Eventi - Iniziative NADiR: "La nostra esperienza nella Locride"

La nostra esperienza nella Locride

di Letizia Martelli e Silvia Piazzi

Locri 16-28 agosto 2011-10-12

Quest’estate abbiamo deciso di trascorrere le nostre vacanze in modo assolutamente “insolito”. Dopo dieci anni di volontariato con disabili, abbiamo sentito il desiderio di fare un’esperienza di volontariato diversa. Così è stato. Tramite amici abbiamo trovato la nostra occasione: La Cooperativa “La Valle del Bonamico” che in Calabria, precisamente a Locri, si occupa di inclusione sociale di ex-detenuti attraverso attività lavorativa in aziende agricole. Finalmente l’occasione giusta per conoscere meglio la vita e la cultura del sud Italia, fare esperienze fianco a fianco con ex detenuti e abbattere una buona dose di pregiudizi.

Così siamo partite da Bologna e siamo state accolte, molto calorosamente alla stazione di Locri e qui è iniziata la nostra avventura. Nei giorni successivi il nostro compito era quello di “aiutare” Aurelio, ex detenuto, nel suo allevamento di suini tipici calabresi.

Il nostro aiuto è stato irrisorio, ma lavorare fianco a fianco ci ha permesso di conoscerci senza alcun atteggiamento di giudizio. Ogni mattina, molto presto per il caldo, lo raggiungevamo al un magazzino, non lontano da dove alloggiavamo, caricavamo i sacchi di mangime su un carro e guidando il trattore li portavamo in collina. Lì dopo la macinatura iniziava il giro di distribuzione ai maiali. Bisogna ammettere che l’inizio è stato duro: la convivenza con maiali e qualche topo che ogni tanto ci passava tra i piedi .. per due come noi, un’infermiera e una maestra, non è stato subito facile!!!

Il lavoro ci occupava solo parte della giornata. Nel pomeriggio (ma solo dopo un bel po’ di sonno..data la stanchezza), accompagnavamo il presidente della Cooperativa, non ché uno dei fondatori, nelle sue visite ad altre aziende. Abbiamo così potuto addentrarci nell’Aspromonte, vedere le meraviglie di quelle zone così ricche di vegetazione, paesaggi molto differenti e che cambiavano da un momento all’altro; inoltre conoscere altri imprenditori agricoli, che si occupavano di maiali ma da più tempo, e che dopo gli anni trascorsi in carcere, ora si sono avviati, con ottimi risultati, sulla via della legalità mediante la loro impresa. Abbiamo girato tanto, incontrato moltissime persone..tanto che alla fine della nostra vacanza lavoro, moltissima gente che ci vedeva a passeggio per Locri ormai ci salutava. Era meraviglioso..eravamo entrate a far parte di quella comunità..

Il lavoro poi con Aurelio, ci ha permesso di conoscerlo, entrare in confidenza sempre maggiore con lui (tanto che alla fine ci sentivamo trattate come figlie), ci ha invitate spesso a pranzi o cene, ci ha fatto conoscere la sua famiglia, ci ha accompagnate a visitare un paese vicino.. e giorno dopo giorno si è creata una bella e sincera amicizia.

Riflettendo, poi a casa, sui benefici che questa esperienza ci ha donato, abbiamo compreso che aver allargato le nostre amicizie, aver incontrato tante e tante persone, ci ha riempito non solo le giornate, ma pure l’animo di entusiasmo. E’ stata un occasione unica anche per questi aspetti.

  1. Poter conoscere l’azienda agricola e lavorarci quotidianamente è stata l’occasione pratica per l’abbattimento dei nostri pregiudizi e per una maggiore predisposizione all’apertura verso l’altro. Lavorare fianco a fianco con una persona che ha avuto una storia diversa dalla nostra, ci ha aiutate a focalizzarci maggiormente sulla persona e non su colpe/errori che poteva aver commesso.

  2. Porsi con un atteggiamento di gratuità e di volontariato, ha permesso a noi di eliminare vecchie etichettature sul mondo meridionale e sugli ex detenuti, a loro di abbassare il muro di diffidenza che hanno nei confronti del prossimo indistintamente.

  3. E’ ormai noto il ruolo che le donne hanno all’interno delle faide, ovvero quello di decidere la spirale del sangue, chiedendo vendetta e portando rancore, come se altro sangue servisse a lavare quello già versato. Con questa esperienza abbiamo potuto apprezzare il loro aspetto combattivo per i propri diritti e quelli della propria famiglia, con il profondo desiderio di cambiare, tanto da unirsi in una cooperativa chiamata “S.Rita” ( la santa delle cause impossibili), per stare insieme lavorando, per allenarsi alla condivisione e alla comunione per lottare insieme a favore della pace tra le famiglie rivali!

  1. Vedere che lavorare e lottare insieme per i propri diritti ha portato a superare anche i dissidi precedenti ( la comunione e la vicinanza può aiutare a vincere ogni ostacolo): questo per noi è un forte segno di speranza.

  2. Il lavoro comune e l’atteggiamento di gratuità con il quale abbiamo affrontato l’esperienza, ci ha permesso di essere al di fuori del classismo sociale che abbiamo percepito.

  3. Vivere fianco a fianco con Aurelio e la sua famiglia, ci ha permesso di allargare le nostre amicizie.

Il nostro desiderio ora è che questa, che per noi è stata una forte opportunità di crescita, non andasse perduta, perciò ci piacerebbe molto sensibilizzare altri a fare questa esperienza.

Silvia e Letizia

 

 

Condividi