SAL & INF: il virus del Nilo Occidentale

09-09-2010 - tratto da Domani

di Luisa Barbieri

Il virus del Nilo trasmesso dalla puntura delle zanzare pare essersi ripresentato nel mese di agosto ultimo scorso nelle zone della Turchia e della Grecia e, quale caso eccezionale, in Russia, nella regione di Volgogrado e di Voronesh. A tutt’oggi secondo l’Ansa si contano 177 casi registrati, 18 decessi e 33 ospedalizzazioni. È stata avviata un’imponente campagna di disinfestazione nelle aree settentrionali della Grecia prestando particolare attenzione alla zona di Salonicco ove si registra la stragrande maggioranza dei casi. Sempre nelle zone a maggior rischio di infestazione si è poi imposto il divieto di donazioni di sangue essendo esso veicolo infettivo.

Non esiste un vaccino e l’unica protezione possibile è evitare punture di zanzare portatrici di malattia identificate dalle femmine di zanzara comune Culex Pipiens che, come si ipotizza, proseguiranno a veicolare il virus per tutto il mese di settembre senza che sia possibile arginare più di tanto. Il cosiddetto virus del Nilo è stato isolato per la prima volta nel 1937 nell’omonima regione dell’Uganda, e per la prima volta in Europa nel 1963; la sua epidemiologia è estesa in Africa, Medio Oriente e Stati Uniti.

Le zanzare il veicolo di trasmissione

L’insetto è contaminato da sangue infetto di uccelli migratori, portatori del virus, e colpisce persone e animali, in particolare cavalli. Quando la zanzara è nella sua fase adulta, il virus si propaga attraverso una trasmissione continua tra la zanzara, che funge da vettore, e gli uccelli. L’uomo, i cavalli e gli altri mammiferi sono solo ospiti terminali, cosiddetti di “fine corsa”, perché essi, a differenza degli uccelli, non producono una viremia sufficiente a contribuire alla trasmissione del ciclo epidemiologico.

Sino al 1999, anno in cui si verificò un focolaio epidemico negli Stati Uniti (furono segnalati 62 casi di malattia, tra i quali si contarono 7 decessi), la malattia non venne adeguatamente evidenziata all’opinione pubblica tanto che nel 2002, all’apice di un focolaio epidemico, arrivò a colpire sia i cavalli, sia le persone e negli Stati Uniti, si registrarono 15.000 casi solo nei cavalli. Allo stato attuale costituisce una minaccia annuale per i cavalli e per le persone negli Stati Uniti, dove la malattia è diventata endemica. L’impatto sull’industria americana dell’allevamento equino è stato devastante, con un tasso di mortalità circa del 40%.

Nel 2008 e 2009 si sono avute anche in Italia, in particolare nei territori alle foci del Po (Emilia Romagna e Veneto), epidemie localizzate. A tutt’oggi l’Ausl di Perugia assicura che negli ultimi due anni nessun caso di febbre del Nilo Occidentale si è registrato nel nostro Paese a conferma dell’efficacia delle numerose attività di prevenzione, informazione e comunicazione a garanzia di sicurezza e salute ai cittadini tramite una migliore qualità ambientale.

La maggior parte delle infezioni umane è asintomatica, nel 20% dei casi all’incirca, invece, si osserva una sintomatologia febbrile simil influenzale del tutto aspecifica, solo in meno dell’ 1% dei casi sono riportate forme neurologiche (meningite e/o encefalite) con evoluzione grave e/o letale. I sintomi riscontrati sono: febbre, nausea, anoressia, cefalea, dolori diffusi, diarrea, difficoltà respiratorie.

Occorre prestare particolare attenzione alle categorie di persone considerate a rischio (l’età avanzata è il più importante fattore relativo alla gravità dell’evoluzione e alla mortalità) in quanto non esistono terapie adeguate alla cura, per chi versa, invece, in buone condizioni di salute la prognosi di buona guarigione è definita a circa una settimana. I casi diagnosticati sono sicuramente inferiori ai casi reali che nella grande maggioranza dei casi decorrono in forma asintomatica o con sintomi non specifici.

La situazione in Italia

In Italia a tutt’oggi è in vigore l’ordinanza 5 novembre 2008 del Settore Salute del Ministero del Welfare che ha avviato ad un piano di sorveglianza Straordinaria della Malattia da Virus del Nilo Occidentale, dichiarato endemico nel nostro Paese dalle autorità sanitarie. L’Ordinanza, che ha validità fino al 31 dicembre 2010, prevede anche il coinvolgimento dei veterinari liberi professionisti. Con il piano di sorveglianza straordinaria si intensificano le misure straordinarie di sorveglianza “finalizzate alla cognizione dell’espansione del fenomeno”. La segnalazione dei casi sospetti nei cavalli è incoraggiata dalla Società Italiana dei Veterinari per Equini (SIVE), secondo le linee guida fornite dall’Istituto Zooprofilattico di Teramo.

La sorveglianza costante della comparsa di eventuali sintomi riconducibili all’infezione virale nei cavalli da parte dei veterinari è alla base della possibilità di immediato arginamento di eventuali epidemia. Si prevede, inoltre, la distribuzione di un questionario ai veterinari destinato all’individuazione di cavalli in cui, nel periodo di attività dei vettori, si siano manifestate sindromi neurologiche riferibili alla malattia. Nel cavallo i sintomi sono legati alla encefalomielite (debolezza, atassia, paralisi e morte in circa il 36-40% dei casi delle forme nervose). I tassi di mortalità dei cavalli che muoiono della forma neurologica della malattia variano dal 20 al 57%, mentre nelle persone sono di circa l’1%.

La prevenzione, oltre all’osservazione, passa attraverso i mezzi di prevenzione tradizionali contro le punture di zanzara, dall’utilizzo di spray, a quello di abiti in grado di riparare; gli insetticidi rappresentano un metodo efficace per ridurre la popolazione di insetti, ma agisce solamente sugli adulti.
Dal 2009 è disponibile in Italia un vaccino per gli equini, somministrabile dal veterinario.

Ad assicurare un’efficace prevenzione sarebbe bene vaccinare i cavalli prima della stagione degli sciami di zanzare, quindi prima di essere esposto al rischio di punture. La prima vaccinazione è seguita da un richiamo dopo 3-5 settimane, dopo il quale si dovrebbe fare un richiamo annuale. L’insorgenza dell’immunità inizia 3 settimane dopo la seconda vaccinazione.

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