Protagonisti della Storia: Armando Gasiani

 
NADiRinforma : "Finché avrò voce" … rinnoverò la memoria affinché la follia umana trovi l'argine al delirio di distruzione. La Storia trova le sue vera fondamenta: la verità raccontata da chi della Storia ha fatto parte…
La Storia della gente, la Storia dei protagonisti senza nome … perché la Storia siamo tutti Noi!
Le musiche dei Pink Floyd sono state scelte in memoria di Syd Barrett scomparso a Cambridge il 7 luglio 2006

A.N.E.D. Coordinamento Regionale
Associazione Nazionale Ex Deportati Politici nei Campi nazisti
Bologna – via Pignattari, 1 – Tel e fax: 051 22 04 88

 

Armando Gasiani

 
 
NADiRinforma incontra il partigiano Armando Gasiani (classe 1927), ex deportato nel campo di concentramento di Mauthausen . Il desiderio di confrontarsi con Armando nasce da quel sottile sentimento di paura che sta emergendo a seguire l'approvazione del Decreto Legge sulla sicurezza.

Il dubbio: si stanno forse riesumando le leggi razziste, come se non ci fosse bastato quello che abbiamo subito 60-70 anni fa ? Armando e uomini come lui possono, attraverso le loro testimonianze, farci comprendere un po' meglio... per tranquillizzarci ? per allertarci ?

Chi meglio di coloro che hanno vissuto sulla loro pelle la persecuzione e gli orrori dei regimi totalitari può aiutarci spiegandoci che cosa significa respirare aria di regime, aria di razzismo ?

Il collegamento all'attuale Decreto Sicurezza è d'obbligo visto che nei confronti degli immigrati, vissuti come diversi, secondo l'accezione spaventevole del termine, si mostra piuttosto duro. Sarà questo l'atteggiamento giusto per fronteggiare l'ondata migratoria in essere ?

noi cercammo la libertà per tutti, ma oggi pianino, pianino... ce la stanno togliendo, la Libertà è cara e la si può difendere solo con la presenza, con la partecipazione” dice Gasiani

Quella Libertà di cui godiamo e che uomini come lui ci hanno regalato va difesa ad oltranza e il primo passo verso la salvaguardia è il ricordo, è quella memoria storica che ha il potere di porci nella posizione di vedere oltre

 
NADiRinforma : viaggiare con l'ANED per vedere, per sapere, per ricordare ... anche quei luoghi ove la violenza e l'odio razziale si sono espressi al di là di ogni possibilità di comprensione umana. se la si intende in termini vitali.
Ripercorrere gli spazi insieme agli ex deportati induce a ripercorrere i tempi sino alla slatentizzazione di quelle emozioni che sole, forse, possono aiutarci a capire per poi riuscire a comprendere al fine di fare entrare nel nostro corredo storico individuale esperienze umane che tanto avrebbero dovuto insegnare ai posteri, ma che ...
... quindi, non per ripercorrere il tragitto compiuto dalle vittime per provare pena ed afflizione, ma per acquisire la consapevolezza che, sola, può ostacolare il ripetersi di ciò che l'uomo è stato capace di fare. Rimane un dubbio: ne saremo capaci?
Un ringraziamento all' ANED (Assoc. Nazionale Ex Deportati Politici nei Campi Nazisti) - Bologna, via Pignattari, 1 - Tel e fax: 051 220488
 
 
di Alessandro De Lisi; con interventi di Sergio Cofferati e Sergio Mattarella
Ed. nuovadimensione
(nella foto Armando e Maria nel giorno del loro Matrimonio)
A diciassette anni Armando Gasiani, contadino e partigiano bolognese, viene deportato a Mauthausen. Con lui il fratello Serafino, più grande di pochi anni. Dopo la drammatica vicenda nel campo, Armando riesce a ritornare ma Serafino muore in prigionia.
Una storia d'amore e di politica, una visione sull'Italia contadina e operaia e sulla conquista della democrazia. Armando Gasiani torna in un Paese intento a dimenticare e a superare le colpe per potere stare al tavolo dei vincitori della seconda guerra mondiale e per questo, non ascoltato da nessuno, resta in silenzio pee cinquant'anni. La notte di natale del 1997, grazie al coraggio e all'amore della moglie Maria, Armando assiste al film di Roberto Benigni "La vita è bella" e in un fiume di lacrime inizia a raccontare a molti giovani la sua storia. Così la vicenda personale diventa memoria di tutti, come in una Resistenza posticipata.
"Nessuno, quasi mai, si accorge di me, delle mie lacrime e tanto meno dei miei pensieri. (...)
Nessuno, mai, come se fosse stato un ordine a noi sconosciuto, ci chiese da dove provenissimo, oppure cosa avevamo vissuto nei campi. Molte volte, negli anni più lontani, ho sperato di trovare le persone giuste e disponibili per ascoltare la mia storia, molto simile a quella di tanti, ma spesso nei sorrisi, e nelle raccomandazioni a "cambiar pagina", capivo che ero di troppo.
Ogni notte, aspettando il sonno e mentre scivolo nell'incoscienza, ritrovo Serafino che mi augura buon compleanno, e poi si gira e va via per sempre. Sogno i kapò e le botte e le urla. Basta un niente, una parola pronunciata da alcuni passanti, un colore, un odore, un suono, e gli incubi tornano visioni, anche in pieno giorno".
 
Sul filo della memoria urlerò.....
"FINCHE' AVRO' VOCE"
Intervista ad Armando Gasiani
Ex deportato a Mauthausen
ANED Bologna
a cura di Luisa Barbieri
Il filo della memoria ci porta ad esprimere ad alta voce, o come dice nel suo libro l'amico Armando Gasiani, "Finché avrò voce", il desiderio di non fare morire ancora coloro che con il loro sacrificio ci hanno dato la possibilità di vivere in democrazia.
Quella memoria ci dovrebbe portare, se non altro, ad intravedere quel fiume di sangue che ha inondato il nostro Paese e che sembra non avere esaurito la sua sorgente malvagia.
Armando ci ha regalato, attraverso le pagine del suo libro, l' esperienza di deportato politico nel campo di concentramento di Mauthausen (in Austria). Non è stato facile per lui riportare la mente a quel periodo così tragico, assurdo, inumano, sofferto.... l'ha fatto per noi, per perpetuare una memoria storica che sta svanendo e che non possiamo permetterci di perdere.
Armando mi ha concesso il grande onore di scambiare qualche parola in confidenza in riferimento alla sua esperienza giovanile e, malgrado siano passati tanti anni, il suo dolore, la sua impotenza, la sua rabbia erano lì.... accanto a noi, si potevano palpare.... sentimenti che sono entrati dentro di me e che spero... non mi lasceranno mai più.
I suoi occhi, così limpidi ed accattivanti, si sono riempiti di lacrime più di una volta ed in alcuni momenti si perdevano e guardavano chissà verso quale direzione ?! Forse non riusciremo mai a comprendere ciò che rimane nel cuore di un essere umano sottoposto a tanta sofferenza, potremo piangere con lui.... ma, credo, che la comprensione totale non potrà mai appartenerci.
Ciò che la malvagità, la follia umana riesce a concepire è talmente incomprensibile... lontana dai percorsi mentali di chi vive nel rispetto della vita stessa. La malvagità non la si può arginare, non la si può definire....è senza preavviso, senza motivo, senza alcun rispetto per la vita. La malvagità, forse, non è vita, si insinua, si maschera, colpisce, ma, di per sè è già morte.
Si nutre del terrore, dell'impotenza della sua preda, la sua caccia spietata non è "per fame", ma esclusivamete per crudeltà.
Sembra che l'odore della morte, il sapore della sofferenza, il terrore che traspare dagli occhi delle sue prede gli diano linfa vitale.
 
Armando non è riuscito a parlare della sua esperienza per 50 lunghi anni, solo la grande capacità di amare di sua moglie Maria che al momento giusto l'ha spinto ad avvicinarsi alla visione di un magnifico film quale è "La vita è bella" di Roberto Benigni, ha avuto il potere di abbattere quel muro di terrore che paralizzava la sua memoria, che continuava ad ingabbiarlo in una sofferenza non condivisa e conseguentemente insopportabile.
I suoi incubi notturni, la negazione delle crudeltà subite, la difficoltà di riuscire a credere di potere respirare l'aria della libertà stavano ancora agendo da "carcerieri".

Ora Armando si sente libero, sente che quel peso insopportabile lo può spartire con noi, anzi ...si sente nel dovere di allertarci raccontando cos'è la malvagità, la dittatura, la follia esasperante di chi, animato da delirio di onnipotenza, crede di potere sostituire Dio.

Oggi Armando vuole, pretende di parlare soprattutto ai giovani; vuole fare loro capire il valore della libertà e della democrazia, vuole che non si ripeta mai più ed in nessuna parte del mondo ciò che la sua generazione ha subito, ed è anche per questo motivo che invito alla lettura del suo libro "Finché avrò voce" prodotto dall'Associazione Intercomunale TERRED'ACQUA.
 
 
Il 5 dicembre 1944 Armando (allora diciassettenne) ed il fratello Serafino Gasiani vennero catturati ad Anzola dai nazisti, su segnalazione dei fascisti operanti nella zona, insieme ad altre 70 persone, considerate fiancheggiatori dei partigiani.
Armando ai tempi, come mi raccontava, non aveva mai imbracciato un fucile, si era limitato ad approvvigionare di cibi e vestiario i gruppi di partigiani che svolgevano la loro azione nella zona, ma ... era conosciuto come simpatizzante e a quei tempi non si scherzava: i rastrellamenti nazi-fascisti non conoscevano limiti, bastava veramente poco per essere schedati come rivoluzionari.
Armando mi raccontava del processo a cui lui e i compagni furono sottoposti e alla sparizione di alcuni di loro (scoprirono poi che questi ultimi furono immediatamete fucilati) ...l'angoscia, la paura di ciò che non potevano nemmeno immaginare li stesse aspettando, traspare ancora negli occhi del mio interlocutore.
 
"Il 23 dicembre ci fecero partire su 3 camion alla volta di Bolzano (91 uomini e 9 donne) ed arrivammo a destinazione il giorno di Natale. Trovammo un campo di raccolta, di smistamento dei prigionieri... non troppo spaventoso: lì non si respirava il clima che poi avremmo trovato pochi giorni dopo in Austria.
Il 6 gennaio ci portarono in stazione, eravamo davvero in tanti, ci caricarono su di un treno merci, nessuno di noi sapeva la destinazione e questo ci riempiva di angoscia: noi non sapevamo, le nostre famiglie non sapevano, non potevamo comunicare, ci sentivamo in preda agli eventi. Pensavamo di andare a lavorare in Germania, in quanto era girata la voce che alcuni prigionieri politici avevano subito questo destino... forse volevamo tranquillizzarci! Eravamo in 60 persone in ogni vagone, non avevamo cibo, abbiamo sofferto molto in quel viaggio... pensavamo a dove saremmo andati a finire, pensavamo alle nostre famiglie... per bere utilizzavamo le cinghie attaccate ad un barattolo che fuoriusciva dal treno e che raccoglieva la neve... era un tentativo per bagnarci almeno le labbra, ci spartivamo quel poco di acqua in virtù di un legame che si stava creando tra di noi, come se fossimo tutti vecchi amici.
Durante il viaggio, durato 5-6 giorni, il vagone non è mai stato aperto, "non vedevamo l'aria"... la nostra ansia cresceva momento per momento, perché quando non si sa che cosa ti sta accadendo, quando percepisci solo la sofferenza e non comprendi a cosa è finalizzata l'angoscia non è più arginabile.
La nostra unica colpa era quella di pensare in maniera diversa dal regime che in quel momento governava l'Italia, però eravamo prigionieri con destinazione l'inferno"
 
L' arrivo a Mauthausen:
"Il paesino non era tanto grande, ricordo che rimasi colpito dal fatto che la gente alla nostra vista scappava. Io e mio fratello ci dicevamo:
<< Chissà che cosa sembriamo noi ai loro occhi? Pare che abbiano paura di noi! >>
Ci fecero incamminare lungo una mulattiera, ricordo il fango, il freddo che ci impedivano di procedere ... circondati dalle SS, noi ci sentivamo molto deboli ed incerti nel procedere. Arrivammo a quella che tutti chiamavano "La Fortezza": una costruzione bellissima ed imponente... non si vedeva l'orrore del campo di concentramento... l'impressione che noi avemmo fu quella di essere scambiati per delinquenti comuni, per gente che non aveva nulla da perdere, dai cittadini di Mauthausen... forse per questo motivo al nostro arrivo loro scappavano.
All'apertura del portone della fortezza l'impatto fu durissimo, lo spettacolo che si presentò ai nostri occhi era paragonabile allo "inferno".
Un mondo rovesciato: morti accatastati da una parte, chi picchiava dall'altra, chi chiamava aiuto ed era legato ad una corda... ci dicemmo che quella non poteva essere che la fine del mondo e che noi non ne saremmo più usciti.
A quel punto i nazisti fecero la selezione e ci divisero in gruppi, ci fecero spogliare, ci depilarono e ci guardarono in bocca per vedere se avevamo denti d'oro, ci fecero una fotografia a metà busto e ci assegnarono un numero.
Dopo averci fatto fare un bagno, ci diedero due pesantissimi zoccoli di legno e un panno in spalla, non vestiti, un panno e in fila un'altra volta... era un freddo insopportabile.
L' attesa in quella situazione inumana è stata lunga: dalle 9 del mattino alle 3 del pomeriggio... se non mi sono congelato in quella circostanza, penso che non potrà succedermi più.
Ci diedero la divisa: un abito senza forme, a righe, con il numero corrispondente ad ognuno di noi ed il simbolo relativo alla nostra condizione di prigionieri applicato al braccio e alla gamba.
Ci portarono al "campo della quarantena", perché Mauthausen era un campo madre che sopperiva al lavoro da parte dei deportati nelle fabbriche cui faceva capo... noi eravamo posti in una condizione di schiavitù vera e propria.
Mauthausen, rispetto al lavoro nelle fabbriche, era quasi un ambiente umano... nelle fabbriche eravamo trattati come delle bestie... peggio, molto peggio!
La presenza dei forni crematori ci apparse subito come una realtà, in quanto il fumo e l'odore non potevano passare inosservati, inoltre eravamo deputati a portare i cadaveri nei forni... quante lacrime, quanta sofferenza, quanta disperazione!!
L'odore di morte era talmente intenso che ancora oggi quando mia moglie brucia una bistecca la mia mente ritorna a quell'incubo.
Non eravamo, però a conoscenza della presenza delle camere a gas che, invece c'erano e come...."
 
La separazione dal fratello Serafino: "quando ci divisero per noi fu un disastro, tremendo anche solo il ricordo.... ci saremmo rivisti? Lui venne mandato a Gusen 1, mentre io ero a Gusen 2 distanti l'uno dall'altro non più di 100 metri... ma non ci saremmo più rivisti"
" Ci portavano al lavoro in treno: eravamo almeno in 100 per ogni vagone, venivamo radunati con dei fischi... e botte da parte delle SS e dei kapò... chi era debole rimaneva schiacciato in terra e pur chiamando aiuto nessuno lo poteva aiutare, altrimenti erano botte... una delle peggiori bestialità... che io abbia subito... non potevi girarti indietro, dovevi andare, in un modo o nell'altro dovevi andare"
 
Chi erano i kapò? "generalmente erano tedeschi, anche se tra di loro c'erano degli ebrei oppure degli altri deportati; erano delinquenti comuni, gente senza scrupoli...
Hitler aveva messo in moto questa enorme macchina di sopraffazione rivolta verso coloro che non condividevano i suoi obbiettivi... era riuscito a convincere queste persone a fare ciò che un essere umano sano di mente non potrebbe nemmeno concepire, se si fossero astenuti sarebbero andati nei guai; erano delle belve, uccidevano a comando senza il minimo scrupolo, uccidevano e torturavano per salvarsi la pelle.
Tu mi hai domandato se me erano drogati... quello che so è che tutte le mattine veniva dato loro 1/2 litro di grappa.
Con la politica della sopraffazione sono riusciti a fare l'ininmmaginabile ponendosi come obiettivo la costruzione di un'Europa " sana, bella".
Se qualcuno di loro non riusciva a sopportare l'angoscia derivante dalle loro stesse azioni, veniva immediatamente eliminato (schiavi tra gli schiavi), era un corpo selezionato."
 
Tu vedi nella nostra attualità situazioni che possano riportare alla mente ciò di cui stiamo parlando?
"Purtroppo si, tanto è vero che quando è stata dichiarata guerra all' Iraq io non riuscivo più a guardare la televisione, i giornalisti presentavano la tragedia incombente come se fosse un giochetto... ma chi ha visto e sofferto gli orrori della guerra sa a cosa porta. Io mi sono detto che gli Stati Uniti stavano mettendo in atto qualcosa di molto simile a quello che ai tempi aveva fatto Hitler in Germania: un atto di sopraffazione... per questo mi sforzo di continuare a parlare del mio passato anche se mi costa una fatica enorme, perché ogni volta che ritorno con la memoria a quei momenti sento che dentro di me tutte quelle emozioni sono lì ben presenti e non se ne andranno mai, mi sembra di vivere ancora quell'incubo"
 
Lo sogni ancora il tuo passato?
"Adesso sogno, rimango a letto, ma per 20 anni sognavo e saltavo giù dal letto, mi sono rotto la testa tante volte... correvo via.
Questo voglio dire ai giovani: il razzismo, la vostra assenza di ideali... vorrei che si trasformassero in consapevolezza: la vostra libertà ve l'abbiamo data noi e quando passate dinanzi ad un monumento in onore dei partigiani mettete un fiore e fermatevi a pensare.
Mi fa piacere quando vi vedo sorridenti, però non siate assenti... c'è ancora il pericolo, bisogna collaborare, esserci, volersi bene, superare il razzismo.
In Italia oggi si respira aria di razzismo e quando mi trovo dinanzi a dei gruppi di ragazzi ove vengono accolti degli immigrati gioisco e mi raccomando di integrare questi giovani fuggiti da un mondo invivibile dove si muore di fame.
I nostri ragazzi purtroppo sono manovrati da gente senza scrupoli, per questo sta in noi vecchi aprire il canale della conoscenza, della critica, allontanarli da chi, per motivi di interesse politico e/o economico, li vuole manipolare" .
"Non si combatte il terrorismo con l'odio e la violenza.... La libertà non la si può imporre, va conquistata e coltivata... La libertà è di tutti.... Dobbiamo imparare ad accettare la diversità cercando la discussione, il confronto, perchè solo così si può arrivare alla pace e alla democrazia."
 
Purtroppo quello che sta avvenendo nel mondo contrasta con i tuoi saggi suggerimenti, ci troviamo dinanzi ad un èlite di potere che pretende di imporre la libertà e la democrazia al di là delle culture cui è destinata.
Tu mi dicevi che hai vissuto dei momenti tragici (la separazione da tuo fratello, il lavorare in condizioni disumane, il dovere calpestare dei morti che magari erano i tuoi compagni di camerata), poi sono arrivati gli alleati e vi hanno liberati e sei tornato in Italia, mi domando con che stato d' animo sei tornato, ti sei reso conto di essere libero?
"Quando è arrivato il giorno della liberazione ero felice, era finito l'incubo... ma questo è durato poco, dopo 2 ore di gioia ho dovuto assistere un altro terribile spettacolo: l'assalto alla cucina da parte dei prigionieri... in quel momento io potevo solo piangere, e l'ho fatto raggomitolandomi in un angolo quasi a volere sparire... quanti morti, calpestati dalla furia della gente affamata... un'onda che chiamava aiuto... la fame: che brutta cosa!"
 
Ti rendi conto che tanti eventi disdicevoli compiuti da chi vive nella fame da sempre possano in qualche modo essere compresi, non condivisi, ma sicuramente compresi?
"io comprendo, ma quello che mi dà fastidio è chi induce da dietro... gente senza scrupoli... so che la disperazione porta ad agire anche molto male, per questo insisto nel dire che quando arrivano i cosiddetti extracomunitari bisogna accoglierli in un'altra maniera, se si deve punire qualcuno per le azioni deprecabili che spesso vengono agite, quel qualcuno è solo chi manovra per interessi che sicuramente non combaciano con quelli di quella povera gente che fugge da casa per venire a cercare un mondo migliore".
 
Caro Armando, quante emozioni mi hai regalato venendomi a raccontare la tua storia... Io non voglio dimenticare nemmeno una parola di quello che mi hai detto, non voglio dimenticare nemmeno uno sguardo, un tremolio della tua voce... leggendo il tuo libro ho cercato di immedesimarmi in quella giornata che hai descritto con quella voglia di rendere partecipi che ti caratterizza... te l'ho detto: fin da quando ho avuto il piacere di conoscerti seduto al Tavolo di Pace del nostro quartiere la tua voglia di ascoltare, partecipare, esserci in tutta la tua essenza mi hanno colpito e dato forza, la forza di credere nella possibilità di potere lottare per un mondo migliore, un mondo che non vuole dimenticare per riuscire a tentare di non sbagliare più.
La storia, quella vera, la fanno persone come te!
Al bando i revisionismi o la manipolazione di ciò che è avvenuto in previsione di manovre politiche che hanno il sapore della menzogna e dell' induzione alla perpetuazione dell' inciviltà!
Io ti chiedo di continuare a parlarci, di continuare a credere nella partecipazione e nella vita... perché è ciò di cui le nuove generazioni hanno bisogno, perché coloro che non sono tornati non siano morti invano.
L' essenza dell'orrore nazista è rappresentata dalla "deumanizzazione dell'altro", nell'organizzazione sistematica, razionale tecnologica del disprezzo verso l'essere umano.
Una follia schizoide orientata a modificare il mondo seguendo schemi deliranti che portavano al mancato riconoscimento degli altri quali esseri umani degni di rispetto, alla loro riduzione allo stato di bestie, di cose da gestire a piacimento.
Il dominio sostenuto dal delirio di onnipotenza che impedisce il riconoscimento dell'altro, della sua cultura, della sua essenza di essere umano porta inesorabilmente allo sfruttamento e all'utilizzo, oltre che al posizionamento di chi vuole dominare in un ruolo caratterizzato dal vissuto di superiorità.
Il processo di deumanizzazione è purtroppo presente nella storia dell'Occidente e si esprime nella colonizzazione a tutt'oggi piuttosto attiva e, portato concettualmente all'estremo, il nazismo potrebbe essere interpretato come un'espressione del colonialismo nel cuore dell'Europa: la violenza portata allo stato estremo riversata sulla popolazione civile all'insegna dell'imposizione di un concetto di "civiltà" inconcepibile!
Mi sento obbligata a questo punto a collegare il nostro presente con ciò che credevamo appartenesse al passato:
che differenza c'è  coloro che hanno inventato e prodotto le mine antiuomo o i pappagalli verdi e coloro che hanno sterminato in nome della folle ideologia hitleriana?
Che differenza c'è tra chi ha tentato di imporre un progetto di civiltà incentrata sulla purezza della razza ariana e chi tenta a tutt'oggi di imporre la civiltà tecnologica?
Chi dei due ha anche solo ipotizzato per un momento che il suo progetto potesse non essere adeguato ai destinatari?
Non vi è forse un qualche comune denominatore? la follia della certezza senza repliche, gli interessi economici che, come per magia, sono destinati a rimpinguare le tasche di chi pretende di dominare!
 
Con tristezza e paura sono costretta a dire che, secondo me, l'atteggiamento che spinge al dominio a tutti i costi è ancora vivo e vitale, allora perché noi, cittadini del mondo, non ci fermiamo ad ascoltare chi ha vissuto le tragedie ed i soprusi delle guerre?
perché non pensiamo di potere contrastare il dominio assoluto con la partecipazione collettiva?
lo possiamo fare, questo nessuno ce lo può impedire... dipende da noi, da quanto siamo motivati a coltivare nei nostri cuori un sentimento vitale.

"Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per un pezzo di pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via
Coricandovi alzandovi;
ripetetelo ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi."
Primo Levi
"Se questo è un uomo"
Ed. Einaudi
Il 5 maggio 1945 le prime camionette dell'Armata americana entrarono nel cortile del Lager di Mauthausen. Gli stessi reparti andarono in seguito a liberare anche il sottocampo di Gusen, tra lo sbigottimento dei liberatori e l'esultanza incontenibile delle decine dimigliaia di deportati che miracolosamente esano ancora in vita. Furono ore e giorni convulsi, segnati  dalla fame, da innumerevoli altre morti, e anche dalla violenza e talvolta dalla disperazione. La fuga delle SS aveva lasciato dietro di sé non solo orrore e morte, ma anche una grande incertezza per l'avvenire, e problemi pratici, relativi all'assistenza a un così alto numero di ammalati e di moribondi che sulle prime parvero sia ai liberatori che ai liberati assolutamente insormontabili. www.deportati.it
 
 
 
"Si aprono le porte di uno dei campi peggiori e più insanguinati: quello di Mauthausen. Stiamo per ritornare nei nostri paesi liberati dal fascismo, sparsi in tutte le direzioni. I detenuti liberi, ancora ieri minacciati di morte dalle mani del boia della besti anazista, ringraziano dal più profondo del cuore per l'avvenuta liberazione le vittoriose nazioni alleate, e salutano tutti i popoli con il grido della libertà riconquistata. La pluriennale permanenza nel campo ha rafforzato in noi la consapevolezza del valore della fratellanza tra i popoli.
Fedeli a questi ideali giuriamo di continuare a combattere, solidali e uniti, contro l'imperialismo e contro l'istigazione tra i popoli. Così come gli sforzi umnai di tutti i popoli il mondo ha saputo liberarsi dalla minaccia della prepotenza hitleriana, dobbiamo considerare la libertà conseguita con l alotta coem un bene comune di tutti i popoli. La pace e la libertà sono garanti della felicità dei popoli, e la ricostruzione del mondo su nuove basi di giustizia sociale e nazionale è la sola via per la collaborazioen pacifica stra stati e popoli. Dopo aver conseguito l'agognata nostra libertà e dopo ch ei nostri paesi sono riusciti a liberarsi con la lotta, vogliamo:
  • conservare nella nostra memoria la solidarietà internazionale del campo e trarne i dovuti insegnamenti;
  • percorrere una strada comune: quella della libertà indispensabile di tutti i popoli, del rispetto reciproco, della collaborazione nella grande opera di costruzione di un mondo nuovo, libero, giusto per tutti:
ricorderemo sempre quanti cruenti sacrifici la conquista di questo nuovo mondo è costata a tutte le nazioni.
Nel ricordo del sangue versato da tutti i popoli, nel ricordo dei milioni di fratelli assassinati dal nazifascismo, giuriamo di non abbandonare mai questa strada. Vogliamo erigere il più bel monumento che si possa dedicare ai soldati caduti per la libertà sulle basi sicure della comunità interazionale: il mondo degli uomini liberi!
Ci rivolgiamo al mondo intero, gridando: aiutateci in quest'opera!
Evviva la solidarietà internazionale!
Evviva la libertà!"
 
 
 
 
 

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