Don Lorenzo Milani

 
DON LORENZO MILANI E LA SUA SCUOLA
DON LORENZO MILANI E LA SUA SCUOLA Per gentile concessione della Casa Editrice EMI.

DON LORENZO MILANI E LA SUA SCUOLA

Il filmato con immagini, provocazioni e testimonianze inedite e con la viva voce del Priore e dei Ragazzi di Barbiana, è stata realizzata dalla Radio-Televisione della Svizzera Italiana nel 1979 nella serie "Viaggio nella lingua italiana - Scrittori non si nasce".
Il filmato è un documento storico originale e unico con testimonianze di Pier Paolo Pasolini, Eugenio Montale, Leonardo Sciascia e altri.

Visita il sito: www.marciadibarbiana.it

 
 
 

NADiRinforma: Dopo decenni di totale disinteresse verso la storia ed i luoghi di Don Lorenzo Milani, l'Amministrazione del Comune di Vicchio (Firenze) decide di ritirare le chiavi della Biblioteca, fino ad oggi sede del Centro Formazione e Ricerca Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana. Nel contempo, al Presidente Nanni Banchi, la stessa Amministrazione ha proposto un protocollo di intesa assolutamente inaccettabile, nel quale clausole abilmente inserite minano alla radice lo spirito ed i contenuti documentali dell'Associazione, che ha negli anni salvaguardato, a partire da Vicchio e Barbiana, la memoria e la diffusione nel mondo intero, del pensiero pedagogico e politico di Don Lorenzo Milani.
Segue seduta del Consiglio Comunale di Vicchio.

il caso del Centro Formazione e Ricerca Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana il caso del Centro Formazione e Ricerca Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana

NADiRinforma: la registrazione della seduta consigliare del Comune di Vicchio in riferimento alla petizione presentata da alcuni Consiglieri per rimettere in discussione la decisione del Comune orientata a modificare l'assetto del Centro Formazione e Ricerca Don Lorenzo Milani.

Chi balla sulla tomba di Don Milani?

Dopo decenni di totale disinteresse verso la storia ed i luoghi di Don Lorenzo Milani, l'Amministrazione del Comune di Vicchio (Firenze) decide di ritirare le chiavi della Biblioteca, fino a oggi sede del Centro Formazione e Ricerca Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana. Nel contempo, al Presidente Nanni Banchi, la stessa Amministrazione ha proposto un protocollo di intesa assolutamente inaccettabile, nel quale clausole abilmente inserite minano alla radice lo spirito ed i contenuti documentali dell'Associazione, che ha negli anni salvaguardato, a partire da Vicchio e Barbiana, la memoria e la diffusione nel mondo intero, del pensiero pedagogico e politico di Don Lorenzo Milani.
G. Z.
 
Scrive Nanni Banchi:
Vicchio, 1 febbraio 2007
Mi è stato chiesto di descrivere un po' quello che c'è in giro intorno alla grande figura del sacerdote (profeta) Don Lorenzo Milani fondatore, insieme ai suoi montanari, contadini, operai analfabeti, della Scuola di Barbiana che ormai insegna a tutto il mondo come bisogna essere dentro di noi per fare una scuola evangelica, per innalzare la dignità degli ultimi della terra, portandoli alla pari di quelli che hanno soldi e centinaia di libri in casa.
Quindi… ingiro c'è quello che c'è sempre stato: l'odio dei partiti verso di lui, come ai tempi della Scuola, l'odio delle Amministrazioni e degli amministratori.
L'atteggiamento abbastanza ambiguo della Chiesa, che non si sa da che parte sta, se sta con l'insegnamento di don Lorenzo Milani o con la Scuola Italiana che crea un insegnamento che ci ha portato al penultimo posto, a livello culturale, in Europa.
Nessuno dei sopracitati ha fatto qualche passo verso il Suo insegnamento. L'unica cosa che queste istituzioni fanno, e sanno fare, sono le feste, le ricorrenze, i convegni e convegnini, come qualcun altro ha fatto dentro la Scuola di Barbiana. Così tutti lo tirano per la tonaca e tutti lo vorrebbero dalla sua parte, e tutti ne vorrebbero la paternità; però, purtroppo, nessuno ne segue le tracce. Con alcune eccezioni: per esempio Francuccio(1) che di tutti gli allievi è rimasto il più vicino insieme a Edoardo(2) che si sta battendo insieme a decine di scuole, di qualsiasi ordine e grado, per inserire nella nostra scuola progetti di scuola milaniana, e tantissimi missionari, preti, suore e anche gente comune che ha aperto scuole tipo Barbiana in tutto il mondo.
Inoltre posso anche dire che ci sono in Italia persone comuni, e sacerdoti, e non, che fanno scuola nelle realtà difficili delle città italiane, mettendo a rischio la propria vita, e che lo Stato non ci pensa nemmeno ad aiutarli.
Però la cosa più tragica è quella, per me, che vivendo nel paese dove ha vissuto Don Lorenzo Milani gli amministratori , perché hanno il potere, ci vogliono togliere la parola, inserendo regole e limitazioni(3) al funzionamento del Centro Formazione e Ricerca Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana, che presiedo, che tradiscono completamente il pensiero del nostro Priore.
Nanni Banchi
falegname di Barbiana
1) Francuccio Gesualdi, fondatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo
2) Edoardo Martinelli, allievo di Don Milani, coautore di Lettera a una professoressa
3) vedi il filmato con le interviste a Nanni e Nevio (allievo di don Milani coautore di lettera a una professoressa)
Giovanni (Nanni) Banchi , classe 1937, ha personalmente vissuto l'epoca di Don Lorenzo Milani, è stato il falegname di Barbiana ed ha visto crescere sotto i suoi occhi gli allievi della Scuola di Barbiana. 25 anni fa ha salvato Barbiana dallo sfacelo dell'abbandono e, nel completo disinteresse delle amministrazioni che si sono succedute negli anni, da allora è punto di riferimento per le decine di migliaia di persone che hanno visitato Barbiana in questi anni, accogliendoli, accompagnandoli nei luoghi e testimoniando il pensiero milaniano.

Lorenzo nasce in epoca fascista il 27 maggio del 1923.
Vivere eventi storici, quali quelli avvenuti tra le due grandi guerre e aver, in prima persona, sperimentato le complicità di classe con gli orrori del nazifascismo, ha consentito a Lorenzo di analizzare, con lucidità e sensibilità particolari, i meccanismi che sostengono il potere egemone della classe dominante. Dice Oreste del Buono, amico ai tempi del liceo, in un'intervista di Neera Fallaci: "Gli squadristi marciavano mentre noi eravamo dentro delle pance
Siamo cresciuti in famiglie della ricca borghesia che riuscivano a vivere abbastanza bene col fascismo; quando non lo avevano addirittura sostenuto e finanziato”. Il contesto sociale in cui è vissuto deve, in qualche modo, aver determinato una scelta di vita così estrema. La sua famiglia aveva condiviso, nel bene e nel male, le sorti di tante altre “buone famiglie” che messe insieme costituirono di fattoil retroterra al fascismo. Una classe sociale che non aveva esitato a barattare milioni di morti per proteggere l'industria delle armi, anche batteriologiche e chimiche, per difendere i propri privilegi.
Una famiglia in cui la cultura, con la “C” maiuscola, era di casa. Dove le ben radicate tradizioni intellettuali non consentivano alcun accenno a problematiche religiose. Nonno Luigi era un notissimo archeologo, la madre era una raffinata signora ebrea, il padre un professore universitario
I Milani abitavano a Firenze, in una grande palazzina in viale principe Eugenio al numero 9: “Al primo piano c'erano le camere, le camere padronali e quelle per la servitù. Ognuno aveva la sua stanza. Al piano terreno c'era il salotto, la sala da pranzo, lo studio del signor Milani... Nel sottosuolo si trovava la cucina, una dispensa sempre piena di roba, il ripostiglio del carbone... Noi della servitù si mangiava in cucina. Invece all'istitutrice portavano il vassoio di sopra: mangiava da sola, dopo aver dato da mangiare ai bambini.” In questo modo Carola Galastri, balia di Lorenzo, descrive la casa Milani. Non parla degli scaffali pieni di libri e delle opere d'arte sparse nelle stanze e nei giardini.
Ricorda l'istitutrice tedesca, ma non dice niente di come Lorenzo, Adriano e Elena impararono a leggere e a scrivere. Nel salotto, al piano terra, avrà forse urtato oppure alzato lo sguardo all' Apollo Milani, scoperta archeologica del nonno Luigi.
Ricorda la rabbia, ma non porta rancori per essere stata costretta, dalla miseria in cui viveva ad abbandonare, per un anno intero, i propri figli. Alla giornalista Neera Fallaci che le domanda quante volte ha potuto andare in permesso a casa sua, risponde: “A casa mia? Mai! Mai. I signori Milani erano talmente gelosi. Non si fidavano nemmeno di farmi vedere il marito, per dire. Forse avranno avuto paura che avessi qualche contatto. Io almeno, l'ho pensata in questo modo. Non dicono che il latte fa male al bambino se la donna rimane incinta mentre allatta?. Sono rimasta un anno intero senza vedere né i miei bambini né mio marito.”
Da generazioni, i Milani, producevano cattedratici fatti in casa e si dedicavano a raffinati interessi culturali vivendo tranquillamente di rendita. La tenuta di Gigliola a Montespertoli, composta da 25 poderi, aveva mantenuto intere generazioni di signori e letterati. D'estate, la famiglia Milani, trascorreva le vacanze alla villa “Il Ginepro” al mare di Castiglioncello. Essendo una tribù numerosissima, si trascinavano dietro una fila di automobili e di aiutanti: cuoco, cameriera, servitore, autista, balia e istitutrice.
Nel '30, i Milani attraversarono un periodo difficile.
La grande crisi economica impediva di vivere di sola rendita e il sig. Albano è costretto ad andare a lavorare a Milano, come direttore di azienda, occupandosi della organizzazione industriale.
Nella città lombarda lo seguiranno la moglie e i figli che lì completeranno gli studi.
A Milano, Lorenzo, passerà tutta la sua infanzia e l'adolescenza.
Le basi culturali ereditate dall'ambiente familiare erano ampiamente superiori a quelle della scuola di quei tempi, perciò, Lorenzo non fu mai uno studente modello! Della formazione ricevuta nella scuola pubblica fascista dirà nella Lettera ai Giudici: "Ci presentavano l'Impero come una gloria della Patria! Avevo 13 anni. Mi par oggi. Saltavo di gioia per l'Impero
I nostri maestri s'erano dimenticati di dirci che gli Etiopici erano migliori di noi.
Che andavamo a bruciare le loro capanne con dentro le loro donne e i loro bambini mentre loro non ci avevano fatto nulla.
Quella scuola vile, consciamente o inconsciamente non so, preparava gli orrori di tre anni dopo. Preparava milioni di soldati obbedienti. Obbedienti agli ordini di Mussolini. Anzi, per essere più precisi, obbedienti agli ordini di Hitler. Cinquanta milioni di morti." Tra i morti, 6.OOO.OOO di ebrei. I coniugi Milani, nonostante avessero verso le religioni un comportamento agnostico, il 29 giugno 1933, sposati solo civilmente, celebreranno il matrimonio in chiesa e battezzeranno i tre figli. In questo modo si difenderanno dalle leggi razziali e dalla persecuzione contro gli ebrei che era iniziata in Germania, con la presa del potere da parte di Hitler.
La giornata che Lorenzo racconta nelle sue lettere, datate in quel periodo, era piena di svaghi. Andava al campo, a tirar di scherma e di palla corda oppure tornava da scuola pattinando. Parlando dei compagni di liceo, dirà in Esperienze Pastorali: "Quei ragazzoni lisci, con la pelle che si strappa al primo pruno, con quel sorriso a dentifricio, con quegli occhi vivaci sprizzanti salute, vitamine, divertimento, vacuità d'anima ..." Lui invece era fragile di bronchi, assai emotivo e non soffriva scene di violenza. Aspetti della personalità che lo accompagneranno tutta la vita.
Solo per tradizione, nel '37, Lorenzo si iscrive alla prima ginnasio. Lo stesso anno, durante le vacanze, chiede, tra lo stupore della famiglia, di ricevere la prima comunione <<< segue http://www.barbiana.it/biografia.html

Nel dicembre del 1954 Don Milani viene nominato priore della chiesa di S.Andrea a Barbiana, una piccolissima parrocchia sul monte Giovi, nel territorio del comune di Vicchio del Mugello. La chiesa del '300 e la canonica, situate a 475 metri di altitudine sopra il vasto paesaggio della valle della Sieve, erano, e lo sono ancora, circondate da poche case e dal minuscolo cimitero.

Racconta Gina Carotti, amica e popolana: " Barbiana era una parrocchia di montagna con pochi abitanti, sprovvista di luce e di acqua. Di sera e nel mese di dicembre che faceva buio presto, era piuttosto triste ". Era una località irraggiungibile da automezzi perché non vi era ancora la strada ed era abitata solo da cento contadini che resistevano all'esodo verso la città. Da tempo, il vecchio parroco don Mugnaini aveva annunciato la chiusura.

Per la curia fiorentina, isolare don Lorenzo Milani era la giusta punizione da dare a un sacerdote che non amava le processioni, le feste, che privilegiava i più poveri e più umili e che aveva creato una scuola dove erano ammessi gli operai comunisti. Un uomo che vede nel consumismo, e nelle sue attrattive alienanti, la causa dell'allontanamento del povero dalla Chiesa e dai valori cristiani. In questo modo il vescovo pensò di riconciliarsi con i cattolici benpensanti e anticomunisti di Calenzano che erano andati da lui a lamentarsi. Morto don Pugi, il vecchio parroco, bisognava mandarlo via da San Donato.

E fu così che don Lorenzo Milani giunse a Barbiana quel lunedì del 6 dicembre 1954: " un'esperienza così intima e sofferta che non è tutta traducibile in parole, qualcosa che parla alla coscienza prima ancora che all'intelligenza " (Gaetano Arfè').


Quei 7 chilometri tagliavano fuori dal mondo! Le lettere bisognava andarle a prendere a Vicchio. Ancora oggi, la stanza e il pergolato, nella quale e sotto il quale si svolgevano le lezioni, restano ancora là. A testimonianza di questo prete. Posto dalla Provvidenza in un angolo sperduto. L'unico che potesse accoglierlo.

Il giorno dopo il suo arrivo, aveva raggruppato i ragazzi delle famiglie attorno a sé e in una scuola. Li liberò subito dalla passività e li rese responsabili. In questa scelta si fonderannono la pedagogia e la pastorale, il prete e la scuola.

Nel 1965 è portato in tribunale, accusato per apologia di reato, per la "lettera ai cappellani militari" in congedo. La sua autodifesa, la "lettera ai giudici", sono tra le pagine più belle della sua letteratura. L'impatto con la cultura contadina e l'analfabetismo di noi montanari maturerà e radicalizzerà in lui la necessità di dare più centralità alla scuola. Ed è proprio qui, nell'isolamento più totale, che emerge la figura del maestro.

Dopo l'esperienza a san Donato capisce che non si può amare, concretamente, che un numero limitato di creature. Per pochi ragazzi, semianalfabeti, figli di pecorai e contadini oppure orfani, apre una scuola che inizia all'8 del mattino e termina a buio. Una scuola che non conosce vacanze e che rifiuta le metodologie e le tecniche d'insegnamento nozionistico e trasmissivo.

" Lettera a una professoressa " è il risultato di un anno di attività a Barbiana, con un maestro ormai nel pieno della sua maturità. Il maestro Milani trasforma il giornale in materia scolastica. Trasforma, in ricerca e produzione di materiale didattico, il lavoro d'équipe, da lui diretto, svolto con i ragazzi, gli abitanti e i numerosi visitatori. Una grande rivoluzione culturale, didattica e pedagogica che rifiuta l'indifferenza, la passività negativa e motiva fortemente l'allievo. Un libro, che pur essendo all'interno della premessa di quel grande movimento trasformativo quale fu il '68 italiano, andava oltre e avrà validità fino a che esisteranno sacche di povertà e selezione. Un libro che crede nell'evolversi della storia e obbliga l'educatore a usare un metodo formativo aderendo al mondo dell'allievo. il maestro " dà al ragazzo tutto quello che crede, ama, spera. Il ragazzo crescendo ci aggiunge qualcosa e così l'umanità va avanti ".

Don Lorenzo Milani fu un educatore esigentissimo. L'esperienza di Barbiana, non è ripetibile, infatti più che una scuola, lui aveva creato una comunità. Francuccio direbbe: una famiglia. Povero tra i poveri, tenne gli occhi sgranati su una realtà, all'interno della quale, visse con coerenza feroce. Tutti i suoi scritti, nel periodo in cui abitò Barbiana, nacquero per motivi pedagogici.

Nel dicembre del '60 si manifestano i sintomi del linfogranuloma e della leucemia.
Muore in casa della madre il 24 giugno 1967 all'età di 44 anni.
N.A.Di.R. informa: Scuola di Barbiana N.A.Di.R. informa: Scuola di Barbiana
NADiRinforma: Fiera del Volontariato 2006 - Q.re Santo Stefano - Bologna - 26 maggio 2006
"Scuola, giovani, educazione" buone pratiche di solidarietà come strumenti formativi: per imparare a convivere, per imparare a crescere.
Incontro promosso dal centro Formazione e Ricerca Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana - sede di Bologna - www.icareancora.it
Hanno partecipato:
- Mileno Fabbiani - ex allievo di Don Lorenzo Milani
- Graziella Giovannini - Docente di Sociologia dell'Educazione - Facoltà di Scienze Politiche, Univeristà di Bologna
- Maurizio Velcha - Responsabile Centro Fromazione e Ricerca Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana - sede di Vicchio (Fi)
- Stefano Camasta - Coordinatore della Commissione Scuola, Servizi all'infanzia e alla famiglia del Q.re Santo Stefano (Bo)
- Maria (Milli) Virgilio - Assessore alla Scuola - Comune di Bologna
 
Invece a Barbiana i ragazzi siederanno attorno ai tavoli.
Saranno eliminati pulpiti e cattedre.
La scuola, nata il giorno stesso dell'arrivo del Priore, prenderà lentamente una forma sempre più circolare.

aderenza
In uno spirito cooperativo e di ricerca l'intera Comunità lavorerà su progetti d'utilità comune, quali la formazione, l'acquedotto, la strada, i laboratori ecc..
Le prime lezioni del Priore consentiranno agli adulti del nuovo popolo di prendere la patente della moto e di liberarsi dall'isolamento.
Solo successivamente istituirà un doposcuola di supporto alla scuola elementare di Padulivo, aggregato di case a 1 km dalla chiesa. Era una pluriclasse con un'unica insegnante per tutti i bambini.
Più tardi, dopo la stesura d'Esperienze Pastorali, fonderà una scuola d'avviamento professionale, a tempo pieno, che con la riforma del '62 diventerà Media Unificata. Le lezioni inizieranno la mattina all'otto e termineranno alle 20. Non era raro che proseguissero anche il dopocena. Di certo, nel periodo in cui fu scritta e pensata Lettera a una professoressa, si trattava di una scuola superiore.
La freschezza intellettuale e la ricchezza culturale del maestro sapranno aderire alle necessità e alle risorse umane e materiali già presenti su quel territorio.
I rumori erano allegri e la scuola divertente, si deduce anche dai racconti che fa alla madre: “Oggi abbiamo costruito una grande giara di legno e tela di sacco e stasera andiamo alle Casacce col trattore a prendere un carico di legname da muratori gentilmente offerto dal mio intimo amico Mayer per costruire il palcoscenico. Lo montiamo sull'aia e l'Ammannati tornerà domenica con la macchina da presa per riprendere a colori la Giara più realisticamente sceneggiata che sia mai stata fatta. Gli attori sono gli allievi di don Palombo ”.
In realtà la scuola ebbe un'evoluzione propria che non teneva conto di nessuna denominazione istituzionale. Era soltanto tesa a formare l'uomo e lo faceva organizzando vere e proprie lezioni di vita.
Il 13 agosto del '59 scrive, sempre alla madre, a proposito di un pastore valdese di Torre Pelice, Roberto Nisbet che era stato in visita a Barbiana il giorno precedente: “Gli ho fatto fare scuola dalla mattina alla sera e era commosso e entusiasta”.
La sera dello stesso giorno riprendendo la lettera interrotta, stanco morto per le nuove visite e lezioni: “Stamani due preti a cui ho fatto far lezioni di canto. E stasera un giovane fotografo che ci ha insegnato lo sviluppo e la stampa. Abbiamo finito in questo momento e sono già le 9, tutti i ragazzi han provato a fotografare e poi sviluppare e fissare le loro foto. Tutti contentissimi naturalmente …”. In un'altra lettera sempre alla madre dirà: “Ti ho detto che abbiamo ammazzato una vipera qui sulla strada nel fosso dei tigli ? Là dove stiamo a scuola d'estate. Prima di ammazzarla abbiamo avuto il tempo di studiarla tutti ben bene tenendola ferma sotto un bastone. Abbiamo confrontato tutti i libri che abbiamo e non c'è dubbio. E' uno degli effetti dello spopolamento …”.
In questo modo, il Priore esprimeva un amore d'intelligenza rara che diventava coinvolgimento totale tra il maestro e l'allievo, tra il prete e il suo popolo.
Tra l'uomo e i suoi amici. Un “vero e proprio patto di fiducia-alleanza - come ricorda Aldo Bozzolini, uno dei primi allievi - tra lui e le famiglie ”. Le quali non lo abbandoneranno mai. I babbi diventeranno dei pendolari, preferiranno allungare la loro giornata di fatiche pur di lasciare i figlioli alla scuola del prete. A cena i ragazzi raccontavano tutto ai loro genitori. Il popolo di Barbiana sparirà pochi giorni dopo la sua morte.
Abbiamo chiamato questo modo d'insegnare e apprendere direttamente dalla realtà: pedagogia dell'aderenza.
Partendo dall'ambiente in cui vive, l'allievo organizza e costruisce la propria conoscenza. Il docente, nel costruire il significato, struttura, con il discente, un ambiente d'apprendimento di partenza. Dal particolare all'universale. Dalla moto alla scuola di servizio sociale: dove furono formati prevalentemente sindacalisti e insegnanti.
Allievo e maestro pattuiscono le regole comuni.
Mi ci volle un anno per comprendere ed accettare di restare.

metodologie didattiche
E' vero, quando parliamo di metodologie didattiche oggi usiamo un linguaggio molto raffinato: didattica per obiettivi, ricerca/azione, cooperative learning, didattica per concetti, sfondo integratore, ossia l'involucro, il contenitore che determina l'unità del percorso educativo, la percezione dei nessi, il senso della continuità che collega le molte attività didattiche che altrimenti resterebbero disperse e frantumate.
Per Lorenzo Milani tale sfondo era sia relazionale sia istituzionale, consonante con la sua metodologia.

arte dello scrivere
Pur essendo cosciente che non è la tecnica l'anima dell'insegnamento, ci spiegherà che l'arte dello scrivere si può apprendere ed insegnare.
Nella lettera alla signora Lovato scritta il 16 marzo 1966, Lorenzo difende il suo metodo. Rifiuta, nella scrittura, qualsiasi segno di personalizzazione.
Prima di continuare proviamo ad immedesimarci in quel luogo e tempo, se vogliamo capire lo spirito con il quale praticava pastorale e insegnamento: “Cara signora, da qualche mese in qua la posta che riceviamo è tanta che facciamo appena in tempo a leggerla. Io poi sono malato e da molto tempo non prendo in mano la penna. Un ragazzo o due a turno sbrigano tutta la corrispondenza, mi sottopongono solo le lettere che giudicano più private. Così accade che rispondo a lei.
Mi ricordo che nel '58 quando uscì il mio libro “Esperienze pastorali” (non ne ho scritti altri, quello sull'Obiezione della Locusta è una pubblicazione illegale. Ho diffidato l'editore dal seguitare a venderla, ma quell'onesto farabutto non se n'è dato per inteso) mi scrisse e poi venne a trovarmi un anziano signor Lovato vegetariano e veronese, se non sbaglio leggermente zoppo. Era un uomo simpaticissimo e i ragazzi più grandi serbano ancora il ricordo di alcune sue curiose motivazioni sul vegetarianesimo. Cos'è di lei. Me lo saluti e gli dia una copia dell'edizione mia che le accludo e che è l'unica che approviamo.
Rispondo ora a lei. Grazie della sua lettera. Spero di vederla un giorno quassù. Sto disfacendo la scuola. Ho mandato i più grandi a lavorare. Non prendo più ragazzi nuovi. Ho ancora una decina di ragazzi a cui faccio scuola qui in camera. Oppure quando son stanco si fanno scuola l'un l'altro nell'aula che comunica con questa camera. Allora la mia attività pedagogica consiste solo in qualche urlaccio per tenerli buoni. Ho una leucemia e non voglio morire stupidamente sulla breccia con ragazzi immaturi mezzo educati e mezzo no. Così sto organizzando da un anno un ragionevole e riposante tramonto. Mi godo i figlioli riusciti e i loro bambini. Ricevo con commozione i prodighi che tornano. Tengo lontani i prodighi che non tornano. Insomma vivo come un nonno amato e mi godo questa vita. Abbiamo scritto la lettera ai giudici come un'opera d'arte. Purtroppo nelle centinaia di lettere che ci arrivano dall'Italia e dall'estero ci accorgiamo che pochissimi se ne sono accorti. Tutti pensano che abbiamo delle bellissime idee. Pochi, forse due o tre persone in tutto, si sono accorti che per schiarire le idee così a noi stessi e agli altri bisogna mettersi a lavorare tutti insieme per mesi su poche pagine. Allora tutti sapranno scrivere come noi e non ci sarà più bisogno di rivolgersi a noi con venerazione come se fossimo toccati dalla grazia. Chiunque se vuole può avere la grazia di misurare le parole, riordinarle, eliminare le ripetizioni, le contraddizioni, le cose inutili, scegliere il vocabolo più vero, più logico, più efficace, rifiutare ogni considerazione di tatto, di interesse, di educazione borghese, di convenienze, chieder consiglio a molta gente (sull'efficacia non sulla convenienza). Alla fine la cosa diventa chiara per chi la scrive e per chi la legge. La lettera ai giudici è stato un dono che abbiamo ricevuto e abbiamo fatto. Prima di scriverla né io né i ragazzi sapevamo quelle cose. Le intuivamo né più né meno di quello che lei ha detto di se stessa: “Ero arrivata a capire da sola molte delle cose....”
Mi scusi, mi son distratto, le stavo dando una lezione dell'arte dello scrivere che lei non mi aveva chiesto. Ma è che l'arte dello scrivere è la religione.
Il desiderio d'esprimere il nostro pensiero e di capire il pensiero altrui è l'amore. E il tentativo di esprimere le verità che solo s'intuiscono le fa trovare a noi e agli altri. Per cui esser maestro, esser sacerdote, essere cristiano, essere artista e essere amante e essere amato sono in pratica la stessa cosa”.

diatriba Piaget e Vygoskij
E' con quest'unità d'intenti che a Barbiana, l'approccio alla conoscenza trova una pratica d'insegnamento che tiene conto dei principi causali della biologia e della storia.
E' il tempo passato sui libri e a dialogare sui significati a creare le competenze. E' il tempo in più della scuola che ricomporrà la falsa diatriba Piaget e Vygoskij.
Un metodo costruttivo che accetta i contributi di chi privilegia il mondo esterno, ma mai a scapito dell'esperienza individuale.

Bruner
Tale pratica c'invita a capire “alla luce dei processi interpretativi implicati nel fare significato. Non tener conto delle limitazioni biologiche del funzionamento umano è peccare di superbia. Sottovalutare il potere della cultura di plasmare la mente umana e rinunciare ad assumere il controllo di questo potere è commettere suicidio morale ”.

regista
e portatore di strumenti
E' a Barbiana che il profilo dell'educatore si trasformerà in: regista e portatore di strumenti. Per questo motivo la sua esperienza anticipatrice è conducibile, con un po' di “provocazione”, alla scuola di domani, ossia a una scuola “post-attiva”.
>>>> segue http://www.barbiana.it/biografia.html