributo a Seàn Ó Riada con il brano Mneá na heÉreann. Nell'anno successivo pubblicano Chieftains 5, disco che comporta alcune novità come l'uso del tiompan e l'approccio a musiche bretoni. Il 1975 è infatti l'anno della svolta, i Chieftains diventano un gruppo professionista, ognuno lascia il proprio lavoro; il nuovo manager Jo Lustig organizza un concerto alla Royal Albert Hall di Londra per il giorno di San Patrizio e organizza una tournée negli Stati Uniti.

Nel 1976, in vista di un tour in Europa, Australia e Nuova Zelanda Mercier, ormai sessantenne e con 10 figli, decide di lasciare il gruppo. Viene sostituito da Kevin Conneff. Il successo cresce grazie al contributo alla colonna sonora, che vincerà anche un Oscar, del film Barry Lyndon di Stanley Kubrick Sempre dello stesso anno è il concept album Bonaparte's Retreat che riguarda l'alleanza degli Irlandesi con Napoleone in funzione anti-inglese. Per la prima volta compaiono parti cantate, alla voce la diciassettenne Dolores Keane.

Sono del 1977 Chieftains 7, una sorta di raccolta della musica preferita da ciascun membro del gruppo, e Chieftains live registrato in due serate a Boston e a Toronto.

Nel 1978, dopo le registrazioni di Chieftains 8 Seàn Potts e Mìcheàl Tubridy lasciano il gruppo, ne entra a far parte il virtuoso flautista Matt Molloy (ex The Bothy Band e Planxty)

Nel 1979 pubblicano Boil the Breakfast, che vede Conneff alla voce e, per la prima volta, il flauto di Matt Molloy. Ma l'evento più importante dell'anno è la visita di papa Giovanni Paolo II in Irlanda, i Chieftains sono chiamati a suonare davanti a più di un milione di persone: suonano Carolan's Welcome prima dell'arrivo del Papa e altri brani durante la messa.

Nel 1981 esce Chieftains 10, prima incursione nella musica country, con la tradizionale americana Cotton-eye Joe.

Nel 1982 i Chieftains collaborano con la televisione RTE per la colonna sonora di una miniserie The Year of the French.

Nel 1983 aprono il concerto dei Rolling Stone allo Slane Castle di Dublino, suonano inoltre al Capitol Building a Washington e sulla Grande muraglia cinese, dal cui concerto verrà pubblicato The Chieftains in China. Per i festeggiamenti del ventunesimo anniversario i Chieftains radunano anche i vecchi compagni Potts e Tubridy in un concerto alla National Concert Hall, concerto che si conclude con un omaggio a Luke Kelly. Dello stesso anno è la colonna sonora del film canadese The Grey Fox che viene premiata con un Genie. Nel 1986 sempre per il regista Philip Borsos incidono la colonna sonora del film Ballad of the Irish Horse, colonna sonora di un documentario della National Geographic.

Nel 1987 pubblicano Celtic Wedding, un concept album che vuole ricreare le atmosfere e le musiche di un matrimonio bretone del XIV secolo: è il primo album che va alla ricerca delle radici della musica celtica nel mondo. Dello stesso anno è In Ireland, insieme al noto flautista classico James Galway. Per il venticinquesimo anniversario registrano un concerto a cui partecipano anche Van Morrison, Christy Moore, Dolores Keane e Mary Black.

Nel 1988 Moloney viene insignito di una laurea honoris causa dal Trinity College di Dublino. Dalla collaborazione con Van Morrison nasce Irish Heartbeat, un album che mira a unire le radici irlandesi con il blues e il soul. Sempre del 1988 è la colonna sonora del cartone animato The Tailor of Gloucester, un classica storia inglese per bambini narrata da Meryl Streep.

Nel 1989 i Chieftains vengono nominati dal governo irlandese "Ambasciatori musicali". Pubblicano l'album A Chieftains' Celebration che include anche musiche scozzesi, bretoni e galiziane.

Nel 1990, dopo la caduta del muro di Berlino, i Chieftains partecipano al concerto di The Wall di Roger Waters, insieme ad altri ospiti come Sinead O'Connor, Van Morrison, Bryan Adams, Marianne Faithfull. Registrano inoltre la colonna sonora per il remake de L'isola del tesoro con Charlton Heston e Oliver Reed, Tra gli ospiti Carlos Nunez.

Nel 1991 escono Over the Sea to the Skye tratto da alcuni concerti registrati a Brisbane con il flautista James Galway, The Bells of Dublin e la raccolta di colonne sonore Reel Music: the Film Scores.

Nel 1992 pubblicano Another Country che esplora le connessioni tra la musica tradizionale irlandese e quella americana: folk, country e bluegras e An Irish Evening, un live all'Opera House di Belfast con Roger Daltrey e Nanci Griffith, che vicerà un Grammy come miglior album folk. Nel 1993 pubblicano Celtic Harp con la Belfast Harp Orchestra, vincitore di un Grammy nel 1994.

Nel 1994 il gruppo partecipa al concerto per il venticinquesimo anniversario degli Who.

Nel 1995 i Chieftains collaborano alla colonna sonora del film Braveheart - Cuore impavido di Mel Gibson e pubblicano The Long Black Veil, uno dei loro maggiori successi, con guest stars come i Rolling Stones, Van Morrison, Marianne Faithfull, Mark Knopfler, Sinead O'Connor, Tom Jones, Sting e Ry Cooder.

Nel 1996 esce Santiago, omaggio alla musica galiziana, alcum che vincerà un Grammy l'anno successivo.

Nel 1998 escono Long Journey Home, colonna sonora di alcuni documentari sull'emigrazione irlandese negli Stati Uniti (Grammy nel 1998 come miglior album folk), Fire in the Kitchen e Silent Night: a Christmas in Rome, una serie di canzoni natalizie riarrangiate dai Chieftains con la collaborazione di Monsignor Mario Frisina.

Nel 1999 pubblicano Tears of Stone che immortala le migliori collaborazioni tra i Chieftans e voci femminili da tutto il mondo: fra di esse Joni Mitchell, Loreena McKennitt, Sinéad O'Connor.

Nel 2000 esce Water from the Well, un ritorno ai brani tradizionali irlandese, "un viaggio in lungo e in largo per l'isola d'Irlanda".

Nel 2002 pubblicano la raccolta The Wide World Over e Down the Old Plank Road: The Nashville Sessions, una registrazione di session musicali di country, bluegrass e roots che vedrà un secondo episodio in Further Down the Old Plank Road del 2003. Nello stesso anno muore l'arpista Derek Bell; il gruppo pubblica un tributo nel 2005 intitolato Live in Dublin - A Tribute to Derek Bell.

Nel 2007 collaborano con Eros Ramazzotti per il disco nel quale reincidono la canzone Un'emozione per sempre.

Noto per essere uno dei punti di riferimento dell’Orchestra de La Notte della Taranta, nonché per aver composto la splendida colonna sonora del film Nuovomondo di Emanuele Crialese, Antonio Castrignanò è uno dei musicisti salentini di maggiore talento artistico, e tra i pochi che possono vantare di essere stati parte di importanti gruppi di riproposta come Canzoniere Grecanico Salentino, Aramirè e Canzoniere della Terra d'Otranto. In grado di coniugare il suono della terra, delle radici e della tradizione con linguaggi musicali moderni, il musicista salentino nel suo percorso artistico è riuscito a stabilire un contatto temporale tra presente e passato che si concretizza in originalissime atmosfere musicali che spaziano dalla poesia dei canti d’amore, all’esplosione ritmica della pizzica, fino a toccare i canti di lavoro. Proprio ai canti di lavoro è dedicato Mara La Fatìa, il suo nuovo album nel quale sono raccolti undici brani tra tradizionali ed inediti composti dallo stesso Castrignanò. Il disco apre uno spaccato spazio-temporale nel quale si torna indietro nel tempo, ad un mondo contadino antico, fatto di lavoro, sofferenze e privazioni, ma nel quale vi è un contatto con la realtà di oggi, quella dello sfruttamento dei lavoratori, ai quali sorprendentemente questi canti sembrano adattarsi, quasi il mondo non fosse mai cambiato. Ciò che sorprende di questo disco è l’omogeneità di suoni e liriche tra i brani tradizionali e quelli autografi, infatti Antonio Castrignanò è riuscito con disinvoltura a calarsi nei panni dei quei cantori che improvvisavano i brani di pizzica e gli stornelli durante il lavoro o esibendosi nelle ronde, dando vita ad un flusso di emozioni che fanno rivivere stilemi musicali dimenticati, fatti di ritmi ora travolgenti ora malinconici, di spaccati di vita quotidiana dove a farla da padrone è il lavoro della terra che si intreccia con sogni, amori e speranze. Inciso dal vivo in presa diretta nelle sale di Palazzo Palmieri a Martignano (LE), Mara La Fatìa, vede la partecipazione al fianco di Castrignanò, che nel disco si divide tra canto, tamburello, daf e percussioni, di una band eccellente composta da Attilio Turrisi (chitarra classica e battente), Gianluca Longo (mandola, mandolino e cetra), Giulio Bianco (zampogna, flauti e armonica), Giuseppe Spedicato (basso acustico), Ninfa Giannuzzi (voce) e Rocco Nigro (fisarmonica), a cui vanno aggiunte le partecipazioni di Luana Ricci (pianoforte), Francesco Congedo (contrabbasso), Giancarlo Parisi (zurna e flauti), Luigi Chiriatti (cori), Redi Hasa (violoncello) e Riccardo Laganà (tamburello). Ad aprire il disco è Aradeo, una pizzica tradizionale proveniente dal repertorio degli Zimba e caratterizzata dall’intreccio tra armonica a bocca e tamburello, ma già con il brano successivo la title track, veniamo in contatto con la scrittura di Castrignanò che in questo caso si sofferma sulla condizione del lavoro nei campi sul cui sfondo si muove una ritmica incessante e travolgente. Il lavoro nei campi ritorna con il tradizionale Lu Sule Calau, proveniente dal repertorio dei Cantori di Spongano, nel quale si racconta in un incessante crescendo ritmico, la piaga del caporalaggio e le difficoltà dei contadini di trovare lavoro ogni giorno. Tremulaterra, raccolta da la Chicca, una contadina di Martano (Le), è una pizzica d’amore, nella quale vengono decantate le bellezze di una nobildonna irraggiungibile, e nella quale si apprezza uno splendido intreccio tra la ritmica del tamburello, la chitarra e la zampogna. L’amore è ancora protagonista in Canto Al Buio, altro brano autografo ispirato alle antiche nenie presenti nelle field recordings di Alan Lomax, e caratterizzata da un arrangiamento tenue nel quale giganteggia il violoncello suonato da Redi Hasa. L’ironia narrativa di Signora Madama, ripresa da una storia popolare raccontata a Calimera (Le), introduce a La Luna Gira, brano autografo ispirato dal cantastorie di Apricena, Matteo Salvatore, quasi si fosse stabilito un legame sotterraneo tra la tradizione del Gargano e quella del Salento. Sul finale arrivano poi altri tre brani tradizionali, ovvero Maria Nicola, il canto dei carrettieri Cantu A Trainiere e la ballata Mula Pietra, ispirata ad una struggente poesia del poeta contadino Cici Cafaro. Chiude il disco il brano più intenso e bello, ovvero Muntanara, libera interpretazione di un delle più note serenate dei Cantori di Carpino, riletta in un crescendo strumentale condotto dal pianoforte suonato da Luana Ricci. Nel suo insieme Mara La Fatìa offre uno spaccato superbo delle doti musicali di Antonio Castrignanò che si concretizzano non solo nella bellezza esecutiva dei suoi brani e dei tradizionali ma soprattutto nell’opera di ricerca che è alla base di ogni singola nota in questo disco. Insomma, un piccolo grande capolavoro, da ascoltare con attenzione, per comprendere realmente lo spirito che dovrebbe animare la musica di riproposta.

 

 
 
 

 
 

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