LIBRI "L'alba della democrazia" Eugenio Melandri

 
Eugenio Melandri ci parla delle elezioni in Congo svoltesi il 30 luglio 2006

NADiRinforma:

Tra gli osservatori internazionali inviati dall'Italia ed organizzati dall'Assoc. Beati i costruttori di pace e Chiama l'Africa abbiamo intervistato Eugenio Melandri fondatore di "Chiama l'Africa" e direttore della rivista "Solidarietà internazionale"

Le prime elezioni democratiche nella Repubblica Democratica del Congo: quello che la società civile può... quando sa di esistere

NADiRinforma: la missione promossa ed organizzata dalle Assoc.i "Beati i Costruttori di Pace" e "Chiama l'Africa" si è posta quale obiettivo lo svolgimento della funzione di osservazione internazionale, tramite i suoi 61 volontari, alle prime elezioni democratiche nella RDC a conseguenza delle richieste della Società Civile Congolese. L'opera degli osservatori si è inserita in un progetto della Comunità Internazionale destinato a dare un contributo allo svolgimento regolare delle elezioni del 30 luglio 2006.
A posteriori si può affermare che l'evento ha rappresentato la manifestazione della dignità di un popolo che chiede di essere liberato dai politici che comandano senza mandato, che vogliono essere serviti anziché servire; un popolo che vuole mostrare al mondo la sua voglia di pace, di libertà e di rispetto per le sue scelte; un popolo in volo verso la conquista della democrazia!

Visita il sito: www.beati.org ; www.chiamafrica.it

 
 
È stato un evento storico quello che il 30 luglio 2006 ha portato per la prima volta alle urne oltre 25 milioni di congolesi. Trent'anni di dittatura spietata di un tiranno come Mobutu e dieci anni di guerra non hanno fiaccato la volontà della gente di vivere in un paese libero e in uno stato democratico. Una delegazione di osservatori internazionali, tra cui l'autore, si reca nel paese per presenziare al corretto svolgimento delle operazioni di voto.
Il diario descrive quelle memorabili giornate e ripercorre tutta la tormentata storia del Congo.
ISBN 88-307- 1613-1    –    pp.  160  –  Anno  2007  –   €  8,00
 
Nasce a Brisighella (Ra) nel 1949. Nel 1974 entra nei missionari saveriani. Frequenta l'Università di Trento dove si laurea in sociologia . Nel 1980 diviene direttore della rivista Missione Oggi. In quel periodo è esponente di punta del mondo pacifista. Partecipa in prima linea alle manifestazioni contro l'installazione dei missili di Comiso, lancia la campagna per il disarmo unilaterale a cui aderiscono personalità di ogni posizione politica: da Carlo Cassola a P. David Maria Turoldo.
Sono gli anni dell' impegno pacifista e per la cooperazione internazionale. Nel 1989 accetta di candidarsi alle Elezioni Europee nelle liste di Democrazia Proletaria . Fa proprio in quel periodo un motto di Pedro Casaldaliga, Vescovo in Brasile: "Con Maria Dio si è fatto uomo in Gesù Cristo; Con Giuseppe Dio si è fatto classe" .
Durante il mandato parlamentare è Vicepresidente dell'Assemblea paritaria UE - ACP che raduna i Rappresentanti del Parlamento europeo con i paesi di Africa, Carabi e Pacifico.
Effettua molte missioni in Africa , Asia e America Latina : dal Salva
dor dove riconduce a casa un gruppo di profughi che da diversi anni avevano dovuto abbandonare il paese, alla Mongolia che, con un suo rapporto al Parlamento, diviene partner economico dell'Unione Europea.
È a Cuba dove incontra diverse volte i leaders politici locali per preparare una risoluzione - approvata all'unanimità dal Parlamento - che apre le relazioni economiche tra Europa e L'Avana. Si impegna per la causa di tutti i popoli oppressi : dai Kurdistan al Sudafrica; da Timor est, al Nicaragua e Haiti.
Fonda, nel frattempo, l' Associazione "Senzaconfine" , per i diritti degli immigrati e insieme con Dino Frisullo si spende perché i diritti non siano riservati ai soli cittadini italiani. Nel 1992 è eletto al Parlamento Italiano con Rifondazione Comunista , ma si dimette dall'incarico per non tenere due mandati parlamentari.
Dopo la parentesi parlamentare torna a lavorare nella società civile. E' presidente dell'associazione "Obiettori nonviolenti" .
Con altri amici fonda "Chiama l'Africa" di cui è tuttora coordinatore. Viene chiamato a dirigere la rivista "Sol
idarietà internazionale" dalle cui pagine segue criticamente le vicissitudini della cooperazione.

Eugenio Melandri ci parla delle elezioni in Congo svoltesi il 30 luglio 2006
N.A.Di.R. informa : Tra gli osservatori internazionali inviati dall'Italia ed organizzati dall'Assoc. Beati i costruttori di pace e Chiama l'Africa abbiamo intervistato Eugenio Melandri fondatore di "Chiama l'Africa
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Chi fa la storia oggi? Non è una domanda superflua. Da come rispondiamo sveliamo il nostro modo di starci dentro e di esserne più o meno coinvolti.

Le pagine di questo libro sono un tentativo di risposta a questa domanda, a partire dalla persona stessa di chi scrive. Chi ci mette in discussione, a chi e che cosa diamo importanza? Spesso sono la radio, la televisione, i giornali, altri mezzi di comunicazione ad attirare tutta la nostra attenzione e dettare il programma delle nostre reazioni. Anche noi pensiamo che più uno sale sulla scala del potere, più è importante e più conta nella storia. Quando poi ci addentriamo nell'analisi delle grandi strutture finanziarie, commerciali ed economiche, siamo disposti ad accettare che l'economia sia il vero motore, il cuore della storia. Tutto gira intorno ai soldi nel piccolo e nel grande. E i soldi non guardano in faccia a nessuno. Si arriva ad uccidere per questo. Ma se la storia è quella fatta dalle persone che vivono sul pianeta ed è espressa dalla loro vita e dalle loro vicende come singoli e come popoli ... beh, allora è possibile avere un altro angolo visuale, un'altra prospettiva e un altro modo di interpretarla. I sentimenti, si dice, non possono entrare nei testi di storia; eppure, i sentimenti sono ciò che esprime più in profondità il nostro essere e il nostro agire, sono ciò che ci qualifica. A questo mondo ci sono i soldi, i gruppi di potere, i capi di governo, i generali, quelli che contano, ma c'è anche la vita quotidiana delle persone, che a volte portano pesi insopportabili, ma che portano avanti con coraggio la speranza della vita e dei popoli, che fanno nascere e crescere figli e che alla lunga, a volte a costo della loro stessa vita, danno il senso e il sapore al cammino dell'umanità intera. È la storia con il cuore. Il libro di Eugenio, anche quando parla della miscela tra strutture economiche, poteri forti e vita quotidiana delle persone semplici, ma di cuore grande, si rifà sempre ai volti e ai nomi. In qualche modo stimola ciascuno di noi a ritrovarsi, per dare senso e sapore anche al nostro quotidiano.

La seconda caratteristica di questo libro. C'è il mondo della strategia politica, dell'ufficialità formale, ma c'è anche un modo di chiamarsi, relazionarsi e organizzarsi dei popoli. Noi la chiamiamo diplomazia popolare. Quante volte tanti nostri incontri avvengono per caso, ma quando cominciamo a rispondere nascono relazioni nuove, a volte straordinarie. Quando nel 2000 ci è arrivato l'invito dalla Società civile di Bukavu eravamo ignoranti di tutto, mai avremmo immaginato la storia sorprendente che ci avrebbe regalato la risposta a quella chiamata. Davvero mai avremmo immaginato di essere testimoni privilegiati di eventi tanto attesi e desiderati, ma ritenuti da tutti impossibili. E quando i sogni, collettivi si avverano, e ci è proprio toccato questo, si può essere testimoni del delirio di felicità di un popolo intero che ti accoglie e ti abbraccia. "Ma se basta così poco!" ci si diceva. Già, e anche questo emerge nel libro di Eugenio... Non sono né i soldi, né i progetti, ma sono le persone che creano uguaglianza e accendono solidarietà. I progetti servono a tamponare le emergenze, ma la loro gestione spesso mantiene inalterata la superiorità dei donatori. Tutte le buone intenzioni si infrangono nella disparità di trattamento tra chi riceve e chi offre. Siamo ancora lontani, ma la vera novità arriverà quando le persone di tutti i paesi del mondo saranno capaci di processi e percorsi condivisi alla pari dovunque, quando investiremo non le cose, i soldi, le tecnologie, ma le nostre persone tutte intere, quando tutti potranno godere concretamente di una cittadinanza planetaria.

E infine questo libro racconta che le distanze vere oggi non sono né geografiche, né culturali; sono principalmente affettive. È possibile voler bene alle persone e ai popoli, anche dell'Africa; è possibile acquisire le competenze necessarie per espletare nel migliore dei modi il servizio richiesto; è possibile affrontare e superare tutte le difficoltà frapposte dalla distanza geografica; è possibile impegnare quotidianamente la propria vita nel cuore del mondo. L'esperienza del Sipa (Simposio internazionale per la pace in Africa) a Butembo nel 2001 e dell'Osservazione elettorale nelle votazioni di fine luglio e fine ottobre di quest'anno nella Repubblica Democratica del Congo ci insegna questo. È ancora possibile per tutti scrivere la storia del cuore.

Eugenio Melandri ci parla delle elezioni in Congo svoltesi il 30 luglio 2006

NADiRinforma:

Tra gli osservatori internazionali inviati dall'Italia ed organizzati dall'Assoc. Beati i costruttori di pace e Chiama l'Africa abbiamo intervistato Eugenio Melandri fondatore di "Chiama l'Africa" e direttore della rivista "Solidarietà
internazionale"