Disempowered e Diritti umani

pubblicato il 7 settembre 2010 - Giornalettismo.com

Abbiamo raggiunto telefonicamente Anna Contardi, coordinatrice delle attività dell’AIPD, per chiederle un commento sul caso di Molfetta: “Ogni anno abbiamo moltissime segnalazioni del genere: se ci concentriamo sull’handicap, dimentichiamo chi sta dietro”

L’Associazione Italiana Persone Down è il principale network di collegamento e sostegno alle persone affette da trisomia 21 nel nostro paese. Abbiamo contattato Anna Contardi, già presidentessa nazionale dell’Associazione e ora coordinatrice delle attività associative, per chiederle un commento sulla vicenda del ragazzo bloccato davanti a un Luna Park a Molfetta.

Dottoressa Contardi, ha visto le agenzie sul caso del Luna Park a Molfetta?

Si, guardi, la verità è che questo è l’ultimo di una serie infinita di casi analoghi. Sono cose che succedono di continuo, eanche in parchi di divertimento ben più grandi.

Anna%20Contardi LAssociazione Persone Down: Dietro la disabilità ci sono delle persone

Mi riferisco a Gardaland, che sistematicamente nega l’ingresso ai disabili. Non ricordo quali motivazioni abbia addotto lo staff, in quest’ultima occasione…

E’ stato negato l’ingresso sulla base delle statistiche che dimostrerebbero come il 35% delle persone Down sia cardiopatica o psichicamente menomato, in maniera tale da sconsigliarne l’ingresso nella struttura.

Beh, se ci fermiamo alle statistiche non affrontiamo la questione in maniera corretta. Per il 35% sul totale che può essere cardiopatico, c’è il corrispondente 65% che non lo è. Ogni Down è diverso, banalmente perchè ogni persona è diversa. E li, presenti fisicamente, c’erano i genitori, che erano pronti ad assumersi ogni responsabilità; quindi la motivazione addotta dallo staff del Luna Park mi suona davvero pretestuosa. Dietro alle statistiche ci sono le persone, e dietro a queste motivazioni c’è la paura innanzitutto del rischio, che, se possibile, si vuole sempre evitare; e soprattutto la paura del diverso, che diventa anche un’etichetta, perchè le persone Down hanno una diversità evidente (resa palese dai tratti somatici, che tutti conoscono). Così il diverso mette paura, il rischio mette paura, e mettiamo una bella targhetta sulla fronte di chi li rappresenta entrambi.

Diceva di altri episodi affini…

Certo, a Gardaland ad esempio, moltissimi e ogni anno. Vengono lamentati rischi vari, dalle eventuali problematiche

aipd LAssociazione Persone Down: Dietro la disabilità ci sono delle persone

con le assicurazioni, al semplice pericolo generico…

Ma questo allarmismo, quanto è giustificato? Cioè, chi lamenta questi pericoli, quanta percentuale di ragione ha?

Secondo me, zero. Non c’è una motivazione seria e realistica per escludere un ragazzo disabile dalla fruizione di una tale struttura. Se è minore, ci sono i genitori vicino che se ne assumono la responsabilità, a cui al massimo si può chiedere di salire sul gioco reputato troppo pericoloso. Se sono maggiorenni, sono cittadini a pieno diritto e capaci di intendere e di volere, se non interdetti. E’ una realtà con cui vogliamo fare i conti o no? Oppure vogliamo il bel parco giochi che sia aperto si, a più bambini possibili, ma a patto che siano belli, sani e forti? E chi deciderà chi sono i belli, i sani e i forti, poi? Come ho già detto, è una questione di etichette e di chi le appiccica.

Secondo lei dietro a questi episodi c’è una volontà autenticamente discriminatoria, o è solo paura?

No, è voglia di non cimentarsi. Si scansano i problemi. Si fa in modo che non ci riguardino. Se possibile, ce ne laviamo le mani. Il nodo centrale è sempre quello: se noi vediamo un bambino, possiamo affrontare una situazione; se noi vediamo solo un handicap, ci metterà paura e vorremo trovare un modo per allontanarlo. Bisogna iniziare a vedere i bambini, non gli handicap.

Grazie.

A voi.

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