Sal & Inf: comunicazione cane-uomo

di Luisa Barbieri
12 gennaio '12
 
Secondo uno studio pubblicato nel gennaio 2012 dalla rivista Cell Biology i cani, non solo sarebbero in grado di capire gran parte delle parole che diciamo loro, ma anche la nostra intenzione a comunicare con loro al pari di un bambino di età compresa tra i 6 mesi e i 2 anni di età. Il legame cane-essere umano è inesorabilmente supportata dall'affettività che, rinforzata, dalla comprensione reciproca, non può che assumere una valenza ancora maggiore, se fosse possibile.

Il fatto stesso che le modalità di comprensione del cane si avvicinino a quelle di un bambino molto piccolo sollecita l'essere umano a relazionarsi come farebbe istintivamente con un bambino, quindi con protettitivà e atteggiamento "coccoloso", sicuro di entrare in contatto con l'interlocutore. É facile comprendere come mai tanti umani che convivono con cani finiscano per considerarli al pari, come cuccioli di uomo tanto capaci di amare incondizionatamente, quanto di farsi amare.

Il ricercatore  József Topal (Research Institute for Psychology, Hungarian Academy of Sciences)  afferma che la sperimentazione conferma l'ipotesi della possibile condivisione uomo-cane di una serie di abilità socio-cognitive, ad esempio, come farebbe un bambino molto piccolo, i cani sono sensibilissimi ai segnali non verbali che esprimono l'intenzione a comunicare con loro

A sostegno della ricerca sono state utilizzate le tecniche di monitoraggio oculare (eye-tracking), videoregistrate nel corso dello studio, in quanto utilizzate a valutare le competenze socio-cognitive espresse dai cani, lo sguardo dei quali è legato all'espressione umana che definisce l'intento comunicativo.

L'esperimento è stato facilitato dall'utilizzo del cibo, quale mezzo per avviare, stimolare, la comunicazione, e si è visto che i cani, sollecitati per l'appunto dalla presenza di cibo, erano maggiormente predisposti a consumare quello contenuto nella ciotola offerta loro accompagnata dalla verbalizzazione e dall'intento comunicativo non verbale chiaramente espresso, piuttosto che lo stesso cibo proposto loro con distacco ed indifferenza.

Certamente i risultati vanno solo a confermare ciò che molti proprietari di cani o allenatori già sanno ed affermano da sempre, anche se in maniera empirica, in ogni modo la conferma scientifica, visto che mai sinora si era utilizzata la tecnica dell'eye-tracking per studiare le abilità sociali dei cani, può rappresentare una risorsa a livello di potenzialità future, oltre che un rinforzo a favore di chi crede nella ricchezza emotivo-affettiva, oltre che curativa, della relazione essere umano-cane.
Immagine di bterrycompton

Va da sé, a seguire, quanto questa consapevolezza non possa non farci riflettere circa i maltrattamenti cui tanti cani vengono usualmente sottoposti, come la reclusione nei canili, l'abbandono e al contempo la recente e benvenuta sentenza emessa dal giudice di pace di Varese, Giuseppe Buffone. La sentenza, che ha fatto seguito ad una diatriba sostenuta da un'anziana signora ricoverata per grave patologia presso una clinica e alla quale era espressamente vietato vedere il suo adorato cane, prevede la possibilità per i cani di potere entrare in ospedale per fare visita ai loro padroni, in quanto secondo l'illuminato giudice:il sentimento per gli animali costituisce un valore e un interesse a copertura costituzionale.”

Inoltre “l’evoluzione e il cambiamento della società e l’importanza del rispetto per tutte le creature viventi sono abbastanza per giustificare il cambiamento del regolamento vigente nelle strutture ospedaliere. “

note di approfondimento:
1 Cognitive Development Center, Central European University, Hattyú 14, 1051 Budapest, Hungary
2 Comparative Behavioural Research Group, Research Institute for Psychology, Hungarian Academy of Sciences, Victor Hugo Street, 18-22, 1132 Budapest, Hungary
3 Department of Ethology, Loránd Eötvös University, Pázmány P. 1c, 1117 Budapest, Hungary
 
 
 
 

Condividi