LIBRI "Perché ci odiano" Paolo Barnard

 
Il gruppo Redazione NADiRinforma incontra Paolo Barnard sull'onda della lettura del suo libro Perché ci odiano - Ed. Rizzoli BUR - che appare essere un ottimo strumento volto alla comprensione delle dinamiche a cui è sottoposto il sistema globale nel quale viviamo. Una cavalcata sulla storia moderna affascinante, fruibile a tutti, documentatissima che non può non sollecitare il desiderio di saperne di più, che induce ad osservare attentamente l'oltre.

A noi occidentali è stata imposta l'idea di una civiltà islamica ostile e minacciosa, tanto da essere paralizzati nella morsa del terrore che sembra trovare le sue radici in questo incomprensibile scontro tra civiltà.

Ma... perché ci odiano? che cos'è davvero il terrorismo? chi sono i terroristi? cosa successe davvero a Camp David nel 2000?perché ci troviamo costretti a vivere nella corsa dell'acquisizione del potere a tutti i costi? La società dei privilegi ci schiaccia ponendoci in una situazione sottoposta al controllo susseguente all'idea subdola secondo la quale esiste qualcuno più importante di qualcun altro in base a criteri ancora più subdoli o forse meschini quali sono quelli che appartengono alla civiltà dominata dall'esistenza del "sovrappiù".

Il grande salto evolutivo verso l'Uomo nuovo sarebbe possibile, ma... a cosa si dovrebbe rinunciare per acquisire la libertà volta all'evoluzionismo?

Noam Chomsky, come ci riferisce Barnard, si rifà alla cosiddetta Legge di Pascal contrapponendosi così ai nostri dubbi e al nostro pessimismo in riferimento all'evoluzione umana: è vero... le difficoltà esistono, il pessimismo è giustificato, però secondo la legge di Pascal se non facciamo niente, siamo sicuri che il peggio accadrà... tanto vale fare qualcosa, poi... non sappiamo se le cose miglioreranno, ma tanto non c'è altra scelta

Attraverso le parole di Paolo Barnard abbiamo volato sulla storia per circa un'ora, abbiamo aperto tante scatole sigillate e vi abbiamo trovato tante risposte... le risposte che ognuno di noi dovrebbe pretendere in virtù del senso di appartenenza al sistema globale. Ringraziamo Paolo per la disponibilità e la forza che lo sostiene e che gli permette di raccontare la verità senza condirla per renderla, all'apparenza, più fruibile, ma in realtà trasformandola in un'arma letale, noi desideriamo sapere... vorremmo scegliere... almeno qualche volta!


Realizzato da Arcoiris Bologna

 

NADiRinforma: Paolo Barnard, co-fondatore di Report, ora giornalista di Rai Educational, partendo dal suo ultimo libro "Perché ci odiano" (ed. BUR) tenta di mostrarci il fenomeno del terrorismo internazionale valutandolo da diversi punti di vista. Il suo sguardo non vuole fermarsi al "chi terrorizza chi" in quanto tendente alla distorsione e alla mala interpretazione di un fenomeno tanto complesso, ma ci propone una valutazione a ritroso nel tempo facilmente identificabile nella storia presente della politica estera occidentale. Le sue considerazioni, supportate da attenta e scrupolosa indagine storico-politica, ci portano a comprendere quanto il sistema sociale occidentale sia stato capace di indurre odio per via di innumerevoli azioni di violenza perpetrate a popoli inermi in virtù della compulsiva ricerca del potere a tutti i costi. Nessuna giustificazione alla violenza, ma l'induzione alla comprensione del fenomeno quale strumento se non risolutivo, almeno atto ad avviare quel dialogo globale scevro di pregiudizi che unico potrebbe lenire il fenomeno in corso.
La serata, organizzata dall'Ass. Il Picchio Rosso, si è svolta a Mezzolara di Budrio (Bo)

 
 
L'altro terrorismo
Lettera di Paolo Barnard
Dopo la trasmissione di Report su ‘ L'altro terrorismo ', si sono scatenate le polemiche.
Paolo Barnard ha scritto una email quale risposta collettiva a coloro che gli avevano chiesto chiarimenti.
Da qualche tempo gira nella rete.
A voi... >>> tratto da: http://www.francescosullo.com/mooffa/mooffanka/?doc=149
Cari Amici, sono Paolo Barnard, coautore della puntata di Report ‘L'Altro Terrorismo' del 23/09/03. Avrei veramente voluto rispondere a tutti individualmente, e ci ho povato, ma la mole incredibile di email ricevute mi obbligano a desistere. Perdonatemi dunque se vi rispondo in gruppo.
Cercherò di dare indicazioni per ciascuno dei temi che più frequentemente mi avete posto.
Innanzi tutto grazie per i complimenti, che ci hanno persino commosso.
Essi sono graditissimi perché contrariamente a quanto si crede, noi lavoriamo nel silenzio e quasi mai abbiamo riscontri di quello che facciamo. Grazie ancora.
Perché ci fanno ancora parlare nell'Italia di oggi? Perché siamo stati in grado di proporre sempre fatti documentati e non opinioni, e dunque non diamo appigli a nessuno per poterci stroncare. Poi credo che la RAI abbia bisogno di mantenere una facciata di libertà di qualche tipo, ed ecco che Report si presta bene a ciò. Terzo, è vero che viviamo sempre con i bagagli fatti, perché mai sappiamo se ci sarà una prossima serie.
Noi non siamo coraggiosi, cari amici, la realtà è che non abbiamo nulla da perdere. Siamo il sottoscala della RAI, mal pagati, nessuno assunto, senza uno straccio di possibilità di far carriera e allora che almeno ci sia lasciata la possibilità di essere liberi. Non vi immaginate con quali mezzi di fortuna dobbiamo lavorare, varrebbe la pena scriverci un libro.
Forse se un coraggio c'è stato fu iniziale, quando col nostro modo di intendere l'informazione ci precludemmo ogni chance di far carriera (‘..lei è bravo Barnard, ma non sa fare corridoio..' mi disse anni fa un direttore di rete). Però la gente di Report ha passione per quella che ritiene sia la decenza umana, questo sì. Per quelli che ci hanno scritto che siamo dei ‘venduti comunisti prezzolati ecc..' sottolineo che se lo fossimo non saremmo ridotti con le pezze al sedere.
In merito alla mia inchiesta. I documenti riservati sono oggi depositati presso il National Security Archive di Washington, all'interno della George Washington University e credo li abbiano anche messi sul loro sito.
Altri documenti si trovano presso il Public Record Office di Londra, altri ancora li ho avuti da fonti riservate, sorry. Il testo integrale della puntata si trova sul sito www.report.rai.it, e per ottenre una cassetta andate sul sito e cliccate su Info a sinistra.
Costa parecchio e sappiate che sono soldi che NON vengono a noi, a scanso di equivoci.
Per tutti quelli che hanno sollevato dubbi sull'inchiesta.
Pochissimi hanno scritto insulti e quelli possono solo vergognarsi. Per gli altri: il motivo per cui non abbiamo incluso nella puntata il terrorismo di Cina, Urss, Birmania, Cuba ecc.. è semplice: Primo: esso è arcinoto, da mezzo secolo tutto l'occidente ne ha straparlato con dovizia di particolari (l'Impero del Male..) e noi di Report avevamo poco da aggiungere. Siamo totalmente d'accordo, quegli stati furono e sono terroristi. Ciò che invece fu detto troppo poco è che noi fummo e siamo come o peggio di loro. Questo andava e andrà detto.
Secondo: Cina, Urss, Birmania, Cuba ecc.. non si sono mai eretti a gendarmi globali vestiti del manto immacolato dei giusti, e non hanno mai dichiarato una Guerra al Terrore a nome di tutta la civiltà, in altre parole sono stati meno ipocriti di quanto non lo siamo noi oggi.
Terzo: crediamo che il dovere principale dei giornalisti occidentali sia quello di controllare le fonti del proprio potere politico, innanzi tutto.
Quarto, le vittime dei gulag, delle carceri di Castro o dei terroristi islamici hanno goduto almeno di vari gradi di riconoscimento.
I bambini di Rufina Amaya o le donne curde torturate a morte non sono neppure memoria, non contano. A New York una placca recita ‘Agli eroi dell'11 di settembre'. Dove sono le lapidi agli ‘eroi' del Salvador, Cile, Paraguay, Colombia, Laos, Sudafrica, Bangladesh, Indonesia? E non sono 3.000, sono decine di milioni.
Report è a favore della guerra al terrorismo, nessuno di noi vuole trovarsi incenerito da un aereo che ti entra in ufficio. Ma nessuno di noi vuole dormire sul sangue di milioni di poveracci che pagano per il nostro comfort. Report è dunque a favore di una lotta contro TUTTI i terrorismi e contro TUTTI i terroristi, questo era il senso della puntata.
In generale. Noi non molleremo, ma è importante che non molliate voi.
I potenti temono una cosa sola, e non è il giornalismo. Essi temono l'opinione pubblica, ne hanno il terrore. E allora fatevi sentire, basta poco. Una telefonata ai media, una lettera ai politici, oppure divulgare, anche a voce, nelle scuole, negli ipermercati, ai giardii con chi si incontra, sui treni, ovunque. Siete voi che contate. Se Report avesse l'audience di Striscia la Notizia sarebbe in prima serata tutto l'anno.
E chi ha in mano il telecomando? A chi ci ha scritto ‘Report è la nostra voce' io rispondo ‘E allora alzate la voce, e Report si alzerà con lei'.
Spero solo che ‘L'Altro Terrorismo' sia servito ad aggiungere quel granello di speranza per un mondo migliore. Che sia servito a ricordare per una volta gli sconfitti e i perdenti, gli eroi dimenticati che nessuno celebra.
Paolo Barnard
P.S: non sono mai stato comunista.
Caro amico/a,
sono Paolo Barnard, l'ex giornalista di Report (RAI3) cui tu scrivesti nel Settembre 2003 in occasione della mia inchiesta "L'Altro Terrorismo",
dove accusavo gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Russia di essere i veri grandi terroristi, prove documentali alla mano.

Oggi ho pubblicato un libro sullo stesso tema, dal titolo "Perché ci Odiano", di Paolo Barnard, edito da Rizzoli BUR, collana Futuro Passato. Rispetto al pezzo televisivo esso è molto più documentato e soprattutto contiene una critica a Israele forse senza precedenti nell'editoria italiana importante, poiché Israele viene annoverato fra gli Stati terroristi e accusato da fonti ebraiche autorevoli di aver imposto 54 anni di nazismo in Palestina.
Te lo segnalo per alcuni importanti motivi:
E' il libro oggi più censurato nella saggistica italiana. Nessun media, né televisivo né cartaceo, ha voluto recensirlo, né RAI né Mediaset o La7, o alcuna radio pubblica o privata, neppure Unità o Repubblica (che ha letteralmente tolto una recensione dalle pagine sia del quotidiano che del Venerdì). Sappiamo che la censura è politica e viene dall?alto, e credo che la critica a Israele ne sia alla base.

La documentazione che contiene è talmente inattaccabile, e scioccante, da costituire lo strumento definitivo per demolire la Guerra al Terrorismo di Bush/Blair/Putin/Olmert senza possibilità di smentite.
E' dunque uno strumento essenziale per controbattere efficacemente alle destre, o semplicemente per ogni cittadino che vuole capire la realtà di questa immane crisi internazionale.

Il libro è scritto per poter essere capito da tutti, e contiene una spiegazione fruibile da chiunque di tutto ciò che è essenziale sapere per comprendere le crisi mediorientali e la criminosità della Guerra al Terrorismo.

Israele viene svelato per ciò che è senza mezzi termini o tentennamenti: il più grande Stato terrorista della Storia mediorientale contemporanea, con prove alla mano che smontano pezzo su pezzo la narrativa che oggi permette a Tel Aviv di agire con impunità assoluta di fronte al mondo intero. Le fonti sono solo ebraiche, proprio per essere 'blindate'.

In ultimo, oggi che la Guerra al Terrorismo ci sta portando sull'orlo di una deflagrazione senza precedenti, ritengo vitale che sia divulgato al pubblico il senso ultimo del libro, che è: quasi tutto ciò che sappiamo sul Terrorismo islamico è falso, e ci può uccidere.
Smettiamo di crederci. Se non ci racconteranno la verità sulle radici dell'odio contro di noi, quell'odio non si fermerà mai, perché mai sapremo affrontarlo. Vi offro gli strumenti per capire l'odio, per affrontarlo e per fermarlo. Ne va della
nostra vita, come di quella di tanti cittadini del mondo.

Mi affido direttamente a te affinché tu ne prenda visione e, se lo condividi, lo divulghi, perché non mi è concessa altra voce. Vengo zittito dalle censure poiché né la verità, né la libertà di pensiero sono tollerate.
Mai.


Grazie.
Paolo Barnard

 
Paolo Barnard è autore di "Perché ci odiano?", un libro edito da Rizzoli nella collana Bur. Il volume, che attinge a un ampio repertorio bibliografico e a numerose interviste esclusive, cerca una motivazione all'astio di cui sono oggetto gli stati occidentali. Le cause, secondo l'autore, vanno ricercate nel continuo sfruttamento economico al quale le nazioni mediorientali e del resto del mondo sono state sottoposte, secondo una pianificazione avida ai limiti dell'autolesionismo.

Nell'intervista la risposta alla domanda che dà titolo al libro e a molte altre emergenze attuali.
Intervista a cura di Annalisa Strada, Libertas

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